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mercoledì 24 ottobre 2018

Comprare o no una Fairchild Aircraft K17C? Risponde Gianni Limonta che ci racconta anche della sua nuova passione e delle manie dei collezionisti

"Chi è felice non ha bisogno di consumare" Umberto Galimberti

Poco più di un anno fa ho conosciuto un collezionista ad un mercatino dell'usato. Ho parlato con lui e dopo un po', quando ha capito la mia passione per le storie particolari e gli oggetti introvabili, mi ha proposto d'andare a trovarlo in uno dei suoi magazzini segreti. In quel posto, ho visto e fotografato oggetti incredibili di rara bellezza, comprese opere d'arte di varie epoche. Il mio interlocutore era un uomo di una certa età al quale ho promesso di non scrivere di lui su questo blog, perché non desidera essere conosciuto e non vuole che si sappia quali rari tesori ha accumulato in circa 60 anni di ricerche. Tra tutte le sue favolose mercanzie ho riconosciuto una fotocamera americana per riprese aeree, una Fairchaild Aircraft K17* molto simile a quella posseduta da Gianni Limonta. Questo fatto mi ha dato lo spunto per ricontattare il collezionista di Bergamo con il pretesto di farmi dare qualche consiglio per poi proporre all'anziano misterioso personaggio, di cui ho accennato poc'anzi, di acquistare la sua fotocamera aerea e le fotografie da questa scattate durante i bombardamenti del 1943/4, proprio sul territorio del paese dove questo signore è nato e vive tutt'ora.
Come sapete, per me il tempo è molto relativo, per cui vi riporto del mio dialogo con Gianni Limonta soltanto adesso. TG

Fairchild Aircraft tipo K17 C
La Fairchild Aircraft tipo K17 C conservata tra barattoli vuoti, smalti in polvere per ceramica e sculture lignee in un capannone che sin trova in una località segreta. Tony Graffio è riuscito ad arrivare fino a  lì grazie alla fiducia riposta in lui da un collezionista anonimo che, evidentemente, aveva voglia di mostrare i suoi tesori a chi potesse capirne il pregio mantenendo però la parola data. La K17C veniva montata sui bombardieri americani Martin B26 Marauder e fotografava su pellicole montate su rocchetti fotogrammi di cm 24X24. Curiosamente, l'ottica accanto alla fotocamera era di fabbricazione tedesca.

Tony Graffio: Ciao Gianni, come stai? Sei contento di rivedermi?

Gianni Limonta: Ma vaffancul... eh, eh, eh...

TG: Tranquillo, parla pure liberamente...

GL: Sei qua per chiedermi una consulenza?

TG: Hai visto che bella quella Fairchaild di cui ti parlavo? (gli avevo spedito le foto qualche giorno prima d'incontrarlo)

GL: Ma noooo...

TG: Come? Non è bella?

GL: Ma va! È tutta rovinata.

TG: Ho capito, ma ha fatto la guerra! È stata usata e poi ci sono anche le fotografie che ha scattato durante i bombardamenti. Mica come la tua che è più nuova e praticamente ti è arrivata nelle stesse condizioni in cui è uscita dalla fabbrica. Che modello è, secondo te?

GL: È una K17C.

TG: Scattava nel momento in cui esplodevano le bombe a terra?

GL: Mah, vai a saperla quella roba lì... La mia però è ai raggi infrarossi. Aveva un supporto speciale, quella che mi hai fatto vedere tu no. Però è ridotta male...

TG: Ho capito, ma quanto posso offrirgli per acquistarla?

Lunga pausa

GL: Te lo dico sinceramente? E guarda che fa un affare lui, non te...

TG: Dimmi...

GL: 300 euro. Non di più.

TG: Veramente?

GL: Ma stai scherzando?

TG: Ma scusa, la tua valeva 50'000 euro e questa solo 300?

GL: No, un momento. Allora tu non hai capito il discorso che ho fatto l'ultima volta. Della mia chiedevo 50'000 euro perché non ce n'era un'altra in quelle condizioni. La mia è anche funzionante, oltre che tenuta benissimo.

TG: Però, il collezionista che conosco io ha anche le fotografie di quella fotocamera scattate mentre gli americani bombardavano il suo paese. Ti rendi conto?

GL: No, quella macchina è ridotta troppo male.

TG: Quindi me ne sconsigli l'acquisto? Ma io la voglio!

GL: Io non so se lui accetta 300 euro, per me è già una buona offerta, ma se lui non l'accettasse dagliene 500, non di più. La chicca di quella macchina è che è come la mia. Quando qualcuno mi ha offerto di comprarmela e c'erano un paio di tedeschi interessati, io ho risposto di trovarne un'altra in quelle condizioni, se erano capaci... Non la trovi.

TG: Ma quella è completa di due obiettivi! Ha tutto! Probabilmente è anche funzionante...

GL: Ho capito...

TG: Io glie ne offrirei anche 100, non è quello il problema. Il problema è capire per quanto lui è disposto a darmela...

GL: Ma sì, te la dàaa...

TG: Ok, se lo dici tu...

GL: Per me, sì.

TG: Comunque questo signore, che non fa fotografia, è come se avesse un palazzo grande come quello che ospita il bar qui a fianco (eravamo nel negozio di Gianni) pieno di tutto il ben di Dio che puoi immaginarti.

GL: Sì, immagino, preservativi bucati...

TG: Lampadari giganteschi di design che arredavano banche a Milano... telescopi del 1800, quadri di grandissimo formati recuperati da chiese demolite... Stampe calcografiche originali del 1500 e tante altre cose.

GL: Tu dovevi dirgli: raccogli tutto, tranne i preservativi. (ride)

TG: Gianni sei tremendo.

GL: Adesso, scherzi a parte, una macchina del genere io non la prenderei.

TG: Forse quando l'ha presa lui era anche tenuta bene, poi nel caos dove tiene di tutto, sopra ad un armadio, può essere si sia un po' impolverata.

GL: Ma l'hai vista bene? Io non credo che una fotocamera ridotta in quello stato possa funzionare. Lì dentro ci sono degli ingranaggi incredibili che sicuramente si saranno ossidati o bloccati, però per l'amor di Dio, magari dandola in mano ad un meccanico esperto si potrebbe sistemare. Esteticamente però rimane quello che è. Forse, sono io che ho un rifiuto per il rottame.

TG: Normalmente, non è facile trovare quella roba lì, indipendentemente dallo stato di conservazione.

GL: Ho capito! Posso essere onesto?

TG: Certo!

GL: Se io non avessi la mia macchina...

TG: Che adesso non hai più...

GL: È per farti capire... La prenderei.

TG: Certo, che è quello che ti dicevo anch'io! Io non ce l'ho: per questo la prenderei. Vedi che mi capisci anche tu?

GL: Certo, ma io infatti ti ho anche risposto: 300 euro. I modelli inferiori, sempre dell'Aircraft li trovi in vendita su un sito americano a 200-300 euro. 

TG: Ok, ti ringrazio della dritta. Senti, ma adesso che hai venduto tutto, continui a collezionare?

GL: Recentemente da un mio cliente, o amico, che poi è la stessa cosa, ho preso un proiettore di legno che non sono riuscito a capire che cosa sia. È una cosa unica che non ho mai visto prima.

TG: Non è che hanno costruito qualcosa apposta per farti uno scherzo?

GL: Ma nooo. Me l'hanno regalato!

TG: Sei fortunato.

GL: Tutta integra. Bisogna solo capire la sua funzione.

TG: Se non lo sai tu non lo sa nessuno.

GL: Sembra una cuccia per cani, ma grande... Sarà di fine '800.

TG: Ce l'hai qua in negozio?

GL: No, in studio.

TG: Se ne trovano ancora di Fairchild K 17 in giro?

GL: No. Ti sfido a trovarle. Trovi solo quelle piccole, guarda su ebay.com. Io sono 15 anni che ci guardo e difficilmente vedo in vendita quelle grandi.

TG: Il mio amico dice d'averla comprata a Livorno negli anni '50. In una specie di surplus militare americano grande come un intero villaggio. Credo si chiamasse Derby. Era andato lì per comprare una jeep ed è tornato a casa con la Fairchild. Esistevano 3 siti così in Italia: uno in Veneto, uno a Livorno e l'altro non so dove.

GL: Sì, lo conoscevo quel posto. Però peccato...

TG: Eh lo so, ma sono passati anche più di 70 anni dalla fine della guerra. È una macchina nata quando eri piccolo tu.

GL: (Risata) Dopo.

Gianni Limonta
 In vetrina del Fotostudio Gianni, il microscopio Precision Micro-Projector Fkatters & Garnett di Manchester, un pezzo degli anni '20 del XX secolo.

TG: Eh va bene. Invece il microscopio inglese che mi hai fatto vedere l'altra volta adesso lo hai messo in vetrina in negozio. Non avrai mica intenzione di venderlo?

GL: No. Assolutamente. Ne ho visto uno così, a poco prezzo su ebay, ma non è la stessa cosa.

TG: Invece il museo della fotografia più grande e bello del mondo è pronto?

GL: Dicono che sarà pronto entro la fine dell'anno.

TG: A Shanghai?

GL: No! A Singapore*. È un museo già esistente, per adesso è piccolino - io l'ho visto - ma lo stanno ingrandendo.

TG: Come si chiamerà?

GL: Non lo so.

TG: Ma come sei il direttore e non lo sai? Intitoleranno a te almeno una sala?

GL Tutto il museo avrà il mio nome e io sarò il presidente onorario.

TG: Lo hanno proposto loro?

GL: Certo.

TG: Tutto il materiale è ancora in Italia?

GL: Eh sì, perché loro per adesso hanno il problema di dove conservare tutta questa roba. Dopo di che io dovrò andare da loro a sistemare tutto.

TG: Ah, allestirai tu il museo?

GL: Certo.

TG: Allora mi inviterai?

GL: Se ti invitano loro...

TG: Lo prendo come un impegno; ho anche appena rinnovato il passaporto...

GL: Sono obbligato ad andare io perché loro non sanno nemmeno cosa sono certe macchine...

TG: Hai già preparato delle schede tecniche; hai in mente come procedere?

GL: Ho già detto che dovremo mettere tutto per terra e poi decidere dove mettere i pezzi. Come abbinarli... Decideranno loro se mettere tutto in ordine cronologico o se è meglio dividere i pezzi per nazioni di provenienza. Sono decisioni che spettano a loro, all'architetto e al direttore del museo. Non so cosa decideranno, ma il mio ruolo è scritto nel contratto. Devo dargli una mano... Di certi pezzi si fa persino fatica a capire se sono fotocamere o cineprese, per esempio. Sopratutto certe macchine degli anni che vanno dal 1910 al 1920. Possono essere anche dei proiettori o avere più funzioni.

TG: Certe macchine si smontavano e diventavano degli ingranditori... Bisognerà vedere se sono complete. È complicato e sicuramente ci sarà molto lavoro da fare.

GL: Per questo li aiuterò, non credo loro abbiano questa competenza. Ce l'avranno, ma certe cose non le hanno mai viste e magari non si trova nemmeno più niente di scritto, per questo è difficile capire cos'è un certo oggetto che oltretutto veniva costruito artigianalmente.

TG: Adesso cosa ti rimane della tua collezione?

GL: Ho 2000 pezzi, ma difficile dirti di che cosa.

TG: L'altra volta mi avevi detto che su 4000 pezzi te ne erano rimasti 1000, adesso sono già  diventati 2000. Vuol dire che hai acquisito altri 1000 pezzi.

GL: Ma non di macchine fotografiche.

TG: Cosa allora?

Fotostudio Gianni Limonta
Un proiettore cinematografico RCA model 400 da 16mm al quale è stato aggiunto un raro sistema di illuminazione a scarica a carboni francese Triarc Tr4.

GL: Proiettori.

TG: Bravo!

GL: E lanterne magiche.

TG: Bellissime.

GL: Poi, ho raccolto anche circa 800 esposimetri.

TG: A quanto compri i proiettori 35mm?

GL: Recentemente, si sono molto svalutati. Quello che prima si pagava 2000-3000 euro adesso se me lo propongono a 1000 li insulto. C'è in giro una sfracca di roba.

TG: Certo, adesso buttano via tutto.

GL: Una marea di roba.

TG: Il mio amico Matteo Ricchetti ha a casa sua un vecchio e raro teleproiettore televisivo degli anni '50. Consisteva in una parte che conteneva un piccolo tubo catodico molto luminoso, uno specchio e un obiettivo per proiettare le immagini. Alcune parti erano costruite dalla Prestel. Era un apparecchio utilizzato nei cinema. Pensa che si arrivava addirittura ad interrompere la proiezione del film quando arrivava l'orario in cui la Rai trasmetteva: "Lascia o Raddoppia?"; che a quei tempi piaceva molto al pubblico e per nessun motivo avrebbe perso. Ti potrebbe interessare una reliquia di quel genere?

GL: No, no, troppo recente.

TG: Ha anche dei Prevost anni '40, ma non sono nuovi.

GL: Roba del genere la raccolgo anch'io, ma deve essere in condizioni perfette, da collezionista. Mica ho un negozio di ferramenta... Pensa che un mio cliente che fa un po' il raccoglitore mi ha proposto un 35mm Prevost del '50, nuovo. Glie l'ho bloccato senza nemmeno vederlo; poi gli chiedo che obiettivo monta. Non c'era l'obiettivo! La fuffa la raccoglievo 50 anni fa, adesso no.

TG: Certo, col tempo si affina il gusto e la ricerca.

GL: Mi hanno regalato una collezione che conteneva macchine bellissime e rare, ma tenute male. Escluso quel proiettore di legno di cui ti parlavo prima e che non so cosa sia.

TG: Magari è uno zootropo.

GL: Non lo so. Quello che mi manda in crisi è che non c'è nessuna fessura o apertura per metterci dentro qualcosa.

TG: Non è che manca un pezzo?

GL: No! È perfetto.

TG: Sarà un pezzo unico.

GL: A parte quello e quello che può valere; vorrei sapere che cos'è, per mia libidine. È bellissimo. Di sicuro è un proiettore, non una macchina fotografica.

TG: Ha degli oculari...

GL: No!!! Tutto chiuso. È quello che mi fa impazzire. Non sono mica scemo, no? Immagina di vedere una grossa cuccia di un cane con una grossa lente, c'è una finestrella per la lampada, ma il negativo o la diapositiva dove la metti?

TG: Mandami una foto che la pubblico sul blog e se qualcuno sa cos'è ce lo dice. Invece quel tuo vicino che era il più grande collezionista di Leica al mondo c'è ancora?

GL: No, è morto. Aveva più di 90 anni.

TG: Adesso, possiamo dire come si chiamava?

GL: Somaschini.

TG: E le sue fotocamere le terranno?

GL: No, non credo. Indubbiamente è stato il più grande collezionista di Leica al mondo. Ma è grande non per il numero di pezzi in suo possesso, forse ne aveva non più di 150, ma per lo stato di conservazione di quello che teneva. Non erano macchine nuove.

TG: Di più?

GL: Perfette. Io gli ho venduto una Leica più di 30 anni fa. Somaschini scrutava le fotocamere col contafili per delle ore. Una volta mi ha detto: "Signor Gianni, ma non c'è un puntino, lì?". Io ci ho messo 5 minuti per trovare l'imperfezione che lui vedeva. E poi mi ha detto: "No, non la voglio.". Gente come Rogliatti o altri famosi Leicisti italiani degli anni '70 e '80 non gli stavano minimamente dietro. Non esistevano minimamente al suo cospetto. Era una potenza.

TG: Se non trovava il puntino te la pagava qualsiasi cifra?

GL: Sì. Quando avevo delle Leica che per me erano vergini, non glie le proponevo nemmeno, perché ero sicuro avrebbe trovato qualcosa che non andava bene. Le voleva totalmente integre. Mai avvicinarsi a lui mentre le guardava. Indossava sempre i guanti bianchi. Era una cosa bestiale. Quando apriva le sue vetrinette dovevo stare a distanza, non voleva che il mio alito andasse sulle sue Leica.

TG: Il collezionismo a certi livelli diventa una malattia.

GL: Mi avevano detto e raccontato di altri Leicista in Italia, ma nessuno era maniacale come lui. Certo, anche loro usano i guanti bianchi e avevano attenzioni particolari, ma nessuno era come lui. E adesso, siccome tu sei povero, lascia che ti offra da bere, andiamo al bar.


Note
*
Nel precedente articolo (vedi Frammenti di Cultura del 9 gennaio 2016) Gianni Limonta affermava che esistono soltanto 2 Fairchild Aicraft K17C (speciali) al mondo; quella trovata dal sottoscritto presso il magazzini di Anonimo potrebbe essere la così la terza, anche se sembrerebbe che ogni K17C sia praticamente unica perché risponde ad esigenze particolari di ripresa ed ognuna è stata fatta artigianalmente. Quando ho contestato che la terza Fairchld K17C dovrebbe valere molto di più, Gianni mi ha detto di provare a pesarla, se il suo peso dovesse essere di circa 35 Kg, anche la terza Fairchild sarebbe speciale come le altre di cui abbiamo scritto in precedenza. Vi farò sapere.

**
Nel precedente articolo (vedi F.d.C. del 9.6.2016) si era parlato di un museo a Shanghai; durante il mio incontro di circa un anno fa, Gianni mi ha parlato invece di Singapore perché non è stato ancora deciso dove collocare il museo che dovrà essere costruito ex-novo. Nel frattempo le casse col materiale fotografico sono state spedite ed hanno raggiunto la Cina. Gianni però non mi ha detto se sono state spedite a Shanghai o a Singapore.

Avviso
Il 16 Novembre 2018 alle ore 17, 30 presso il Convento di San Francesco a Bergamo Alta si terrà la cerimonia di apertura di un nuovo museo fotografico. In questo caso, Gianni Limonta che ha donato gran parte delle sue Lanterne Magiche e altri pezzi di valore storico sarà presente alla serata organizzata dalla Fondazione Sestini, alla quale parteciperanno anche autorità locali e figure di spicco della città e della provincia.


Tutti i diritti sono riservati


sabato 12 maggio 2018

La Stampa Alternativa di Marcello Baraghini

"C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente." Jiddu Krishnamurti

L'editoria è in crisi da anni; nel tempo si sono affermate nuove formule e nuovi mezzi per raggiungere il lettore, tra cui internet, l'auto-produzione, lo scambio di libri, gli audiolibri, gli ebook, l'abbattimento dei prezzi ed adesso perfino il capovolgimento del rapporto editore-lettore con l'annullamento del copyright e del concetto di possesso, oltre che del prezzo imposto. Ognuna di queste soluzioni ha i suoi pregi e i suoi difetti; Frammenti di Cultura ha già parlato più volte di auto-produzione e microeditoria che, pur avendo apparentemente intenzioni simili, hanno tuttavia un mercato leggermente diverso, anche se si rivolgono ugualmente ad un fruitore appassionato del supporto cartaceo e del prodotto editoriale di qualità. L'auto-produzione spesso è un modo per auto-promuoversi, per diffondere il proprio messaggio ad un gruppo di persone note o che fanno parte di una cerchia di contatti di nicchia che condividono interessi ben precisi; ma può anche essere un modo per stampare un prodotto particolarmente raffinato con caratteristiche artistiche particolari, in serie numerata e firmata dall'autore. La microeditoria è quel settore della comunicazione di massa in mano a piccoli imprenditori indipendenti che fanno scelte di qualità e spesso decidono di dedicarsi prevalentemente ad argomenti  e generi di loro interesse che possono andare dalla poesia, al racconto, alla saggistica, al romanzo, al fumetto, al giallo alla fantascienza e via di seguito. 
In molti casi è lo stesso micro-editore che si occupa personalmente di selezionare gli autori, seguire le varie fasi di lavorazione del libro e promuovere il prodotto. Si tratta di una forma encomiabile di artigianato culturale che lavora talvolta più  per passione che per fini commerciali.
Un altro discorso riguarda l'editoria tradizionale che si muove ed agisce secondo logiche industriali che perseguono il profitto ad ogni costo, perfino ricorrendo a sovvenzioni pubbliche, stratagemmi commerciali e contrattuali che avvantaggiano soltanto le tasche dell'imprenditore (unico), a discapito di autori, punti vendita e qualità della merce offerta alla vendita finale che, non dimentichiamolo, dovrebbe essere un prodotto di rilevanza culturale o di un qualche valore letterario...
Mi riservo di scrivere prossimamente anche di come funziona il mercato editoriale e la catena produttiva industriale, affrontando inevitabilmente un discorso più politico e organizzativo che culturale, perché mi sono reso conto che mediamente si sa poco di queste questioni, ma per ora Vi propongo una bellissima intervista ad un personaggio unico nel panorama editoriale mondiale. TG


Marcello Baraghini ad Afa 2018 con Giacomo Spazio
Marcello Baraghini ad Afa 2018 con Giacomo Spazio.

Tony Graffio intervista Marcello Baraghini

Tony Graffio: Marcello, che cos'è la Stampa Alternativa?

Marcello Baraghini: Le mie edizioni nascono come Stampa Alternativa, ma oggi mi dichiaro editore all'incontrario. Naturalmente, la stampa alternativa è alternativa a quella di regime. Nel 1969, quando dovevamo decidere come chiamarci discutemmo a lungo su nomi inglesi esotici, molto strani e alternativi, ma alla fine decidemmo di ispirarci all'underground press che ci nutriva di controinformazione.
La stampa di regime è la comunicazione di regime, mentre noi siamo l'alternativa. Oggi la stampa di regime è in mano a un delinquente naturale (nel senso che delinque anche quando non c'è bisogno) che è Berlusconi, cosa che fa sì che in Italia ci sia un editore unico, al di là del fatto che si presentino svariate sigle sul mercato. Per questo noi ci dichiariamo editori all'incontrario con una formula di vendita che prevede che il prezzo venga fatto dal lettore. I nostri libri sono senza codice a barre, si possono trovare gratuitamente in rete, mentre per le edizioni cartacee è il lettore a decidere quanto pagare. Questa è la nostra idea.

TG: Tu parli di Berlusconi, a questo proposito vorrei ricordare che anche scrittori apparentemente contro certe politiche, mi riferisco a Roberto Saviano per esempio, si rivolgono a Mondadori per veicolare e diffondere il proprio messaggio. Perché?

MB: Succede la stesso con Alessandro Di Battista, secondo il quale il male peggiore è Berlusconi e poi pubblica i suoi libri con Rizzoli. Evidentemente, a fronte di 400'000 euro ogni dignità culturale, etica e morale va a farsi benedire. I sistemi di corruzione sono a tutto campo; noi abbiamo la fantasia per svicolare dalle leggi di mercato, loro hanno  un potere di corruzione immenso. Ne: "Il Caimano" si racconta del finanziere che doveva controllare Berlusconi che invece diventa un suo uomo di fiducia. Io mi ritengo incorruttibile; all'epoca della mia militanza con il partito radicale, nel 1964, rifiutai di entrare in parlamento come deputato. Alla via parlamentare preferii quella del marciapiede; ancora oggi resisto sulle mie posizioni e più resisto più sono contento.

TG: In tutti questi anni la gente ha però smesso di leggere...

MB: Secondo me, giustamente, rifiuta certe cose. Io sono dell'avviso che tanto più l'AIE (Associazione Italiana Editori) dichiara un calo delle vendite, tanto più bisogna gioire, perché vediamo attuarsi uno sciopero dell'acquisto, non della lettura. Il paese reale non ha un sindacato che lo rappresenta e come reagisce? Evitando di entrare nelle catene di distribuzione. S'è rotto i coglioni di quel sistema e con internet scambia cultura e legge in altre maniere.

TG: Su questo punto posso anche essere d'accordo; ma non credi che il mezzo digitale però non offra al lettore la stessa capacità di concentrazione e di comprensione che offre lo stesso testo stampato su carta?

MB: Non è detto, io non lavoravo sullo schermo del computer, ma poi ho capito che per fare l'editore all'incontrario e la rivoluzione editoriale dovevo utilizzare gli unici strumenti che avevo a disposizione: il p.c. e internet. Non posso pensare di contare su qualsiasi altro strumento di comunicazione di regime. Anche quella parvenza di libertà di parola data da Farenheit, nel pomeriggio di RadioRai3, è solo una sega che mi ha fatto capire che non mi vogliono. Cercano di ottenere una diversa messa cantata da quella proposta dalle radio commerciali, però si tratta sempre di una messa cantata. Per questo, ho imparato ad usare l'unico mezzo di comunicazione che ho a disposizione. La mia sfida è con i nuovi lettori, perché i vecchi stanno morendo. I lettori colti che ancora inneggiano alla carta stanno scomparendo: per malattia, solitudine e a causa dell'età.

TG: Siamo obbligati a dedicarci solo al computer?

MB: Certo. Io che cosa vendo ai ragazzini? Le magliette di Alda Merini o di Basaglia. Quando per un compleanno comprano la maglietta che riporta una frase di Basaglia, anche se non lo conoscono, devono poi difenderla. Con lo smartphone devono cercare di capire e vanno a conoscere Basaglia per difendere la loro maglia. Questo è un esempio per farti capire che dobbiamo ricominciare da capo. Ricominciando dalle parole, non più dai libri.

TG: Comunque la gente legge molto meno...

MB: Legge diversamente da prima, in altri modi. L'indice di lettura non è quello delle classifiche dell'AIE. Ci sono vie trasversali che sono Strade Bianche della lettura: scambio, libri pirati, scaricamenti. Tutto è cambiato. In peggio per il regime al potere; in meglio per chi fruisce della libertà di internet. Quelli che dicono che non si legge più si sbagliano: i lettori leggono diversamente da prima, leggono di più e fanno sciopero dell'acquisto nelle catene. Ai giovani non frega un cazzo di Camilleri o di Fabio Volo che sono letti dai quarantenni e da fasce d'età più avanzate.

TG: La rivoluzione editoriale si fa anche con il prezzo?

MB: Ribaltando tutto: il prezzo lo fa il lettore. Io pubblico per amore del lettore, che faccia lui il prezzo, tanto non ho niente da perdere. Vuoi derubarmi? Sei libero di farlo. Quando non hai messo i soldi nella mia ciotola che cosa ci guadagni? Intercettando i discorsi del paese reale ho sentito questa frase: "Aò, qui non se rubba!". Sono tutti dati che traggo dal mio osservatorio popolare. Grazie ad un regime che si accanisce contro le libertà e grazie alla morte delle ideologie è possibile proporre qualcosa di diverso al lettore. Anche a me piace il profumo della carta e stampo su carta, ma lo faccio dopo aver messo i testi in rete gratuitamente. Su carta pubblico ancora con la qualità dei vecchi tipografi. Il libro di Ivan Hurricane era difficilissimo da stampare, ma è perfetto su carta. È la stampa di qualità dei vecchi tipografi di una volta, non è stampa digitale. Il profumo della carta mi appassiona, ma se io vivo di quel profumo perdo.

TG: La stampa dei libri da mille lire a che cosa ha portato?

MB: Ha fatto nascere una nuova classe di lettori: il 99% erano giovani minorenni. Nei due anni di furore dei Millelire vendetti 20 milioni di copie. Proponevo Eraclito e Marziale riprodotti con uno spirito libero ed i giovani capirono la mia proposta. Quelli che non la capirono furono i librai, perché quando entrò un concorrente sleale, pagato da Berlusconi, con libri di 100 pagine a mille lire e le copertine a colori, utilizzando però vecchie traduzioni, le librerie mi scaraventarono fuori. Se avessi resistito ancora un anno, quella rivoluzione si sarebbe compiuta e avremmo così assistito alla creazione di una nuova classe di uomini liberi e donne libere, perché leggendo si acquista la libertà. Eraclito l'ho fatto ritradurre da Luciano Parinetto ed ha venduto 200'000 copie. Anche le lettere sulla felicità di Epicuro stavano creando una classe dirigente non ideologizzata. Qualcuno ha capito cosa stava succedendo ed ha trovato la trappola agendo sui librai che ancora adesso sono l'anello debole dell'editoria. In quel momento i librai sbagliarono perché anziché aiutarmi mi cacciarono dai loro scaffali. Oggi loro hanno chiuso tutti (risata) e rimangono solo le catene di distribuzione del solito che pagò Newton Copton che era in remissione.

TG: C'era più libertà negli anni '60 o adesso?

MB: Negli anni '60, perché c'erano più pulsioni di libertà. Lo posso testimoniare: allora questo era un paese bigotto che stava rinascendo e l'insofferenza per la generazione dei padri motivava un forte desiderio di cambiamento. Io sono uscito da casa minorenne nel 1963... Le stesse pulsioni di ribellione, col cazzo che le vedo adesso! I libri da Millelire davano una risposta alla voglia di rivolta culturale, non più esistenziale; era una presa di coscienza dello sfruttamento intellettuale.


Manuale per diventare editore all'incontrario - Marcello Baraghini - Babbomorto Editore

TG: Cosa mi consiglieresti di leggere per capire meglio quello di cui parli?

MB: Potresti leggere il manuale per diventare un editore all'incontrario, purtroppo adesso ne ho solo due o tre copie che mi sono state donate e che ho già promesso ad amici. Non ti posso fare dono della copia cartacea, l'avrei fatto volentieri, ma presto lo metteremo online.

TG: Quale sarà il futuro della lettura? Ci sarà un futuro?

MB: Sì, la gente continuerà a leggere, ma su supporti diversi dalla carta. Il cartaceo vivrà in parallelo, ma in maniera subordinata al digitale e alla possibilità d'essere letto sulla rete. Per quanto riguarda me, il cibo per la mente deve essere libero in rete. Bisogna abbattere il codice a barre e il copyright. L'atto d'amore per il lettore parte dalla qualità della proposta, se poi ti piace mi chiedi una copia cartacea e io te la mando pagando anche le spese postali.

TG: Spostandoci ancora un po' più in là nel futuro, tu credi che le macchine potranno creare una loro letteratura e dimostrarsi creative?

MB: No, il computer è un cavallo selvaggio che va domato. Io da poco mi sto dedicando al computer, ma da quando smanetto ho riacquistato una grande quantità di contatti pur vivendo nella campagna estrema. Non penso che il computer possa andare oltre e dimostrarsi uno strumento creativo, ma è un potente mezzo di libertà.

TG: Non pensi che attraverso il computer sia più facile manipolare l'informazione e l'autenticità dei testi?

MB: Sì, come tutto. Chi detiene il potere è contro la creatività e la libertà, dunque in qualsiasi ambito c'è una manipolazione. Sta a te difenderti. L'importante è capire il linguaggio, la brevità e tutta una serie di cose che si esprimono attraverso la rete.

TG: È difficile trovare il proprio pubblico?

MB: No, non lo è affatto.

TG: Come si fa?

MB: Devi comunicare brevemente ed efficacemente, come ho fatto con i libri Millelire che per anni sono stati criticati. Che sò questi, ma che sò questi? Ma alla fine ne ho venduti 25 milioni di copie. Siamo passati da 400 milioni di lire di fatturato a 6 miliardi in due anni, senza resi. Con le Millelire ho creato un cortocircuito al sistema di potere che ci ha messo due o tre anni per stangarmi. Adesso ci sto riprovando con altre modalità. Non voglio il circuito commerciale e non voglio le librerie; voglio abbattere il possesso e il copyright.

TG: Quanti scaricamenti vengono effettuati dai tuoi link ai libri digitali?

MB: Qualche migliaio per ogni libro.

TG: Ricevi donazioni per il tuo lavoro?

MB: Certo. C'è tutto un meccanismo di complicità che si sta rimettendo in moto. Il paese reale capisce; il problema è quello di raggiungerlo e di fare una proposta giusta, secca, non ideologica, ragionevole e motivata.


TG: Mi sono accorto che s'è creata anche una forma di collezionismo intorno ai tuoi Millelire; per esempio conosco Matteo Guarnaccia e mi sono reso conto che un libricino con le sue illustrazioni è molto ricercato. Che cosa ne pensi di questa situazione?

MB: Che ce posso fà? Non accumulo copie e non approfitto di certe cose. Se avessi avuto alcune decine di copie dei miei libri avrei potuto venderle a peso d'oro, ma non è nella mia indole fare certe cose.

TG: Non hai mai foraggiato il collezionismo?

MB: Mai. Anzi, quel po' di archivio storico che avevo, l'ho regalato agli amici che sono venuti a trovarmi. Il dono per me è uno dei gesti più belli che si possano fare.

TG: E tu come lo vedi il collezionismo allora?

MB:  È una sorta di patologia, anche se ognuno può avere le sue motivazioni. C'è chi ha scelto di non fare l'impiegato e raccoglie un po' di materiale per rivenderlo e lucrarci. Spesso c'è della morbosità. Ho ideato collane bibliofile ed ho scelto di liberarmi di ciò che ho fatto. Il libro di qualità dev'essere libero, deve uscire dalle teche, dalle biblioteche, dagli scaffali. Come editore, devo strappare le pagine dell'Ulisse e alcune pagine delle opere importanti, per farle rivivere. Devo trovare il modo di riproporre alcune pagine che valgono da sole l'intera opera. Nessun giovane leggerà mai L'Ulisse di Joyce interamente, ma se io estraggo quattro pagine e faccio due libri Bianciardini gratuiti ad un centesimo, vuoi vedere che si ritorna a leggere anche l'Ulisse? Per questo devo strappare l'Ulisse dalle biblioteche e devo strappare alcune pagine dal libro.

TG: Va alleggerito?

MB: Va riproposto con altre modalità. Tutto deve ripartire con altre modalità.

TG: Beh, ma strappare delle pagine vuol dire fare un intervento anche sull'opera creativa.

MB: No, tu sei come il traduttore: il miglior traduttore quasi riscrive. Il miglior traduttore di lingua madre ha facoltà di riscrivere un'opera per portarla ai giorni nostri. Lo stesso ho fatto con Epicuro che è stato ritradotto, ma non dal potere. L'Ulisse devo farlo leggere, ma non posso metterlo in vendita a 20 o 30 euro.

TG: Per questo bisogna fare un estratto?

MB: No. Catturare alcune pagine all'interno dell'opera vuol dire farle vivere di vita propria. Ho pubblicato l'arte della gioia di Goliarda Sapienza che è diventato un caso nazionale. Il primo capitolo è già un libro. Alcune pagine di Joyce sono un racconto, leggendo bene quelle pagine vai a vedere Dublino.

TG: Marcello, ti ritieni ateo o agnostico?

MB: Ateo al 100%. Accanitamente ateo.

TG: Cos'è la morte per un ateo?

MB: Non mi pongo il problema. Più invecchio più non me ne fotte un cazzo della morte. Più mi soddisfa quello che faccio, meno vengo turbato dal pensiero della morte. Un anno fa ho piantato un querceto, più di 150 querce...

TG: Un tuo libro preferito o una tua lettura ricorrente?

MB: Le mie letture preferite sono quelle della ribellione, pertanto Keruac e le pagine anticlericali. Da Ernesto Rossi alla scuola radicale. Nasco con quella saggistica e scarto la fascinazione per le ideologie e le religioni. Le varie forme di potere, anche quelle apparentemente più libertarie, ti incatenano e ti imprigionano. L'anti-potere per me è rappresentato  da Krishnamurti che andava a diffondere un certo pensiero, poi spariva non esercitando nessun potere sugli altri.


Marcello Baraghini, 74 anni, Editore all'incontrario.
Marcello Baraghini, 74 anni, Editore all'incontrario.


giovedì 9 febbraio 2017

Dalida, un ricordo a più di 60 anni dal suo esordio (Non si può fermare il tempo, non si può mutare il vento)

Expo Vinile Fiera del Disco
Maurizio Giora con l'album di Dalida con la copertina apribile, un disco abbastanza raro che poi verrà rimpiazzato da una semplice busta di cartone, più economica da produrre.

A Novegro Expo Vinile, lo scorso ottobre, ho parlato con Maurizio Giora, uno standista che veniva dalla provincia di Alessandria per proporre dischi Rock & Roll degli anni '70, musica leggera e pop italiano; oltre ad un discreto assortimento di cantanti melodici anni '50 (cloni di Sinatra e Dean Martin interpretati da Pino Donaggio, Luciano Tajoli etc.), di conseguenza parecchi dischi a 78 giri che da noi sono stati in uso fino al 1959. La richiesta per i 78 giri è molto circoscritta perché, come per molti altri oggetti ricercati, solitamente l'appassionato di un certo periodo storico ha vissuto anch'egli in quell'epoca ed il collezionismo diventa così un interesse prevalentemente generazionale.
Sul banco di Giora fanno bella mostra alcuni dischi di Dalida, una cantante italo-francese che in passato è stata molto benvoluta dal pubblico internazionale. Proprio perché Dalida ha pubblicato in molti paesi, per l'appassionato, o il fanatico è possibile ricercare la chicca mancante di un'edizione particolare che magari è stata stampata in Turchia, nelle Filippine o in qualche altro paese esotico. In questi casi possiamo parlare di un mercato sempre aperto, anche se negli ultimi anni, forse proprio per un fattore anagrafico, gli appassionati di questa brava cantante si stanno un po' riducendo.


Vinile
Un'edizione spagnola di un disco di Dalida.

Dalida
Un'edizione tedesca di un disco di Dalida.

Si riescono a trovare anche gli EP a 45 giri con 2 canzoni per lato che erano molto in voga in Francia ed in Italia negli anni '70.
Il 15 febbraio su Raiuno verrà trasmessa un film in due puntate dedicato a Iolanda Cristina Gigliotti a distanza di 30 anni dalla sua morte, a 50 anni dalla scomparsa di Luigi Tenco ed a circa 61 anni dal suo primo concerto all'Olympia di Parigi. Sveva Alviti, una trentunenne ex-modella italiana è stata l'interprete della cantante in una cooproduzione cinematografica internazionale che ha molto soddisfatto la regista Lisa Azuelos
Finita la settimana del Festival di Sanremo prepariamoci allora a vedere una miniserie che, a quanto ci è stato detto, dovrebbe essere fatta molto bene. Nulla a che vedere con il film in due puntate di 10 anni fa che vedeva come interprete Sabrina Ferrilli. Gli appassionati sono avvisati.


Dalida - La chanson d'Orphée - Milord

Expo Vinile
 Alcuni dischi venivano pubblicati senza un titolo, questo era semplicemente: Dalida.

 Un altro disco di Dalida senza titolo viene conosciuto solo come: Dalida.

Dalida etichetta Barclay
 Il retro di Dalida, questa edizione della Jolly, è uno dei dischi che ha venduto di meno in Italia. Vale dai 40 agli 80 euro.

A volte non si dava nemmeno un titolo all'album e lì assumeva importanza l'immagine utilizzata sulla copertina e controllare le canzoni che comparivano sulla busta.

Un EP di Dalida, una strana confezione col foro centrale sulla busta - Milord

 Un altro 45 giri di Dalida - Oh Lady Mary

Una raccolta di canzoni di Dalida.

Dalida, nata il 17 gennaio 1933 al Cairo all'inizio della sua carriera ha avuto un successo immediato al di là delle Alpi, con "Bambino" nel 1956, mentre in Italia ha dovuto attendere qualche tempo per essere pienamente apprezzata, per questo motivo i dischi italiani degli anni '60 sono più rari di quelli francesi.Oltre ad essere stata una cantante molto popolare, Dalida ha interpretato anche 13 film come attrice.Nelle canzoni cantate in francese è immediatamente riconoscibile per un forte accento italiano. Ha registrato canzoni in 7 lingue diverse in un percorso artistico durato più di 30 anni. Ha registrato più di 500 canzoni in francese, 200 canzoni in italiano. Ha cantato anche in giapponese.


Maurizio Giora ed il disco apribile di Dalida.

Adesso volevo proporvi varie versioni di Bang Bang (My Baby Shot Me Down), per avere un vostro parere. 
Iniziamo ad ascoltare la versione originale del 1966 cantata da Cher; poi quella di Nancy Sinatra; poi  Stevie Wonder; poi  Petula Clark;  Ajda Pekkan Cem Karaca; poi i  Vanilla Fudge; poi  Terry Reid; poi  Bon Jovi, nel 1985; poi  Frank Sinatra; una versione Hip-Hop di Stevie Wonder; poi Cliff Richard; poi  Paul Weller; il chitarrista ungherese Gabor Szabo; poi Isobel Campbell; poi  Raconteurs;  Arnold T; più recentemente, anche  Lady Gaga s'è cimentata con Bang Bang; i MonophonicsDavid GuettaDaniela Andrade; la cubana-bulgara Milenita; la bravissima bambina norvegese  Angelina JordanNico Vega;  Luka Sulic and Stjepan Hauser; un'originale cantante indipendente: Jocelyn Scofield; stavo dimenticando che nel 1966 anche una ventunenne Sheila cantò in maniera magistrale questa canzone (inserirei questa interpretazione al secondo posto della mia personale classifica di tutti coloro che appaiono in questa pagina). In Italia invece, venne cantata da:  Milena Cantù, una ragazza che faceva parte del Clan di Celentano; poi venne cantata anche dall' Equipe 84I Corvi;  Ivan Cattaneo in una versione elettronica molto anni '80 e infine  Ornella Vanoni.  
Credo che gli esempi possano bastare. 
Devo dire che in francese mi piace moltissimo la dolcissima versione di Mareva Galanter (mi piace la semplicità di questa interpretazione che mette in risalto una voce molto bella anche se forse poco allenata al canto. La inserirei al terzo posto della mia classifica personale degli interpreti di Bang Bang). In francese ho trovato anche questa versione di Sebastian Vastea; quest'altra di Nigel Ashley, oppure quest'altra di Claire LepageRené QuilesSylvie VartanAnne GermainStephanie Lapointe; ma stranamente non sono riuscito a trovare Dalida che cantava questa canzone in francese. 
Ascoltiamola perciò in italiano: Bang Bang cantata da Dalida. Per me, questa è la versione più, intensa, più toccante: la migliore. Certo l'orchestra aiuta molto, ma a me sembra che Dalida in questa canzone sia insuperabile. E' stata un'artista che ha cantato spesso canzoni molto tristi.
Dalida ha venduto più di 100 milioni di dischi.  
Nel 1987 s'è suicidata perché la vita era diventata per lei insopportabile. E' sepolta a Parigi, nel cimitero di Montmartre. TG