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mercoledì 28 ottobre 2015

Ecomostri e memoria

L'Ecomostro milanese messo a nudo in tutto il suo splendore 

L’Isola per quasi sessant'anni, nel periodo pre e post bellico, è stato un quartiere povero e industriale di Milano. Dopo il Garibaldi, ha subito negli ultimi cinque/dieci una rivoluzione urbanistica eccezionale, riportando in auge “la vocazione dinamica e modernista della città” di cui l'edificio di via Confalonieri soprannominato il Rasoio rappresenta l’ultimo e piu’ eclatante atto. Per quanto riguarda la vicenda di questa enorme costruzione coinvolta nel fallimento del suo ideatore, Ligresti, rimando all'articolo del Corriere…) L'autore sembra interessarsi solo al problema di facciata, evitando di entrare nel merito della questione speculativa, ma la lettura del testo è utile per conoscerne i retroscena. Per parte mia vedrò se la questione può essere affrontata da un punto di vista più generale.

Via Ferrante Aporti

E' rimasto affumicato dalle bombe
il muro fino all'Osteria. Macchie
su macchie lisce inosservate, senza
nomi, senza fiori. Nessuno lo sa.
Il vecchissimo oste passa e ripassa
e non mi vede, non mi chiede
cosa ci faccio in piedi lì fuori.

Mario Benedetti
(in Tersa Morte)

Fino a trent’anni fa, scendendo dal ponte Bussa per imboccare via Borsieri, si poteva ancora vedere una testimonianza, forse già allora l’ultima, di quelli che sono stati per Milano i bombardamenti. Incoraggiato dall’audacia di colui che considero uno degli ultimi geni artistici, Gordon Matta Clark (figlio illegittimo della signora Clark e del celebre surrealista Roberto), avevo concepito un lavoro che ne sottolineasse la presenza e in qualche modo ne cristallizzasse la memoria: un enorme muro alto quattro o cinque piani si abbatteva inclinato sui resti di una casa sventrata proprio all’angolo destro fra quella via e la Confalonieri (Fotografie 1 e 2). 

Fotografia n.1 di Federico De Leonardis

Fotografia n. 2 di Federico De Leonardis

Le superfici sconcie e derelitte, che testimoniavano la vita rimasta attaccata alle tappezzerie o alle piastrelle di ex cucine o cessi, il muro le avrebbe in qualche modo eternizzate, squillando una presenza indelebile a memoria delle distruzioni subite da Milano durante la guerra. Ricordavo la poesia di Malte1 e del silenzio da lui evocato a proposito dei muri sventrati nella Parigi dell'inizio del secolo scorso. Purtroppo non mi è stato consentito attuare il progetto e pochissimi anni dopo lo “sconcio” è stato cancellato da una nuova costruzione: un edificio a cinque piani nello stile anonimo dei nuovi palazzi sorti un po' dovunque in città negli anni della ricostruzione, questo però aspirante al “lusso”. Si sa, la pressione all’inurbamento non aveva cessato di premere a cancellare qualsiasi memoria sgradita alla sua ”vocazione dinamica e modernista”. La mia delusione fu grande: si fa sempre fatica ad accettare la realtà, malgrado la coscienza che le possibilità di spazi per le opere d'arte offerte dalla pubblica amministrazione (di destra o di sinistra che siano) sono sempre scarsissime. Comunque è giusto così: ubi major...
Torno alla mia passeggiata trent'anni dopo.
Triste viaggio attraverso un quartiere pur stato vivo: tutti ricordano il fermento sessantottino e degli anni settanta, in cui giravano per il quartiere spinelli e gruppi politici attivi nell'estrema sinistra e Stecche di volonterosi artigiani, abbarbicati alle mura dell'ex Brown Boveri, ti aggiustavano la bici con pezzi di ricambio raccolti chissà dove o ti rifacevano uno sportello per quatto sghei! Triste memoria di mio figlio architetto, partito per le americhe latine a cercare un nuovo possibile approccio al proprio mestiere (non lo vedo da quattro anni), ma consolazione almeno che, se gli sono state rubate le utopie dall’orda barbarica della speculazione selvaggia del liberismo senza freni, lui non ha visto lo scempio perpetrato.
Parliamoci chiaro fin da subito: io dico scempio e qualcuno non proprio a torto potrebbe accusarmi di nostalgia e pensarla esattamente all'opposto: il quartiere ha fatto un salto di qualità notevole, si è ripulito, le superfici di vetro hanno sostituito muri cadenti e case di ringhiera, il verde tutto sommato non manca, ragazze ben vestite e pettinate circolano liberamente e affollano i numerosi bar e ritrovi che hanno invaso i pianoterra. E tu cosa pretendi, che le città non si trasformino? La Parigi pre-Haussmann? La Milano dell’Adalgisa?
Sono cosciente di imboccare una strada in salita, di andare controcorrente: i tempi premono verso quella che io chiamo, un po' impropriamente lo so, una svizzerizzazione internazionale. Perché Milano dovrebbe essere diversa da Singapore, New York, Shangai ecc e del resto la vita si trasforma, stupido pensare di arrestarne l'andazzo e la città ne è lo specchio. Anzi, la differenza fra un nostalgico come me e un'archistar di oggi è proprio il successo e il mio discorso sa di invidia. Del resto anche la cultura storica mi dà torto: la Roma di Borromini e c/o per essere quella che è ha dovuto sventrare l’urbe paleocristiana, lasciando sopravvivere solo qualche basilica. Anzi, malgrado la pressione alla sua periferia dei palazzinari (il cui erede oggi ha pretese di Sindaco2), rimane la testimonianza unica al mondo di una coerenza urbanistica barocca e pazienza che orde del nuovo cancro (parlo del turismo naturalmente) cerchino di invaderla quotidianamente. Pazienza perché è ancora possibile godersi lì, fra un giubileo e l'altro, fra un expo e l'altro un'antica coerenza estetica: anche questa è memoria, centrale e non semplicemente centro storico.
Continuando la passeggiata per il quartiere mi veniva in mente la frase di un mio antico professore alla facoltà di Architettura di Firenze, Quaroni: “La città è come un uomo, non puo’ vivere senza memoria”. Come no, gentile Ludovico, forse che quello che è stato chiamato l'ecomostro di via Confalonieri non alloggerà felici futuri speculatori edilizi pronti a gentrificare3 altre parti della città? Morto un Ligresti se ne fa un altro: aspettiamo solo che il Galfa (ex proprietà dello stesso speculatore fallito, a due passi dall'Isola, svetta ancora il nobile esempio di un'architettura razionalista) arrivi a una decrepitezza tale da giustificare l'azione delle turbe di nuovi pescecani ansiosi del suo abbattimento per sostituirlo con un più alto e più redditizio grattacielo: un’altra fetta di memoria di autentica vocazione modernista della città sarà cancellata.
Ricordo un mio nostalgico viaggio di circa vent'anni fa nella Chicago di Sullivan e Richardson e la delusione di non riuscire a vedere gli edifici che solo pochi anni prima il buon Benevolo mi aveva propinato sulla sua famosa Storia dell'Architettura moderna: erano stati distrutti e sostituiti con costruzioni ancora più alte e più audaci. Nello stesso viaggio mi colpì pure incontrare a Filadelfia non più di cinquanta metri (sic!) di case (o semplicemente delle loro facciate?) di un'antica via: in mezzo alle nuove costruzioni esibivano ridicolmente lo scrupolo che all'ultimo minuto aveva colto gli americani a distruggere totalmente il ricordo visivo delle loro origini: la Nuova Inghilterra. Il Museo regge, mi sono detto, almeno quello regge, ma basta? Il museo è l'altra faccia della svizzerizzazione dilagante, la prova della cattiva coscienza della società occidentale: dove si distrugge, si conserva un resto bell'impachettato e illuminato e turbe di vecchietti in pensione in cerca di “emozioni tardive” renderanno l'investimento redditizio. Sic transit gloria mundi.
All'Isola (abito ai suoi margini, a Nord) la domenica sera frequento, in uno “squallido” e anche lui nostalgico Arci di Via De Castilla (Metissage), un cineclub digitale, Zarbo d'essai (il cui nome ricorda, rovesciato, il celebre Obraz di Eisenstein e dopo di lui il non meno favoloso cineclub del quartiere Garibaldi, morto per sfratto negli anni novanta – pare che questa pratica colpisca come un virus un po' dovunque, vedi l'Apollo e prima il De Amicis), diretto da uno “squallido” e nostalgico ex sessantottino, Nereo Rapetti (ottimo fotografo che ci propina pellicole nuove e vecchie spesso di notevole interesse). E' opportuno qui ricordare che proprio da via De Castilla, a ridosso della stazione Garibaldi, si accede alla famosa piazza dedicata a quel pessimo architetto che ha firmato il restauro di una piazza milanese (ma a Milano esistono piazze e non solo spartitraffico?) a sua volta dedicata a un famigerato assassino di popoli, Luigi Cadorna: tutto si tiene. 

3 La Casa della Memoria, sullo sfondo Unicredit Tower e Bosco Verticale 

La frequentazione domenicale di cui parlavo mi ha permesso di vedere in pochi anni moltiplicarsi in altezza il cemento, rosso, della Casa della Moda (Moratti) (Fotografia 5), quello giallo della sede dell'Apple (Pisapia), restiling (neologismo di FDL ndTG) degli ex grattacieli Perotta delle Ferrovie Nord e infine, coperto da un enorme cartellone pubblicitario (della Unipol), l'edificio di ligrestriana memoria.

4 Incombenze

5 Restyling dei grattacieli delle Ferrovie.
 Progettati dall'arch. Perotta negli anni di Craxi; a destra in basso (non inquadrato ndTG) l'ingresso dell'Arci Metissage.


 6 Unicredit Tower, Cortiletto 

En passant, il senso di soffocamento dovuto al restringersi progressivo di qualsiasi dimensione spaziale che non fosse la verticale non mi ha impedito di immaginarmi un po' malignamente la sorpresa degli inquilini della palazzina Borsieri Confalonieri, che ha annullato il mio antico sogno di scultore, a vedersi restringere giorno dopo giorno l'angolo di cielo così faticosamente conquistato nell'ex Isola.

7 Le "cassettiere" del Bosco Verticale di Boeri svettano come funghi

8 Il Bosco Verticale di Boeri

Pis par ti, te la sei voluta, piccolo borghese con quattro soldi in tasca, anche se oggi il tuo investimento è moltiplicato dallo svettare come funghi (è il caso di usare questo sostantivo, vista la velocità con cui sono sorte) le cassettiere di Boeri. Ma tirem innanz. Con 150 anni di ritardo l'angolo di una mini New York riviveva attorno a me sottolineato dalla mesta presenza di un nespolo che resiste caparbio alla chiusura dei cieli (Fotografia 8).
L'uomo a una dimensione fa strage dei consimili, il Cromagnon estingue il Neanderthal. E i nostalgici, a  parer mio.

9 Il nespolo semi-soffocato dai nuovi palazzi

10 L'ecomostro abbandonato nel bel mezzo di quello che poteva essere un piccolo polmone verde per un quartiere che negli ultimi tempi ha subito ogni genere di "trasformazioni"
(didascalia di TG)

Ma concludiamo. Francamente, non capisco perché prendersela tanto con l'ecomostro di Ligresti, quando convive con altrettanti anonimi rappresentanti, verticali o miseramente seduti, verdi o gialli che siano, di un'architettura che ha perso il senso della bellezza e si è ridotta a essere semplicemente volume, quando non mera facciata, in un contesto urbanistico senza alcun disegno di insieme. Per essere precisi, senza un Piano. Il fatto che la lezione di Borromini e di Sisto V si sia ridotta a museo per il turismo mondiale, che altrettanto, se non ancora di più, la vita abbia disertato città come Venezia e Firenze è grave, ma che l'architettura contemporanea dimostri una memoria ancora più corta e faccia fatica a ricordare che esisteva un tempo non lontanissimo che permetteva a un Le Corbusier di produrre delle utopie urbane è semplicemente catastrofico. I buoi sono irrimediabilmente scappati e andarli a cercare un inutile esercizio. Federico De Leonardis

11 Come interpretare un'immagine pubblicitaria: il Rasoio di Ligresti mascherato dalla Giunta Pisapia con un altrettanto mostruoso cartellone, guarda caso, degli amici banchieri di Unipol
(didascalia di TG)


Da via Federico De Confalonieri

Note:

1. ”Case? A esser precisi si trattava di case che non erano più là. Case demolite in tutta la loro lunghezza. Quelle rimaste erano le altre, le case accanto, le alte case vicine; esposte certo al pericolo di crollare, da quanto si era tolto loro ogni sostegno – perché tutto un'apparato di lunghi pali incatramati si stendeva diagonalmente tra il terreno ingombro di macerie e i muri denudati. Non so se ho già detto che è a questi muri che intendo riferirmi; non però al primo muro delle case rimaste (come si potrebbe ancora supporre) – ma all'ultimo delle scomparse. Si scorgevano, ai diversi piani, pareti a cui ancora aderiva la tappezzeria; qua e là, l'aggetto del pavimento o del soffitto. Correva lungo le pareti, per tutta la lunghezza del muro, uno spazio bianco-sporco, attraverso il quale si svolgeva, con sconce spirali da verme, simile a un intestino, la conduttura rugginosa e scoperta delle latrine. Sulla cornice dei soffitti i tubi del gas illuminante avevano lasciato grigie tracce come di polvere... La vita tenace delle stanze non si era ancora lasciata sopprimere”. (Rilke tradotto da Giorgio Zampa)

2. Alfio Marchini
     
3. Il termine urbanistico è nuovo, significa grosso modo un'operazione di quei piani regolatori che promuovono al centro l'insediamento esclusivo di edilizia residenziale di lusso, che a sua volta, automaticamente, favorisce l'allontanamento in periferia delle classi povere e medie per una maggiore valorizzazione delle aree. Il processo procede automaticamente, e la separazione delle classi di reddito è sempre più netta.


Via Federico De Confalonieri

Tutti i diritti riservati. Testi di Federico de Leonrdis Fotografie FDL e TG
  

lunedì 19 ottobre 2015

Digit sotto al Rasoio

All'ombra di un pauroso abuso edilizio in puro stile italiano, Digit ci presenta una parodia del mondo reale in chiave numerica con alberi e croci ricavate dai circuiti stampati sulle basette elettroniche di un microcosmo un po' inquietante.
Nella grande immagine che raccoglie alcuni stencil dei suoi lavori Digit inserisce tre riferimenti al cristianesimo: Adamo ed Eva, Cristo in croce e l'Ultima cena.
La città del cibo fresco fumante si riferisce ad una Milano sempre più sporca che accoglie, con L'Esposizione Universale del 2015, degli ansiosi pellegrini sempre di corsa che in poche ore visitano e visionano con un turismo mordi e fuggi  delle mete che hanno qualcosa da nascondere. 
Altri simboli che compaiono in questo moderno affresco sono le impronte digitali di un epoca che di umano ha sempre meno; una X sembra volerci dire che la scelta dello stile di vita effettuata dall'umanità è quella di un'esistenza opulenta e superficiale, ma anche un po' malata.
Una strana onda sembra trasportare una specie di squadra e compasso, simbolo dell'ordine e del potere framassonico.
Che dietro The italian job del "Colpo all'Italiana", ovvero corruzione, Mafia e speculazione edilizia, oltre alla politica ed i suoi scagnozzi, ci siano i Mastri muratori?
E' questo che ci viene detto, su questo pannello che ci impedisce d'accedere all'area del "Rasoio", uno dei più grandi disastri urbanistici nella storia della città di Pisapia?

Digital World

L'ultima cena al ristorante scozzese: c'è sempre qualcuno che finge d'amarti per tradirti meglio

Un colpo all'italiana per rovinare la città. Uccidi Milano muore l'Italia

Adamo ed Eva e la mela di Steve Jobs nel giardino digitale

Il rasoio di via Confalonieri, sullo sfondo del pannello disegnato da Digit

In occasione di Expo 2015, la Giunta di Milano trovandosi vistosamente in imbarazzo per il titanico abuso edilizio in via Confalonieri, ha pensato bene di mascherarlo con un altrettanto gigantesco pannello sul quale, guarda caso, anche lì sono presenti disegni a forma di lametta, come a dire di voler alimentare ulteriormente i tagli sul territorio, ai danni dei cittadini, operati dai soliti noti. TG





martedì 8 luglio 2014

Toy di fronte alla piena del Seveso

Oggi a Milano, in zona Niguarda, ed all'Isola abbiamo assistito all'esondazione del fiume Seveso ed a breve, più a Nord è attesa anche l'esondazione del fiume Lambro.
Io ho personalmente potuto vedere un evento eccezionale in cui una grande quantità d'acqua s'è riversata dal cielo ed, in seguito, dai corsi d'acqua, nelle strade di queste zone. 
Tutto questo disastro accadeva mentre nel centro storico, chiuso al traffico, si svolgeva un incontro con i ministri degli affari interni dei paesi della Unione Europea, nell'ambito delle iniziative prese dall'Italia come paese a guida del parlamento europeo.
I danni sono molto ingenti, cantine, garage, laboratori allagati e pieni di fango uscito dalle fogne, per non parlare della chiusura della linea 5 della Metropolitana e le difficoltà per gli spostamenti a piedi o con altri mezzi. Un gestore di una tavola calda mi ha raccontato d'aver dormito in macchina perché era stato sorpreso a notte fonda dall'alluvione che non gli consentiva di raggiungere casa.
Idrovore che pompavano acqua in continuazione per liberare vani caldaie, e seminterrati. In un condominio era stata da poco sostituita la caldaia per un costo di 56.000 euro, spesa che dovrà essere ripetuta a breve, ma questo è solo una delle moltissime situazione di disagio e di pesanti perdite economiche che si sono registrate a Milano, una città che un tempo era il motore industriale, commerciale e morale d'Italia.
Fortunatamente, il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia s'è prontamente offerto di risarcire tutti i danni causati dall'esondazione.
Una ragazza cinese era incredula di ciò che ha dovuto affrontare e mi ha confessato che non si sarebbe mai aspettata di dover fronteggiare un'emergenza del genere in una città europea come Milano.
Proprio oggi, in via Cola Montano, su un grande bidone della spazzatura del Comune ho notato una figura somigliante al Sindaco con un lungo naso da pinocchietto: che sia un cattivo auspicio alle promesse pronunciate da Pisapia?
Speriamo di no, certo che quando ci si trova davanti ad una tale sincronia di eventi è difficile non mettere insieme le cose...

Giuliamo Pisapia bugiardo e taglieggiatore del cittadino
Toy, il burattino antropomorfo con le sembianze da Sindaco è un po' spaventato per aver visto arrivare l'ondata record della piena del Seveso in data 8 luglio 2014

Non so chi sia l'autore di quest'opera che non ho visto da altre parti e non so nemmeno cosa abbia spinto l'autore a dare questa interpretazione piuttosto critica di un uomo che sembra il Sindaco di Milano, vale però la pena di registrare i fatti e le parole di oggi per vedere se in futuro ci sarà davvero un valido intervento del Comune per rimborsare i danni causati ai cittadini, a seguito di una gestione poco precisa delle acque che scorrono nel sottosuolo e delle barriere che ne dovrebbero regolare il flusso.
La cosa strana è che il problema è conosciuto da tantissimi anni, almeno 60, però la situazione non riesce ad essere arginata o risolta, infatti oggi c'è stato un allegamento record che ha portato l'acqua fin dove non era mai arrivata prima.
Ci dobbiamo davvero preoccupare?


PISAPIA E' UN GENIO (del male)
Aggiornamento del 21 luglio 2012

Non ci sono limiti al peggio, non bastava l'esondazione dell'8 luglio 2014, che comunque è stata sicuramente aggravata dall'incompetenza di qualcuno, poiché non si era mai visto un livello delle acque tanto elevato, specie dopo che i lavori della linea lilla della Metro 5 sono stati completati...

Si sa, i problemi si possono risolvere solo in un modo, ovvero aggiungendone di nuovi e aumentando la tangente che il cittadino deve versare a stato, regioni, province, comuni, e chi più ne ha più ne metta. 
Forse, chi gestisce la res pubblica pensa che creando nuovi problemi si possono meglio dimenticare quelli vecchi. Differenziare le preoccupazioni è certo una bella strategia politica. Ormai, si vive quasi esclusivamente per bersi tutte le panzane che ti propinano e per compiacere l'amministratore di turno che, un giorno s'inventa la promessa di rimborsarti i danni che ti ha causato (sperando che non si comporti allo stesso modo di quando promise di pagare le multe per le affissioni elettorali abusive), mentre qualche giorno dopo, quando stai per lasciare la città per goderti nemmeno una settimana di vacanza all'anno, un po' di nascosto, come fanno  certi ragazzini un po' discoli, ti dipinge le strisce blu per la strada.
Magari hai il box allagato, o pieno di fango e non sai dove mettere l'automobile? Meglio, così sei obbligato a lasciarla per strada e pagare il parcheggio al Comune. 
Che mossa! Quando si dice che i nostri politici perdono tempo, certo non si pensa alla Giunta milanese che sa bene come muoversi quando tu sei con la cacca fino alle orecchie. Il Sindaco, o chi per lui, quando c'è da aprire chiuse o tombini che potrebbero ridurre la portata delle acque a Milano, forse, si fanno un bel pisolone, ma di certo costoro non dormono quando c'è da importi la gabella che ti dà il colpo di grazia! 
Altro che rimborsi! Questo sì che è tempismo!
Oltre il disastro ambientale, i danni economici, fin'ora stimati in circa 47 milioni di euro. 
La tua casa, il tuo garage, il tuo seminterrato non li vuole più nessuno?
Chi vorrebbe comprarsi un appartamento (o affittarlo) in una zona dove quando meno te l'aspetti c'è l'acqua alta e non bastano nemmeno gli stivaloni da pescatore per andare a passeggio?
Per non parlare della tua automobile.
Da non credere!
Possibile che chi prima ti dice che ti rimborserà i danni subiti, poi infierisca in questo modo subdolo? Ma siamo uomini o sciacalli?

Ah non credete a Tony Graffio?
Va bene allora guardate le sue fotografie e ditemi cosa vedete.


Divieto di sosta in via Airolo, nuove strisce blu dopo l'esondazione

Lavori per conto ATM

Non mi risulta che ci sia stato nessuno che abbia spiegato le cause che hanno portato ad un'esondazione da record, però qualcosa di strano è sicuramente accaduto, o un errore madornale del quale tutti i responsabili giustamente si vergognano (mai abbastanza), ma poco importa tanto i colpevoli restano sempre impuniti, oppure una progettazione sbagliata di qualcosa che ha a che vedere con la linea 5 della metropolitana.
Se davvero dovesse esserci una responsabilità di ATM per quanto accaduto, trovo geniale che sia la stessa ditta municipalizzata che poi imponga il pagamento orario per parcheggiare in un luogo dove lasciar la macchina può significare doverla poi gettare via per la melma che ti entra nell'abitacolo, nella scocca e negli ingranaggi del motore.


Dopo due settimane dall'alluvione la strada fa ancora schifo, però adesso se vuoi farti rovinare la macchina devi anche pagare

Sia ben chiaro che Tony Graffio non ha nulla di personale contro questa Giunta, il Sindaco, l'opposizione o la Giunta precedente, questo non è un discorso fazioso, ma un ragionamento che è impossibile non fare in un mondo normale, peccato però che chi decida azioni di questo tipo non possa essere considerata una persona normale...



Chiudiamo in bellezza

A due settimane di distanza dall'alluvione, ci sono ancora oggetti rovinati di vario tipo che escono dalle cantine e dai garage per essere depositati sui marciapiedi, in attesa che il servizio di rimozione dei rifiuti dell'Amsa passi a ritirarli.

Quando cammini, vai in bicicletta e specialmente se  passi di qui in moto, ma basta anche una bava di vento, ti entrano negli occhi e un po' dappertutto quelle simpatiche polveri che prima di depositarsi secche sulla strada erano uscite dalle fogne sotto forma di melma.
Che belle le polveri di melma in estate, hanno un aroma inconfondibile, non c'è nemmeno bisogno d'andare in qualche porto, vicino a qualche scarico di liquami e ti senti già al mare. Senza nemmeno spendere per andare in vacanza! Che pacchia!
Hai il box inutilizzabile? Hai buttato tutto quello che avevi in cantina? Nessuno affitterà più il tuo laboratorio seminterrato?
Non pensarci, chiudi gli occhi, fai un bel respiro e vedrai che ti passa tutto.
Ricordati però di pagare il parcheggio, perché altrimenti da domani ti faranno anche la multa.

Le fotografie del 21 luglio sono state effettuate con una Pentax Q


Aggiornamento del 13 novembre 2014

Non si può più andare avanti con le promesse da marinaio, mentre la città affonda.
Guardate che bel video, ci sono anche i disegni del tunnel della Stazione Garibaldi.

Aggiornamento del 15 novembre 2014

E ci risiamo, 2 esondazioni in 3 giorni, non ho nemmeno voglia di fare le fotografie di questo disastro. Intanto le grandi menti che gestiscono il territorio a livello politico ed imprenditoriale a cosa pensano? Vogliono spendere più di 30 milioni di euro per costruire l'albero della vita, simbolo di Expo 2015.
Penso che a breve Tony Graffio tratterà questo argomento.

Secondo aggiornamento del 15 novembre 2014

Non ho saputo resistere e sono andato a vedere la situazione dal vivo in piazzale Lagosta.
Non ho mai visto l'acqua a questi livelli fino da queste parti. Poiché non avevo voglia di trovarmi in situazioni spiacevoli, ho cambiato strada e me ne sono andato.


Ore 17.03

Ore 17.03

Non è pensabile che ad ogni temporale estivo e ad ogni pioggia un po' sostenuta Milano si debba trovare in queste condizioni.

I governanti globali ci hanno detto fino alla nausea che non esiste il cambiamento climatico, è tutto normale, ebbene, i sindaci, i presidenti delle regioni e tutti i politici che non sono in grado d'affrontare e risolvere i problemi dei cittadini, se ne devono andare e non farsi più vedere perché gli incapaci non devono occuparsi di alcun che.
Quello che sta accadendo in questo paese ed in questa città è l'esempio lampante che le ciance servono solo ad innervosire la gente e prenderle in giro, non a risolvere i problemi gravi ed urgenti.
I cittadini sono anch'essi responsabili di quello che sta succedendo perché devono smettere di mettersi le fette di salame sugli occhi e delegare a gestire i beni comuni solo gentaglia che sa arraffare a discapito del benessere generale. 
Autogestione.
O dobbiamo andare avanti così? 
E' interessante vedere come l'elegantissima zona Isola non sia esente da problemi, prima è stata demolita per essere ricostruita con modernissimi grattacieli che svettano in mezzo ad un grande lago urbano.
Io anche se avessi miliardi da euro da buttar via, sicuramente non mi comprerei un appartamento, o un ufficio in questi palazzi, e voi? 
Oppure, ancora una volta, a parole, Mr. Giocattolo rimborserà tutti? T.G.