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mercoledì 9 dicembre 2015

The Bottleman

Ieri ero veramente di corsa, non avevo tempo di fermarmi, ma sono riuscito a scattare due fotografie al volo, o meglio camminando speditamente, di questo artista di strada che mi è sembrato abbastanza bravo: non tanto per il fatto che riuscisse a suonare una melodia molto bene, percuotendo delle bottiglie come un vibrafono e nemmeno perché riuscisse a farlo con gli occhi bendati, ma per il fatto che lo facesse da ebbro, dopo averle svuotate del contenuto alcoolico ed averle parzialmente riempite d'acqua.
Ovviamente, sto scherzando, non posso averne la certezza. Soltanto il sospetto. TG

Bottleman street artist
Con uno scatto solo sono riuscito a far coincidere la street-photography la street-art...

Bottleman
Suonatore di bottiglie ubriaco in via Paolo Sarpi all'angolo con via Paolo Lomazzo

lunedì 23 giugno 2014

Vivian Maier, testimone discreto della seconda metà del XX secolo

Vivian Maier, New York, Vivian Maier, autoritratto col vestito a quadretti (1951-1955)
New York, Vivian Maier, autoritratto col vestito a quadretti (1951-1955) 
Courtesy The Jeffrey Goldstein Collection

Le fotografie ritrovate di Vivian Dorothea Maier hanno suscitato un notevole interesse generale, sia per la sorpresa che in un personaggio come la Maier si celasse una grande fotografa, sia per lo stile della sua opera che arriva perfino ad anticipare altri autori che si sono affermati in passato, mentre lei continuava a condurre una vita estranea al mondo della carta stampata e delle gallerie d'arte.
Vivian Maier era una donna che non ha mai voluto attirare troppa attenzione su di sé, ma ha sempre avuto una grande curiosità per la vita degli altri, come se osservando ciò che facevano le altre persone, lei potesse in qualche modo arricchire la propria esperienza personale e conoscere meglio il mondo, dandosi un pretesto per stare in mezzo alla gente. Cosa che forse non sempre lei riusciva a fare in altro modo.
L'infanzia della piccola Vivian non deve essere stata particolarmente felice, nata nel Bronx, quartiere popolare di New York, il 1 febbraio 1926 da madre francese e padre austro-ungarico che ben presto si allontanerà dalla famiglia.
Nel 1930, Marie Jaussaud e sua figlia Vivian vengono ospitate per qualche tempo da Jeanne Bertrand, una fotografa francese che molto probabilmente ha contribuito a far nascere la passione di Vivian per la fotografia fin dalla tenera età.
Anche Jeanne Bertrand è un personaggio degno di interesse, ultimamente, sull'onda della popolarità della Maier, si sta cercando di conoscerla meglio, sia per la sua attività di fotografa, sia per le sculture che ha realizzato, ma sfortunatamente lo studio di questa artista, a Torrington CT, è bruciato ben 2 volte, mentre il suo atelier di scultura è anch'esso andato distrutto in un incendio.
Si sa, da una fotografia scattata da Vivian Maier nel 1953, che le due fotografe devono essere rimaste in contatto durante le loro vite ed è singolare notare come queste due donne siano state legate da uno strano destino, entrambe hanno avuto umili origini, persero il padre molto presto ed iniziarono a lavorare in fabbrica, per poi dedicarsi ad altre attività.

Jeanne Bertrand a 18 anni nel 1902

Jeanne è stata determinante per Vivian nell'indirizzarla a trovare una forma d'espressione che l'aiutasse a sopportare meglio una vita apparentemente insoddisfacente, mentre Vivian ha contribuito a far conoscere un'artista dimenticata, ma dalla grande personalità.
Ci sono molti fatti insoliti, coincidenze e situazioni particolari che hanno portato alla luce il lavoro di Vivian Maier, al punto che ci sono persone che dubitano persino che una storia del genere possa essere vera. Per me, è proprio questa favola di una moderna Cenerentola della fotografia che mi ha affascinato, portandomi a voler conoscere meglio la persona, e l'opera di chi forse aveva trasceso perfino la visione dei propri scatti ed aveva finito per diventare, più che una fotografa, uno strumento in preda alla propria fotocamera. Si sta parlando molto di Vivian Maier, soprattutto dopo l'uscita del film di John Maloof, ma tante cose fanno fatica ad emergere, resta comunque una gran quantità di fotografie che ci possono raccontare più di ogni altra testimonianza qual'era la visione del mondo di Vivian.

Locandina del film documentario del 2013 di John Maloof

Nel 1935, Marie Jaussaud torna in Francia con la figlia, per qualche anno vivono a Saint Julien en Champsaur, un paesino ai piedi delle Alpi; luogo che verrà mostrato anche nel film: Finding Vivian Maier, dove Maloof sarà in grado di registrare delle testimonianze della vita della famiglia Jaussaud incontrando Sylvain l'ultimo dei cugini di Vivian.
Non si sa molto di Vivian, fintanto che nel 1951 torna definitivamente negli USA, dove inizia a lavorare in fabbrica come operaia, a New York.
Questo tipo di vita non si adatta al temperamento di Vivian che preferisce essere più libera, stare all'aperto o in luoghi più salubri e ricavare del tempo per la sua passione: la fotografia. Vivian Maier decide così di trovarsi un lavoro come bambinaia.
Nel 1952 acquista una Rolleiflex 6X6 ed il suo stile inizia a prendere forma, Vivian si interessa ad un genere fotografico che oggi chiameremmo Street photography, scegliendo di focalizzare la sua attenzione sulla gente comune che vive alla periferia della città e su soggetti poco appariscenti che solitamente vengono trascurati dai reporter delle grandi riviste.
Il 1956 è l'anno in cui si sposta a Chicago per prendersi cura dei tre figli della famiglia Gensburgs, inizia per lei un periodo particolarmente felice in quanto, oltre ad andare molto d'accordo con i suoi datori di lavoro ed i bambini, ha anche a disposizione la comodità di un suo bagno personale che trasforma in camera oscura.

Nel 2007, John Maloof, un agente immobiliare di Chicago, acquistò ad un asta di oggetti conservati in deposito in qualche magazzino, una scatola di negativi contenenti delle immagini di Chicago. Prendendo visione di queste fotografie, John comprese che in realtà non erano il tipo di immagini di vedute storiche della città che egli stava cercando, però capì di trovarsi di fronte a qualcosa di speciale. Decise così di procurarsi tutto quello che riusciva a trovare di chi aveva scattato queste immagini e ricomprò del materiale anche da coloro che si erano aggiudicati altri lotti all'asta.
In quell'anno Vivian Maier era ancora in vita, ma Maloof, pur cercandola, non riuscì a trovare traccia di lei, anche perché lei spesso si attribuiva nomi di fantasia e non aveva più avuto contatti con i suoi familiari.
Vivian Maier non si legò mai ad alcun uomo, era sola ed aveva difficoltà economiche che non le permettevano di disporre di uno spazio sufficiente a conservare con sé tutto il suo archivio e l'infinità d'oggetti d'ogni tipo che amava collezionare. Negli ultimi anni della sua vita, sono stati quelli che erano i tre ragazzi che accudiva per famiglia Gensburgs a pagare la retta della sua stanza in affitto, proprio per l'affetto che legava queste persone alla loro ex-bambinaia.
Nell'inverno del 2008, Vivian Maier scivola su una lastra di ghiaccio durante una delle sue passeggiate, batte la testa e vede aggravarsi le sue condizioni di salute.
Viene ricoverata in un ospizio, ma il 21 aprile 2009 muore prima che John Maloof possa conoscerla e farsi raccontare direttamente da lei la sua storia.
John che proseguiva le ricerche su Vivian anche su internet, un giorno trova un trafiletto che parla della morte dell'anziana donna e da lì poi riesce a mettersi in contatto con le persone che hanno conosciuto la fotografa, decidendo di raccontarne la storia prima in un blog e, recentemente, in un film documentario molto bello che consiglio vivamente a tutti di vedere.

Tra le tante cose strane di questa storia, è strano che siano stati conservati i negativi che solitamente sono una delle prime cose che vengono buttate da chi ritrova questo materiale, così come è strano che siano stati conservati anche i rulli esposti e non sviluppati; è strano che una persona come John Maloof si sia appassionato a questo materiale ed abbia avuto la competenza per attribuirgli un valore artistico, oltre che storico; è strano che qualcuno l'abbia ascoltato ed è strano che lui stesso abbia avuto la professionalità per girare come regista e come cinematographer un film piuttosto ben fatto e toccante che quest'anno ha vinto il Premio John Schlesinger al 25° Palm Springs Film Festival. E' strano anche che in Italia in pochi si siano adoperati per ospitare una mostra di Vivian Maier. Io stesso, non essendo riuscito a recarmi a Brescia alla Galleria dell'Incisione nel 2012, ho pensato di recarmi in Svizzera, a Chiasso, per vedere le stampe di queste immagini esposte alla Galleria Cons Arc.

La Galleria Cons Arc


La Mostra
Le fotografie esposte alla Cons Arc di Daniela e Guido Giudici provengono dalla collezione Jeffrey Goldstein di Chicago che con più di 15000 negativi, una trentina di filmati 8mm, un migliaio di stampe e diverse diapositive a colori è un altro importante collezionista dell'opera di Vivian Maier.
Arrivando a Chiasso e parlando con i curatori della mostra, ho capito subito che le cose non sono come si pensava all'inizio. Quando s'iniziava a parlare del fenomeno della bambinaia che per circa 40 anni ha documentato la vita per le strade di New York e Chicago, sembrava che la Maier fosse una specie di mostro venuto dal nulla, ma in realtà Vivian è sempre stata una grande appassionata di cinema, di fotografia ed un'avida lettrice di libri e notizie che riguardavano il suo tempo. Sono state trovate anche degli scritti di alcune sue recensioni di film che lasciano pensare che lei le abbia pubblicate su qualche giornale.

Gloria Swanson
Pur scendendo da un'Isotta Fraschini degli anni '20 questa fotografia di Gloria Swanson è stata scattata nel 1965 nei pressi di Chicago. 
Stampa ai sali d'argento virata al selenio cm. 30,5X30,5 Tiratura 15 copie Valore 2200 US$
The Jeffrey Goldstein Collection

Daniela e Guido Giudici hanno già organizzato una mostra di Vivian Maier a Chiasso presso lo Spazio Officina; mentre in quella occasione venivano presentate 100 fotografia, scelte su 300 fotografie che fanno parte della Collezione Jeffrey Goldstein, nella piccola galleria Cons Arc hanno esposto 32 fotografie appese alle pareti, più 20 stampe in portfolio. 
Le fotografie sono in vendita a prezzi che variano dai 2200 ai 2800 US$.
Si stima che il valore di queste opere dovrebbe crescere a breve, in quanto la presentazione del film ha suscitato nuovo interesse per questa autrice ed un po' in tutta Europa si stanno preparando nuove esposizioni per far vedere e vendere le fotografie di Vivian Maier.

Three boys in car 1955; Three girls on stoop 1968; Young girl sleeping in car 1968
The Jeffrey Goldstein Collection

Anche se è impossibile affermarlo con certezza, sembra che Vivian Maier abbia stampato poco durante la sua vita, fin'ora è stato ritrovato uno scarso numero di fotografie vintage, peraltro di scarsa qualità. Si pensa che queste fotografie le fossero richieste dai bambini che accudiva.

Vivian Maier
Chicago Family, Transit bus 1965
The Jeffrey Goldstein Collection

Dagli anni anni '80, probabilmente a seguito di una sua condizione economica piuttosto instabile, gran parte dei rulli che Vivian esponeva non venivano più sviluppati, ma soltanto accatastati in scatole che poi sono state ritrovate. Chi è entrato poi in possesso di tutto questo materiale fotografico, ha provveduto a farlo sviluppare, archiviare e selezionarlo per pubblicazioni ed esposizioni.
Fotografare qualcosa che poi non si visiona nemmeno è un comportamento strano che non ha comunque distolto Vivian Maier dal fotografare, proprio come se questo comportamento fosse diventato per lei una vera mania, o uno scopo di vita.

Vivian Maier
Chicago Two shirts hanging 1967
The Jeffrey Goldstein Collection

Molti altri fotografi sono stati scoperti in tarda età o dopo la morte, vale la pena di ricordare John Ernest Joseph Bellocq (1873 – 1949), un altro americano, d'origine francese che si dedicò a documentare le prostitute di Storyville, il quartiere a luci rosse di New Orleans.
Anche Eugène Atget (1857 - 1927) che non conobbe grande successo in vita, dopo morto venne molto apprezzato a livello mondiale per il valore della sua opera che documenta una Parigi ormai scomparsa.
Potrei continuare una lunga lista di fotografi riscoperti, ognuno di loro ha una interessante storia da raccontare, mi limiterò a citare un altro fenomeno recente, quello di Miroslav Tichy, del quale forse avremo la possibilità di vedere le sue immagini esposte alla Cons Arc, o a Chiasso, grazie ad un collezionista locale. Spero proprio che sarà così perché anche per Tichy non ci sono state molte possibilità di conoscere il suo genio.

Couple in wind 1967-1968
The Jeffrey Goldstein Collection

La piccola sala della Cons Arc dove sono esposte le foto provenienti dalla Jeffrey Goldstein Collection di Chicago.

Altre fotografe del passato da conoscere sono la polacca Stefania Gurdowa e l'italiana Leonilda Prato, entrambe furono attive all'inizio del XX secolo e rappresentarono un raro esempio di donne che si dedicarono alla fotografia, imprimendo una loro visione femminile ed un modo personale di ritrarre i propri soggetti.

Una fotografia tratta dal portfolio che fa parte della mostra.


Vivian Maier: out of the shadows e Vivian Maier: street photographer
Vivian Maier: out of the shadows e Vivian Maier: street photographer, sono i due libri pubblicati rispettivamente dalla Jeffrey Golstein Collection e da John Maloof che presentano l'autrice partendo dalle immagini dei propri archivi.


Vivian Maier è un'autrice importante, pur non avendo ancora avuto accesso nei musei americani di fotografia, la sua opera ha addirittura anticipato il lavoro di altri autori, si pensi per esempio a Cindy Sherman, o ad altri fotografi dei quali ricorda lo stile o gli interessi. Tra questi ultimi mi vengono in mente Helen Lewitt, Walker Evans, Diane Arbus, Henri Cartier-Bresson ma molte altre immagini della Maier riconducono casualmente a fotografie di tanti altri autori molto conosciuti e forse è anche per questo che Vivian Dorothea Maier è riuscita ad uscire dall'anonimato per entrare nella storia della fotografia. 
Certo, il fatto che praticamente non esistano sue stampe vintage di qualità e dimensioni importanti, limita l'entusiasmo di molti collezionisti che possono soltanto comprare stampe attuali realizzate da due diversi laboratori, a seconda dell'archivio che possiede i negativi, seguendo lo stile ed i gusti degli anni '50  e '60. 
Lo sguardo sulla seconda metà del XX secolo e la testimonianza di quel periodo, visto attraverso gli occhi di una persona qualunque rimangono e ci riportano a fissare nel tempo degli elementi e dei soggetti oggi non più individuabili, regalandoci la visione di una società che ormai sembra lontanissima.
Personalmente, dubito molto del fatto che esistano ben 150.000 negativi impressionati dalla fotografa franco-americana in circa 40 anni perché questo significherebbe scattare 10 rulli di pellicola al giorno. Probabilmente 150.000 sono gli scatti totali che comunque sono un considerevole numero di fotografie. Su una mole di 150.000 negativi, qualcosa di buono sarebbe uscito anche solo per un calcolo delle probabilità, sarà interessante, col tempo veder emergere altre immagini selezionate dagli archivi che gestiscono l'opera di questa autrice. Tony Graffio




venerdì 14 febbraio 2014

Street (Primo contatto con Fujica X100s)

Oggi, si fa molto parlare di Street Photography che sarebbe un genere fotografico molto praticato, spesso inconsciamente, anche dai fotografi che prendono in mano la macchina fotografica per la prima volta e decidono di guardarsi intorno per registrare immagini spontanee nell'ambiente che li circonda, magari senza disturbare le persone da ciò che stanno facendo, né dare troppo nell'occhio. Per muoversi in maniera tranquilla, senza diventare il centro d'attenzione principale, serve una fotocamera di piccole dimensioni, di piccolo formato, veloce nelle impostazioni e nella ripresa, con un ottica luminosa e non troppo appariscente, comoda da avere sempre a portata di mano, meglio se la si può riporre in una tasca interna o in una piccola borsa anonima.
Vorrei aggiungere che per me la fotocamera ideale dovrebbe avere un'ottica fissa di qualità che abbia una focale ad un medio grandangolo sul 35mm, cioè, proprio un 35mm di focale equivalente su un formato digitale.
Come già sa chi segue il mio blog, per me l'apparecchio quasi perfetto da avere sempre con sé per eseguire scatti in pellicola è la Rollei 35 S, purtroppo, non esiste niente di simile per la fotografia digitale, ma già da parecchio tempo avevo individuato la Fujifilm X100S come la fotocamera che meglio poteva assolvere ai compiti che io desidero affidare ad un piccolo apparecchio fotografico per un uso in incognito in ambienti pubblici come il, diciamolo pure con parole un po' vintage: reportage.
Dopo aver preso contatto con la responsabile dell'Ufficio Marketing di Fujifilm Italia ed aver spiegato ciò che intendevo fare, sono riuscito ad ottenere l'apparecchio fotografico digitale oggetto del mio desiderio, in prova per qualche tempo. Si tratta della Fujifilm X100 S matricola 31L00361.

Primissimo contatto
La fotocamera mi è stata consegnata con la batteria scarica in una scatola contenente il caricabatterie BC-65N, il cavo d'alimentazione e la batteria al litio NP95 da 3,6 volts e 1800 mAh. Osservo subito che, abituato alla batteria della mia Pentax K-01, 3,6 volts mi sembrano pochi, infatti, pur avendo uno spessore doppio, i 7,2 volts per 1860 mAh della batteria DLI 90 (Pentax) si sono sempre dimostrati una potenza più che soddisfacente che mi ha sempre garantito un'ottima autonomia energetica.
Purtroppo, quando si dipende dall'alimentazione elettrica è sempre meglio avere con sé una batteria di riserva (mai avuto questa necessità con Pentax) e il caricabatterie a portata di mano.
La Fujifilm X100S è una macchina ben costruita che può dare soddisfazione anche a chi, come me, proviene dalla fotografia classica e dalle fotocamere a funzionamento meccanico. Molti produttori trascurano la sensazione tattile, mentre Fujifilm ha avuto l'intuizione di capire che avere tra le mani un bell'oggetto di metallo con un aspetto solido e un ottica che non distorce ha la sua importanza per chi fotografa, sia per necessità che per passione.
Adesso, non vorrei sbilanciarmi ad elogiare un modello di fotocamera con il quale ho scattato appena 6 fotografie, perciò cercherò di restare coi piedi per terra e dirvi ciò che ho capito da questi primi scatti con una fotocamera che avevo preso in mano solo in un'altra occasione per pochi minuti.
Nella reception di Fujifilm, ho effettuato una rapida carica della batteria  BC-65N, per circa 15 minuti, in modo da registrare le immagini della sede di Fujifilm Italia che si prestava particolarmente per la prova che intendevo fare.

Effetto Moiré molto leggero

Primissime impressioni
Pur essendo recentemente usciti sul mercato fotocamere più nuove, come la Fujifilm X-E2 e la Fujifilm XT1, io ho ritenuto più interessante, per le mie esigenze personali, provare a fondo la Fujifilm X100S che condivide lo stesso sensore APS-C da 16 MP, denominato X-Trans con questi ultimi modelli; sensore che dovrebbe garantire migliori risultati proprio per quei soggetti che presentano trame che potrebbero normalmente avere degli effetti di battimento di linee che disturbano la lettura dell'immagine.
Proprio nel piazzale chiuso al transito, dove si trova il palazzo di FujiItalia, a Cernusco sul Naviglio (Mi), ci sono delle architetture molto belle e dalle geometrie pulite che si dimostrano perfette per iniziare a capire il comportamento di un sensore molto particolare, sviluppato ed utilizzato unicamente da Fujifilm.


Ingrandimento al 100% di un dettaglio della griglia ripreso a 16MP (3264X4896 pixel), sono visibili dei battimenti di linee a cerchi concentrici che non falsano i colori, ma provocano soltanto un leggero contrasto artificiale nell'immagine. Il risultato di questo veloce test dimostra che esiste una leggera presenza di moiré, non tale da rendere l'immagine fastidiosa o non utilizzabile, ma comunque rilevabile da un occhio esperto. Riconosco l'ottima qualità del nuovo sensore Fujifilm X-Trans e mi riservo d'effettuare prove più accurate prossimamente. In questo caso la fotocamera era tenuta a mano libera e lo scatto è avvenuto ad 1/950 sec. f 5,6 con sensibilità impostata a 200 Iso.

Su un'immagine difficile da riprodurre, come quella con le griglie di ferro per l'areazione dei parcheggi delle ditte che si affacciano su questo piazzale, era difficile ottenere un risultato perfetto ed infatti, nel nostro caso, ci sono dei battimenti visibili, ma comunque abbastanza contenuti e impossibile da eliminare perché, a seconda del formato di riproduzione e dalla distanza alla quale si osserva il soggetto, l'occhio non è in grado di isolare ogni singola linee di definizione dell'immagine. Naturalmente, avrei dovuto proporre un confronto con l'immagine ottenuta da un'altra fotocamera per capire se questo sensore è davvero esente da difetti di battimento, oppure no, e questo è proprio quello che mi propongo di fare al più presto comparando le immagini ottenute con la Fujifilm X100S e la Pentax K-01 di mia proprietà. Altra prova ancor più interessante che voglio effettuare, è il raffronto tra l'immagine ottenuta da una X100S e una X100 con sensore di tipo precedente all'X-Trans.

Ottica di qualità

Fin dalla visione della seconda fotografia scattata da me, la numero 5003 per la fotocamera, mi sento d'affermare che l'immagine è ben definita e priva di distorsione ottica, ma questi, come avevo precedentemente accennato, sono i vantaggi di disporre di un'ottica fissa. Brava Fujifilm che forse è l'unico marchio digitale che non s'è piegato alla controproducente tendenza di voler proporre zoom di bassa qualità come primo allestimento sulle fotocamere a obiettivi intercambiabili e sulle fotocamere prive di questa possibilità. 
Buono il contrasto d'immagine ed il dettaglio scelto come parametro standard.

Buona risposta con soggetti fortemente contrastati e messa a fuoco veloce e precisa

Non ho certo avuto pietà della fotocamera a mia disposizione, sono partito subito con la ripresa di soggetti difficili per saggiare fin da subito ciò che avrei potuto ottenere da sensore, elettronica e ottica. La risposta della X100S a questo soggetto in controluce è molto buona per un sensore di dimensioni modeste come l'APS-C, l'automatismo d'esposizione a priorità di diaframmi e la velocità di messa a fuoco sono molto soddisfacenti. La messa a fuoco è sicuramente più precisa e veloce della mia Pentax K-01, ma anche qui devo dire che io dispongo di un'ottica zoom poco luminosa che forse non sarebbe il caso di confrontare con il Fujinon  Asferico Super ebc 23mm f 2.

Stazione di Cernusco sul Naviglio

Sono arrivato a Cernusco sul Naviglio con la linea verde della metropolitana milanese ed allo stesso modo sono rientrato in città. Anche in questa immagine è presente un forte contrasto che il sensore Fujifilm ben sopporta. M'interessava mettere in evidenza la telecamera di sorveglianza della metropolitana per testare l'invasività della presenza della piccola fotocamera a telemetro digitale e capire se potevo muovermi con la fotocamera al livello dell'occhio senza suscitare le proteste del personale preposto al controllo dei binari o degli altri passeggeri.

Subway

Mentre ero intento a fotografare questa ragazza, mi veniva in mente una celebre fotografia di Bruce Davidson che ritraeva un paio di donne eleganti mentre attendevano l'arrivo di un treno della metropolitana in una stazione sopraelevata a New York. Il mio soggetto è un po' diverso, pur essendo stato ripreso in un ambiente analogo. Intanto è stato ripreso da una distanza maggiore, ma io oltre che dalla figura femminile intenta a scrutare il telefonino ed ad ascoltare musica, ero affascinato da quello che sembra essere una griglia di areazione di stampo industriale, sopra la testa della ragazza. 
Appare evidente come i tempi cambino e come, cambino le attività per ingannare il tempo d'attesa; negli anni 1970 si leggeva un libro, adesso si fa tutt'altro, nel nostro caso c'è chi legge qualcosa sullo schermo di un telefonino e ascolta della musica. 
Ad ogni modo, con la Fujifilm sono passato inosservato sia agli occhi elettronici dei controllori del binario, sia a quelli umani della giovane viaggiatrice.
Ho effettuato una ripresa anche con la piccola Rollei 35S che pubblicherò in un secondo momento, se volete vedere altre fotografie scattate con la X100S ne troverete molte nelle pagine del mio blog.

Via Ferrante Aporti

Ho riscontrato una certa facilità d'utilizzo della fotocamera in prova che è davvero rapida e comoda da usare, grazie al bellissimo mirino ibrido elettronico/ottico HVF (Hybrid View Finder), mentre non mi è piaciuta la posizione della ghiera della compensazione manuale dell'esposizione che in almeno tre occasioni ho inavvertitamente spostato col pollice della mano destra mentre ero intento a inquadrare i miei soggetti.
Non essendo mai ricorso a questo comando in vita mia, se voglio correggere l'esposizione scelgo infatti di lavorare in modalità manuale, preferirei che si pensasse ad una soluzione diversa per attivare un cambiamento d'esposizione, magari con l'inserimento di un blocco della ghiera, oppure anche eliminando la rotellina girevole.
Per elaborare l'immagine ho utilizzato il software Raw File Converter di Silkipix, versione: 3.2.15.0, fornitami anch'essa da Fujifilm.
Ovviamente, gradirei che esistesse una maggior standardizzazione dei file, in modo che fosse più facile leggere i file raw di diverse case produttrici di materiale fotografico con lo stesso tipo di software che adopero abitualmente, ma questo forse è un argomento intorno al quale si potrebbe parlare per ore.
Non sono un esperto di software e proprio per questo motivo non mi piace perdere troppo tempo ad impostare programmi d'elaborazione di file raw e via dicendo, la mia esigenza è di trovare un buon software che legga ed elabori ogni tipo di file e mi consenta di elaborare comodamente la colorimetria, la distorsione le correzioni prospettiche, la definizione, il contrasto, la luminosità, l'esposizione, il dettaglio, la saturazione e poco altro, ma in maniera sicura ed efficace per ogni modello di fotocamera o scanner che uso.
Nelle immagini esposte in questa pagina, ho volutamente evitato d'effettuare grandi correzioni in post-produzione per poter tastare direttamente il look che Fujifilm ha voluto attribuire ad una fotocamera molto utile e unica nel suo genere.
Posso dire fin da subito che il dettaglio è buono e non richiede le correzioni che ero solito a dare alla mia Pentax K-01 che a volte appare un po' appannata.
La colorimetria di Fujifilm è un po' più fredda di quella di Pentax che a me piace molto e che ritengo sia già di per sé un punto forte di Pentax. 
Sicuramente, la Fujifilm X100S è un'ottima macchina fotografica, ogni fotografo o appassionato di fotografia vorrebbe possederla per i suoi grandi pregi di portabilità, velocità, comodità e qualità costruttiva; io sono convinto che quest'apparecchio potrebbe essere prodotto anche con un sensore più grande, mantenendo le stesse dimensioni d'ingombro generale per ottenere una macchina perfetta, o quasi, ma ci sarà tempo di capire meglio anche quali sono stati i miglioramenti fondamentali già introdotti nel passaggio tra la X100 e la X100S. Tony Graffio


Tutti i diritti riservati


Fujifilm X100S (calotta superiore)

Fujifilm X100S (vista di 3/4)


English text:

STREET PHOTOGRAPHY with the Fujifilm X100S

Today, there is much talking of Street Photography a photographic genre that would be very practiced, often unconsciously, even by photographers who take up the camera for the first time and decide to shot around to record spontaneous images in their environment without disturbing people by what they are doing. To move in a quiet manner, without becoming the main focus of attention, you need a small camera with a small size sensor, fast in the settings, with a fast lens and not too flashy. Easy to always have on hand. better if you can put in an inside pocket or a small anonymous bag .
In addition, for me the ideal camera should have a lens of quality that has a fixed focal length, on 35mm format, of 35mm, or equivalent focal length on a digital format.
As already know who follow my blog, for me the almost perfect device to carry around to take shots with the film is the Rollei 35 S, unfortunately, there is nothing similar for digital photography, but for quite some time I had Fujifilm X100S identified as the best camera that could fulfill the tasks that I wish to entrust a small camera to use incognito in public environments such as: reportage.
After I have made a contact with the head of marketing Fujifilm Italy after I explained them what I wanted to do, I managed to get the digital camera object of my desire, in evidence for some time. This is the Fujifilm X100 S, 31L00361 is its serial number.

Very firs contact with the camera
The camera was handed to me with a dead battery in a box containing the charger BC- 65N , power cord and lithium-ion battery NP95 3.6 volts and 1800 mAh battery. I note immediately that, accustomed to the battery of my Pentax K -01, 3.6 volts seem few, in fact, despite having a double thickness, 7.2 volts 1860 mAh battery DLI 90 (Pentax) have always been a power more than satisfactory to me and that battery has always provided an excellent energy independence .
Unfortunately, when we depend on the power supply is always better to have carried a spare battery (never had this need with Pentax) and keeping the battery charger in the camera bag.
The Fujifilm X100S is a well-built machine that can also give satisfaction to those who, like me, comes from the classic photography and are used to take photographs with mechanical cameras. Many manufacturers neglect to think at the tactile sensation, while Fujifilm has had the insight to realize that, they possess a beautiful object made of metal with a solid appearance and with a good lens that does not distort the image. This fact has its own importance for those who take photographes for profession or for passion.
Now, I do not want to say too much to praise a model of camera with which I took just 6 pictures, so I'll try to keep my feet on the ground and tell you what I understood from these first shots with a camera that I had picked up only an another occasion just for a few minutes.
At the reception of Fujifilm, I made a quick charge of the battery BC- 65N , for about 15 minutes, so to be able to record a few images in the place where i was, because I immediately wanted to test the camera response in front of a possible effect moiré situation.


Very first impressions
Although Fujifilm recently released newest cameras on the market, such as the Fujifilm X-E2 and the Fujifilm XT1, I considered it more interesting for my personal needs, to try in a long time test the Fujifilm X100S that shares the same 16 MP APS-C sensor, called “X-Trans” with these latest models. A sensor, which should ensure the best results for those subject having their own mat that might normally have the moiré effect of lines as disturbing result on the reading of the image.
Right in the same square closed to traffic, where the palace of Fujifilm Italy is, just outside Milano, there are some beautiful architectures and some clean geometric lines that I found perfect to begin to understand the behavior of a very special sensor developed and used exclusively by Fujifilm.

100% magnification of a detail of the grid recorded at 16MP (3264X4896 pixels) , the beats are visible as lines in concentric circles that do not distort colors, but they cause only a slight artificial contrast in the image. The result of this quick test shows that there is a slight presence of moiré, not such as to render the image unusable or troublesome, but still detectable by a trained eye. I recognize the quality of the new Fujifilm X -Trans sensor and I intend to carry out tests more accurate soon. In this case, the camera was hand-held and shooting occurred at 1/950 sec . f 5.6 with sensitivity set to ISO 200 .

Difficult to reproduce on an image, such as the one with the iron grilles for ventilation of the parking lots of companies that overlook this square, it was difficult to get a perfect result and in fact, in our case, there are beats visible, but however quite light and impossible to eliminate because, depending on the format of reproduction and the distance at which the subject is observed , the eye is not able to isolate each individual lines of image definition. Of course, I would have to suggest a comparison with the image obtained from another camera to see if this sensor is really free from defects beat, or not, and this is exactly what I intend to do as soon as possible by comparing the images obtained with the Fujifilm X100S and the out of production Pentax K-01 of my property. Another test that I want to make, even more interesting, is the comparison between the image obtained from a X100 and the X100S. Old sensorversus the new X- Trans.

Since the vision of the second photograph taken by me, the number 5003 for the camera, I would affirm that the image is well defined and free of optical distortion, but these, as I previously mentioned, are the advantages of having a fixed lens. Good job Fujifilm you are perhaps the only brand that have not bowed to the digital counterproductive tendency to evoid to propose low quality zoom as the first set-up on cameras.
Good image contrast and detail chosen as a benchmark standard.

I have certainly had no pity for the camera at my disposal, I started right away with shooting difficult subjects to test right away what I could get from the sensor, electronics and optics. The response of this X100S on a backlit subject is very good for a sensor of small size as the APS-C, the automatic exposure aperture priority and speed of focus are very satisfactory. The focus is definitely more accurate and faster than my Pentax K-01, but even here I have to say that I possess a zoom lens with a poor stop aperture that perhaps it would not be appropriate to compare with the Fujinon 23mm f 2 Aspherical Super ebc.


I arrived in Cernusco with the green metro line of Milan, in the same way I came into town. Also in this picture is a stark contrast to the sensor Fujifilm bears well. I was interested to highlight the surveillance camera underground to test the invasiveness of the presence of small digital rangefinder camera and see if I could move with the camera at eye level without provoking protests from the responsible for the tracks, or of the other passengers.


While I was busy photographing this girl, I was reminding of a famous photograph by Bruce Davidson, depicting a pair of elegant women while they waited for the arrival of a subway train in an elevated station in New York. My subject is a bit different, although it was taken up in a similar environment. Meanwhile, it was taken from a greater distance, I was looking at the female figure intent on scrutinizing the phone and listening to music and I was intrigued by what appears to be a ventilation grille mold industry, over the head of the girl.
It is evident how the times change and how change the activity to pass the time waiting, in the 1970s you could read a book; in our case there are those who read something on the screen of a mobile phone and at the same time listen to the music.
However, with the Fujifilm I have gone unnoticed at the eyes of the electronic controllers of the track, as well as those of young human traveler.

I also did a shoot with the little Rollei 35S that I will publish  in another moment.

I have found some ease of use of the camera in the test which is really quick and easy to use, thanks to the beautiful hybrid viewfinder electronic/optical HVF (Hybrid View Finder), while I did not like the position of the ring of the manual exposure compensation because in at least three occasions I have inadvertently moved the knob with the thumb of my right hand while I was framing my subjects .
Having never used this control in my life, if I want to correct the exposure in fact I choose to work in a manual mode (or in post-production), I would prefer it to be thought of a different solution to activate a change of exposure, perhaps by inserting a block of ring, or even eliminating the rotating wheel.
To process the image I used Raw File Converter (version: 3.2.15.0), a software by the ex Silkypix, given me by Fujifilm.
Obviously, I would appreciate that there was a greater standardization of files, so that it was easier to read raw files from many different manufacturers of photographic gear.
In the images shown on this page, I have deliberately avoided making of large corrections in post-production to be able to feel directly the look that Fujifilm has chosen to attribute to a camera very useful and unique.
I can say from the outset that the detail is good and does not require the corrections that I used to give my Pentax K- 01, which at times seems a bit hazy (I use nearly each time the old Takumar with manual focus).
Colorimetry Fujifilm is a bit cooler than Pentax which I like a lot and which I believe is already a strong point of Pentax.
Surely, the Fujifilm X100S is a great camera, any photographer or photography enthusiast would want to own it for its great advantages of portability, speed, comfort and quality construction. A the same time I am convinced that this system may also be produced with a larger sensor, while maintaining the same overall general dimensions to get a perfect camera, or nearly so. 
Anyway, there will be time to better understand also what were the key improvements have already been made in the transition between the X100 and X100S. Tony Graffio