domenica 11 giugno 2017

Michele Guidarini, outsider for choice

 "I'm an outsider outside of everything..." Ramones


Michele Guidarini a Filler S.e. 2017

Tony Graffio: Michele, com'è andato il tuo workshop di ieri?

Michele Guidarini: Molto bene, c'è stata anche una bella affluenza, avevo undici ragazzi al lavoro, tra cui anche qualche artista abbastanza importante che ha deciso di darsi da fare con noi. E' stato un piacere, perché ha voluto affrontare un tema che non lo rappresentava troppo come quello del collage, della grafica "Old school" che per artisti che lavorano per l'illustrazione è sempre una bella prova, poiché loro utilizzano media diversi per esprimersi.

TG: Su cosa verteva esattamente questo laboratorio? 

MG: Si trattava di comporre le illustrazioni che dovevano completare una fanzine che auto-produrremo come Filler. Il concetto era quello di utilizzare le tecniche in auge durante il boom delle fanzine, negli anni '70 e '80, ovvero della riproduzione con la fotocopiatrice, la rilegatura fatta a mano, il collage e, soprattutto, volevamo diffondere l'idea di non essere troppo artistici, ma di contribuire a veicolare un messaggio potente attraverso quelle tecniche che erano praticate da persone che non erano iper-competenti in queste produzioni. Per loro, era quasi una questione di sopravvivenza grafica e produttiva a basso costo per esprimere un concetto e fare comunicazione.

TG: Guarda che poi verifico tutto con il mio amico Diego Bonci che ha frequentato il tuo workshop...

MG: Ah sì, Diego è stato bravissimo, ha fatto un bellissimo lavoro, solo che non ha azzardato molto con il collage ed ha avuto un po' di difficoltà ad allontanarsi dal suo stile di illustrazione e disegno. Tutti i ragazzi hanno dato vita a ottimi lavori.

TG: Puoi regalare al pubblico di Frammenti di Cultura una dritta di editoria low-cost DIY?

MG: Certamente. Bisogna scegliere bene la stampante, ovvero la fotocopiatrice, non solo per l'apporto che produce alle fanzine finite, ma per creare quegli effetti analogici che oggi troviamo quasi esclusivamente sui software di grafica ed elaborazione digitale dell'immagine. La fotocopiatrice permette di lavorare direttamente sull'immagine, sui contrasti,  sulle sovrapposizioni e sulla distorsione delle forme e delle linee dando risultati analogici veramente molto belli. Questo è quello che ho cercato d'insegnare, oltre al fatto naturalmente che è un mezzo utile per la riproduzione low-cost.

TG: Bisogna andare oltre Photoshop.

MG: Certo, andare oltre totalmente. Infatti i ragazzi, sono rimasti sorpresi quando hanno visto lo sfondo che ho creato spruzzando dei graffi a bomboletta, molto velocemente, che poi ho lasciato asciugare e ripassato all'interno della fotocopiatrice, facendo dei movimenti mentre l'immagine veniva scansionata dalla macchina. Poi, ho sovrapposto dei lucidi con altri spruzzi di vernice, sovrapponevo nuovamente l'immagine e la rifotocopiavo. Queste operazioni hanno fatto uscire delle texture fantastiche creando quasi dei pezzi unici, perché non sono facilmente riproducibili, anche perché quando riproduci la stessa fotocopia l'effetto cambia ancora. Cambia la grana dell'immagine, cambiano i contrasti. Possiamo tranquillamente dire che ogni volta che esce un foglio di carta dalla fotocopiatrice sulla quale noi stiamo intervenendo esce un pezzo unico.

TG: So che ci sono degli appassionati, come Giacomo Spazio che conservano di tutto, ma c'è chi colleziona queste fanzine, o le ricerca espressamente?

MG: Giacomo Spazio è un ottimo esempio di chi conserva sia fanzine che locandine, vinili e tutto quello che è diventato storico; lui ha molto materiale che risale anche a più di 30 anni fa. Quello che vedo, è che fino a 5-6 anni fa c'erano questi collezionisti che tenevano tutto in casa, ma adesso che è esploso il discorso dell'underground nuovamente sono rientrate in gioco le fanzine; quelle storiche però sono introvabili e raggiungono prezzi folli.

TG: Tipo?

MG: Ci sono fanzine d'epoca prodotte in pochissimi numeri che si aggirano anche sui 300-400 euro, mentre allora costavano intorno alle 1000 lire.

TG: Fammi un esempio.

MG: Se trovi il numero 1 o 2 di Sniffin' Glue, una classica fanzine inglese,  puoi pagarla cifre davvero folli. Inoltre, non sono facilmente reperibili. Le produzioni più grandi andavano intorno ai 3000-4000 pezzi, ma tantissimo materiale è andato perduto.

TG: Come facciamo a sapere che quello che compriamo sia autentico? C'è un sistema per valutarne l'originalità?

Clash
Sniffin' Glue del gennaio 1977

MG: Capirlo è difficilissimo. All'epoca veniva usata la Xerox che era il must per fotocopiare. Devi sapere che ogni fotocopiatrice mantiene una propria grana per le copie che stampa...

TG: Un po' come le macchine da scrivere?

MG: Non saprei come paragonarle... Anche le macchine da scrivere avevano delle caratteristiche che le rendevano riconoscibili?

TG: Beh sì, ma sicuramente non è una cosa facile saperle distinguere...

MG: Per le fotocopiatrici cambia proprio la grana dell'immagine, per esempio, ieri abbiamo usato una macchina diversa dalla Xerox ed ho visto un grosso cambiamento nel puntino della grana che va a costituire la struttura del pattern. Quello è un riferimento, ma sicuramente ci possono essere in giro ancora molte Xerox degli stessi anni con le quali si possono riprodurre le fanzine originali. Oppure, si può vedere se la carta è invecchiata, in quel caso si può dire se la fanzine è originale, o per lo meno, se la fanzine ha veramente 20 anni, 30 o 40.

TG: Insomma, la cosa migliore sarebbe di poterne parlare con gli autori...

MG: Sicuramente. (risata) All'epoca c'era qualcuno che non aveva soldi, prestava queste riviste autoprodotte a qualche amico che a sua volta le riproduceva. Bisognerebbe capire se anche quei pezzi oggi vengono considerati originali... Chi lo sa?

TG: Hai un accento toscano, da dove vieni?

MG: Vengo dal Monte Amiata, in provincia di Grosseto.

TG: Ah, un bellissimo posto! Si va anche a sciare lì?

MG: Assolutamente, anche se negli ultimi due anni scarseggia la neve, è un'ottima meta, ci sono piste un po' corte, ma divertenti.

TG: Come saprai, io sono qua da te anche perché all'interno della mostra Kill your Idols, quando sono passato presso lo studio di Stefano Cerioli, ho trovato solo lui e Thomas Raimondi. Tu eri assente, così ho dovuto recuperarti. Vuoi approfittarne per raccontarmi qualcosa anche di quella mostra?

MG: Certo. Era un progetto interessante. La cosa fondamentale per me, che ho riscoperto anche in Stefano e Thomas, è stato il modo di partire da un rapporto personale, per arrivare poi ad un discorso più generale. Ci siamo scambiati i lavori e poi, a turno, ci abbiamo aggiunto varie idee, senza un obiettivo preciso. Adesso invece ci siamo dati degli obiettivi e cerchiamo degli spazi per fare vedere al pubblico i risultati che abbiamo ottenuto. Quello che mi interessa di più in questo progetto è il lato umano. Quando riesco ad interagire bene con le persone trovo facile lavorare a questo tipo di progetti. Noi tre siamo sulla stessa onda creativa, siamo tutti legati all'underground. Thomas ed io viaggiamo un po' sulla stessa strada, come tipo di tratto e di segno e per il tipo di messaggio che vogliamo mandare. Mentre Stefano è un po' distante dal nostro carattere grafico, però questo era proprio quello che cercavamo per spezzare la nostra immagine e integrare qualcosa di nuovo.

TG: Ho capito. Dopo tutti questi anni c'è ancora un immaginario Punk da illustrare?

MG: Secondo me, bisogna illustrare quello che è rimasto nel pensiero e nell'anima. Nonostante io sia ancora giovane, ho conosciuto il Punk 20 anni fa ma già allora il Punk era un movimento superato, diciamo così; però quando io mi sono avvicinato a questo modo di vivere, non solo all'espressione musicale che rappresenta, ho trovato un nido dove rifugiarmi e poter dire la mia opinione. Non dimentichiamo che io sono un grafico pubblicitario. Per me, è un filone da seguire e credo che il Punk, oggi, possa esprimersi attraverso le radici che gli sono rimaste, e perché no? Può ancora inviare un messaggio valido. Non è ancora tutto finito come si pensa. C'è bisogno di un messaggio diretto, non volgare e non eccessivo, semplicemente spontaneo.

TG: A livello grafico c'è chi ama l'underground? L'imprecisione voluta e l'Art-Brut? Se posso usare questo termine...

MG: Sì, è un termine che puoi usare benissimo per descrivere la mia arte, io faccio molto riferimento all'Art-Brut. Arrivo da una formazione artistica accademica, ho frequentato l'Accademia di Belle Arti di Firenze, ho seguito corsi di disegno classico, corsi di anatomia, di pittura a olio, per poi tornare a lavorare su quello che avevo lasciato sui diari con il disegno improvvisato. Nonostante fossi un conoscitore della tecnica, sono tornato alle origini perché sentivo quel tipo di disegno più vicino a me. Con la pittura non riesco a comunicare il messaggio che voglio, con il disegno classico nemmeno; oltretutto non trovo un disegno classico capace di trasmettere un messaggio come il mio. Guardandomi intorno vedo riproduzioni di quello che già esiste, ma se devi metterci un po' di anima e di te stesso; l'Outsider-art mi stimola e mi rende capace d'esprimermi come voglio. Il fatto che io abbia acquisito delle capacità tecniche mi limita un po' nel modo di affrontare l'Outsider-art, perciò devo in qualche modo cancellare quello che ho imparato per rientrare in uno stile più libero. Ne parlavamo anche prima con Servadio, il tatuatore, quando lui diceva che considera il tatuaggio, non come un mezzo tecnico, ma come un'opera d'arte che lui riporta sul corpo di una persona. Non ha finalità estetiche, ma una sua opera in qualche modo ti arricchisce e te la porterai a vita sulla pelle. Servadio non si concentra troppo sullo stile, sulla precisione o sulla scelta di mille aghi, un po' come faccio io. Non mi interessa che pennino usare. Io lavoro molto con i materiali di riciclo, con quello che mi capita, anche con i pennarelli usati, perché riesco ad ottenere da questi strumenti sfumature eccezionali. Ciò che si trova è importante e va sfruttato nel modo giusto.

TG: Hai qualche tatuaggio di Servadio su di te?

MG: Purtroppo no perché  l'ho conosciuto solo 6-7 mesi fa, grazie ad Alberto Brunello che ha fatto un progetto insieme a lui a Londra. Prossimamente però conto di rivolgermi a lui per farmi tatuare qualcosa.

TG: I tatuaggi che vedo su di te, chi li ha fatti?

MG: Uno studio di Grosseto che si chiama Luxury Tattoo, la mia ex-ragazza che lavorava come tatuatrice a Roma, gli altri sono miei. Me li sono fatti da solo.

TG: E Johnny Cash?

MG: Quello me l'ha fatto il Karma.

Tatuaggio di Johnny Cash
Johnny Cash, tatuaggio de Il Karma, un artista di Grosseto.


Old Shit tratta da "Smoke my Soul and buff Shit-Art", una Fanzine di Michele Guidarini autoprodotta in serie limitata.


“Sono un ragazzo malato, sono un ragazzo con una visione distorta della realtà. Quella realtà che non mi basta, quella realtà che per me è solo una pellicola che nasconde il mio immaginario. Nasconde la purezza dell'essere, nel bene e nel male. Nasconde i mostri, le fate, i chip sottopelle. Sono malato perché non vedo forme, contorni, colori, e bei capelli... ma solo sagome di ombre che esplodono nel buio, alla luce di tutti. Essere malato non significa non aver niente da dire. Essere malato rende solamente più sensibili.” Michele Guidarini

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Cheap Beer a Filler

"La vita di un artista influenza la sua arte." Tony Graffio

Sono dell'idea che il modo di condurre la propria vita sia la prima opera d'arte confezionata da un artista. 
Vincent Van Gogh non sarebbe diventato un artista tanto apprezzato se avesse vissuto la sua esistenza in modo diverso. Senza il tormento, la sofferenza, la solitudine, il sacrificio, lo studio, la ricerca, le relazioni sfortunate, senza tutto quello che ha dovuto affrontare per affermare la propria voglia di vivere, il desiderio d'amore e la forza della sua visione al di fuori degli schemi e dell'estetica borghese del suo tempo e, soprattutto, senza la corrispondenza e le opere che il fratello Theo, prima, e sua cognata Johanna Bonger dopo, hanno conservato con amore e dedizione. Senza tutto questo avremmo saputo molto poco di un uomo anticonvenzionale e geniale.

Zero Ambition
La filosofia di Daniele è semplice, ma precisa: liquori a basso costo, skateboarding e nessuna ambizione.

Non sempre è necessario complicarsi l'esistenza per vivere bene, in realtà basterebbe avere fissi nella propria mente dei punti chiari e comprensibili che non creino contrasti o contraddizioni. L'uomo saggio non si pone traguardi impossibili da raggiungere, ma ricerca obiettivi facilmente alla sua portata, in modo da non vivere in preda alle frustrazioni o alla tristezza, ma cercando di sentirsi appagato nelle varie fasi della sua esistenza.
A volte, però l'essere umano si confronta con se stesso, più che con gli altri; quando le sfide con lo skate non bastano più sorgono nuove prove da sostenere ed è così che il nostro amico Daniele, ideatore del personaggio inventato Cheap Beer ha deciso di accettare la prova suprema della "Balena Blu", tatuandosi questo provocatorio simbolo di coraggio ed autodistruzione sull'avambraccio sinistro ed apprestandosi a seguire le orme del Maestro Olandese in una folle rincorsa verso l'annientamento di se stesso.


 Cheap Beer and Blue Whale

Ecco le ultime parole che Cheap Beer ha pronunciato durante un'intervista che mi ha concesso ieri, in esclusiva mondiale, ai Magazzini Generali.

Tony Graffio: Cheap Beer, perché ci consigli di consumare birra a buon mercato?

Cheap Beer: Perché costa meno! Semplicemente per questo.

Tony Graffio: Solo per questo motivo?

Cheap Beer: Esatto.

Tony Graffio: Non può essere utile anche per altri scopi? Che ne so... per diluire i colori quando si disegna?

Cheap Beer: Assolutamente sì, è tipo l'acquaragia, stessa roba. Puoi usarla per tutto se vuoi.

Tony Graffio: Anzi più è cheap, meglio funziona...

Cheap Beer: Infatti. Tra l'altro, scusami ma non ho tanto tempo da dedicarti, mi voglio uccidere adesso, sono nel giro della Blue Whale. Devo andare a cercare un palazzo molto alto dal quale gettarmi, ti saluto.

Cheap Beer a Filler Spring edition 2017

A parte esporre le magliette con il logo delle lattine di birra, slogan inneggianti al bere inconsapevolmente ed altri gadget di questo tipo, Cheap Beer m'è sembrato poco interessato a proporre le sue opere al pubblico, si capiva che aveva altri pensieri per la testa. Raramente, lo si trovava presso il suo stand, credo che passasse tutto il tempo al bar, in bagno o in altri luoghi, non si sa bene a fare cosa.
Ha avuto un attimo di commozione soltanto quando ho aperto una tasca segreta della borsa della mia Nikon per mostrargli una reliquia di un suo vecchio adesivo con fondo dorato e scritta nera che riportava anche il disegno di una mano che stritolava una lattina d'alluminio di cheap beer ed il motto di Derry: "Never Surrender".
Mi ha consigliato di conservare lo sticker perché è fatto con una sottile lamina di oro puro. Anche da questa affermazione ho dedotto che era totalmente sbronzo.
Se oggi andrete a Filler, fatemi sapere se è ancora vivo. Grazie. TG

Vomito dopo abuso alcoolico
Cheap Beer in un momento di relax.

sabato 10 giugno 2017

Pica disegni in cianotipia

Tony Graffio: Ciao Pica, questi sono disegni in cianotipia?

Pica: Sì, Tony. La cianotipia è un procedimento fotografico inventato da Herschel nel 1842 che poi è stato ripreso nel 1900 fino agli anni '40 per schemi di disegni industriali, fare delle planimetrie e come prova da stampa dei tipografi, prima della stampa definitiva. Io ho pensato di fare dei disegni a china sulla carta, poi li passo allo scanner per ottenere un negativo digitale che viene stampato su carta da lucido fotografica. Dopo di che si prende la carta cotone, si stende un'emulsione ai sali di ferro con un pennello (ferro ammonio citrato verde, ferrocianuro di potassio rosso e acqua distillata); quando l'emulsione è asciutta, si porta a contatto della carta il negativo del disegno, si espone il tutto alla luce del sole. In questo modo, dove passa la luce diventa blu, dove non passa rimane bianco, infine si passa il foglio di carta sotto un getto d'acqua per lavare i residui chimici.

TG: Che tirature fate?

Pica: Da una a 50 copie a 100 per le stampe più piccole. Fino a 20 per le stampe più grandi.

TG: Di dove siete e chi siete?

Pica: Siamo di Genova. A metà ottobre apriremo un laboratorio in un seminterrato di corso Torino, vicino alla Stazione di Brignole. Il "Laboratorino" non sarà un negozio, ma rimarrà aperto al pubblico; lì faremo le cianotipie e anche altre cose come workshop, concerti, danza, teatro. Il tutto intorno a Pica ed alla stampa fotografica. Io sono Utuququ, mentre il ragazzo che si occuperà di antiche tecniche di stampa è Pietro Repetto.

TG: Prezzi delle stampe che esponi a Filler?

Pica: Le stampe piccole col passepartout 30 euro, senza 25; le grandi (A3) col passepartout 57, senza 50 euro.

TG: Ci vediamo a Genova?

Pica: Vienici a trovare quando vuoi.

Cianotipia Pica
Utuququ e i sui disegni blu.

Oggi Pica terrà un Workshop a Filler per spiegare come si realizzano i disegni in cianografia.
Il costo del workshop è di 30 euro.
Per info e prenotazioni scrivete a picadisegnialcianotipo@gmail.com oppure chiamate il 3202511821.
Dalle ore 15 alle 17 ai Magazzini Generali, via Pietrasanta, 16 - Milano


I monotipi di Alberto Brunello

Monotipo Calcografia Alberto Brunello
Un monotipo di Alberto Brunello

Tony Graffio: Ciao Alberto, iniziamo con le domande che faccio a tutti coloro che non ho mai visto: da dove vieni? Quanti anni hai? E qual'è la tua storia?

Alberto Brunello: Vengo della provincia di Vicenza, da Thiene, ho 32 anni e arrivo dal disegno. Per un lungo periodo mi sono dedicato ai graffiti, poi ho lavorato nell'illustrazione e solo da quattro anni a questa parte ho iniziato ad esprimermi con l'incisione: linografia, xilografia, puntasecca, acquaforte, acquatinta e le tecniche della calcografia. Ultimamente, invece, mi sto concentrando sul monotipo.

TG: Spiegami come si realizza il monotipo, per favore.

AB: Il monotipo è una tecnica che fa parte dell'incisione, anche se non è una vera e propria incisione non c'è perché la lastra di zinco, plexiglass, vetro o qualsiasi altra superficie liscia viene dipinta con gli inchiostri calcografici. In alcuni punti si mette colore, in altri si toglie con le spatole; nel momento in cui sei soddisfatto del risultato si mette la lastra sotto il torchio per ottenere una stampa unica. Ogni tanto, si riesce ad ottenere una ghost-print, ovvero una seconda stampa che sarà molto più scarica di colore e meno contrastata, perché quasi tutto l'inchiostro è stato trasferito sulla prima stampa. Per alcuni stampe di teschi io ho realizzato delle copie digitali da scansioni ottenute dal monotipo; ovviamente si tratta di una cosa completamente diversa, ma in questo modo ho prodotto delle stampe da vendere a costi inferiori. Qui a Filler ho portato dei monotipi di formato ridotto perché so che a questo pubblico giovane è difficile vendere dei pezzi unici costosi, ma normalmente realizzo anche monotipi di formato 50X70 centimetri. Opere che hanno un costo superiore. I prezzi variano dai 50 ai 200 euro, anche di più per i 50X70, mentre quelli piccolini che ho portato qui a Filler sono praticamente dei 10X15 che vendo a 20 euro. Si tratta di una piccola edizione per i più squattrinati.

Alberto Brunello Filler
Alberto Brunello a Filler S.E. 2017

TG: Che soggetti illustri?

AB: Principalmente, mi sono dedicato a teschi, ma per la prima parte della mia produzione avevo ritratto le montagne della mia zona. I paesaggi del Pasubio mi hanno impegnato per un po', amo le Dolomiti ed ho voluto fissarle sulla carta con la tecnica del monotipo. Gli ultimi soggetti che sto studiando negli ultimi mesi sono i nudi femminili. Più avanti, per par condicio, penso che passerò anche ai nudi maschili. Un altro progetto al quale tengo molto è quello de: "La terra sotto i piedi", dove con una mia amica del mantovano stiamo facendo una campagna di sensibilizzazione contro l'uso dei pesticidi. Lei è un'apicoltrice e ha osservato che i suoi insetti risentono molto dopo che i campi vengono irrorati con il glifosato. Si chiede una regolamentazione più rigida nell'utilizzo di sostanze chimiche che possono danneggiare alcune forme di vita. Insieme, abbiamo realizzato una serie di due linoleumgravure con le api e i fiori e dei monotipi, sempre incentrati sulla campagna. E' una cartellina che tiriamo in 100 copie e che mettiamo in vendita per finanziare questo progetto di sensibilizzazione dell'opinione pubblica nei confronti dei pesticidi. A me piace dare molta pressione ai cliché in linoleum, cosa che non si può fare con la xilografia, perché si rischierebbe di rovinare le tavole di legno di pero.

TG: Dove hai imparato le tecniche calcografiche?

AB: Un po' da autodidatta con il linoleum, mentre un amico che adesso vive a Londra mi ha aiutato con tutto il resto. Adesso anche lui è qui presente a Filler per esporre i suoi lavori, si chiama Michele Servadio. Ho un altro amico a Thiene che mi ha dato una mano, ma quest'ultimo è più un ceramista.

TG: Mi sembra che ci sia una certa tradizione per la calcografia a Thiene, è così?

AB: C'erano degli stampatori, si chiamavano Martini, avevano un torchio grandissimo. Ancora adesso ci sono alcuni artisti dalle nostre parti. In seguito ho seguito un corso al MART di Rovereto. Sotto il museo c'è un laboratorio tenuto dal maestro Maurizio Giongo che ha spiegato la cera molle, l'acquatinta, l'acquaforte, la maniera nera... A Thiene, il mio laboratorio si chiama Maniera Scura perché lì stiamo combinando la stampa calcografica con la camera oscura.

TG: Sai cos'è la Photogravure?

AB: No... ma mi sembra che sia una tecnica molto complicata che elabora un cliché di rame per stampare immagini fotografiche.

TG: Sì è una tecnica molto bella, purtroppo caduta in disuso, proprio per la sua complessità. Invece, tu come sei arrivato a voler lavorare sul monotipo?

AB: Proprio grazie a Michele Servadio che mi ha proposto questa tecnica. Ho visto i suoi lavori e sono rimasto colpito dalla forza espressiva di questo modo apparentemente grezzo per ottenere disegni molto particolari. I teschi che ho stampato sono usciti molto violenti ed espressivi, con un tratto molto indicato a quello che volevo dire.

TG: Il monotipo dà un risultato molto diverso dall'incisione?

AB: Sicuramente, l'incisione ti dà un risultato più preciso e ripetibile, mentre il monotipo, essendo quasi una tecnica pittorica è libera. Ci sono artisti che usano il monotipo per fare dipinti a più colori, sia nella stessa lastra che sovrapponendo più cliché.

TG: Tipo serigrafia...

AB: Sì. Io grazie al monotipo sono riuscito a esprimere cose che mi hanno dato grande soddisfazione. Vorrei parlarti anche di una fanzine d'illustrazione che ho curato personalmente intitolata: "La morte ti fa belva", dove sono contenute opere di 69 illustratori che hanno partecipato con un'illustrazione a testa sul tema degli animali morti. Poteva essere interpretata in maniera animalista, ironica, o la semplice rappresentazione di un animale. Con l'acquaforte ho ottenuto un tratto piuttosto preciso, mentre con il monotipo è facile dare un senso più pittorico ai soggetti e perfino realizzare cose più astratte.

L'acquaforte della fanzine di cui si parla nel testo

TG: Scusami, ma piuttosto che stampare un monotipo, non è più semplice dipingere direttamente a china, per esempio?

AB: C'è chi usa il monotipo come addestramento per realizzare dopo dei quadri. Con la pittura hai anche un altro tipo di rapporto ed un'altra valenza. Il monotipo lo realizzi in fretta, ne puoi fare anche 100 in un giorno, scartandone 80 e quegli 80 che butti via non hanno peso; mentre il quadro non lo scarti, anzi, ci continui a lavorare sopra finché non ne esci quello che vuoi tu. Il monotipo, una volta realizzato, al massimo lo puoi ritoccare perché è un pezzo unico, ma non lo puoi modificare a tuo piacimento.

TG: E' un po' come darsi un termine.

AB: Bravo, è quasi una gara a cronometro. Ne fai quanti ne vuoi e puoi scartarne anche molti che la cosa non ha importanza. Il bello, a volte, è proprio andare fuori dai propri schemi per sperimentare e provare nuove cose. Quando ottieni risultati che non ti piacciono le puoi scartare. Il monotipo dà risultati spesso inaspettati, perché quando inchiostri è difficile capire esattamente che cosa uscirà. Sul plexiglass o il vetro un po' meno perché sono superfici trasparenti che puoi valutare anche guardando attraverso di esse, ma sullo zinco o il rame non puoi fare queste osservazioni in trasparenza e se vedi la superficie nera, poi puoi accorgerti che non è poi così nero come pensavi che fosse, perché l'inchiostro sul rullo non era così fisso.

TG: E' una tecnica abbastanza divertente.

AB: Sì, a volte ti trovi davanti a sorprese che possono darti un buon risultato. Non è che fai una cosa e ne esce una totalmente diversa, però ci possono essere risultati molto diversi da come te li aspettavi.

Teschio stampato come monotipo da Alberto Brunello

TG: Perché tutti questi teschi? Sono una riflessione sulla morte? O fanno parte dell'estetica Punk?

AB: Sono legato al teschio perché si tratta di uno dei primi disegni che facevo fin da piccolo. Ho smesso di rappresentarli un po' di anni fa, perché è un soggetto un po' inflazionato, lo fanno tutti... Però, di recente ho voluto riappropriarmene facendo altre riflessioni su una fanzine dalla copertina stampata a secco, vedi? Non c'è colore, ma solo la goffratura della carta.

TG: Bello.

AB: Questa è l'essenza della vita nella sua forma finale. Fermezza e bellezza degli esseri umani al loro stato più pacifico ed innocuo.

Alberto Brunello Thiene
Alberto Brunello, 32 anni, incisore.

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venerdì 9 giugno 2017

Officina Infernale a Filler Spring 2017

Riprende Filler Spring. Da oggi a domenica 11 giugno ai Magazzini Generali di Milano, via Pietrasanta 16. Ingresso libero.

Andrea Mozzato, 46 anni, fumettista vintage-contemporaneo.


Tony Graffio: Chi sei ? Cosa fai? E da dove vieni?

Officina Infernale: Sono Officina Infernale vengo da Padova, anche se qualche anno fa ho abitato qua a Milano e faccio sia il fumettista che l'illustratore. Sono un misto tra i due. Sono qua a Filler con il mio nuovo fumetto che è uscito quest'anno, con un po' di stampe e qualche preview di futuri progetti a cui sto lavorando.

TG: Conosci Stefano Zattera?

OI: E' un mio amico e collaboriamo insieme. Settimana prossima avrò una presentazione in libreria insieme a lui, a Vicenza.

TG: Per favore digli che io sto aspettando con ansia il seguito di Earl Foureys, di lasciare perdere tutto il resto e di darsi da fare con la fantascienza.

OI: (Risata) Ok glielo dirò.

TG: Fa troppe cose.

OI: Sì, vero.

TG: I colori delle tue illustrazioni sono spaziali, sono diversi da tutti gli altri, come fai ad ottenerli?

OI: Ho campionato i vecchi fumetti della Editoriale Corno e uso quel tipo di colorazione, però gioco anche sulla quadricromia pura, tipo Magenta, Cyan, Giallo, Rosso e li combino tra loro. Ottengo un effetto retrò, ma voglio che sia anche abbastanza moderno, come risultato finale.

TG: Le tue opere sono tutte in stampa digitale?

OI: In teoria sì, però a volte c'è anche del collage. Dipende dall'estro del momento.

TG: Invece, questi miniposter su lucido come li hai fatti?

OI: Poiché sono nato nell'era analogica ho ancora un po' il feticismo della pellicola, perciò provo a simulare le pellicole di colore quando si usavano in tipografia. In uno dei prossimi progetti che farò utilizzerò le 4 pellicole trasparenti di colore messe insieme.

TG: Poi bisognerà registrarle bene.

OI: Sì, però io ho fatto delle prove col computer e le ho volutamente un po' sfalsate, perché mi piace introdurre un errore.

TG: Cosa illustrano i tuoi disegni?

OI: Fondamentalmente, ho creato un universo con 4 supereroi, abbastanza violenti e particolari come  stile. La storia in sé racconta di un personaggio che scopre reperti antichi dove alcuni esseri sono stati cancellati dalla memoria collettiva, ma il nostro supereroe riesce a ricostruire tutta la storia. Ho inserito qui tutto quello che mi ha influenzato e mi è piaciuto. Capita, per esempio, che trovi un filmato Super8 e da lì si muove qualcosa...

TG: Questi poster sono da incorniciare?

OI: Se vuoi, sì. Io usavo questa tecnica per quando vendo le tavole originali del fumetto che è disegnato completamente a mano. Nel mio lavoro ha molta importanza il colore, anche se spesso uso il bianco e nero; allora per rendere tutto più completo, inserisco un livello di colore. All'originale in bianco e nero aggiungo dei viraggi e dei colori sul trasparente.

TG: Che cosa ricerchi?

OI: Voglio ottenere un effetto di colore vintage, in più è anche un sistema abbastanza particolare, perché in giro cose così non ne trovi. Poi, se uno vuole la stampa normale, ho fatto anche quella. La versione su trasparente è un plus per chi vuole qualcosa in più.

TG: Prezzi?

OI: La stampa digitale 10 euro; la stampa in due parti abbinata al trasparente, 15.

TG: C'è una ricerca del vintage anche nel colore?

OI: Sì, perché sono sempre stato un fan delle colorazioni dell'Editoriale Corno. Ci sono due modi per ottenere quell'effetto, io ho campionato un quadratino di ogni colore che mi serve e lo riproduco a Photoshop, come un pattern. Però, ho fatto varie prove per trovare la stesura giusta, in modo che diventi tutto uniforme, oppure simulando i 4 livelli di colore, come ho fatto in una pagina del mio fumetto Iron Gang (nel capitolo della Black Metal Family), sovrapponendo il retino della quadricromia.

TG: A Padova esiste una scuola di fumettisti?

OI: A Padova esiste una scuola del fumetto, ma io ho frequentato negli anni '90 quella di via Savona, a Milano. Poi, ho fatto vari lavori. Fino a 5 anni fa non ero ancora pienamente soddisfatto del mio stile.

Iron Gang di Officina Infernale è pubblicato da Shockdom

TG: Come vendi i tuoi prodotti culturali?

OI: Per il mio ultimo fumetto ho trovato un editore vero, ma normalmente mi autoproduco. Se qualcuno è interessato alla mia roba mi scrive, altrimenti vendo in questi banchetti nelle fiere.

TG: Che tiratura stampi?

OI: Il fumetto Iron Gang è stato stampato tra le 500 e le 1000 copie, non lo so con esattezza. Ogni sei mesi mi arriva un resoconto sulle vendite.

TG: Che altri fumetti hai pubblicato?

OI: Un fumetto su Andy Warhol, una graphic novel di 200 pagine, sceneggiato da Adriano Barone. Non ho fatto in tempo a prendere qualche copia da portare qui a Filler, perché sono sempre carico di tutto.

TG: Starai qua fino a domenica?

OI: Sì.

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mercoledì 7 giugno 2017

Paradisi a contratto (Una strana idea della morte)

Da qualche mese a questa parte sto riflettendo sull'idea della morte. No, non mi fraintendete, non ho intenzione di lasciare a breve questa "Valle di lacrime", volevo solo cercare di capire cosa si nasconde dietro quella barriera oscura dalla quale non si può far ritorno. Per questo, tempo fa, ho chiesto a Stefano Bacci, un uomo piuttosto pratico che ha idee completamente diverse dalle mie, specialmente in materia di spiritualità, di prepararmi un racconto che esprimesse un suo pensiero su questo argomento.
Bacci che è una persona molto sagace, si lascia tentare facilmente da argomenti che può trattare a doppio senso ed in modo ironico, per cui ci ha confezionato qualcosa capace d'intrattenerci in modo divertente ed intelligente e di farci riflettere, come è nel suo stile.
Ho pensato che oggi fosse la giornata giusta per proporvi questa lettura, poiché proprio adesso è uscita su un'agenzia di stampa la notizia che forse potrà definitivamente toglierci tutte le curiosità del caso. Finalmente, a breve, sapremo se davvero sarà possibile far risorgere i morti, come si propone la Bioquark, un'azienda americana di Philadelphia e che cosa si nasconde dietro il velo della morte. TG

Tewa Leila
Una Lilith un po' Tewa un po' Principessa Leila

Paradisi a contratto 
un racconto inedito di Stefano Bacci

“Ma... che roba è mai quella... Che diavolo significa tutto questo?” Pensò Ermanno, impietrito e immobile, fissando da una distanza di pochi metri un bizzarro maxi-schermo apparentemente sospeso nel nulla, su cui scorrevano, a rilievo come nei pulpiti romanici, immagini velocissime e indecifrabili in mezzo alle quali, per quanto frammentarie fossero, aveva come la sensazione di scorgere di quando in quando se stesso in età diverse e progressive. “Che domande del menga!” Rispose in tono quasi spazientito una presenza, seduta e solitaria, dalla penombra della sala-proiezione, “E cosa vuoi che sia? E' il film della tua vita, no? Com'è risaputo, direi anzi arcinoto, in punto di morte questo ha da sdipanarsi davanti agli occhi del trapassando. Che c'è di strano? Ci atteniamo al protocollo: a vite comprese fra 0 e 5 anni deve corrispondere un replay girato al 200% di velocità; fra 5 e 12 anni, replay al 500%, fra 12 e... vabbé, ti risparmio i dettagli contrattuali: data l'età della tua dipartita, a te spetta un 2.500%, con 10 rallenty a scelta, ma puoi skippare, se vuoi, così risparmiamo sullo straordinario del tecnico, che la crisi si sente anche qua, casomai non lo sapessi. 
Sei o sette lustri di lavoro extra sono un botto di soldi, che credi! Tanto a te interesserà di rivedere giusto-giusto la clip 245 (leggo qui sulla scheda, testuale: “Incontro e session hard con anonima strappona di Barletta” e, per bilanciare con una nota lirica, magari la clip 1.092: “Nascita della primogenita, live da sala-parto”, ci scommetterei una bistecca contro un fagiolo, per dirla alla Tex Willer. Ma se non ti interessa affatto, allora firma quello.”. E dall'alto cadde fra le mani di Ermanno, con movenze da foglia d'autunno, un modulo in tutto e per tutto simile a quelli dell'INPS, dove si faceva formale riferimento alla visione per esteso dell'audiovisivo dal titolo provvisorio “Il film della vita di Ermanno”, liberando l'Ente (Supremo) da ogni futura responsabilità per l'eventuale mancata fruizione del servizio (barrare la casella apposita). “Dico: ma che diavoleria è mai questa? Di quale dipartita va cianciando? E come sono arrivato qui? Cazzo mi avete messo nel bicchiere, a cena, mentre ero a far pipì? La solita goliardata di quei deficienti dei miei amici, scommetto! E poi, scusi, ma io non la conosco: chi è lei e come è entrato in possesso di questo materiale e come fa a sapere tutte queste cose su di me?” Il suo era un crescendo indignato e incalzante. “Io la denuncio per sequestro di persona e violazione della privacy e non si pe........”. E lì si interruppe di colpo, non senza assumere un'aria fra l'inebetito e lo sgomento. Come non capirlo, del resto: l'altro si era alzato e aveva mosso alcuni passi verso di lui, appoggiando i piedi su una sorta di banco di nebbia fluttuante!!! E non è tutto, perché una volta uscito dalla penombra della platea, non fosse stato sufficiente il suo inconcepibile modo di incedere, “quello” si palesò nella sua interezza, ostentando un aspetto esteriore... come dire...? parecchio sconcertante: un omone, una specie di Geronimo con tanto di giaccone di pelle marrone chiara completo di peneri d'ordinanza, capelli nerissimi, arco e frecce a tracolla. 
“Che i tuoi amici siano un branco di cazzari senza costrutto, non c'è alcun dubbio al riguardo”. Replicò serio e sereno il pellerossa, “ma questa volta mi sento di assolverli. Darei piuttosto la colpa alla tua pessima e irriducibile tendenza a mangiare cibi grassi e malsani alle ore più improbabili, a bere troppa acqua di fuoco, a tracannare caffè, a fumare 20 calumet il giorno, pardon: sigarette, a fare poco moto e a trombare ancor meno, se posso permettermi”. Ermanno stava per replicare che no, non poteva assolutamente permettersi, ma Mister Tre Metri di Grande Capo lo fermò con un deciso cenno della manona aperta, a mò di vigile, e proseguì indisturbato: “L'ictus ci sta, oggettivamente... e il tuo medico te lo aveva anche detto... Ma tu? Niente! Quanto al resto, ti facevo più sveglio, dopo tutti quei film sui cowboys e i Tex che ti sei sparato. Comunque: capisco che di notte non renda, ma il luogo in cui ti trovi è a voi noto col nome di Celesti Praterie (Verdi Praterie secondo taluni, che però errano). Tutto chiaro, ora?” “Qui di chiaro c'è solo l'urgenza di chiamare il 113 e mettere fine a questa buffonata, caro il mio Signor... Signor... favorisca il suo nome, prego, lei e la sua mise da carnevale fuori stagione... neanche troppo originale, poi... capirai... da Indiano...!”. “Nativo americano, prego”. Puntualizzò quella specie di Geronimo da film con John Wayne “e il mio nome è Manitou, come avresti dovuto capire già da un pezzo; o almeno così mi chiamate voialtri”. 
Ermanno non se ne dette per inteso e ficcò con veemenza le mani in tasca per estrarre il cellulare, ma, che quello non fosse il suo giorno più propizio, ebbene dovette realizzarlo in un lampo, allorché le sue stesse mani si dimostrarono del tutto incapaci non dico di afferrare qualcosa dalle tasche, ma perfino di rimanere contenute al loro interno, fuoriuscendo dalla stoffa come aghi di pino da un plaid reduce da un pique-nique nel bosco. Terrorizzato, toccò varie parti del suo corpo in frenetica successione, ma era come se avesse perso del tutto il tatto o, peggio, la consistenza materica del suo essere. Pensieri deflagranti e inconciliabili cominciarono a popolargli la testa. Alla fine, incapace e come svuotato di colpo da ogni residua energia, si accasciò remissivo per terra, incapace di organizzare un qualsivoglia pensiero che non fosse stupore ebete e senso d'impotenza, cominciando perfino a trovare quasi naturale, per quanto orrendo, che il suo etereo deretano in caduta si accomodasse su una nuvoletta cortese che gli si era fatta sotto con notevole sincronia e grazia. “Tu-tutto questo è pazzesco e in vita mia io... io... non...”. Vedendolo in difficoltà nel proseguire, Manitù gli venne incontro in tono accomodante: “Ecco, questo è il punto: 'in vita tua'. Comincia a immaginare un'altra dimensione, perché quella roba lì ormai è archiviata. Anzi, ci sono un sacco di procedure di check-in ancora da disbrigare e non è che vorrei farci l'alba del quarto millennio a compilare la tua scheda, anche se, okay, il tempo certo qui non scarseggia... Allora, dunque, visto e considerato che sei capitato sotto di me...” e così dicendo cominciò a proporgli con cortese sollecitudine una serie di moduli da riempire, uno dal contenuto più bizzarro dell'altro “...vediamo di venirne a capo con ragionevole speditezza. Ecco qua: con questo ti impegni ad accettare la Celeste Prateria come luogo di fruizione dell'Eternità così come a tutt'oggi codificata dal Contratto Collettivo Soprannaturale di Lavoro (di seguito CCSN) e successivi accordi multilaterali fra i rappresentanti del divino consesso, quelli dei trapassati e quelli dei tecnici e delle maestranze addette alle cure e ai tormenti, ove espressamente previsti. Firma qua”. Ermanno, come un automa, firmò, constatando con terrore latente che la mano non percepiva la penna che stringeva, ma tuttavia la muoveva di propria iniziativa per tracciare sulla carta la sua miglior firma. “Quest'altro ti obbliga a rispettare turni e orari, nonché a rinunciare a cacciare i Sacri Bufali con armi da fuoco e a parcheggiare la nuvoletta fuori dagli spazi rossi consentiti. In cambio avrai un vaucher per 45.000 ingressi/millennio al trasporto pubblico su Cirrocumulo” e giù un'altra firma in stato semi-ipnotico, “...e l'ultima firmetta, con la quale accetti e dai per lette le condizioni generali dello Stare Eterno nella Celeste Prateria (la tua è la Sezione Prati Sempreverdi, ricordatelo, mi raccomando) e il regolamento interno, oltre ad autorizzare il trattamento dei tuoi dati personali sensibili per i soli fini istituzionali autorizzati. In pratica si tratta del tuo consenso a rendere pubblico il contenuto della tua scheda di valutazione personale nel caso un'ispezione della CEE volesse verificarne la congruità col trattamento a te riservato.” “La Comunità Europea pure qua!” s'interrogò il malcapitato, ancora fresco di memorie di spread e Monti e Draghi e Merkel e default vari. “Ma quando mai!”. Lo rassicurò l'altro: “CEE qui sta per Commissione Ecumenica di Equipollenza, non te l'augurare, peggio, molto peggio della BCE, del Fiscal Compact o del controllo diretto del debito pubblico e del pareggio di bilancio in Costituzione: questi, se non ci vedono chiaro sul trattamento degli ospiti e sulla corretta applicazione di premi e pene equiparabili a quelle comminate negli altri paradisi, cominciano a fare inquisizioni e domande e a spulciare la scheda e a entrare nel merito... lascia perdere e firma, va, che è meglio!”. Ermanno firma come se oramai la sua volontà fosse stata risucchiata altrove. “...e infine, ecco qua la password per la rete interna Eternet, che è scritta qui” e gli porge una busta tipo quelle con dentro il PIN del conto corrente. “Benvenuto!” concluse il Divino Pellerossa con un bel sorriso incrociando le braccia nel più cinematografico dei gesti. “La... password?!”. Evidentemente, di tutte quelle enormità che gli si erano appena rovesciate addosso, Ermanno mostrava incredulità solo per quell'aspetto marginale, come se i Sacri Bufali e il Cirrocumulo di linea fossero questioni già metabolizzate, una roba che ci può stare, insomma... “Certo, ma non ti preoccupare: ti servirà solo per il tempo strettamente necessario a prendere dimestichezza con la comunicazione telepatica; poi dovrai restituirla. Nel frattempo potrai accedere a Gracebook e a Soultweetter, ma non metterti a cercare profili di tettone perché tanto sono inibiti, così come, ovviamente, i siti porno, che sono accessibili solo dagli inferi di tutte le religioni, ma questa è una storia lunga e te la racconto un'altra volta. Il nostro inferno, sappilo, si chiama “La Riserva” e ci girano le anime degli ubriaconi e dei nativi americani venduti ai Lunghi Coltelli, tipo i Dakota.”. “Il Diavolo se li porti, dannati traditori!” Esclamò Ermanno in un sussulto da ultrà pellirossa, reminescenza di vecchi albi di Tex e pellicole Hollywoodiane dove la tribù dei Dakota, appunto, pur di danneggiare i suoi acerrimi rivali, gli eroici Seminoles capaci di nuotare nelle paludi e di opporre fiera, irriducibile resistenza ai maledetti Yankees, finivano invariabilmente col vendersi ad essi e tradire la causa in cambio di qualche botte di Acqua di Fuoco, pessimo Whiskey torcibudella della peggior marca. “Se li porta, se li porta....” commentò il padrone di casa socchiudendo lievemente gli occhi con fare bersaniano e muovendo appena il capo ritmicamente in su e in giù, “...abbiamo stipulato un'apposita convenzione con l'inferno cristiano per specifici supplementi di pena, perché per quelli infami la Riserva era troppo simile alla condizione di vita lì giù” e indicò verso il basso con un leggero spostamento del volto. “Ma come sarebbe che avete stipulato convenzioni con l'Inferno Cristiano? Che c'entrano il Diavolo e Gesù Cristo se qui ho trovato te?” Chiese Ermanno, ricominciando con fatica e lentezza a ritrovare un briciolo di pensiero organizzato, dopo quella popò di sbronza di strabilianti novità. “Ma no, ma no... Ci siamo tutti. Tu sei capitato qui perchè ormai il Culto delle Celesti Praterie è praticato da una nicchia ristrettissima di reduci e, se non vogliamo che ci chiudano il reparto per mancanza di numeri sufficienti, dobbiamo adattarci a reclutare a piene mani fra tutti i fan della causa dei nativi americani, anche se cresimati e battezzati, come nel tuo caso, o scintoisti come il pubblico giapponese delle multisala di Tokyo. Ci ha portato più utenti Ombre Rosse del Generale Custer e di tutte le stragi delle Giacche Blu messe insieme, per intenderci. Solo così riusciamo a garantire legittimità al perdurare delle Celesti ed è grazie a gente come te, veri cultori di film un po' così e di fumetti dove la fantasia porta spesso l'autore piuttosto lontano dal mero dato storico, ma tant'è... Grazie a voi indianofili, insomma, abbiamo da poco (un par di secoli, pure qualcosa meno) ratificato un accordo con gli altri Soggetti Divini che ci permette di tirare avanti, anche se abbiamo dovuto esternalizzare alcuni servizi, quali l'equivalente del vostro purgatorio (che qui si chiamava 'Lo Stato di Mezzo', detto anche 'Tra El Paso e la Mesa', perché riproduceva la condizione delle nostre tribù che vivevano ai confini dei deserti tipo quelli del Texas o dell'Arizona) e il Festival Secolare dei Danzatori della Pioggia, che è diventato non più secolare ma millenario e viene gestito in appalto, come l'ex purgatorio, da una società di indiani, sì, ma dell'India, che ha approfittato dell'equivoco linguistico nel capitolato che bandiva la gara (per questo da quel momento insisto tanto perché si venga chiamati nativi americani e non indiani) e ha sparato un dumping, un sottocosto della Madonna, con tutto il rispetto per la Collega. Non puoi capire i disservizi causati da queste esternalizzazioni! E il casino che ci stampano angeli, diavoli, animali sacri, spiriti-guida professionali e via discorrendo, perché questi appaltatori si avvalgono di manodopera sottopagata e dequalificata che non applica mai, ma dico mai il CCSL quanto a pene e orario; una Babele, insomma! Comunque, a parte queste derive dei tempi, stiamo tutti qua: Dio, Geova, Javeh, Giove che sta in fissa con la patata e vuol sempre trasformarsi in qualche animale o giovanotto e precipitarsi fra i vivi, anzi fra le vive, Maometto, Allah, Buddah, Shiva, Visnù, Anubi, Djamballah il dio serpente, Thor, Odino e tutti, ma proprio tutti quelli che in ventimila annetti siete stati capaci di inventarvi voialtri laggiù, evocandoli con tanta forza, tanta tragica intensità, tanta speranza e fede e ferocia e disperazione che, alla lunga, tutta quest'energia mentale ha finito per materializzarsi e prender forma. Capirai che a quel punto si è resa necessaria un'Assemblea Costituente che ha dovuto scrivere la Costit-unzione, cioè una Sacra Scrittura (l'unica di reale discendenza soprannaturale, perché le altre hanno il valore di uno spot) che definisse i criteri di santità, di rettitudine morale, di lieve colpa,di cattiveria eccetera eccetera. Che tempi! Ognuno che spingeva per far passare i propri precetti, o meglio quelli che i rispettivi credenti si erano inventati per poi attribuirli ad un nostro personale progetto. Tutti che assolvevano i comportamenti dei propri fedeli, anche i più eccentrici, chiedendo la condanna di quelli altrui. La fatica che ho fatto perché non passasse per meritevole lo squartamento dei nemici, la caccia col fucile e lo sterminio di massa in nome della presunta superiorità della propria razza o di una particolare civiltà o religione, ad esempio! Certo: ho dovuto cedere a qualche compromesso e rinunciare, per dirtene una, a considerare virtuosa la pratica di fumare erbe psicotrope per festeggiare la firma di trattati di pace, accettando in cambio la pessima usanza di assumere alcool in frangenti simile; per non parlare del fatto che non c'è stato verso di tutelare la sacra tradizione di scalpare il nemico catturato... vabbé... Lo sai com'è: noi divinità inventate da popoli numericamente poco significativi siamo piccoli e divisi, mentre le grandi divinità adorate da miliardi di credenti hanno i mezzi per imporsi. Quando Matzakehonda, divinità secondaria di un appartato atollo polinesiano, 17.498 anime complessive in 3 millenni, si è piccato di pretendere che chiunque divorasse un crostaceo, suo animale simbolo, fosse da condannare a pene atroci, c'è stata una mezza sommossa in aula, oltre che battute di spirito che neanche immagini! Aaaah! E' stata una stagione indimenticabile! Una vera e propria epoca dell'oro celeste!”. “Ma scusa, Ma-Manitù, hai detto, no?” Si intromise pavido Ermanno, iniziando a percepire la spaventevole, inaudita attendibilità di quel che suo malgrado andava ascoltando “Allora io avrei potuto finire al Purgatorio del Walhallah, all'Inferno cristiano a al Paradiso musulmano delle Vergini... Giusto?” “In teoria sì”. Disse Manitù come scuotendosi dal fluire evocativo di antichi ricordi epici. “Ma non del tutto. Con Odino e Thor hai avuto pochissimo a che fare, eccezion fatta per qualche fumettaccio anticomunista yankee dei primissimi anni '70 del secondo millennio, epoca che ti ha visto peraltro più attento e partecipe nella lettura di dubbie rivistacce e cataloghi del Postal Market (Ermanno abbassa lo sguardo imbarazzato). Quanto al Paradiso islamico... Beh, tocca almeno esser stati musulmani in vita. Poi, oggi come oggi hanno problemi di soprannumero e sovraffollamento, perché tanti ne nascono e tanti ne muoiono fra guerre, calamità, cinture esplosive, droni bombardieri, regolamenti di conti fra tribù con visioni leggermente difformi del Corano, rivoluzioni cruente che durano il tempo di uno sbadiglio per poi evolvere in nuove, più sanguinarie repressioni e conseguenti contro-rivoluzioni... Quindi è più facile che cerchino di allocare qualche milione di anime in altre strutture piuttosto che accogliere soggetti provenienti da altre religioni.”. “Ecco, lo sapevo che avrei dovuto convertirmi quando ero ancora in tempo, come Cat Stevens...” Sbottò Ermanno dandosi un colpetto col pugno sulla fronte, senza peraltro riuscire a percepire né il pugno, né tanto meno la fronte. “Ancora con 'sta storia del Paradiso delle Vergini!” Manitù aveva evidentemente intuito il nesso non esplicitato dal suo interlocutore. “Ma state tutti in fissa, benedetti figlioli! E' bene essere chiari: sì, è vero, è stata un'ottima idea propagandistica. Chi preferirebbe passare l'eternità a cacciar bufali o a contemplare un triangolo con la barba, piuttosto che disporre di una settantasettina di giovani pulzelle illibate? Però, però... c'è un però: infatti Maometto si è preso pure una multa dall'Anti-bluff, la temibile Agenzia Celeste che aveva già sanzionato il cristianesimo per via della storia delle indulgenze che avrebbero accorciato i tempi di smaltimento delle colpe de li mortacci sua finiti in Purgatorio, bastava che il parente sopravvissuto si frugasse nel portafogli. La faccenda delle Vergini è pubblicità ingannevole: intanto tutte queste vergini non si trovavano più e ce ne volevano tantissime, perchè una è vergine fino al giorno in cui non inizia a praticare e non è stato ritenuto sufficiente, da parte dell'Antibluff, la mera restaurazione dello stato imenale antecedente l'atto per considerare idonea la pulzella alla condizione virginale, dato che una membrana qui è un gioco da ragazzi ricostruirla, ma la sapienza sessuale acquisita non si riesce più a sradicare dalla mente e dalla prassi della lavoratrice. Anche perchè altrimenti i sindacati s'incazzano per il mancato riconoscimento dello scatto di carriera e per mobbing da intrusione nell'apparato mnemonico e riproduttivo della stessa. Poi, dimmi tu che cosa diavolo puoi combinare con una vergine in assenza di corpo. Qua non siamo mica ai vari inferi, dove il dannato riacquista per obbligo contrattuale la sensibilità epidermica durante le sessioni punitive, al solo fine di poter percepire dolore, tormenti e pene. Certo: proprio a partire da questo istituto contrattuale, ci sono state petizioni e raccolte di firme per estendere il ripristino del senso del tatto in determinate fasce orarie anche ai bravi islamici. E ce ne sono tantissimi: non è che tutti i musulmani se ne vadano in giro a farsi esplodere, ad abbattere torri, a finanziare guerriglie, a sparare in testa a ragazzine studiose o a condannare a morte adultere e scrittori come vi hanno fatto credere in Italia, perché quelli che si comportano così saranno centomila su un miliardo e 200 milioni di fedeli, che è una percentuale di imbecilli che ritroviamo tranquillamente presso tutte le culture e le religioni. Governanti compresi, anche se in forme meno odiose, forse, e più subdole. 
Se un ministro prende soldi per fingere di non sapere che una fabbrica inquina a morte una città intera, ad esempio, quel politico non è meno assassino del religioso che decreta la lapidazione di una sposa infedele, anche se la faccenda in oggetto fa meno notizia. Nessuna di queste iniziative tese a dare un senso al Paradiso delle Vergini, però, è andata mai a buon fine, perché dopotutto qua noi divini siamo proprio come voi ci avete voluti; e quasi sempre (anzi: toglierei il quasi), le religioni se la sono presa col sesso con speciale accanimento proibizionista, normatorio, colpevolizzante, denaturalizzante. E guarda il risultato. Chi sbrocca, chi va in fissa, chi diventa compulsivo, chi stupra, chi uccide la ex, chi prende porcherie per aumentare prestazioni e misure, chi perde tutto quel che ha per un capriccio dei sensi. Tu, per esempio: una vita a fantasticare complesse e insaziabili concupiscenze e, allo stringere dei fatti, hai sedotto una donna ogni 5 anni circa, hai sperimentato la miseria di una dozzina di varianti su migliaia immaginabili e l'ultima pippa te la sei sparata... Vediamo... (e dà una scorsa alla scheda di Ermanno) ...Ecco qua: martedì scorso (Ermanno diventa più rosso di un tramonto sul mare)! Che poi alla tua età, dai...” (ormai Ermanno non sa più dove diavolo guardare). “Alla fine: niente reintegro della sensibilità epidermica, né qui né in nessun altro Paradiso, men che meno in quello delle Vergini. E capirai che non è che ci sia tutta 'sta lussuria, se manca il presupposto principe, chiamiamolo così. A dire la verità, qualche secolo fa, in pieno illuminismo, arrivarono là dei tali rompicoglioni sofistici e razionalisti che fu deciso un breve periodo di sperimentazione controllata e a numero chiuso; ma durò poco. E sai perché? Perché i selezionati, le anime maschili prescelte, cominciarono a tempestare l'Ufficio Vergini di domande su domande, lamentele su lamentale. 
In estrema sintesi, queste intemperanze possono essere ricondotte alla seguente frase: 'Non si potrebbe fare che ci si accontenta di un paio di vergini su 77? E magari le altre 75 le selezioniamo nel vasto bacino dei troioni?'. Perché l'uomo non è mai contento, neanche quando è puro spirito. O meglio, in quanto puro spirito lo si tiene ragionevolmente a bada, ma se solo gli ridai il corpo, ricomincia daccapo a vagheggiare partner erotiche disinvolte, sottomesse, insaziabili, golosissime, flessibili, inguainate, tacchettate, coperte di sole trasparenze, aggressive, brillanti, mute, docili, intraprendenti, apparentemente inespugnabili, materne, sboccate, schiave dei sensi e del maschio e a lui eternamente grate e devote per tanta possante capacità di appagamento. Come fossero segnate a vita da quelle 4-5 bottarelle che sono poi pressoché identiche a tutte le latitudini e in ogni epoca e che scivolano via al ripristino dei livelli ormonali post-orgasmici, tranne conseguenze fisiologiche ormai facilmente evitabili. Dunque, la sperimentazione fu chiusa e sepolta e non c'è paradiso in cui non regni la più assoluta sublimazione, fatto salvo il breve periodo di ambientamento necessario all'ospite per raccapezzarsi in questo nuovo status.” 
Ermanno restò in silenzio e pensò, pensò, si spremette le meningi e pensò che era vero quel che diceva mister giacca sfrangiata, ma non era tutto, non poteva esser tutto. Pensò e ripensò alle sue fisse, all'istinto alla fuga del “subito dopo”, alle sue fantasie dozzinali e condivise dal genere maschile tutto, sì, ma anche a quei rari momenti in cui la conoscenza sessuale aveva infranto mura e barriere, aveva fatto fare un salto in avanti a qualsiasi consapevolezza, aveva provocato la dilatazione della pelle e delle percezioni, non solo quelle fisiche... A quelle volte, tante, poche, forse una, in cui si era sentito dire che come lui nessuno mai prima d'allora e ci aveva creduto e forse era una balla e tutte dicevano a tutti così, per cortesia verso il compagno d'avventura o per overdose di presente rispetto alle memorie poetiche del passato. O forse era vero ed era il numero uno dei numeri uno, o forse era vero solo in quell'istante lì e non lo era stato un attimo prima e non lo sarebbe stato l'istante successivo, ma in quel momento la voce che gli parlava e gli occhi che lo guardavano non potevano mentire, altrimenti tutto sarebbe stato alla fine riconducibile ad una complessa variante sceneggiata di una fantasia masturbatoria dove nessuno incontra mai nessuno, per poi uscire da questi non-incontri genericamente decongestionato, con la pelle più rilassata e l'umore meno cupo e frenetico, ma mai cambiato e mai diverso da prima. E invece non è così. Ci sono incontri che ti cambiano, non necessariamente grandi amori, anche solo scambi occasionali, ma ti cambiano perché incontri il diverso, l'inconoscibile così simile a te in quasi tutto tranne qualcosa, l'oggetto del desiderio, della tua capacità di fantasticare, di immaginare, di tornare nel mondo affilato come una lama capace di trasformarlo e consapevole di questa forza. Questo pensava e per una volta il suo divino interlocutore non gli leggeva dentro, perché dopotutto, ma che ne sa Manitù di queste cose? Certo, legge le schede dei trapassati e tutte manifestano un certo ingolfamento, una secca predominanza di pensieri e azioni riferibili in qualche modo diretto o indiretto a quel complesso mix di ordini naturali chiamate pulsioni, indefinibili sovrastrutture mentali chiamate erotismo e delicate sfumature di ricerca dell'altro chiamate desiderio, il tutto messo ad arbitrio sotto il nome di “sesso” e pensa: “Eccone un altro” perchè intercetta la parte più aspecifica di questo magma e non fa fatica a ricondurla a poche varianti sul tema. “Sì, è vero: è facile per me metterti in imbarazzo e fare dello humour, ma, come vedi, alla fine se sei qui vuol dire che in fondo sei stato un brav'uomo, in senso lato. Non dico un benefattore, insomma, ma uno la cui irriducibile curiosità sul mondo e sull'umano è stata riparo sufficiente da colpe ben peggiori di qualche maldestra interpretazione del principio di pacere, perchè alla fine voi ci avete creato a vostra immagine e somiglianza e quindi anche noi divinità siamo tutte più indulgenti in materia di quanto non vorrebbero le vostre stesse astruse regole.”. “Ho capito, Manitù.” Concluse Ermanno che si stava assuefacendo a quell'inedita condizione di puro-spirito che lentamente sfocava il senso di ciò su cui poco prima stava appassionatamente riflettendo, risucchiandolo secondo dopo secondo in quella nuova dimensione incorporea che iniziava a condizionarne le percezioni. “Ma allora che si fa senza il corpo?”. “Si ragiona, si contempla, si taglia l'erba delle celesti praterie, si incontrano vecchi amici e parenti, si va con loro a vedere Soldato Blu, Balla coi Lupi, Ombre Rosse, la retrospettiva su Tex presentata da G. Bonelli in persona con tavole inedite a colori (non ora, che è ancora giù, ma è già in calendario-eventi), si comunica con gli altri reparti, ci si attiene al regolamento, si caccia il bisonte, sì, ma (e proseguì a dito alzato e a sopracciglio inarcato a mò di monito) Solo e soltanto con arco e frecce telepaticamente guidate, s'intende. E che vuoi fare, sennò, per i secoli dei secoli?”. “A Manitù, senza offesa: che du' palle, però! Ma non era meglio morire-morire, allora?”. “E così sarebbe stato, e così accade ai suicidi, ad esempio, se non ci fossero stati miliardi di esseri umani, ovunque e in qualunque condizione, dalle più miserevoli alle più sfacciatamente privilegiate, tutti concordi nel teorizzare o richiedere o supplicare un qualsiasi aldilà, fino a che questo, come ti dicevo prima, non si è materializzato con tutti gli annessi e i connessi. Così è, e bisognerebbe che tutti gli uomini smettessero di aver paura di morire, per poter cominciare a pensare di smobilitare quassù. Ma la vedo dura...!”. “La vedo dura anch'io” sentenziò Ermanno “E ormai mi sa che è troppo tardi per suicidarmi”. “Poco ma sicuro”. Constatò Manitù con essenziale schiettezza. “E che posso fare, allora, se tutto questo non mi va o non mi andasse più a genio?”. Chiese senza neanche grandi speranza di risposte diverse da un salomonico 'fattela prender bene, perché tanto così è'. “Puoi sempre compilare il modulo”, rispose invece il Nume del Sacro Bisonte col tono impersonale e automatico di un impiegato del Pubblico Registro Automobilistico interpellato da un utente in coda. “Modulo? Che modulo?” “Il M.U.R.O: Modello Unico di Richiesta Oblio, diamine! Motivi la tua istanza, barri l'opzione a scelta fra eterno oblio o reincarnazione, indichi in subordine in quale specie vivente vorresti reincarnarti, ti fai protocollare la domanda e, di norma, in un paio di millenni il C.A.I. si pronuncia”. “Le Guide Alpine? Il C.A.I.?”. “No, la Commissione Anime Inquiete. Così nel frattempo ti sei scordato tutto quello che è successo nell'altra vita e ricominci allo sbaraglio e senza alcuna superiore consapevolezza. Di nuovo a bagno: Splash! Però non puoi farla subito, la domanda: devi aspettare che sia trascorso il p o ospite. “Un batter di ciglia o poco più!”. Gli fece eco Il Divino Arciere col tono di chi sapeva ciò che diceva. “E nel frattempo?”. “Nel frattempo, seghe”. “Ma non erano proibite o impossibili da praticare?”. “Si, ma io intendo quelle mentali!”. “E ti pareva?”. Ermanno si sentiva chiuso dal pronostico: “Sai che c'è? -pensò- Dopo il periodo di prova, chiedo di rinascere e di rinascere elefante. Campano un botto, nessuno se li magna quasi mai, non fanno male alle altre specie se non involontariamente per via della mole e non sono sfiorati dal minimo pensiero complesso, oltre ad accoppiarsi senza troppe complicazioni quando l'elefantessa va in calore.”. “Ottima idea!” replicò il Capo, evidentemente allenatissimo nella tecnica della telepatia “ma per te impraticabile, purtroppo”. “Come sarebbe?” chiese Ermanno sorpreso. “Non ci si può reincarnare due volte nello stesso animale e tu elefante lo sei già stato, una volta. Fosti uomo, lo si può fare fino a 3 volte, e scegliesti di reincarnarti elefante. Naturalmente non ricordi un beato piffero di tutto ciò, ma è agli atti. Dai, non prendertela. Dopotutto voi esseri umani avete la memoria corta, non fate mai tesoro delle vostre passate esperienze e non imparate mai niente dai vostri stessi errori. Ora però riposati, vai, che è stata una giornata faticosa e domani sei già di turno per il taglio dell'erba mistica nel Pratone dei Navajos”. Concluse come per congedarsi, mentre già si voltata e iniziava ad allontanarsi da Ermanno. Si fermò dopo pochi passi, però, e tornò a guardarlo con l'aria di chi si stava per dimenticare di dire qualcosa di importante. “Ah! E già che vai lì, salutami Lilith*! Gran pezzo di Squaw, quella!”. E si allontanò saltellando lieve ed austero sulle nuvolette rosa dell'alba e sui caratteri bluette dei titoli di coda, non senza essersi lasciato andare ad una strizzatina d'occhio un po' guascona all'indirizzo del lettore... O della macchina da presa, fate voi. 

*Lilith: moglie Navajo di Tex Willer uccisa ancor giovanissima dal vaiolo introdotto nel suo villaggio da loschi trafficanti yankee tramite coperte infette.

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