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lunedì 10 dicembre 2018

Calcografia, tatuaggio e leggende giapponesi con Monica Tenia

Monica Tenia e un suo dipinto che serve come campione per i tatuaggi.

Tony Graffio: Monica parlami di te.

Monica Tenia Tattoo: Mi chiamo Monica, ho 30 anni, sono toscana, ma abito a Torino da 5 anni. Ho iniziato a tatuare da quando avevo 19 anni, ma adesso mi occupo anche di incisione.

TG: Stampi soggetti molto interessanti dalle tue incisioni; si tratta di temi che riguardano la tradizione giapponese?

MTT: Sì, un po' si rifanno alla tradizione giapponese, ma soprattutto si rifanno all'iconografia del tatuaggio. Negli ultimi decenni il tatuaggio ha preso una svolta completamente diversa da come veniva trattato fino agli anni '90. Adesso quest'arte è molto più ricercata ed anche iconograficamente si è evoluta in modo impressionante. Ogni  mia stampa ricorda un po' il modo di tatuare oppure riporta personaggi tatuati.

TG: Ti sei ispirata al tatuaggio per fare delle stampe che comunque parlano di questa arte.

MTT: Sì.

TG: I soggetti che rappresenti sono originali o t'ispiri a qualcosa di pre-esistente?

MTT: Illustro delle antiche leggende che in qualche modo rivisito. Qui, per esempio, puoi vedere una donna che si trasforma in volpe, perché secondo una leggenda giapponese le donne che non si prendevano cura dei propri figli o non erano abbastanza attente alla loro educazione, si trasformavano in esseri mostruosi. Ogni leggenda giapponese, e ce ne sono davvero tante, ha un po' a che vedere con la morale e il comportamento dell'individuo in rapporto alla società in cui vive. In qualche modo queste leggende hanno un valore educativo.

Una matrice incisa da Monica

TG: Che tecnica hai usato per incidere la matrice della Donna-Volpe?

MTT: Per fare le linee acquaforte, per fare le campiture l'acquatinta. Si tratta di due tecniche base della calcografia. La matrice è di zinco ed è qua, te la posso far vedere se vuoi.

TG: Grazie. Volentieri vediamola. Monica, ma tu hai allo stesso soprannome di uno street-artist molto attivo qui a Milano, lo conosci?

MTT: Parli di XXX? Sì, ci siamo conosciuti...

TG: Siete quasi parenti?

MTT: No, lui è il maschio e io la femmina dello stesso parassita ed infatti dividiamo la stessa scena.

TG: E a Torino sei mai andata allo Psych Out Festival?

MTT: Ah sì, il festival psichedelico organizzato da Giampo Coppa...

TG: Quante copie tiri dei tuoi lavori?

MTT: Dipende. Se mi piacciono le stampe ne tiro varie, quella della Donna-Volpe è tra le mie preferite.

TG: Non numeri le stampe?

MTT: Alcune sì, altre no...

TG: Allo Psych Out hai mai partecipato per esporre i tuoi lavori o per tatuare?

MTT: No.

TG: Per lavorare con l'incisione hai fatto degli studi accademici?

MTT: Per fare le incisioni, ovviamente ci vuole un laboratorio e qualcuno che ti insegni. La calcografia non è istintiva come la pittura e se non conosci le tecniche non riesci a fare gran che. Mi ero trasferita a Torino per studiare all'Accademia di Belle Arti, ma non ho portato a termine i miei corsi perché non andavo molto d'accordo con gli altri studenti. Poi, iniziando a lavorare nel campo del tatuaggio ho capito che ci vuole estrema pazienza e tantissimo tempo per dedicarsi alla calcografia; io non riuscivo a far combaciare i miei orari con quelli dell'Accademia, così ho interrotto i miei studi, anche se alla fine sono riuscita ad apprendere quello che mi serviva sapere.

TG: Disponi di un tuo torchio?

MTT: No, per questo continuo ad andare all'Accademia a stampare, diciamo... clandestinamente.

TG: Beh può essere utile. Serigrafie ne hai mai fatte?

MTT: Sì, le ho anche qui, ma non ho fatto nulla di particolare. Preferisco nettamente l'incisione. 


Alterbej, Alterbej, Alterbej, Alterbej, Alterbej, Alterbej,Alterbej 2018, stampe Monica Tenia Tattoo
A sinistra, la Donna-Volpe, al centro la stampa del fantasma acquistato da TG, a destra un'altra versione della stampa del fantasma di una donna maltrattata. 

TG: E quel disegno?

MTT: No quello non lo vendo, i pezzi unici li tengo. Poi sono i disegni dei tatuaggi che propongo al pubblico.

TG: Che prezzi hanno le tue stampe?

MTT: Partono dai 20 euro, per le stampe più piccole, in su.

TG: Quella stampa cosa rappresenta?

MTT: Uno scenario cosmico. 

TG: Uhmm, vediamo altri soggetti... E questo che sembra un demone?

MTT: Questo è un fantasma giapponese. La leggenda dice che le donne maltrattate dai loro mariti tornano sulla Terra dei vivi, dopo la morte, per vendicarsi. Di solito sono rappresentate mentre indossano delle vestaglie bianche, hanno i capelli sciolti, proprio per sembrare dei fantasmi. Le donne torturano e fanno dispetti terribili ai mariti ancora in vita.

TG: Quanto costa?

MTT: Qui agli Alterbej la vendo intorno ai 30.

TG: Ma perché è inquadrata diversamente da quell'altra che ha lo stesso soggetto?

MTT: Perché questa è la prima che ho stampato, ma non ero troppo convinta, allora poi ho tagliato la matrice ed ho tolto un pezzo del vestito. Capita che a volte un certo soggetto lo  presento poi in stampa con un taglio della carta diverso e colori vari. A volte uso una carta spessa, altre volte una carta sottile...

TG: Ok, ti compro quella intera, mi piace di più perché ha un formato più allungato.


Tony Graffio insieme agli Street Never Sleeps.


martedì 27 giugno 2017

Servadio

“Il piacere della vita sta nel saper amare. In fondo ad ogni opera buona c'è l'amore. L'amore è fonte di bellezza.” Giovanni Segantini


Servadio
Servadio

Michele Servadio è un giovane artista curioso che si esprime in varie forme artistiche, dai monotipi, alla musica sperimentale tra l'ambient e l'industrial, alla serigrafia ai raygramme (esposti attualmente al Black Book Spring Shop di Firenze) e si diverte a mischiare la stampa calcografica con la stampa fotografica utilizzando matrici per la stampa monotipo in proiezione per la stampa fotografica. Un'altra idea che ha in mente prevede l'utilizzo dei chimici per la stampa fotografica nella calcografia, ma è tutto ancora in fase embrionale. Solitamente si trastulla anche con cornici e strutture e oggetti vari, come bottiglie e via discorrendo che portano a creare dei monotipi fotografici che hanno chiaramente una resa al negativo di ciò che mostrano in visione diretta. La serialità non è il suo pane, ma all'occorrenza ricorre alla linoleumgravure, piuttosto che alla xilografia per produzioni di tipo DIY che richiedano la riproducibilità in piccole quantità, come potrebbero essere delle card o le copertine delle fanzine, delle musicassette o gli album musicali. TG

“Il monotipo mi piace perché è un modo veloce di pensare.” Servadio


Servadio a Filler s.e. 2017

Tony Graffio: Ciao Servadio, come stai?

Servadio: Benissimo.

TG: Com'è andata ieri, durante il primo giorno di Filler?

SD: Bene, è stata una giornata calma, ma abbiamo avuto il tempo di conoscere un po' di gente della ciurma e di conseguenza ne abbiamo approfittato per acclimatarci.

TG: Ti ho visto molto occupato, hai tenuto qualche workshop?

SD: No, essendo questa una convention di illustratori e non un'esposizione, cosa a cui non sono troppo abituato, ho pensato il mio banchetto come un work in progress. Ho portato con me una piccola pressa da incisione per dare qualche dimostrazione su come fare i monotipi calcografici.

TG: Una specie di workshop non ufficiale?

SD: Diciamo di sì. Un modo per scambiare idee, conoscenze e fondamentalmente un modo per approcciare la gente, perché non mi piace stare seduto a tentare di vendere le mie cose senza fare niente. Un po' perché non ce la faccio e un po' perché mi annoio. Preferisco sempre tenermi impegnato in qualche modo.

TG: Raccontami qualcosa di te: dove sei nato, che studi hai fatto e dove vivi adesso?

SD: Sono nato a Piove di Sacco, nelle campagne venete, vicino a Padova. Sono cresciuto nelle Alpi, ad Asiago, mi sono trasferito a Venezia dove ho studiato arte allo Iuav, l'Università delle Arti Visive dello Spettacolo che è un po' l'antitesi dell'Accademia, nulla a che vedere con la pittura o l'illustrazione o con il gesto. Sono dei corsi molto legati all'arte concettuale, all'istallazione e all'arte curatoriale. Poi, 7 o 8 anni fa sono andato a Londra, città che è diventata la base da dove mi muovo in Europa.

TG: Hai lì un tuo studio?

SD: A Londra avevo uno studio privato, fino a sei mesi fa, nel quale mescolavo tatuaggio, stampa calcografica e pittura. Ero lì insieme ad un altro ragazzo, Mabe, un caro amico. Con lui avevamo lasciato il tattoo shop per provare altre esperienze.

TG: Come si diventa tatuatori? Si impara da soli?

SD: Si impara da soli, ma di solito si fa l'apprendistato presso uno studio o un tatuatore che diventa il tuo maestro. Io avevo iniziato ancora in Italia e poi ho coltivato questa passione all'interno degli ambienti autogestiti in cui vivevo, a Londra. Dopo, ho iniziato a lavorare in una situazione più istituzionalizzata negli studi di tatuaggio in giro per l'Europa. A Londra dipingo, stampo e faccio i miei lavori, e poi viaggio ed espongo in diverse gallerie dove propongo i miei progetti che vanno dal tatuaggio, in primis, alla stampa, alla pittura, all'istallazione, fino alla performance nella quale unisco il tatuaggio al suono e alla ritualità. Il progetto Body of Reverbs è un rituale che va a riprendere quelle qualità perdute del tatuaggio. Oggi c'è l'abitudine di andare a comprare un tatuaggio come se si andasse in un supermercato, ma non è così che bisognerebbe fare.

TG: Dovrebbe essere il tatuatore a scegliere un soggetto per chi si vuol fare tatuare?

SD: No, il tatuaggio viene fatto in due, anche se parte sempre dalla necessità e dalla richiesta di una persona che decide di avere un tatuaggio sul proprio corpo. Non vorrei affrontare un discorso troppo vasto in questo contesto, ma nella società contemporanea la grande quantità di tatuatori ed il grande numero di clienti permette agli uni e agli altri d'incontrare la giusta persona per il giusto lavoro, pertanto credo che si stia svincolando un aspetto di artigianato del tatuaggio a discapito di un approccio più artistico, permettimi il termine, della pratica stessa.

TG: Nulla a che fare con lo sciamanesimo?

SD: No, lo sciamanesimo non c'entra, ma ha un suo significato quando vado a tatuare con lo spirito di Body of Reverbs in modo astratto e improvvisato, all'interno di una performance che connette il tatuaggio al suono, quindi suono sulle persone. Questo è l'ultimo progetto al quale sto lavorando.

TG: Ho parlato con il tuo amico Brunello che mi ha detto che ha conosciuto la stampa del monotipo attraverso di te.

SD: Sì.

TG: Tu come sei arrivato al monotipo?

SD: Credo d'aver visto qualcosa in internet, poi ne ho sentito parlare ed ho sempre voluto stampare in questo modo. Ho provato a fare dei linocut, delle incisioni, ho provato a stamparle a mano con una pressa di recupero e così, appena ho avuto un po' di disponibilità economica, mi sono comprato un torchio calcografico e da lì s'è aperta una porta infinita. Ho subito legato con la tecnica del monotipo perché non sono mai stato tanto affascinato dalla serialità. Concepisco la riproduzione seriale, a patto che sia all'interno di un'etica DIY dove fai le fanzine, oppure piuttosto che commissionare le mie card ad una tipografia, preferisco stamparmele personalmente a casa con materiali di recupero e trovo che così si possano ottenere risultati molto più veri e con maggiore soddisfazione. In quel caso sì, lì si ottiene una serialità che va bene perché è finalizzata ad un prodotto particolare. Per quello che riguarda la creazione di pezzi artistici trovo che il monotipo sia un mezzo d'espressione fresco, spontaneo, aleatorio. Il monotipo è la connessione più vicina tra quello che ho in testa, che viaggia molto velocemente, al risultato creativo. Puoi ottenere un monotipo ogni dieci minuti ed andare come il vento, sono uno più bello dell'altro e magari, su dieci, ne scegli due. Questo metodo artistico rispecchia perfettamente il mio processo creativo.

TG: Quanti anni hai?

SD: Quasi 31. Sono nato il 6 agosto 1986.


Un monotipo che Servadio ha realizzato sotto i miei occhi in un paio di minuti.

TG: Mi sembra che la stampa in monotipo non sia poi una modalità tecnica tanto usata. La state riscoprendo adesso?

SD: Il monotipo, non vorrei dire che ha una storia antichissima, ma è una tecnica che si fa ed è sorprendente quanti monotipi si possano scoprire abbiano fatto anche artisti famosissimi. Mi viene in mente Monet, per esempio. O altri artisti che conosci solo dai libri di storia dell'arte e che credevi avessero dipinto soltanto dei quadri ad olio. Così capisci che tutti questi artisti conosciuti per una manciata di opere, in realtà hanno avuto una produzione artistica molto più vasta di quello che si potesse pensare. Il monotipo mi piace perché è un modo veloce di pensare.

TG: C'è anche il Cliché Verre, o Gravure Diaphane che in qualche modo potrebbe essere considerata una tecnica di stampa incisoria e ha a che fare con la carta fotografica. Si tratta di lasciare un segno su una lastra di vetro annerita con il nerofumo, in questo modo si ottengono disegni che diventano delle specie d'incisioni fotografiche. Non c'è bisogno d'utilizzare l'inchiostro con questa tecnica che era in voga verso la fine del 1800, poi è scomparsa.

SD: Interessante, potrei provare a fare qualcosa anche in questo modo. Con il monotipo lavori su plexiglass, su lastre di zinco o rame, su vetro non credo perché è un materiale piuttosto fragile. Io non ho mai studiato incisione, ho un approccio molto empirico con le varie tecniche: provo e pian piano aggiusto il tiro...


Un  monotipo realizzato al momento, quasi per gioco davanti a me da Servadio e Alberto Brunello.

TG: (Indicando una stampa) Questo monotipo come lo hai realizzato?

SD: Si tratta di una lastra di plexiglass e questa cosa sfumata che ha una texture molto caotica è semplicemente un colore molto diluito, messo a pennello e lavorato con la carta di giornale. L'inchiostro, non potendo essere assorbito dal supporto che lo ospita, perché siede su una lastra liscia, non asciuga e tu lo puoi muovere e portarlo dove vuoi. Di conseguenza, in questo modo riesci ad avere degli effetti che lavorando direttamente su carta non riusciresti mai ad avere. Questo significa che puoi lavorare in modi diversissimi e poi riportare quello che è su lastra su carta ad un livello di definizione incredibile.

TG: Io ci vedo un paesaggio industriale. E' quello il soggetto rappresentato?

SD: Sì, un misto tra l'industria e la campagna. I miei lavori spesso parlano dell'uomo e della sua condizione rispetto all'ambiente che lo ospita. Così, capita che ci siano contrapposizioni tra personaggi umani ed ambiente, inteso come un panorama nel quale si muovono figure molto crude ed un po' sperdute che vagano nei campi e nelle città; dipende...

TG: Mi diceva Alberto che tu lavori anche con la fotografia. E' vero?

SD: Sì, ultimamente mi sono affacciato alla fotografia che è un linguaggio che ho dovuto imparare per lavorare con il tatuaggio, poiché quando fai un tatuaggio dopo devi fotografarlo. Il fatto di dovergli fare una fotografia ti dà una certa attenzione che ti spinge ad allargarti per vedere la persona, cosa che adesso mi ha portato a fare ritratti ai miei clienti o ai miei amici. A volte, sono dei ritratti di persone che portano quei tauaggi che io ho fatto sulla loro pelle. Recentemente, insieme a Mick Boiter, Michele Sesso e Alberto Brunello collaboro al loro laboratorio che si chiama Maniera Scura dove fondiamo la tecnica di stampa fotografica analogica, in camera oscura, con la calcografia. Abbiamo incominciato a sperimentare una fusione tra le due tecniche e di conseguenza abbiamo sviluppato una serie di lavori in cui una lastra dedicata al monotipo viene sovrapposta ad un negativo del cliente che ho tatuato, al quale poi disegno sopra e tutto alla fine viene riportato su carta fotografica per mezzo dell'ingranditore. Ritengo questo mix di tecniche estremamente interessante e per me molto nuovo.


Il banchetto di Servadio a Filler s.e. 2017 ed alcuni grandi monotipi in formato cm 50X70.

TG: Parliamo di prezzi. Un tuo monotipo 50X70 quanto costa?

SD: Qui è intorno ai 300 euro, ma se vai in galleria, solitamente il prezzo raddoppia.

TG: Hai rapporti anche con gallerie d'arte?

SD: Non tantissimo, però recentemente abbiamo fatto una mostra solo di monotipi alla Galleria Varsi di Roma. Tra il marzo e l'aprile scorsi. Abbiamo portato il torchio a Roma e abbiamo utilizzato la galleria come laboratorio ed in 20 giorni abbiamo prodotto tutto il lavoro che poi ha allestito la mostra nella galleria stessa, tenendo il torchio in una posizione centrale. Era una collettiva a cui partecipavano, oltre a me, Gonzalo Borondo, il trio Canemorto e Giacomo Ran. Loro vengono più dalla Urban Art, dipingono muri, non hanno niente a che vedere col tatuaggio o con l'incisione, ma sono arrivati anch'essi al monotipo perché tra il 2014 ed il 2015 eravamo tutti insieme a Londra, io avevo appena comprato la pressa ed avevo appena scoperto il monotipo. Loro sono i miei amici e di conseguenza li avevo invitati tutti da me a sperimentare questo nuovo mezzo. Abbiamo passato notti e notti a stampare convulsivamente nel mio studio e da lì, due o tre anni dopo ci siamo reincontrati a Roma dove abbiamo lavorato esattamente con la stessa tecnica. Abbiamo prodotto ininterrottamente monotipi; spontaneamente almeno 500 lavori.

TG: Quanti sono stati esposti?

SD: Non lo so, non li ho contati, però i muri della galleria erano pieni delle nostre stampe. Solo in una stanzetta dove ho fatto un lavoro un po' più installativo, dove ho esposto una serie di stampe più pensate per poter stare insieme, ce n'erano circa una trentina e quella stanzetta era solo un decimo lo spazio della galleria. Tra una cosa e l'altra, ci saranno stati 200 o 300 pezzi, non lo so, non sono bravo con i numeri... però ce n'erano un bel po'.

TG: Forse non ti interesserò perché è una tecnica che si basa sulla serialità, ma con la serigrafia hai mai avuto a che fare? Ci hai lavorato?

SD: Con la serigrafia ci ho lavorato al tempo delle scuole superiori, con gli amici, non con la scuola. Volevamo fare le magliette perché avevamo un nostro gruppo. Volevamo fare anche i poster. In quegli anni a cavallo tra le superiori e l'Università ho malamente stampato in serigrafia. La pulizia e la serialità richieste da questa tecnica mi stanno un po' strette però mi piace. Ho scoperto che si possono fare un sacco di cose belle con questa tecnica, anche perché può essere una tecnica completamente aleatoria. A breve vorrei riprendere a lavorare in questo modo.


HMS Ledsham (M2706)
HMS Ledsham (M2706)

TG: Alcune mie amiche sono state a Londra nel 2015 e mi hanno detto d'aver stampato serigrafie in un laboratorio attrezzato su una nave di legno che recentemente è bruciata, la conosci?

SD: E' bruciata ed esplosa, certo, era la cara e vecchia Minesweeper. All'inizio io e Kevin, colui che ha fatto partire tutto il progetto, abitavamo insieme in uno squat a Nord di Londra. Ti parlo di fatti che risalgono a circa 5 anni fa. Lui mi aveva proposto di andare a vedere questa nave e lì abbiamo conosciuto delle persone bellissime. Ho partecipato alla ricostruzione della nave: quello è stato un periodo veramente bello, poi la vita ti separa... Abbiamo preso percorsi diversi. La nave era bruciata una prima volta, ma galleggiava, noi l'abbiamo riparata... era una dragamine attiva nel Canale di Suez durante la crisi in questa zona negli anni '50, per non so quali operazioni della marina di Sua Maestà. Ho visto un filmato dove c'era il Duca d'Edimburgo che visitava la nave, proprio lei: pazzesco!

TG: E' andato tutto a fuoco per colpa di una stufetta?

SD: Credo di sì, io non c'ero. Andavo una volta all'anno a visitarli, quindi non ho più molti contatti con il Collettivo della Minesweeper. E' stato un brutto colpo, però adesso hanno un'altra nave. La notizia dell'incidente era stata diffusa dai giornali e qualcuno che aveva un'altra minesweeper, sempre a Londra. Una sorella della HMS Ledsham (M2706), in condizioni migliori, credo sia stata donata ai ragazzi. Non ne sono sicuro, ma indagherò su questa cosa. Devi chiedere a Joe Furlong o a Kevin. Joe è un bravissimo artista, fa parte della ciurma, da sempre è al Crack di Roma e a suo tempo aveva portato il Collettivo Minesweeper a quel festival.

TG: Perché tu hai lasciato la minesweeper?

SD: I miei progetti con il tatuaggio occupavano troppo spazio ed io ho dovuto staccarmi da quel progetto?

TG: Per quanto tempo hai vissuto sulla dragamine?

SD: Per i primi 18 mesi-due anni ero lì con loro ogni giorno, vivevamo sulla barca, potevamo farci delle docce calde e lavorare lì.

TG: L'attracco sul Depford Creek era legale?

SD: Era tutto ben tollerato; la gente conosceva la minesweeper e nessuno s'è mai opposto a questa situazione.

TG: Andrai a vedere cos'è accaduto nel frattempo alla nuova minesweeper?

SD: Adesso finalmente, sto per rientrare a Londra, dopo sei mesi di vagabondaggio in giro per l'Europa e sentirò Joe, perché sono curioso di sapere che cosa stanno combinando i ragazzi.

TG: Un'ultima cosa, conosci Wonderbee?

SD: Sì, ho incrociato Barbara sulla minesweeper mentre faceva una residenza artistica e poi l'ho incontrata anche al Crack Festival. Non la conosco molto bene, ma mi ricordo di lei.

TG: Pensi di riaprire il tuo studio?

SD: Credo che lavorerò a progetti più a lungo termine in posti diversi; è tutto un grande punto di domanda. Purtroppo e per fortuna...

TG: In bocca al lupo allora.

SD: Grazie mille.


Servadio Servadio
Servadio, 30 anni, artista.

Tutti i diritti riservati



lunedì 27 febbraio 2017

Basement Art-Party a Jesi

Una festa pazzesca in una cantina stracolma di gente nuda e tormentata*

 *Libera interpretazione dalla lingua inglese di "Basement Party"

Scarica la locandina del Basement Party di Jesi dell'11 marzo 2017.
Guarda il teaser.

In "Cantina" troverete:

Bruno Macca
David "Panico" Campana
Diego Bonci
Enri Ruggeri
Gianluigi Gregori
Howard Tattoo
Luca "B Blast" Forlani
Marco Bianchini
Marco "50 Lire" Macellari
Marco Pierfederici
Microamica
Rinoteca
Sabaprodaktion
Stefano Carloni
Tony Graffio
Uomini Nudi Che Corrono
tanti altri artisti e simpaticissimi amici.

Basement è una manifestazione di Street-art, nata nel 2015, organizzata nella sua prima edizione da: Jerry Brigante e Giacomo "Mona" Monachesi, gestori dell'Igno Skate Park di Osimo.
Dal 2016, si unisce a loro Andrea Refi a.k.a. Sonny Alabama, grafico e poster artist.

Basement non è semplicemente uno Street-art pARTy, ma un evento unico nel suo genere con una missione precisa: dare visibilità a tutte quelle realtà artistiche assimilabili al mondo dello skateboarding; del tatuaggio, del fumetto; della grafica; della Poster-art; dell'illustrazione e della Custom Culture e, in generale, a tutte le arti visive affini al Rock'n'Roll. Yeah!

Chi partecipa ad un Basement Party viene catapultato in un vortice di forme, suoni, percezioni, visioni e colori che scaturiscono dal sottosuolo, o meglio, da un "seminterrato", inteso come il luogo dove si svolgono i Basement Parties, ma anche come un mondo interiore che sta per esplodere.

Chi vive in una realtà che si è fatta troppo stretta per la sua voglia di vivere, esprimersi e socializzare ha bisogno di trovare un'uscita salvifica verso la superficie, una falla da dove poter far espandere la propria anima creativa e selvaggia, come un benefico, policromo e polimorfo virus. Un luogo che serva allo scambio d'idee ed all'aggregazione.

Per noi di Basement, l'arte, la cultura, la musica, i rapporti umani e sociali sono solo il modo per dire: ad un sistema che ci vorrebbe sempre più soli, manipolabili, indifesi e ignoranti.

Non farti sfuggire questa occasione per riprendere in mano il tuo destino: molla tutto e sabato 11 marzo 2017 raggiungici a JESI (AN), al Cotton Club Uomo Donna di Corso Matteotti, 33. 

La festa inizierà intorno alle ore 19

Per Informazioni a Jesi S.A. 3389599955 (solo sms); a Milano TG tel. 3339955876.



Jerry Brigante, Giacomo "Mona" Monachesi e Sonny Alabama Ti aspettano!