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martedì 27 maggio 2014

Cosa penso della Fujifilm X100s

Questa fotocamera è sul mercato già da più di un anno, in aggiornamento di un modello molto simile al quale è stato sostituito principalmente il sensore e sono state riviste alcune funzioni e comandi che adesso sono molto più pratici ed immediati.
La macchina fotografica in osservazione è di per sé molto interessante poiché è l'unico prodotto sul mercato che si propone come uno strumento fotografico di qualità in una categoria di prodotti in cui molti sembrano voler dimenticare che il fine unico della loro esistenza e della loro progettazione sia la ripresa di buone immagini. Senza poi considerare che la soddisfazione del cliente passa attraverso il buon rapporto con un oggetto che sia robusto, leggero, maneggevole, tascabile, gradevole al tatto ed alla vista.
A me interessava provare un apparecchio fotografico "tuttofare", di questo tipo, capace di soddisfare esigenze professionali e che montasse un'ottica fissa di qualità perché, purtroppo, di questi tempi molti produttori offrono più di quello che sia effettivamente necessario, a discapito di qualità ottica e luminosità delle lenti. 
Fujifilm è un grande marchio giapponese che si distingue per aver sempre avuto idee molto interessanti in campo fotografico e per aver realizzato prodotti di grande qualità in ogni fascia di mercato, basti pensare che nel 1998 presentò una fotocamera di titanio, innovativa, molto bella e particolare come la Fujifilm TX1, meglio conosciuta come Hasselblad XPan. Io purtroppo non ho questo modello di fotocamera, ma l'anno scorso ho acquistato un'altra meraviglia della Fuji: la GS 645 Professional, una macchina di medio formato che utilizza sia pellicola 120 che 220, della quale forse dovrei parlare in futuro prossimo venturo.
Chi predilige la fotografia in luce ambiente, in interni o di notte non può in alcun modo non avere a sua disposizione una fotocamera che monti un'ottica luminosa o super-luminosa: la Fujifilm X100S dispone di un obiettivo sufficientemente luminoso (f 2) e talmente di buona qualità che si possono evitare di fare tutte quelle correzioni in Photoshop che normalmente sono un obbligo su quei file ottenuti da fotocamere che montano zoom di dubbia qualità e scarsa luminosità.
Anche i jpeg ottenuti con questa fotocamera potrebbero essere tranquillamente utilizzati, nel caso non ci fosse il tempo di poter migliorare in post-produzione gli scatti.


Io ero alla ricerca di una fotocamera da avere sempre con me, sia per motivi di praticità che di qualità di risultati e posso dire d'essermi trovato molto bene con la Fujifilm X100S, tanto da averne preso in considerazione l'acquisto.
Ho potuto utilizzare questa mirrorless molto particolare, grazie alla cortesia della responsabile dell'Ufficio Stampa di Fujifilm Italia, che mi ha messo a disposizione un'esemplare della X100S per il tempo necessario per poter capire quasi ogni segreto di questo modello di fotocamera.
Il mirino ibrido elettronico/ottico è una soluzione molto interessante e utile che è stata fin'ora adottata soltanto da Fujifilm. Il fatto di non doversi affidare totalmente al pannello sul retro della fotocamera è ovviamente un grosso vantaggio, io per parecchio tempo ho trovato molto soddisfacente il mirino elettronico a livello dell'occhio, ma poi, quando ho provato anche il mirino ottico con le proiezioni dei riferimenti elettronici, mi sono trovato ugualmente molto bene, avendo in più la sensazione di un minore affaticamento dell'occhio e un'immagine più reale alla quale affidarmi.
Il mirino ottico della X100S non è un semplice mirino galileiano, ma un mirino galileiano inverso, ovvero a schema ottico invertito rispetto al telescopio di Galileo. Per ottenere una maggiore luminosità la lente concava è stata posizionata dalla parte dell'oggetto da riprendere, mentre la lente convessa è posizionata dalla parte dove si appoggia l'occhio per effettuare l'osservazione del soggetto. Questo tipo di schema ottico è adatto ad una visione grandangolare che corrisponde alla scelta fatta da Fujifilm anche per la dotazione dell'ottica fotografica.
Come si può intuire dopo questo discorso, la parte relativa ai mirini della X100 S occupa una parte importante nella scelta di un apparecchio di questo tipo e fa aumentare anche il costo finale del prodotto.
A conferma della qualità di questi mirini al livello dell'occhio, posso dire d'aver utilizzato lo schermo LCD da 2,8 pollici quasi esclusivamente per rivedere gli scatti effettuati.

Il fondello della X100S, come la X100 ha una strana disposizione delle viti di fissaggio.


L'altro elemento rivoluzionario di questa fotocamera è il sensore X-trans, anch'esso ad uso esclusivo degli apparecchi fotografici di casa Fujifilm.
Fujifilm sostiene che la qualità delle immagini ottenute con questo tipo di sensore è talmente elevata che i prodotti che montano tali sensori, pur essendo in formato APSC, possono essere paragonati a prodotti concorrenti che montano sensori di formato 24X36.
Purtroppo, io non ho modo di fare un raffronto scientifico tra questi tipi di sensori, ma posso dire che sicuramente i sensori X-Trans hanno una resa di nitidezza superiore ai normali sensori con filtro a schema di Bayer, il fatto poi che la definizione sia limitata a 16 Megapixel riduce un po' la possibilità d'effettuare raffronti reali, ma io ho potuto riscontrare, soprattutto nelle immagini salvate in B/N, una differenza piuttosto evidente.
Ammetto di non avere una grande comprensione per il formato APSC, però se fossi Fujifilm produrrei un sensore X-Trans di formato 24X36 per dire che la qualità del mio prodotto è quasi paragonabile al medio formato, ma questa secondo me sarebbe soltanto una manovra pubblicitaria, perché in qualsiasi caso la dimensione del sensore ha una notevole importanza, non solo a livello di definizione, ma anche di sensibilità, poiché da un sensore più grande si ottengono pixel più grandi che catturano più luce e certamente sono in grado d'avere una resa cromatica migliore.
Da prove che ho eseguito personalmente, posso dire che il fastidioso effetto moiré, al quale un sensore normale toglie il filtro passa basso non è un problema che venga proposto ai sensori X-Trans e già questa è una buona notizia.
Personalmente, ritengo che 16 MP di definizione non siano poi tantissimi per un uso professionale e probabilmente è per questo motivo che sono curioso di attendere circa un altro anno e vedere come sarà l'erede della X100S, perché dover affrontare spese, tutto sommato non da poco, ogni 2 anni, mi  sembra un po' esagerato e pertanto preferisco utilizzare la mia fotocamera, anch'essa da 16 MP, aspettando di capire cosa uscirà di nuovo l'anno prossimo. Ma questo è il problema di tutti i prodotti elettronici che hanno a che vedere con computer, o altre forme di processori di dati.
Su questo blog ho esposto varie immagini scattate con la Fujifilm X100S, mi rendo conto che non sia tanto facile valutare delle differenze sullo schermo di un computer che mediamente è un 15-17 pollici, ma posso dire d'essere rimasto piuttosto soddisfatto dei risultati ottenuti, della facilità d'utilizzo e della velocità della Fujifilm X100S, ma ci sono anche dei punti che andrebbero migliorati.
Come forse ho già avuto modo di dire in precedenza in un post che confrontava la X100S con la X100 per capire se la capostipite di questo modello fosse una fotocamera che potesse ancora farsi valere, la messa a fuoco tramite la ghiera elettronica non è il massimo della precisione e quando si presenta la necessità d'effettuare una messa a fuoco manuale, come per esempio nel caso di una scena poco luminosa, dove la messa a fuoco automatica non riesce ad essere precisa, si rischia di aver problemi di messa a fuoco anche utilizzando la ghiera manuale.
Ho sempre usato la messa a fuoco automatica che funziona quasi sempre abbastanza bene su un punto fisso, mentre non sono riuscito ad ottenere buoni risultati per seguire soggetti in movimento con la messa a fuoco in modalità AF-C (messa a fuoco continua).
Un altro limite, per me è l'assenza della possibilità di registrare dei timelapse, opzione che non dovrebbe mancare su una fotocamera di un certo pregio e di un costo oltre i 1000 euro. 
Un'altra cosa che mi ha lasciato piuttosto perplesso sono il tipo di file Raw Raf scelti da Fujifilm. Certo, ogni produttore può scegliere di inventarsi i suoi codec, le proprie compressioni e quant'altro, ma sarebbe il caso che si lavorasse in maniera collettiva ad uno standard omogeneo, o perlomeno che si scegliesse d'offrire una doppia opzione di Raw, quelli proprietari e perché no, i DNG che offrono la sicurezza di poter essere aperti anche in futuro (per lo meno fino a che Adobe ci sarà), o con software non proprio di ultima generazione.
Già il fatto che un prodotto medio non duri più di 2 anni non può rendere i consumatori particolarmente contenti, figuriamoci poi se ci dovessero essere sorprese con la gestione dei file...
Io ho riscontrato un problema abbastanza fastidioso, ma non sono il solo, con la mia collezione di prodotti CS5; se convertivo i file Raf in DNG mi si presentavano poi strane retinature che rendevano l'immagine non proponibile. Fujifilm mi ha risposto d'essere a conoscenza di questo fatto, ma la cosa non li preoccupava più di tanto poiché scaricavano ogni responsabilità su Adobe. Io non ho particolari simpatie per Adobe, specie dopo le loro ultime scelte commerciali e sto quindi pensando di passare a Capture One Pro, anche in previsione di adottare un diverso prodotto da ripresa.
Tutto sommato, la mia esperienza con la Fujifilm X100S è stata molto positiva, soprattutto avendo l'esigenza d'avere una fotocamera di qualità sempre a portata di mano, ma mi rimangono dei dubbi abbastanza importanti per tutto quello che è la gestione dei file ed il rapido tramonto di prodotti digitali che sembrano avere una pericolosa obsolescenza programmata ad arte. 
Accolgo in maniera positiva il sensore X-Trans e mi auguro che presto anche altri produttori di sensori studino qualcosa di nuovo, perché i classici sensori CMOS con filtro passa basso su schema a filtro di Bayer non vorrei vederli più montati su nessun tipo di fotocamera. Tony Graffio


Tutti i diritti riservati

martedì 1 aprile 2014

Fujifilm X100s e Fujifilm X100 due strumenti simili ma diversi che segnano una tappa importante verso il ritorno ad una fotografia più umana

La vita di una fotocamera digitale ha una durata che va dai 36 ai 24 mesi, ma a volte anche meno, non per problemi di usura o di guasti, ma per un continuo rinnovamento tecnologico che rende difficile ad un fotografo mediamente esigente non voler disporre delle ultime novità che gli consentono di esprimersi con mezzi che permettono d'ottenere delle immagini più definite, con meno disturbi e sempre più accurate.
Aggiungendo poi qualche nuova soluzione tecnica per effettuare migliori riprese video, timelapse, o riprese dalla gamma dinamica più ampia, come si fa a non considerare il penultimo modello di fotocamera acquistato già obsoleto?  
Nel 2010 Fujifilm aveva messo sul mercato una fotocamera molto bella e interessante che oltre ad essere ben costruita e di buona qualità era anche solida e rivoluzionaria per l'introduzione di un sistema di visione dell'inquadratura molto pratico ed intelligente. 
Nel 2013 Fujifilm ha rivisto un prodotto molto ben riuscito e richiesto, migliorandolo, senza stravolgerne la filosofia, cosa che ha portato ad una fotocamera ancora più desiderabile che può dare grandi soddisfazioni anche a fotografi non particolarmente esperti.
La X100 e la X 100s sono due fotocamere che si assomigliano moltissimo esteticamente e che portano quasi lo stesso nome, ma in realtà la X100s ha ben poco in comune con la X100 ed i 3 anni che separano l'uscita sul mercato di questi due prodotti sembrano perfino pochi, se si pensa che hanno portato alla progettazione di un sensore che stravolge la logica del filtro di Bayer e  che rappresenta una delle novità tecnologiche più interessanti degli ultimi anni in questo settore.
Un'operazione commerciale come quella fatta da Fujifilm è qualcosa di veramente coraggioso ed efficace, è una mossa che  allo stesso tempo riesce ad evocare il fascino di un oggetto classico, costruito in metallo, e dal design estremamente pulito con scelte tecniche innovative cui nessun altro ha pensato di attuare.
Disporre di una fotocamera che si avvale di un ottica fissa di qualità con all'interno un otturatore centrale molto preciso e incredibilmente veloce che, oltretutto, ha il vantaggio d'essere assolutamente discreto e silenzioso, conferisce alla X100/X100s un ulteriore valore aggiunto per le riprese di street photography ed in tutte le occasioni in cui il fotografo vuole passare inosservato e lasciare a chi lo circonda il dubbio su cosa egli stia effettivamente facendo. Questo prodotto, allo stesso tempo, riesce ad evocare e far coesistere scelte sorprendentemente moderne e controcorrente, come il sensore X-trans senza filtro passa basso ed il mirino di stile galileiano integrato da tecnologia elettronica che permette d'usare la fotocamera all'altezza dell'occhio come fosse una Leica M3, ma anche di scegliere tra l'immagine elettronica ed un'immagine ottica con sovraimpressi i dati utili alla ripresa ed alla messa a fuoco.
Ultimamente, mi è capitato di provare le fotocamere Leica M digitali e devo dire che traguardando il soggetto da riprendere attraverso il pur luminosissimo telemetro ottico della casa tedesca, non disporre di una soluzione elettronica che riportasse la visione ad un sistema più vicino ai sistemi digitali utilizzati da questo tipo di fotografia, era in effetti un po' strano avere una visione di tipo ottico per poi andare a registrare un'immagine elettronica. Un conto è provare a visualizzare il risultato di una fotografia che si svilupperà con i bagni chimici di un laboratorio, aiutandosi con mezzi ottici, un conto è vedere immediatamente come sarà il risultato di quello che si sta formando sul sensore elettronico della nostra fotocamera digitale, per mezzo di un visore a lcd o simili, dove visione e risultato usano mezzi analoghi, pur presentandolo in dimensioni molto diverse. Ad ogni modo, il sistema di messa a fuoco manuale con telemetro tradizionale di Leica è sicuramente molto affascinante e capace di riportarci con la mente agli anni più belli della fotografia di reportage, ma non si può certo dire che questa azione  sia molto rapida, anche perché la fotografia digitale non perdona gli errori di messa a fuoco.
La X100 prima e soprattutto la X100s dopo, sono dei prodotti anomali, unici nel loro genere, al punto d'aver avuto un ottimo successo di vendite e da essere stati molto ben ricevuti dall'ambiente degli appassionati di fotografia che amano la sostanza e dai fotografi professionisti che scelgono una fotocamera tuttofare da avere sempre in tasca.
Secondo me, orientarsi su questo tipo di prodotto ha una sua logica che va al di là del vorrei, ma non posso permettermi una Leica, perché pur ricordando quel genere di fotocamera a telemetro, le macchine fotografiche di Fujifilm sono una reinterpretazione in chiave moderna e personale di un modo veloce di fare fotografia in strada, o tra la gente. Fotocamera capostipite di una categoria di mirrorless che, tra qualche tempo, potrebbe diventare un classico.

Fujifilm X100S, un passo avanti alla X100

Il mondo della fotografia digitale ci ha abituato a disporre di strumenti sempre più piccoli e leggeri capaci di fornirci buoni risultati con estrema facilità.
Quello che un tempo era fattibile solo con una fotocamera miniaturizzata per agenti segreti, oggi è ottenibile con qualsiasi compattina che ha magari un sensore da soli 2/3' o di misure inferiori, sensori perfino più piccoli del formato mm 8x11, delle famose Minox Made in Riga.
Il risultato oggi può anche essere migliore a quello che si riusciva a stampare dal piccolissimo formato, ma bisogna essere disposti a scendere a tutta una serie di compromessi che i vecchi fotografi difficilmente accettano.
Scegliendo una fotocamera un pochino meno miniaturizzata e con un sensore di dimensioni quasi standard, come la X100/X100s si torna a padroneggiare un tipo di fotografia che viene praticata con uno strumento di precisione anziché con un giocattolo. Il feeling con lo strumento che ci permette di esprimere i nostri sogni creativi e fissare in immagini i nostri ricordi ha la sua indiscutibile importanza.
Il rapporto tra l'oggetto capace di tradurre i nostri pensieri più reconditi in immagini da mostrare al mondo intero non può ridursi ad impugnare una scatoletta di plastica che si scolorisce e si consuma perdendo ogni giorno di più le proprie magiche caratteristiche. L'oggetto che può concretizzare le nostre potenzialità creative o che conserva ciò che per noi ha un valore affettivo che va oltre al concetto di denaro non può essere un aggeggio di poco conto, ma dev'essere esso stesso un oggetto speciale che ha intrinsecamente un suo valore non trascurabile.
La curiosità suscitata da Miroslav Tichy ed il fascino delle sue stupende immagini sfuocate, ottenute con scatole di cartone, lenti di plastica e pellicola scaduta è qualcosa di unico che fa dell'imperfezione e dell'approssimazione uno stile ricercato e poetico, ma non è una situazione normalmente auspicabile, è un'eccezione, il risultato di anni di ricerca di un grande artista e di uno stile di vita completamente anticonvenzionale.
Non si tratta nemmeno di rimarchiare una reflex dozzinale con un nome di prestigio per venderlo a 10 volte il suo costo e far credere all'acquirente di disporre di un oggetto d'élite. Non bisogna barare, bensì offrire dei contenuti ed un involucro adeguato ad accompagnare il fotografo lungo il cammino dei propri sogni e delle proprie ambizioni. Di questi tempi per vendere e soddisfare la clientela bisogna saper piazzare sul mercato un prodotto di qualità ed allo stesso tempo proporre  l'archetipo di un oggetto che non ha una funzione accessoria, ma primaria. Non si parla di una pietra sul fuoco utile ad uno scopo pragmatico come potrebbe essere il tostare il pane, né di un attrezzo superfluo per gingillare l'operatore, ma di poter offrire all'utilizzatore uno strumento speciale, capace di creare opere (d'ingegno) potenzialmente immortali. Già parecchi produttori di materiale fotografico hanno intercettato questo desiderio di disporre di un feticcio elegante e funzionale, senza però capire pienamente il punto della questione. Non tutto è riconducibile a voler suggerire un effetto nostalgia presentando reflex costosissime dai contenuti mediocri con l'aspetto, i materiali e le ghiere degli anni 1980; bisogna saper progettare qualcosa di nuovo e funzionale, come ha fatto Fujifilm, senza dimenticare di mettere poi in produzione una merce effettivamente valida. La qualità deve esserci sia a livello tecnologico che a livello meccanico e non può essere confezionata in forme improbabili: forse per questo mettere in vendita fotocamere come la X100s è diventata un'impresa più unica che rara.
Perché una fotocamera che viene caricata con la pellicola è un gioiello di meccanica di precisione, di ottica e di design, mentre una fotocamera digitale assomiglia più ad un elettrodomestico dalle forme irrazionali anziché a qualcosa che ci dia piacere anche al tatto ed alla vista?
Normalmente, il problema è quello che la fotografia digitale è per certi versi molto più vicina al mondo dei computer che a quello della pellicola, così come produrre computer d'alluminio o di titanio è considerato uno spreco, perché comunque vadano le cose, la durata d'utilizzo di questi prodotti è talmente breve da non giustificare l'impiego di materiali pregiati. Alla stessa stregua trovare chi produce una buona fotocamera con una buona ottica fissa sta diventando un'impresa da Guinness dei Primati, ma alla fine anche i produttori di dorsi di medio formato stanno capendo che una cosa sono le plastiche speciali, ma ben altro sono le leghe d'alluminio di tipo aeronautico, materiali questi ultimi che si stanno giustamente affermando su questi prodotti estremamente costosi
La qualità ha un costo, però perseguendo questa via si può evitare di ritrovarsi con ottiche piene di distorsioni o senza la ghiera dei diaframmi, perché tanto poi i software rielaborano le immagini per correggere i difetti della ripresa, o tenteranno di correggere il disturbo presente in quei file ottenuti scattando a 3200 Iso e diaframma 4,5 che ormai sta diventando l'apertura normalmente adottata dagli zoom delle macchine fotografiche digitali.
La fotografia pura sta quasi scomparendo perché i mezzi fotografici sono cambiati, si vanno via via informatizzando, ormai si fotografa più col telefonino ed il tablet che con la macchina fotografica, mentre chi vuole avere un rapporto più artistico con questo mezzo torna a rivolgersi alla pellicola di medio e grande formato.
Nonostante io mi renda conto dei continui progressi della fotografia digitale, devo dire che non mi sento ancora soddisfatto dei risultati che si possono ottenere con questi mezzi, la poca profondità di fuoco, la poca profondità dell'immagine che rende i volumi troppo piatti e poco contrastati, l'eccessiva regolarità dei pixel ottenuti tramite dei sensori imperfetti, il ricorso continuo a tecniche d'interpolazione sono per me dei limiti che costringono l'immagine ad un risultato troppo artefatto e poco realistico; la visione del sensore digitale è troppo lontana dalla visione dell'occhio umano, tutto appare uscito da un mondo robotizzato anziché dalla mente e dai sogni dell'uomo. 
Anche in questo caso, forse la soluzione sarebbe quella di proporre sensori di grandi dimensioni, magari aggiornabili o sostituibili, costruendo sistemi fotografici modulari, un po' come fa già da tempo Red nel campo della cinematografia digitale, in modo da non avere prodotti "usa e getta", ma strumenti ben costruiti dal ciclo di vita più lungo e dal valore commerciale più durevole. 
Quello che invece apprezzo molto della fotografia digitale è la possibilità di fotografare a bassi livelli di luminosità ambientale, anche qui ad intervalli di tempo regolari aumenta la sensibilità nativa del sensore che ci permette d'ottenere scatti sempre migliori con illuminazione sempre minore.
Ovviamente, anche la X100s risponde a questa logica ed incrementa la propria sensibilità rispetto alla X100.


Nuovi comandi e menu più razionali

Considero il sensore X-trans di Fujifilm come una prova della volontà di far evolvere l'elemento elettronico fotosensibile in uno strumento capace di trasformare l'immagine analogica in un segnale digitale che sia a sua volta facilmente modificabile in una forma di rappresentazione realistica della realtà, ma con un'anima pseudo-umana, o in qualche modo più vicina alla sensibilità dell'uomo e delle forme di vita biologica, più che alla fredda rappresentazione matematica di un algoritmo.

So che può essere una visione un po' animistica del mondo reale, ma ottenere l'annerimento di elementi fotosensibili disposti in maniera casuale all'interno di gelatina animale ricavata dalle ossa di ovini appositamente allevati a questa finalità ha qualcosa di rituale che rende il processo fotochimico più vicino al mondo dell'uomo, ai suoi problemi ed alla sua biochimica.
Volendo entrare un poco più nello specifico delle due fotocamere di cui avevo pensato di parlare in questa pagina, senza voler ripetere cose già dette da tempo da altri, posso affermare che tra la X100s e la X100 c'è quasi un abisso, Fujifilm dichiara che il sensore X-trans produce immagini di qualità comparabile ad un sensore 24X36, io non mi sento di sostenere questa teoria, però devo ammettere che questo tipo di sensore è sicuramente migliore a quelli utilizzati normalmente sulle altre fotocamere di formato APS - C, anche se non capisco perché Fujifilm non abbia ancora scelto di presentare anche un modello che incorpori un sensore di dimensioni standard 24X36.


Mirino ibrido e sensore X-trans le due innovazioni delle Fujifilm X100/X100s

Sulla calotta superiore della X100 e della X100s sono state incise le novità introdotte da questi due modelli di "mirrorless a telemetro", cosa ci riserverà in futuro, il prossimo modello della serie X100? Io penso che sicuramente verrà ritoccata la risoluzione del sensore, così come la sua sensibilità nativa. Altri possibili miglioramenti dovrebbero riguardare la funzione di messa a fuoco continua che a mio giudizio non è particolarmente efficace. Un'altra caratteristica che non dovrebbe mancare da una fotocamera di prestigio è la possibilità di effettuare riprese in timelapse per mezzo di un sistema ad intervallometro incorporato.
Un altro elemento da rivedere potrebbe essere la messa a fuoco manuale che soprattutto con illuminazione scarsa rende la ripresa fotografica molto approssimativa perché anziché sopperire ai deficit della messa a fuoco automatica, introduce nuove difficoltà nel gestire le distanze con precisione.

Davanti all'asilo d'infanzia - X100
Iso 200 1/750 sec f 8

Davanti all'asilo d'infanzia - X100s
Iso 200 1/420 sec. f 8 lettura esposimetrica spot

Per i due scatti di Margot di fronte all'asilo d'infanzia Secondo Mona di Somma Lombardo (Va), ho impostato entrambe le fotocamere sull'automatismo a priorità di diaframmi ed ho ottenuto due immagini molto simili, ma esposte in modo leggermente diverso, cosa che rende difficile valutare esattamente la resa cromatica che è leggermente più satura per la X100. Per questi scatti sono partito dai file Raf che ho sviluppato col software (Raw File Converter), fornitomi da Fujifilm, senza apportare alcuna modifica.

Coriandoli - X100
Iso 200 1/1200 sec. f 8

La tana del topo -X100s
Iso 200 1/450 sec. f 8 lettura spot

Queste due immagini non sono comparabili tra loro se non per valutare la dinamica di contrasto che sotto il sole di mezzogiorno, in una giornata dal cielo terso, è molto buona.

Guardare lontano - X100
Iso 200 1/400 sec. f 8

Prima della partenza - X100s
Iso 200 1/850 sec. f 5,6 lettura media

In buone condizioni di luce la Fujifilm X100 si comporta molto bene, ma quando l'illuminazione inizia a scarseggiare, iniziano a vedersi i limiti del sensore più vecchio che non può neppure competere con l'X-trans per definizione, sensibilità, purezza del dettaglio e per aver eliminato l'indesiderato effetto moiré.

Margot e rimorchio X100
Iso 200 1/320 sec. f 7,1

Margot e rimorchio X100s
200 Iso 1/480 sec. f 5,6

Nel confronto tra queste due immagini il comportamento della X100 è abbastanza simile a quello della X100s; nell'ingrandimento al 200% la X100s in realtà aumenta maggiormente la dimensione dell'immagine perché ha più pixel.

X100 dettaglio 200%

X100s dettaglio 200%

Queste mie prove vogliono poter offrire delle immagini da confrontare e dalle quali ognuno possa trarre un suo parere personale, io ho potuto osservare vari scatti per farmi un'idea di ciò che affermo, ma per evitare di inondare questo sito di fotografie ho cercato di pubblicare qualche immagine gradevole che non renda questo blog troppo tecnico e pesante.
Le mie conclusioni personali sono che è preferibile avere a disposizione la Fujifilm X100s, sia per una migliore qualità d'immagine, maggiore sensibilità, sia perché la fotocamera più recente dispone di comandi e menu molto più razionali e di un'operatività più semplice ed efficace. Per me, è importante disporre di una fotocamera capace di poter lavorare in ambienti interni ed in situazioni notturne, per cui la X100s potrebbe soddisfare meglio le mie esigenze di ripresa, ma per chi fotografa prevalentemente in ambienti esterni, in luce diurna, una X100 usata potrebbe rivelarsi un'ottima scelta ad un costo ragionevole.
Naturalmente, è sempre meglio effettuare gli aggiornamenti di firmware disponibili online, spesso un piccolo cambiamento nel software è in grado di eliminare difetti anche piuttosto seri e dare nuova vita alla nostra fotocamera digitale. Tony Graffio







sabato 1 marzo 2014

Una piovra coi baffi (An octopus with a mustache)

In via Lev Tolstoj c'è un infreddolito mostro marino, con un cappellino di lana in testa, che sta tracannando un paio di bottiglie di rum, cosa che probabilmente gli causa qualche delirio e tremore. Alle sue spalle, si fa per dire, una grande nuvola bianca che potrebbe essere la schiuma prodotta da un'enorme onda.
Il polpo, o la piovra simboleggiano il timore di essere stritolati o trattenuti da persone che ci vogliono imporre la loro volontà, ma questo mostro marino può essere visto anche come l'incapacità di gestire situazioni diverse e contrastanti. Questi grandi molluschi possono anche avere il significato di qualcosa con cui esprimiamo la nostra avidità e visto che in questo graffito viene rappresentato un essere marino con delle bottiglie nei tentacoli, direi che siamo proprio di fronte al caso in cui qualcuno sta per essere sopraffatto (la grande onda) dai propri vizi, o debolezze. I baffi, assurdi e ridicoli su una piovra, potrebbero parlarci della volontà del soggetto di mascherarsi di fronte a questi problemi e nel non volerli riconoscere in nessun modo. Eventualità comprovata anche dalla presenza di una specie di fiore nel terzo occhio che significa come il soggetto trascuri e nasconda le proprie capacità e i propri valori positivi per continuare ad essere preda dei propri difetti.
Ovviamente, il cappellino significa che il soggetto è una "testa calda".
Non so chi sia l'autore di questo simpatico disegno, ma è probabile che con la sua opera egli ci parli di se stesso in un modo inconscio, ma molto esplicito.

In Leo Tolstoy street there is a sea monster with a warm hat on his head, it is downing a couple of bottles of rum, which is probably due to some delirium and tremor. Behind it there is a big cloud of white foam that could be produced by a giant wave.
The octopus symbolizes the fear of being crushed or withheld from people who want to impose their will, but this sea monster can also be seen as the inability to handle different situations and conflicting. These large shellfish can also have the meaning of something with which we express our greed and the fact that in this graffiti is shown to be a giant octopus with the bottles in the tentacles, I would say that we are right in front of someone who is going to be overwhelmed (the big wave) from his vices or weaknesses. The mustache, absurd and ridiculous on an octopus, could you talk about the subject's willingness to disguise the face of these problems and do not want them to recognize in any way. Eventuality proven by the presence of a species of flower in the third eye which means as the subject hides and neglects his own abilities and positive values to continue to be prey of their own shortcomings.
Of course, the hat means that the subject is a "hot head".
I do not know who is the author of this cute design, but it is likely that through his work he speaks to us of himself in an unconscious way, but very explicit.

 La piovra coi baffi vista dal giardino Anna Del Bo Boffino

Piovra e lupo

Sicuramente, il lupo alle spalle della piovra è di un altro street-artist, ma anche questo simbolo non fa che rafforzare il significato del quadro d'insieme che vediamo.
Trovarsi di fronte a questa visione può far suscitare una reazione d'identificazione a chi sente di avere questo tipo di problematiche e magari potrebbe far scattare una reazione positiva per cercare di liberarsi dai tentacoli dei propri eccessi.

Surely, the wolf behind the octopus is another street-artist work, but even this symbol reinforces the significance of the overall picture that we see.
Be confronted with that vision may produce a reaction to the identification of those who feel they have this type of problem and maybe could trigger a positive reaction to try to break free from the tentacles of their excesses.

Con la bava alla bocca

Il soggetto soffre in questa situazione e vorrebbe elevarsi ad uno stato di coscienza che gli consenta di vedersi com'è realmente, cosa che può procurare ulteriori disordini e fastidi. La cosa interessante è che in questa visione s'intravede un benessere (il fiore luminoso) che non si riesce a raggiungere.
La simbologia utilizzata dagli esseri umani è la stessa in quasi tutte le culture, anche per chi è all'oscuro dei miti classici, perché l'uomo è sempre mosso dagli stessi sentimenti, desideri e paure, fin da quando ha messo piede su questa Terra.
Molti ragazzi che si esprimono con immagini simboliche (graffiti) tendono a sminuire l'importanza delle loro opere e quando si chiede loro che cosa stanno disegnando o che cosa significa il loro lavoro, essi provano a sviare l'attenzione dell'osservatore dicendo che il graffito non vuol dire niente di particolare, ha il significato che gli dai tu, ma questo non è vero perché i simboli hanno un significato comune, anche se possono emergere a livello inconscio. E proprio nei momenti di coscienza alterata o di profonda concentrazione, la mente umana si ricongiunge alla storia dell'uomo e pesca nella sua millenaria storia le figure a cui ha sempre fatto riferimento, fin da quando si esprimeva proprio con i graffiti sulla roccia, all'interno delle caverne nelle quali trovava rifugio dai predatori notturni. Tony Graffio


The subject suffers in this situation and he would like to rise to a state of consciousness that allows him to be seen as it really is, which can provide further unrest and inconvenience. The interesting thing is that in this vision glimpsed a being (the bright flower) that you can not achieve.
The symbols used by humans are the same in almost all cultures, even for those who are unaware of the classical myths, because man is always moved by the same feelings, desires and fears, since he set foot on this Earth.
Many guys who express themselves with symbolic images (graffiti) tend to downplay the importance of their work and when you ask them what they are or what it means drawing their jobs, they try to divert the viewer's attention by saying that the graffiti does not mean anything in particular. These pictures have the meaning that you give them, but this is not true because the symbols have a common meaning, though they may emerge at an unconscious level. And in moments of deep concentration or altered consciousness, the human mind is joined to the history of man and fishes in its millennial history figures to whom he always referred to, since he expressed himself with own graffiti on the rock, in the interior of the caves in which found refuge from predators at night. Tony Graffio

Geolocalizzazione: N 45°26'55.024" E 9°9'8.886"
Fotocamera: Fujifilm X100s

lunedì 24 febbraio 2014

Subway (A spasso nella metrò con la Fujifilm X100s)

Questa mattina sono sceso nelle gallerie della metropolitana di Milano con l'intento di mettere alla prova la Fujifilm X100s in condizioni di luce artificiale, alto contrasto e messa a fuoco rapida, per rubare qualche scatto spontaneo a qualcuno dei tanti artisti di strada che suonano e cantano sulle carrozze dei treni, non ho trovato molti personaggi interessanti, ma mi sono fatto un'idea di come si comporta la X100s.

Bella ragazza sulla metropolitana milanese (Poche tette)
Ultimo giorno della settimana della moda
(2000  Iso 1/90 sec. f 2,2)

Indecisione prima di una scelta importante

Leggere può far passare il mal di denti
Leggere può far passare il mal di denti
(2000 Iso 1/100 sec. f 2,2)

C'è chi si annoia...

Chi resta un po' sorpreso...

Chi sogna ad occhi aperti sulla metropolitana
Chi sogna ad occhi aperti

E chi è alla ricerca di un pubblico che non possa sfuggire alla propria esibizione estemporanea.


Ci vuole una bella concentrazione per riuscire a cantare in un ambiente così dispersivo

In effetti, perché ascoltare la musica in cuffia, quando c'è chi canta dal vivo sulla base registrata sul telefonino?

Per un attimo avevo pensato che il tipo col cappellino fosse il body-guard della cantante, invece guardava male solo me...

Comunque anche altri mi guardavano con sospetto

Forse sono stato troppo invasivo?

Per fortuna c'era anche chi trovava la mia incursione fotografica divertente
(2000 Iso 1/100 sec. f 2,2)

E chi era indifferente

Sfuggente

o semplicemente occupata a fare altro
(2000 Iso 1/70 sec. f 2)

Qualche mamma aveva fretta e qualche bambina no

Vedere le persone da fuori la carrozza dà una visione diversa. E' un po' come quando sei fuori dall'ascensore e l'ascensore ha le porte aperte, in quel momento tutti ti vedono e ti guardano, appena entri diventi invisibile e tutti volgono lo sguardo altrove...

Ad un certo punto mi son detto: "Adesso vado a casa a mangiare"
(2000 Iso 1/50 sec. f 2)

Ma prima ho fatto un'ultima foto che mi sembra essere quella riuscita meglio, forse perché non c'era tanta gente intorno, forse perché questo ragazzo sembra già visto, come se fosse uscito dalla subway di New York, o forse perché a me piace sempre molto il bianco e nero.

Obey, Obey, Obey,
Ragazzo con cappellino leopardato sulla metrò di Milano 
(2000 Iso 1/150 sec. f2,2)

Note fotografiche
Entrato in metrò ho fatto una prova d'esposizione e quando mi sono accorto che sarei riuscito a scattare con circa 1/80 di secondo a f 2, ho scelto d'impostare la fotocamera per 2000 Iso. Avendola già provata per 800 Iso in un precedente post, non volevo andare troppo oltre, anche se sarei curioso di vedere la resa dell'immagine a 3200 Iso, prova che mi riprometto di fare entro fine mese, magari in un ambientazione notturna su cavalletto. La fotocamera si è comportata bene, ma io ho riscontrato un paio di problemi che possono essere stati causati dal mio modo di agire. La messa a fuoco automatica è una gran comodità, ma con poca illuminazione sulla scena da riprendere, i tempi per calcolare con esattezza la distanza aumentano un pochino e poi, probabilmente, avrei dovuto fare delle prove impostando la messa a fuoco continua, mentre, io in genere resto sempre sulla messa a fuoco su un punto fermo, cosa che può aver forse mandato un pochino in crisi il sistema, visto che io, o i soggetti, o entrambi, eravamo spesso in movimento. I tempi di scatto per i soggetti pubblicati in questa pagina andavano da circa 1/50 sec. a 1/100 sec. ed il diaframma da f 2 a f 2,8; il tempo di posa avrebbe dovuto essere sufficientemente veloce da produrre risultati abbastanza buoni, ma ho spesso riscontrato un effetto di micromosso che ha un pochino compromesso la qualità delle immagini. Forse non essendo io molto abituato a questo tipo di fotografia d'azione (street photogrphy) ho effettuato degli scatti un po' troppo in fretta per cercare di non dar troppo nell'occhio. Credo che dovrei rifare un'altra escursione nella metrò e provare ad impostare la Fujifilm X100s direttamente sui 3200 Iso, con la levetta su AF C (autofocus continuo),e vedere se i risultati migliorano.
Il bianco automatico è molto preciso e soddisfacente, e così anche la risposta cromatica del sensore.
Anche per questa serie di scatti ho voluto convertire i file Raf in DNG per poi poterli aprire con il mio PS CS5. Guardando i file risultanti a piena definizione, in un caso mi sono accorto che era comparsa una strana trama, come se ne vedono su quelle fotografie stampate sulle vecchie carte fotografiche con le fibre incrociate. Per tutte le altre immagini non s'è presentato questo effetto. Nel complesso, la correzione del rumore (poco) ha dato luogo a pixel che formano sfumature abbastanza gradevoli che ricordano vagamente la grana della pellicola fotografica.
Per molti anni mi sono rifiutato di fotografare con apparecchi digitali, proprio perché trovavo inaccettabile come grossi pixel quadrati dessero origine a linee oblique seghettate; ma è chiaro che con i sensori che contengono sempre più pixel, gli elementi che formano le immagini tendano sempre più ad essere puntiformi.
L'ultima immagine in B/N l'ho ottenuta direttamente attraverso Silkypix senza portare nessuna correzione per migliorare il rumore, ho soltanto aumentato un po' il contrasto e reso l'immagine monocromatica. Tony Graffio


sabato 22 febbraio 2014

Take me to the stars

Fenicottero astronauta con tuta spaziale

Nasa certified

Luogo: Piazzale Carlo Archinto
Fotocamera: Fujifilm X100s
Esposizione a 200 Iso: 1/320 sec. f 5,6

mercoledì 19 febbraio 2014

2 diversi sensori APS-C, un piccolo confronto sul campo tra Fujifilm X100s e Pentax K-01

Non è mai semplice, né piacevole fare una prova comparativa tra due modelli di fotocamere appartenenti a due diversi costruttori, non è mia intenzione parlare bene di un marchio o male di un altro, attualmente non dispongo neppure dei mezzi tecnici certificati per fare un test scientifico, quello che mi interessa è cercare di capire se 2 sensori di tipo diverso danno effettivamente luogo a risultati diversi, oppure no.
Ieri mattina, fortunatamente non pioveva e così sono uscito per scattare qualche fotografia a Margot con la Fujifilm X100s e la Pentax K-01; entrambe le fotocamere sono abbastanza particolari e non hanno poi gran che in comune se non, decimo di millimetro più, decimo millimetro meno, le stesse dimensioni del sensore.
La Fujifilm X100s è una camera che si sta vendendo molto bene e che è arrivata sul mercato circa un anno fa, sostituendo la già ottima Fujifilm X100, presentata alla Photokina di Cologna nel settembre del 2010.
La Pentax K-01 è stata una fotocamera molto interessante che non è stata molto compresa dagli utilizzatori di questi tipi di prodotti; fu prodotta dal febbraio 2012 al febbraio 2013, io l'ho acquistata nuova, quando già era fuori produzione, nel marzo 2013.
Il sensore X-trans di Fujifilm è stato costruito con un tipo di matrice diversa dai soliti filtri di Bayer che permette d'eliminare i filtri passa basso ed evitare così i fastidiosi effetti moiré quando la trama di un soggetto s'incrocia con quella della griglia di pixel presenti sull'elemento fotosensibile della fotocamera.
La Fujifilm è dotata di un'ottica fissa di 23mm f 2; sulla Pentax ho montato, tramite un adattatore un vecchio Super Takumar 28mm f 3,5 che potrebbe avere circa mezzo secolo di vita.
Entrambe le macchine fotografiche hanno la possibilità di scegliere una colorimetria particolare da menu, io mi sono affidato al profilo che simula il comportamento della pellicola Fujifilm Provia per la X100s, mentre per Pentax ho scelto una configurazione che dovrebbe aumentare leggermente la saturazione del colore. Per sviluppare sia i File Raf che i file DNG ho utilizzato software di Silkypix, non sono intervenuto con correzioni di nessun tipo, tranne che correggere leggermente l'esposizione dove l'ho ritenuto necessario. Ho impostato entrambe le fotocamere su 200 Iso di sensibilità e ho lavorato in automatismo con priorità di diaframma.
Queste che seguono sono le immagini che ho registrato.

 Fujifilm X100s 200 Iso 1/170 sec. f 8

Pentax K-01 Iso 200 1/60 sec. f11

Fujifilm X100s 200 Iso 1/950 f 2,8

Pentax K-01 200 Iso 1/250 f 5,6

Per rendere un po' più interessante il confronto è meglio visionare dei file un po' più grandi.

 Fujifilm X100s 200 Iso 1/340 sec. f 4

Pentax K-01 200 Iso 1/500 sec. f 3,5

Fujifilm X100s 200 Iso 1/280 f 4

Pentax K-01 200 Iso 1/320 f 4

Il sensore utilizzato dalla Pentax K-01 è un sensore Sony IMX071 CMOS da 16 MP che sembra avere una sensibilità nativa di oltre 800 Iso che è stato montato anche sulla Pentax K5 e sulla Nikon D7000. Naturalmente la resa generale dell'immagine dipende da molti altri fattori tecnici, poiché anche il tipo di processore d'immagine montato, l'elettronica ed i software hanno la loro notevole importanza.

Il sensore X-trans di Fujifilm, pur avendo per scelta la stessa definizione di 16MP, è più giovane di ben 2 anni rispetto al Sony e questo fatto nel mondo dell'elettronica non è trascurabile.

Mi sento di dire che ci troviamo in presenza di 2 ottimi sensori che esprimono caratteristiche differenti, non ritengo che il vecchio Takumar possa aver influenzato negativamente la risposta del sensore Sony, probabilmente la mia messa a fuoco manuale può non essere stata altrettanto precisa di quella automatica di Fujifilm e sicuramente le ottiche per la fotografia digitale portano luce in maniera più perpendicolare al sensore dei vecchi obiettivi per fotografia chimica. 
In questo caso non voglio mettermi a contare linee di risoluzione, ma effettivamente osservo un diverso comportamento dei due sistemi nelle trame dei tessuti degli indumenti indossati da Margot, specialmente sul cappuccio beige sopra la spalla. 
Parlando con termini che tendono a esprimere più delle sensazioni che delle certezze, vorrei dire che l'insieme tra corpo macchina digitale e ottica per fotografia classica tende a produrre immagini di gusto filmico, mentre la modernità del prodotto Fujifilm, nonostante nel nome del prodotto e nell'aspetto voglia proporre uno strumento che richiami in qualche modo il mondo della fotografia classica, a livello di risultato consente d'ottenere un'immagine molto attuale e precisa.
Non è che per me un'immagine sia più desiderabile di un'altra, molto dipende dalle atmosfere che si ha intenzione di riprodurre, la cosa bella è poter disporre sempre di nuovi mezzi per poter esprimere sentimenti diversi.
Ho in programma d'effettuare altre prove di confronto sul campo e di pubblicare fotografie di varie fotocamere, sempre indicando il marchio, il modello e i dati relativi a sensibilità, tempi d'esposizione e tutto ciò che può aiutare a capire come si comportano gli strumenti che ci piace adoperare per fotografare. Tony Graffio