martedì 11 ottobre 2016

Mai volgari, sempre cattive. Al Malafemme 2016: 4 tatuatrici per 160 serigrafie (WonderBee, Indignada Jones, Kina e Kylie Tomato)

Al Malafemme 2016 ho incontrato 4 artiste che hanno realizzato dei disegni che poi sono stati trasformati in stampe serigrafiche a 3 colori. Seguono le interviste.


Frammenti di Cultura al Malafemme Indipendent Festival Vol. 3. Le 4 opere delle 4 tatuatrici che si sono cimentate con la serigrafia alla Fabbrica Occupata Autogestita Boccaccio di Monza.

Tony Graffio: Barbara, raccontami tutto. Che cos'è questa iniziativa che vede 4 donne che fanno tatuaggi dedicarsi alla serigrafia?

WonderBee: Io sono WonderBee, ho creato una collaborazione con un laboratorio serigrafico che si trova a Sud-Est di Londra su un barcone di legno, in un creek che porta al Tamigi. Ho trascorso circa un mese e mezzo su questo ex dragamine (era la H.M.S. Ledsham M2706) ed ho chiesto alle tatuatrici che avevano intenzione di partecipare al Festival Malafemme di darmi un loro disegno per poi trasformarlo in serigrafia ed esporlo qui nelle serate di oggi e domani (23 e 24 settembre 2016 ndTG). Sono scaturite queste serigrafie in 3 colori, quindi fatte con tre telai diversi, stampate su una buona carta cotone dal peso di circa 300 grammi. Il lavoro che ne è uscito è piuttosto buono e noi siamo tutte soddisfatte di questa esperienza. Per me è stato particolarmente interessante perché ho imparato delle cose in più sulla tecnica serigrafica. Lavorare su un barcone attraccato in un canale non è facile perché bisogna avere una serie d'attenzioni in più rispetto alla terraferma. Inoltre gli scarti della lavorazione non devono inquinare le acque e ogni volta bisogna prendere dei secchi, riempirli portarli via e poi svuotarli da un'altra parte; insomma è solo la passione che ti fa fare certe cose.


I tre telai serigrafici che hanno dato vita all'immagine a colori stampata da WonderBee a Londra con l'aiuto dei "Minesweeper". Fotografia di WonderBee.

TG: Chi sono questi stampatori che vivono e lavorano sul barcone? Sono giovani?

WB: Sì e sono molto bravi, fanno dei workshop a cui puoi partecipare portandoti i tuoi telai, oppure imparare la tecnica da zero. Chi è nel collettivo ha tra i 30 ed i 40 anni, più o meno.

TG: Le serigrafie che avete presentato questa sera sono state stampate da questo collettivo inglese?

WB: Sì, sono state stampate dal collettivo "The Minesweeper" e da me insieme a loro. E' stata una collaborazione.


Un ragazzo del Collettivo "The Minesweeper" posiziona il foglio dove verrà stampata "Miss Skating Love" sul tavolo da lavoro. Fotografia di Wonder Bee.

TG: Tu fai serigrafia oltre ai tatuaggi?

WB: Sì, faccio anche serigrafia. Se si ripeterà il Malafemme, l'idea sarebbe quella di avere una serie di vari disegni progettati dalle tatuatrici trasposti in serigrafia e portarli in giro per l'Italia con il festival.


WonderBee e la sua serigrafia al Malafemme vol.3

TG: Come s'intitola il tuo disegno e cosa rappresenta?

WB: Si tratta di Miss Skating Love, un personaggio femminile che inizialmente viaggiava su uno skateboard che poi è diventato un cuore.

TG: Si tratta di una ragazza che fa surf tra varie esperienze sentimentali?

WB: Sì, vola un po' qua e un po' là sulla sua tavola che in realtà è un cuore alato, accompagnata da topi che nascono da una goccia, come uno spermatozoo che si evolve e vola lontano. Il topo è anche un elemento dei Minesweepers di Londra.


Miss Skating Love - WonderBee 2016 - Tiratura 40 pezzi.

TG: Beh il topo è anche un simbolo sessuale...

WB: Direi di sì, comunque non so perché mi ritrovo a disegnare i topi...

TG: La ragazza del disegno sembra un po' triste, perché?

WB: Le mie pupazze sono sempre un po' malinconiche, non sono tristi. Forse sono nostalgiche perché pensano a qualche grande amore del loro passato. C'è un po' l'incertezza del futuro che non è ben chiaro e non sembra riservare grandi cose, ma nonostante questo le ragazze sono sempre positive e alla ricerca di nuove emozioni e destinazioni.

TG: Accanto al tuo c'è il disegno di Kina che ha raffigurato una sirena piratessa?

WB: Sì, ecco Kina, puoi parlare direttamente con lei, se vuoi.

TG: Ciao Kina vuoi parlarmi del tuo lavoro?

Kina: Molto volentieri.

TG: Il tuo vero nome?

Kina: Cristiana Galasso.

TG: Da dove vieni e che cosa fai?

Kina: Vengo dalla provincia di Roma, ho quarant'anni, un figlio e la passione del tatuaggio da quando avevo 19 anni. Per i primi 10 anni è stato un po' amore-odio, mentre in seguito ho iniziato ad impegnarmi veramente in questa attività. Negli ultimi anni ho collaborato parecchio con i Centri Sociali di Roma e di Forte Prenestino in particolare. Oggi sono venuta qui al FOA Boccaccio, non c'ero mai stata prima e sto avendo un'esperienza bellissima, soprattutto perché si conoscono tante belle persone e si scambiano delle cose fantastiche.


TG: Che cosa è successo nel momento critico della tua carriera?

Kina: Per me è stato difficile perché il lavoro del tatuatore, anche se non sembra, è molto faticoso. Oltre ad essere una vita di sacrifici che comunque si fanno con piacere, quella del tatuatore è una vita pesante. Non è una cosa da poco restare 7 - 8 - 9 ore al giorno a tatuare stando in posizioni assurde. Questo fatto ti porta ad avere dei problemi alle mani, alla schiena e ad altre parti del corpo.

TG: Nonostante le controindicazioni che mi hai appena descritto, continuerai a fare questo lavoro?

Kina: Per me è la cosa più bella che c'è; penso che lo farò per tutta la vita. A me piace conoscere persone che hanno la mia stessa passione e con le quali posso parlare e avere uno scambio d'idee.

TG: Com'è nata l'idea di trasportare un disegno per il tatuaggio in serigrafia?

Kina: Allora, per me questa è una novità che arriva da Londra. A Londra ho trascorso 8 giorni sul barcone dei Minesweeper, è stata un'esperienza bellissima. Tutti i giorni disegnavamo insieme ed in quel clima è nato il mio disegno. Ho lasciato il mio progetto al laboratorio e poi il collettivo mi ha fatto la sorpresa di trasformarlo in serigrafia.


Kina

TG: Cosa rappresenta il tuo disegno? Ha un significato particolare?

Kina: E' il risultato dei sentimenti tumultuosi di quel momento che stavo vivendo, però non saprei spiegarlo dettagliatamente.

TG: Mi sembra una sirena un po' aggressiva. E' così?

Kina: Sì, è una sirena col tridente in mano, fa riferimento anche al Malafemme, nel senso che si tratta di una donna molto femminile, ma al tempo stesso combattiva. E poi si sa, le sirene erano delle ammaliatrici. Insomma il gioco del disegno è questo, poi spiegarlo più nei particolari non è facile. Alcune cose nascono anche in modo istintivo, no? Secondo i pensieri che ti vengono, le sensazioni che provi, esprimere queste cose a parole non sempre è possibile.


La Sirena Pirata di Kina

TG: Ti senti anche tu un po' come una sirena seduttrice?

Kina: Sì, può darsi.

TG: Hai colorato tu questa immagine?

Kina: No, non sono stata io a farlo. Io ho fatto il disegno ed ho ripassato le linee dei neri, la colorazione l'ha fatta Raul, un ragazzo basco che vive sulla barca, insieme a Wonder Bee (Barbara Fagiolo) perché loro lavoravano insieme a questo progetto ed hanno stampato i nostri progetti. Se ti devo dire la verità, io di serigrafia ne capisco abbastanza poco. Questa cosa è nata da loro due, io ho creato il disegno, loro hanno pensato a tutto il resto. E' una collaborazione.

TG: Da profana di serigrafia, ma da esperta di arti visive, il risultato che è stato ottenuto come ti sembra?

Kina: E' bellissimo. Non me l'aspettavo, è stato un sorpresone.


Kina al Malafemme Festival Vol. 3

TG: Vedo che tremi un po', hai freddo?

Kina: Un po', scusami, mi emoziono...

TG: Allora, forse possiamo chiudere qui l'intervista, per me è sufficiente, grazie. E adesso passiamo a Indignada Jones, qual'è il titolo ed il significato della tua serigrafia?

Indignada Jones: Il venditore è un robot che vende un quadro. E' un modo per riflettere sull'arte e chiederci di che tipo di arte stiamo fruendo o abbiamo intenzione di comprare.

Vendere arte contemporanea è un lavoro da Robot senza cuore - Indignada Jones

TG: Si tratta di un mercante del futuro?

IJ: Sì, anche se già oggi siamo arrivati al punto in cui l'arte è prodotta dalle macchine e non dalle persone. Basta avere un cellulare in mano e con un click si pretende di fare arte.

TG: Il Robot ha forse dei dollari negli occhi perché oltre alla colonizzazione economica stiamo subendo anche un fortissimo controllo culturale?

IJ: Sì, ha come un riflesso negli occhi che guarda caso ricorda il simbolo del dollaro o la lettera "S" che è l'iniziale della parola soldi. E' un uomo-macchina, quindi un Robot che produce arte casuale.

TG: Anche un po' insetto, sembra perfino un robot-scarafaggio per via delle spalle curve e luccicanti che potrebbero nascondere una copertura di protezione per le ali.

IJ: Sì, è un essere freddo totalmente snaturato che non rappresenta la vita, per questo è un po' metallico: è una parte di un mondo assurdo che tuttavia è il mondo in cui viviamo.


Dal taccuino degli schizzi di WonderBee

TG: E' così che vedi il mondo dell'arte? Non hai illusioni, né sogni da vivere in questo ambiente?

JI: Vedo l'arte come qualcosa che è stato fagocitato da un sistema molto cinico; l'arte è usata soltanto per fare soldi. Si tratta di un cane che si morde la coda: per questo all'interno dell'opera c'è una raffigurazione delle nostre città, visibile nei palazzi che disegno sempre. Lo skyline della città ha l'imprinting di questi palazzi per dare la visione di un mondo molto freddo, un po' distopico. Proprio ieri parlavo di questo con Barbie, un tempo nell'allestire una mostra che potesse portare a sensazioni del genere avrei pensato a qualcuno come Andy Warhol, mentre adesso è come se tutti fossero artisti  e c'è una confusione totale. A chi dovrei pensare per trovare qualcuno che rappresenti quest'epoca? Linea piatta. Non mi viene in mente nessuno. Oggi tutti possono fare tutto e ostentarlo sotto gli occhi di tutti. Talvolta non c'è più nemmeno un messaggio preciso da diffondere, solo un'immagine. Cosa che ha fatto perdere di vista la comunicazione, nella montagna di dati di comunicazione in cui viviamo. E' un paradosso, ma è così. Insomma, sì l'arte dei nostri giorni mi sembra un po' morta e troppo meccanica, intrappolata nei tubi delle metropoli. Con chi potrei lavorare oggi? Solo avere un pensiero del genere mi sembra utopico.

TG: Scusami Indignada, tu sei anche una tatuatrice?

IJ: Io tatuo, ma non professo.


Indignada Jones con "Il Mercante d'arte"

TG: Dove hai preso un nome così particolare come quello che ti sei data?

IJ: Ovviamente, si tratta di un gioco di parole che prende spunto da un film d'avventure che mi era piaciuto molto fin da quando ero bambina. Negli anni poi ho avuto modo di confermare questo mio sentimento di sdegno verso certe cose della vita ed un ex-collega con un'uscita piuttosto felice mi ha apostrofata come Indignada Jones. L'appellativo m'è piaciuto e così ho deciso di conservarlo trasformandolo nel mio nome d'arte perché fa capire come ci sia in me una propensione alla ribellione ed ad essere una combattente.

TG: Ti ringrazio. Per ultima abbiamo Kylie, dalla Francia. Kylie da dove vieni esattamente?

Kylie Tomato: Vengo dal Sud della Francia, da Alès.

TG: Ah è un posto che conosco molto bene, è una città di minatori ai piedi delle Cévennes.

KT: Sì, è una piccola città di minatori e di comunisti.

TG: Kylie, come hai incominciato la tua attività?

KT: Per 10 anni ho lavorato come grafica per conto mio, ero stanca di quel lavoro e volevo fare qualcosa di più artistico, così ho iniziato a fare l'apprendista da un vecchio tatuatore. Sono rimasta un anno da lui e poi ho aperto il mio studio.

TG: Quando hai pensato d'iniziare questa carriera?

KT: Due anni e mezzo fa.


Il telaio serigrafico con l'immagine ideata da Kylie Tomato. Fotografia di WonderBee.

TG: Che differenze ci sono tra il mondo della grafica e quello del tatuaggio?

KT: Beh, nella grafica non sopportavo la parte commerciale dell'attività: dovevo cercarmi i contratti con i clienti e questo era un aspetto del lavoro che non mi piaceva. Nel tatuaggio la persona viene da te e si discute, non è per niente lo stesso metodo. La grafica è pubblicità, il tatuaggio ti apre ad un mondo più libero.


Never Rude Always Nasty - Kylie Tomato

TG: Che titolo hai dato al disegno che hai dedicato a questo evento del Malafemme Festival?

KT: Non c'è un titolo, non metto mai titoli alle mie opere.

TG: Allora spiegami che cosa rappresenta.

KT: Si tratta di una ragazza emancipata un po' nello stile Techno-Hip-Hop perché è qualcosa che mi parla in questo senso. E' una donna libera, un po' funky...


Urban Kaos Rave - Un esempio delle locandine di Kylie Tomato

TG: La vedo abbastanza diversa dallo stile delle altre autrici, è molto dettagliata per un tatuaggio e si capisce che è più grafica e in stile quasi da fumetto. Come mai?


KT: Io facevo delle locandine per dei rave e ho un po' conservato questo stile che s'avvicina di più alle locandine che al tatuaggio e scelgo di fare lo stesso per il tatuaggio. Faccio dei tatuaggi che assomigliano a dei disegni di grafica ed in effetti anche nei tatuaggi che faccio ci sono molte linee e particolari sottili.


Kylie Tomato e WonderBee s'apprestano a firmare le serigrafie che ho acquistato.

TG: Come ti sembra che sia stato realizzato il tuo progetto da chi poi lo ha stampato in serigrafia?

KT: Molto bene. I ragazzi del barcone sono stati molto bravi ad interpretare qualcosa che io ho fatto in maniera molto spontanea; avevo voglia di fare questo disegno per il Festival e non ho riflettuto molto su cosa fare. Non avevo altra intenzione che quella di realizzare qualcosa di carino e nel quale ognuno potesse vedere quello che avesse voglia d'immaginare. E' per questo che la ragazza non ha volto.


Kylie Tomato al lavoro al Malafemme Festival Vol. 3

TG: Come potremmo tradurre: "Never rude always nasty"?

KT: Allora: mai volgare, sempre cattiva è un po' come dire che ci si può difendere senza essere violente.


Kylie Tomato

TG: Tu vivi il mondo dell'Hip-Hop?

KT: Vivo il mondo della Techno. Il mondo Hip-Hop molto poco.

TG: Cosa pensi dei graffiti?

KT: Adoro i graffiti. Per me sono una fonte d'ispirazione enorme; è anche per questo che amo l'Hip-Hop. I graffiti fanno parte di questa cultura. Non partecipo a questo movimento, ma m'interesso molto perché è un mondo molto ricco a livello grafico, musicale, artistico, sociale. I graffiti sono un impegno formidabile a tutti questi livelli.

TG: Che cosa vuol dire essere donna e dedicarsi ai tatuaggi?

KT: Detesto quando mi chiedono questa cosa perché si suppone che ci sia una differenza. Per me non ce ne sono. Non ho bisogno di rivendicare la mia femminilità per essere una donna e non ho nemmeno bisogno d'essere un uomo per farmi rispettare.


Le mani di Kylie Tomato

TG: Viaggi molto per lavoro? O svolgi la tua attività soltanto in studio?

KT: Ho un Tattoo Shop che si chiama "Talon aiguille". I tacchi a spillo sono una caratteristica delle calzature molto femminili, ma è anche un gioco di parole per dire che siamo molto pungenti. Siamo due ragazze in negozio e allora abbiamo trovato simpatico pensare ad un nome di questo tipo.

TG: Sei contenta di partecipare a questo evento?

KT: Mi fa molto piacere esserci perché trovo geniale questo festival e sento che c'è una grande energia tra le persone che sono intervenute qui. Adoro gli eventi un po' alternativi, è qui che mi sento fiorire, compresa, in mezzo a persone che apprezzo. Sono felice d'essere qui. Non mi va di parlare di tatuaggio in generale perché ognuno lo vive come vuole. Ci sono quelli che lo fanno per vivere la parte mistica del tatuaggio, altri, come me, non vedono che l'aspetto grafico, poco visivo, ma non penso che un modo d'intendere questa disciplina sia migliore di un altro.

TG: Pensi di continuare a lavorare con il tatuaggio?

KT: Sì.

TG: Pensi d'aver trovato la tua strada?

KT: No, per adesso il tatuaggio è solo un mezzo d'espressione in più perché io faccio anche la pittrice ed altri lavori come assemblare sculture e cose così.

TG: Merci bien.

KT: De rien.


lunedì 3 ottobre 2016

Tatuare per guarire se stessi e gli altri. Ursula e Sanacore al Malafemme vol 3

"Se sai disegnare puoi fare ogni cosa, non devi essere per forza un tatuatore." Sanacore


Malafemme vol 3
Sanacore e Ursula - Tattoo artists al Malafemme Vol. 3

Al Malafemme Indipendent Festival vol. 3 erano presenti parecchie tatuatrici, ho avuto un bellissimo scambio di opinioni con Ursula Colombo e Alessandra Carubbi che erano un po' le veterane del gruppo, o come ho spesso sentito dire: "due pezzi di storia" di questo ambiente molto effervescente. Dal dialogo che ho avuto con loro sono emersi pensieri molto importanti che, anche a chi come me non ha una preparazione in questo campo, hanno insegnato molto e lasciato il desiderio di approfondire il discorso.
Alessandra è nata a Torre del Greco, quando è arrivata a Milano le hanno affibbiato il soprannome di Sanacore (dal secondo album degli Almanegretta) che lei ha conservato per sempre con orgoglio tutto napoletano. Secondo Sanacore, il tatuaggio è una forma d'arte a cui è molto facile approcciarsi, però bisogna capire bene che cosa si cela dietro questa disciplina. Tutti adesso si professano DJ; artisti, fotografi, musicisti o tatuatori, ma qualsiasi attività si svolga bisogna avere una certa etica ed un comportamento professionale irreprensibile, perché solo in questo modo si possono mettere le basi per una carriera duratura e priva di sorprese. 
Sanacore ha iniziato a tatuare una ventina d'anni fa quando non era facile reperire informazioni su come svolgere questa attività e c'era ancora la necessità di prepararsi gli aghi in casa. Ursula s'è sbilanciata nel dirci che un tempo non c'era tanta professionalità ed anche certi lavori lasciavano un po' perplessi. In pochi capivano e sapevano esattamente come funzionassero le cose, pertanto bisognava letteralmente fare esperienza sulla propria pelle. Dietro qualcosa di difficile c'è sempre la passione che aiuta a sopperire alle mille difficoltà che si possono incontrare ogni giorno. Bisogna cercare di sviluppare la propria arte a prescindere da ogni cosa, senza preoccuparsi della propria popolarità. Molti scelgono di fare il tatuatore perché questo per loro significa diventare popolare, non perché il tatuaggio è il loro modo d'esprimersi; invece è fondamentale cercare sempre d'essere se stessi, trovando la felicità in quello che si fa. Come spesso accade, è nell'infanzia che si comprende che strada si vuole intraprendere. Sanacore, la prima volta che ha visto un tatuaggio aveva 8 anni: è quello il momento in cui decide che nella vita avrebbe realizzare quel tipo di disegni sui corpi delle persone per renderle più allegre e orgogliose del proprio aspetto. Il tatuaggio non è solo una componente estetica, è un'esperienza di vita che permette d'entrare più a contatto con la persona che ti trovi di fronte e con chi ha avuto questo tipo di storia. Non è un'attività da poter prendere alla leggera, anche se adesso tutto è più facile, anche per l'esistenza di corsi e macchinari che agevolano il lavoro. Nonostante questo, ci vuole ugualmente molto impegno ed applicazione in tutto ciò che si fa. Inoltre, per lavorare bisogna anche sacrificare una parte della propria vita privata, non esistono, feste, sabati o domeniche, bisogna essere molto disponibili con tutti per essere l'artista che si vuole diventare, perché la pratica aiuta molto a migliorarsi ed a essere più bravi in ciò che si fa. Per iniziare una volta si usava tatuare se stessi o gli amici più cari. Si rinunciava ad andare alle feste o a divertirsi quando bisognava preparare gli aghi, perché anche questo era un grosso impegno che richiedeva tempo ed attenzione. Non è solo Sanacore ad essere di questo avviso, molti tattoo artist hanno vissuto allo stesso modo il loro lavoro/passione. Sentiamo direttamente da Ursula e Sanacore cosa hanno da dirci dopo tanti anni di queste esperienze professionali e personali.

Tony Graffio: Sanacore che soggetti ti piacciono per i disegni da tatuare?

Sanacore: I miei.

TG: Puoi descrivermeli?

Sanacore: Mi piacciono le cose molto grafiche, tipo i disegni neri o di un solo colore.

TG: Forme geometriche?

Sanacore: No, anche cose così (Mi mostra un disegno di una medusa). Artistiche e di un solo colore. Bum!

TG: Adesso è molto di moda fare disegni a più colori. Che cosa ne pensi delle mode?

Sanacore: Vanno benissimo, comunque sia ti segnano un periodo o un'epoca. L'importante è che tu sia te stesso in quello che fai. E' fondamentale.

TG: Tu viaggi molto per lavoro?

Sanacore: Ultimamente sì, parecchio. L'input che ricevi dalle mostre o da qualsiasi altra situazione è importante.

TG: Dove trovi l'ispirazione?

Sanacore: Ovunque. Anche qui adesso, in questo momento.

TG: Ci sono problemi sanitari in questo lavoro, bisogna fare molta attenzione a come si sterilizzano gli strumenti e all'igiene?

Sanacore: Assolutamente sì, bisogna essere molto corretti in questo facciamo dei corsi per restare aggiornati su queste questioni; come i baristi... E' importante saper pulire un tavolo perché ci possono essere delle contaminazioni incrociate e bisogna sapere come comportarsi in determinati casi. I corsi offrono veramente la possibilità di non far correre rischi a nessuno. Adesso i tatuatori sono un po' presi di mira, ma ti assicuro che un buon professionista sa impacchettare qualsiasi cosa usi e sa essere molto più corretto e onesto di qualche anno fa. Alcuni che un tempo venivano considerati quasi come degli dei non erano bravi dal punto di vista dell'igiene e della prevenzione delle infezioni. Non faccio nomi, ma ti posso assicurare che era così. Adesso, grazie all'intervento delle ASL la preparazione sanitaria della nostra categoria è nettamente superiore a tanti anni fa.

TG: Adesso possiamo stare tranquilli dappertutto?

Sanacore: Certamente, anzi molto più tranquilli in queste situazioni che stiamo vivendo oggi qui al Boccaccio che in altri eventi molto più pubblicizzati, in cui ho visto cose che è meglio che non ti racconti.

TG: Da quanti anni ti occupi di tatuaggio?

Sanacore: 20 anni.

TG: E' vero che chi sceglie di tatuarsi racconta una storia sul suo corpo?

Sanacore: Racconta soprattutto la storia della sua relazione col tatuatore.

TG: Davvero? Spiegami meglio questa cosa per favore.

Sanacore: Rapportarsi con un tatuatore non è semplice. Puoi fare amicizia con chiunque, ma con un tatuatore che ti dice: "Non ho voglia, conosciamoci, parliamone..." è un'altra questione.

TG: Quindi bisogna conoscersi e capire che cosa si cerca, che cosa si vuole, che aspettative si hanno?

Sanacore: Secondo me il vero rapporto, il vero tatuaggio è quello.

TG: E ci sono quelle persone che vogliono farsi tatuare, ma non sanno che cosa?

Sanacore: Assolutamente sì, sempre.

TG: Quindi è il tatuatore che decide?

Sanacore: Il tatuatore deve avere l'empatia giusta per capire chi ha davanti e che cosa vuole.

TG: Capita che a qualcuno si dica: "No guarda, lascia stare..."?

Sanacore: Sì, assolutamente.

TG: Un tatuatore serio si comporta così?

Sanacore: Sì, è molto bello avere empatia con la persona che hai davanti. Fa parte del tuo... Definirlo lavoro è troppo bello.

Interviene Ursula

Ursula: E' giusto che l'arte in Italia diventi lavoro. E' importante dedicare un po' di tempo in più al cliente perché è giusto che l'unica attività che ci ha dato modo di fare delle famiglie, crescere, mangiare e vivere come hanno fatto tutti è il tatuaggio. Tutto il resto è relativo, nella musica, per esempio, i più giovani continuano a farsi pagare meno, ma non è corretto. Non dobbiamo mangiarci il culo a vicenda. Se un'arte ha preso piede è giusto che venga pagato quello che merita per la qualità che offre. E' giusto che ognuno abbia un prezzo diverso, perché non siamo tutti uguali. E' un po' come per i falegnami, ognuno è diverso dall'altro e fa lavori diversi. 

TG: Come si decide il prezzo?

Sanacore: Il prezzo lo decidi a seconda dell'impegno che ci stai mettendo, perché io posso progettarti un disegno che tu puoi prendere e portare da un'altra parte, però io non ci ho messo solo la mia abilità e la mia fantasia, ma anche la comprensione per capire quello che vuoi o che va bene ad una persona piuttosto che ad un'altra. L'empatia che si crea tra due persone è importante.

Ursula: A volte capita che il cliente dica: "E' proprio quello lì che volevo!" quando glielo disegni e allora è "buona la prima", perché hai capito chi hai davanti... E se è buona la prima è perché siamo in sintonia.

TG: E' pesante portarsi dei lavori addosso?

Ursula: Io ho dei lavori addosso mai finiti...

Sanacore: Non è pesante: è una fortuna poter avere certi disegni addosso o avere il talento necessario per fare questa cosa. 

Ursula: Sì, fare questo lavoro è una grande opportunità.

Sanacore: Siamo fortunatissime!

Ursula: C'è gente che s'è salvata facendo questo lavoro...

TG: Tu hai fatto altro nella vita?

Sanacore: Ho lavorato in fabbrica, ho pulito i cessi, ho fatto di tutto, però sono arrivata dove volevo e adesso sono una persona molto felice.

Ursula: Tutti i tatuatori che conosco lo sono. Io incontro ragazzi che rientrano da viaggi durati 25 anni; quando li rivedo mi fa veramente molto piacere sapere che tutte queste persone mangiano, hanno dei figli, grazie a questa moda, fashion o chiamala come vuoi. Mi fa molto piacere che in Italia ci siano delle attività nuove che permettano alla gente di vivere facendo quello che amano fare. Anche per i graffiti sta diventando un po' così. Prima erano merda e adesso arriva il miliardario che compra i muri di Bologna. Ué, ma cosa me ne frega, non è per questo che i graffiti son "fighi". Non sono "fighi" perché il "figo" dice che sono "fighi", ma lo sono se sono belli... L'arte diventa arte per altri motivi.

Sanacore: Le mode servono a farci andare avanti. Non è importante la moda, è importante credere in quello che fai. Noi ci abbiamo creduto, ci abbiamo messo anni e 20 anni sono tanti per diventare un'artista che non solo sa dare qualcosa di buono, ma che è in grado di dare qualcosa a livello empatico e sa comunicare con le altre persone. E non è poco.

Ursula: Secondo me, anche toccare così tanto le persone e star loro vicine è un pozzo di fortuna che io ho ricevuto nella mia vita. E' come vedere ogni giorno un bel film o leggere un libro particolare da cui posso sempre imparare qualcosa. Per me, i tatuatori hanno qualcosa di speciale su questa Terra, non a livello artistico, ma a livello umano. Io li vedo davvero diversi, i maschi sono di un altro pianeta, hanno un'altra sensibilità.

Sanacore: Ci sono persone incredibili che ti raccontano  un sacco di cose; abbiamo la possibilità di sapere e di imparare di tutto. E' bellissimo. 

Ursula: Io la vedo anche come una forma di guarigione per le persone.

TG: Come una forma di psicoanalisi?

Ursula: Sì, più forte però.

Sanacore: Sì, ti trovi veramente delle persone sul lettino che ti raccontano tutto di loro.

Ursula: E' una terapia d'urto. Bam! Arrivano con i loro matrimoni, con i figli, le separazioni, vedi tutte le fasi della loro famiglia. E' bellissimo. Io sono stanca di tatuare, di dico la verità, io lo faccio da 25 anni ed è un lavoro faticoso.

TG: La moda è anche petting?

Ursula: Sì, nel senso che tu ti fai fare l'ideogramma, la stellina, o quello che è, come avvicinamento al tatuaggio.

Sanacore: E' come un primo passo che fai prima di fare all'amore.

Ursula: (Ride) E' un approccio prima di dedicare il tuo corpo alla passione del tatuaggio. Un avvicinamento.


Tatuaggi stelline e Love mani Ursula
Stelline e amore sulle mani di Ursula

TG: Partono tutti con qualche soggetto piccolo?

Ursula: Sì con una "limonatina", dico io. Perché no? Ce le ho anch'io le stelline... Quelli che vogliono partire subito dalla prima volta con un tatuaggio esagerato mi fanno paura. Ultimamente, si tatuano tutti. Anche una mia cugina che era l'ultima persona che avrei immaginato avrebbe fatto una cosa del genere. E' una donna alla quale fa schifo tutto, eppure adesso che il marito l'ha lasciata, ha fatto dei cambi radicali d'esistenza ed è entrata da me dicendomi: "Voglio farmi due tatuaggini..." Ed io: "Scusa? Sei sicura?" Una persona che aveva paura a cambiare leggermente il colore dei capelli. E' grigia, sta male perché la parrucchiera non gli trova la tonalità perfettamente uguale al colore naturale dei capelli che aveva prima. Sai quelli che non possono cambiare? Adesso ha due tatuaggi, vedrai come cambierà il cervello in un attimo. Perché sono quelli che dicono mai farò quella cosa lì che poi ci vogliono provare. Una signora l'altro giorno s'è fatta fare un tatuaggio pezzettino dopo pezzettino. Al che io le ho detto: "Ascolta, non è che puoi farti un fiorellino alla volta se vuoi farti un avambraccio... Ti viene anche a costare tantissimo." Ma lei mi ha detto che aveva fatto una foto, ma aveva visto che c'era un vuoto e allora ha capito che ci deve mettere qualcos'altro (ride).

Sanacore: Da me è venuta una signora con una rosa dei venti fatta malissimo, io gliela ho sistemata e adesso è felicissima. Il marito ogni volta che mi incontra mi vuole offrire un caffè al bar. In giro c'è gente che fa lavori terribili.

Ursula: Fino a qualche anno fa facevamo tutti le cazzate, adesso in Italia c'è stato veramente un salto di qualità incredibile. Nemmeno in America riesci a trovare tattoo artists così bravi.

Sanacore: Vero.

Ursula: A Milano ci sono tatuatori bravi  quanti ce ne sono in tutta l'America. Io ho talmente tante amiche bravissime che non riesco nemmeno a dire quante sono. Però, d'altra parte, ci sono anche quelli che fanno la merda paurosa, con la scusa che puoi comprare la macchinetta così. Ti fanno il prezzo buono, ma ti fanno un lavoro terribile.

Sanacore: Adesso con le rotative tutti pensano d'essere bravi.

TG: Cosa sono le rotative?

Ursula: E' come se fosse una macchina automatica che non ha più la marcia, diciamo.

TG: Parlando di prezzi, su che cifre stiamo?

Ursula e Sanacore: Dipende da chi vai.

TG: Mediamente?

Ursula: Girano dalle 100 alle 180 euro all'ora per un buon tatuatore, se vai da uno "strafigo" costa di più. Mediamente se fai un braccio puoi stare intorno alle due ore, poi dipende dai dettagli, dai colori e dalle linee. In quei casi il prezzo può essere diversissimo.

TG: C'è differenza a farsi tatuare da un uomo o da una donna?

Sanacore: Già la mano delicata cambia tutto.

TG: Come dal ginecologo?

Sanacore: (Ride) Un pochino...

Ursula: No, io quelli brutti non li voglio... No, secondo me bisogna stare attenti, l'altro giorno ho visto un dottore schiacciare nel bidone del contaminato senza guanti... Ed io ero così... Io son convinta che noi abbiamo la fobia per queste cose.

Sanacore: Noi non possiamo buttare aghi e tutto il resto in bidoni qualsiasi.

TG: Insomma, le donne sono più delicate, più pulite e più accurate in quello che fanno?

Sanacore: Molto più accurate!

Ursula: Non è vero, non è vero...

Sanacore: Secondo me sì!

Ursula: Sono più empatiche, forse... Però non tutte (ride perché evidentemente le viene in mente qualche sua amica...)!

TG: Ogni tanto ti chiedono se ti fanno male allora?

Ursula: Sì, ma non tutte...

Sanacore: Il lavoro deve venire bene però!

Ursula: C'è chi viene da me perché dice che non è mai stato tatuato da una donna. Scegliere con chi fare un'esperienza è fondamentale.

TG: Ci sono tatuatori che amano torturare i clienti?

Sanacore: No, non esiste!

Ursula: Un po' sì... Ridendo sì, ti dicono: "Ti spacco il culo; ti faccio male...".

Sanacore: Fare così non è professionale...

Ursula: E' un po' l'atteggiamento di chi vuol essere spiritoso.

Sanacore: E va bene, l'hai capito, noi tatuatori siamo cattivi! Diglielo Ursula.

Ursula: Non ci credere, è tutta una corazza guardala com'è cattiva...

TG: Ci sono tanti clienti che tornano?

Sanacore: Quando tornano non sono più clienti, sono amici.

Ursula: Purtroppo, vorrei aggiungere... (ridiamo tutti)

Sanacore: Arrivano come clienti, poi rimangono come amici per tutta la vita.

Ursula: Ci sono casi in cui devi decidere tu se poi devono lasciare i loro mariti o no. Loro "Che cosa faccio lo lascio o no?" E io: "Non lo conosco... Conosco solo quello che mi hai detto tu, la tua campana, come faccio a dirti di lasciare tuo marito?".

TG: Ci si tatua per arrivare a questo rapporto?

Ursula: Sì, chiaro, noi siamo la fonte della saggezza e della verità.

TG: Ho capito, grazie ragazze.


Tatuatrici donne
Ursula e Sanacore



sabato 1 ottobre 2016

Una tragica commedia, poesia, pazzia e fotografia. Chi è l'artista secondo Ilia (Alice Imbriani a Malafemme vol. 3)

Le parole hanno una forza ed una magia incredibile e le donne lo sanno perfettamente. Le donne non solo arrivano a capire certe cose meglio degli uomini, ma riescono perfino a vivere certe esperienze che sembrano impossibili o improbabili.
Alcune frasi scritte sui muri più di 50 anni fa conservano un'energia capace di suscitare curiosità e voglia di vivere, al punto che una ragazza dei nostri giorni vuole andare dietro al mistero di chi si nasconde dietro quelle parole scaturite dal dolore e dall'intensità dell'esistenza di un ospite di un manicomio chiuso tanti anni fa. Questa è la storia di Alice Ilia Imbriani un'artista-documentarista che si esprime sia con la pellicola che con il mezzo digitale. In entrambe le tecniche questa fotografa decide di non intervenire in alcun modo per modificare la realtà intorno a sé: né in fase di ripresa, evitando di alterare il risultato finale con filtri o altri aggiuntivi ottici, né in post-produzione, rifiutandosi d'elaborare immagini o colori al pc, per questo dice di praticare la fotografia pura.
Ilia esponeva 7 sue opere a Malafemme, insieme ad una presenza del passato, per mostrarci i vari sentimenti che attraversano l'anima delle persone in momenti particolari. Tony Graffio ha documentato questo dialogo per Voi.

Ilia e una poesia del poeta pazzo del manicomio di Toiano
Ilia ed una poesia del misterioso poeta pazzo

Tony Graffio: Ilia, che cos'è la fotografia per te?

Ilia: E' il mondo come lo vedo io. Io prima di tutto sono una viaggiatrice, quindi non cerco cosa fotografare, sono i soggetti che mi vengono incontro. A volte, trovo delle storie che mi va di documentare associandole ad un mio progetto. Come mi capita con gli autoritratti che mi faccio già da diversi anni. Ho trovato un artista molto interessante; da tempo sono sulle sue tracce e cerco di studiare il suo percorso. Anche se sono passati molti anni da quando ha lasciato le sue tracce, io sono convinta che questo uomo sia ancora vivo e si nasconda da qualche parte.

Tony Graffio: Dove hai incontrato questo artista, o le sue opere?

Ilia: Ho visitato un manicomio abbandonato in Toscana, in questa struttura che è stata chiusa nel 1978, a seguito dell'approvazione della Legge n. 180, ho scoperto delle scritte e dei disegni che mi sono piaciuti molto. Sono datati dal 1950 al 1977. Ho fotografato anche delle poesie che io amo molto. Ho diviso la mostra che stai vedendo in 3 parti: c'è l'Ade, il Limbo e l'Eden che per me è un elemento di buon auspicio. Il titolo che ho dato a questo lavoro è: "Una tragica commedia". Ci sono poche parole, ma questa parola tratta da una sua poesia (lascia) che troviamo scritto alla fine mi fa capire molte cose; questa persona aveva una grande potenza dentro di sé e quello che ha scritto non l'ha scritto a caso. Sono convinta che sia l'opera di un artista che è rimasto chiuso in quella casa di cura chissà per quale motivo.

Tony Graffio: Tu di dove sei Ilia?

Ilia: Sono di un paese vicino a Piacenza, ma abito a Firenze dove sto per laurearmi in fotografia alla LABA. Ho iniziato i miei studi d'arte in Nuova Zelanda dove ho scoperto la fotografia analogica quando avevo 15 anni. In quel periodo un insegnante mi ha trasmesso anche le sue conoscenze di camera oscura. Da allora non ho più smesso di dedicarmi alla fotografia ed alla stampa.

Tony Graffio: Qui hai esposto fotografie digitali?

Ilia: Sì, però non ho eseguito nessuna correzione in post-produzione. I colori sono quelli reali che si potevano percepire sulla scena dove ho effettuato gli scatti fotografici.

Tony Graffio: Ci sono anche i tuoi autoritratti?

Ilia: Sì, ho associato questa poesia ad una mia espressione in cui ho trovato una sensazione simile a quella che voleva esprimere lo sconosciuto autore di questi brani poetici. Non la considero una mostra soltanto mia, ma una mostra in cui io divido i miei lavori con quelli di questo uomo venuto dal passato. E' una mostra nostra in cui entrambi esprimiamo una certa vicinanza. Io non sono mai stata chiusa in un manicomio, mentre lui ha trascorso 27 anni della sua vita in una struttura di quel tipo, però ho cercato ugualmente di rapportarmi a lui. C'è stato un momento in cui io ho scattato un autoritratto molto drammatico e mi sentivo in un limbo perché mia madre stava molto male, era ricoverata in ospedale e  non si sapeva se si sarebbe salvata oppure no. Ho voluto inserire quei sentimenti e confrontarli con quelli del poeta pazzo. Nell'ultima parte che è l'Eden invece troviamo una poesia del paradiso che io trovo molto bella.

Tony Graffio: E quei disegni che hai fotografato cosa rappresentano?

Ilia: Quelli sono i suoi autoritratti, sono sicura che li ha disegnati lui perché compaiono nella stessa stanza dove sono state scritte le poesie e io vedo che il segno che compare è lo stesso. Chi ama l'arte cerca di leggere il segno e qui io vedo che quell'uomo con una linea sola è riuscito a trasmettere una grande espressività in un volto dallo sguardo molto penetrante. Con le dita ha finito il disegno. Io dico che si tratta sempre di lui perché ritengo che quei segni siano il frutto della stessa sensibilità. Certo è possibile che due persone diverse possano comunicare lo stesso pathos, però per me si tratta di un'unica persona. Io ho partecipato a questo evento per far conoscere quell'artista.

Tony Graffio: Sai come si chiama?

Ilia: Sto indagando. Per adesso posso leggerti questa poesia: "Tutto ciò che fu, ciò che è o che sarà un unico sguardo immobile lo abbracciò. O luce che mi hai sedotto ti ho vista tutta nel deserto, dovunque io vada ti porterò sulle onde della vita, nell'anima mia queste rose non appassiranno mai. Nell'anima mia, queste rose non appassiranno mai, nell'anima mia queste rose non appassiranno mai. O luce che mi hai sedotto, un unico sguardo è tutto ciò che fu". Non si tratta di qualcuno che ha scritto un pensierino, ma si tratta di un uomo che sapeva quello che faceva e che ripensava al suo vissuto. Anche la parola "abbattero" (tratta da un'altra poesia) non è un errore, ma un arcaismo per dire abbatterono. Quest'uomo sapeva usare le parole e sapeva anche usare la grafica, vedi quella parola scritta in una dimensione più grande, come per darle più importanza... Nulla è lasciato al caso, specie se si vuol lasciare un segno, non siamo di fronte ad una persona qualsiasi... Per questo io dico che lui è un artista. Sicuramente è un poeta, ma dopo che io ho visto quei due ritratti fatti con le dita io dico che è un artista al 100%. Un artista speciale che io adoro e che mi ha ispirato tantissimo e mi ha anche un po' salvato...

Tony Graffio: Come possiamo chiamarlo?

Ilia: E' un po' riduttivo, ma per me lui è il "Poeta pazzo". Io lo collego alla sensazione che avevo quando ero in quel posto, perché ero andata lì per scavalcare e introdurmi in quello spazio. Non è stato facile, ero con un mio amico, ci abbiamo messo un po' di tempo, così quando è sceso il tramonto ed siamo rimasti al buio, avevo soltanto il flash della fotocamera per fare luce. Ci muovevamo in questi luoghi senza sapere dove eravamo e cosa c'era intorno a noi; io scattavo delle fotografie e solo dopo ho visto apparire queste scritte. Una volta tornata a casa ho realizzato che cosa c'era nelle immagini registrate dalla mia fotocamera. Mentre ero nella casa di cura capivo che c'era un'atmosfera particolare, stavo bene, non avevo paura, ero tranquilla, sapevo che era un luogo di dolore ed avevo rispetto per coloro che erano passati di lì. Perché secondo me ci deve essere rispetto dove c'è dolore. Ad ogni modo, io penso che chi è in grado di scrivere delle cose così belle significa che nonostante il dolore, qualcosa di bello dentro di sé debba ancora averlo. Qui ci dev'essere la capacità di trovare la bellezza guardando in noi stessi ed è per questo che io ho associato a quelle parole una mia immagine di quando mi sono sentita bene. Io non voglio dire d'interpretare la sua poesia con le mie immagini, assolutamente non voglio fare questa operazione. Il mio intento è quello di condividere qualcosa che  ha fatto un amico, facendo una mostra insieme a lui.

Tony Graffio: Cosa ti fa pensare che quest'uomo sia ancora vivo?

Ilia: Non lo so, ma c'è qualcosa che me lo fa credere, quindi sto continuando ad indagare, non voglio dire nulla, ma credo d'essere sulla buona strada.

Tony Graffio: Dovrebbe avere più di 80 anni...

Ilia: Sì, io vorrei farlo conoscere alla gente. Intanto, anche oggi qualcuno ha letto le sue poesie... Questa è già la seconda mostra che faccio insieme a lui.

Tony Graffio: Che cosa ti ha colpito di lui?

Ilia: La sua spontaneità nel segno, le sue parole, il suo modo di vedersi e di rappresentarsi. Sembra che quello che ha fatto doveva proprio essere fatto, non so se mi spiego... Per me questa è un'esperienza molto importante che dovevo assolutamente fare.

Tony Graffio: Ho capito. Se lui è il poeta pazzo, tu chi sei?

Ilia: Io sono la viaggiatrice pazza...

Tony Graffio: C'è una cosa che mi sta a cuore e che vorrei chiederti perché mi sembra che entrambi abbiamo un modo di agire ed una sensibilità comune. Ilia, volevo sapere da te: come si coniuga la documentazione fotografica all'arte fotografica? Dico questo perché so che c'è chi sostiene che la documentazione fotografica sia una cosa e l'arte un'altra. Noi cosa vogliamo rispondere a queste persone così rigide ed assolutiste?

Ilia: Io credo che non è che la documentazione non sia arte; certa documentazione non è arte. Per l'arte ci vuole amore e sensibilità. Se stai documentando con amore, sincerità e spontaneità magari stai facendo arte. Se invece stai solo documentando, non devi per forza star facendo anche arte. Così come capita che molta arte che non vuol essere documentaristica, invece lo è...


Autoritratti del Poeta pazzo - Fotografia di Alice Ilia Imbriani

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