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giovedì 22 giugno 2017

Kaleidoshock 2: il diario di viaggio di Chris H. Lynn

Per il secondo appuntamento con Kaleidoshock (Il primo era con Luis Macias di Crater Lab), Unza ha invitato presso la sua sede di via Graziano Imperatore n. 40, Chris H. Lynn, un filmaker americano di passaggio che utilizza il Super 8 come mezzo di registrazione dei propri appunti di viaggio. I filmati di Chris sono montati in macchina in semplici sequenze; non vengono accompagnati, per scelta, da una colonna sonora e testimoniano il suo transito in località più o meno esotiche che poi vengono archiviati come diari personali. Chris è stato intercettato da Unza grazie a Francesco Cazzin, di Emergere del Possibile, e la sera del 15 giugno ha proiettato alcuni video ed alcuni Super 8, come    Huangpu River, girato tra il 2008 e il 2013 e  London 5: Unknown Year. Se i filmati del filmaker americano sono muti, i video vengono accompagnati dal suono e dalla musica, ma entrambi propongono paesaggi abbastanza lirici che inducono lo spettatore a precipitare in una dimensione personale che sicuramente lo induce a riflettere sul trascorrere delle stagioni e della vita, perché, a differenza dell'immagine fissa, l'immagine in movimento è capace di dare vita alle cose, come una macchina del tempo che riproduce sempre le stesse giornate in modo instancabile. Il primo video contiene anche riprese girate in Super 8, è stato girato a Shanghai, Cina; la peculiarità di questo lavoro che gioca col trascorrere del tempo è che ogni nave che passa è stata ripresa in un anno diverso da quelle viste precedentemente. Il secondo video, girato a Londra, è tutto girato in Super 8 e telecinemato (spesso fuori fuoco) in modo casalingo dall'autore che ha ripreso il filmato su uno schermo con una telecamera. Chris H: Lynn ha avuto l'audacia di presentare i suoi ricordi personali ad un pubblico internazionale, cosa che molti di noi, probabilmente pur girando filmati analoghi o anche più interessanti, non farebbero. Sia perché si tratta di filmati alquanto comuni, quanto perché dovendoci ripresentare a certe persone preferiremmo forse non tediarle troppo con le nostre elucubrazioni mentali; ma si sa che chi viaggia passa e va e questo è senz'altro, per certi versi, un vantaggio, soprattutto per chi rimane. TG


Chris Lynn
Chris H. Lynn, 49 anni, insegnante.

Poiché ormai mi trovavo faccia a faccia con il mio interlocutore, ho pensato di intervistarlo, quanto meno per capire che cosa lo spinge a filmare e a mostrare le sue riprese.

Tony Graffio: Chris, da dove vieni?

Chris H. Lynn: Vengo da Silver Spring, Maryland.

TG: Di che cosa ti occupi, qual'è il tuo lavoro?

CHL: Sono un educatore, insegno film e letteratura al liceo ed al college.

TG: Quanti anni hai?

CHL: 49.


Chris in un momento di riavvolgimento del Super8.

TG: Cosa trovi di bello nel Super8?

CHL: ll Super8 mi dà quell'immediatezza, quella poetica e qualità d'immagine che mi hanno attratto per molto tempo.

TG: Da quanto tempo usi questo formato?

CHL: In modo serio, da circa 20 anni, poi per un periodo ho preso dell'aspettativa per studiare nuovamente cinematografia.


Huangpu River

TG: Come descriveresti i tuoi film?

CHL: Quello che giro in Super 8 lo chiamo le serie giornaliere, così che dopo, a distanza di anni, riguardo quello che ha ripreso la mia cinecamera lo giunto insieme ad altri filmati per mettere insieme dei lunghi pezzi filmati, tutti insieme. E' un lavoro molto frammentato che può essere portato avanti in continuazione. Non so esattamente quando finirà. I video hanno una durata predeterminata e sono descrittivi di panorami. Generalmente, sono solo io con la mia telecamera che registro le immagini e il suono.

TG: Ti piace molto viaggiare?

CHL: Sì, mi piace, ma in Cina ho lavorato per un certo periodo, non si trattava solo di un viaggio, ma di un momento lavorativo della mia vita. Ad ogni modo, ovunque vado, porto con me la mia telecamera, sia per viaggi di piacere che per lavoro.

TG: In Huang Pu River si vedono pezzi filmati a cui sono stati aggiunti filmati Super 8 con pelucchi, sporco e varie imperfezioni che scorrono sullo schermo. Come hai telecinemato quelle parti del film?

CHL: A me piacciono le imperfezioni, ho filmato tutto da solo riprendendo la proiezione con una telecamera. Inserisco nel video i filmati dei paesaggi e li chiamo Landscape Temples.


London 5: Unknown Year

TG: Preferisci girare in bianco e nero?

CHL: Mi piace girare in bianco e nero, soprattutto perché non si fanno più pellicole a colori, così negli ultimi 4 o 5 anni ho fatto questa scelta.

TG: Fai qualche effetto speciale in ripresa? Ho visto che c'erano delle linee del video molto spesse, come sei intervenuto?

CHL: Sì, a volte gioco con l'obiettivo e la velocità di ripresa, ma non faccio effetti in post-produzione, inserisco la pellicola nella cinepresa e giro quello che voglio riprendere a modo mio. Ci sono pochissimi effetti digitali nei miei film, ma in alcuni casi ingrandisco alcune parti del fotogramma.


Una calda notte a Unza. Alcuni spettatori durante le proiezioni di Chris H. Lynn hanno scelto di restare in giardino. Sullo sfondo si intravede la proiezione

TG:Hai presentato i tuoi film a qualche festival?

CHL: L'ultima volta ho fatto qualcosa per la Salisbury University, in Maryland. Loro mi hanno invitato ad un programma di residenza per autori ed io sono rimasto in una loro casa per tutta un'estate, era vicino all'acqua in una posizione molto remota in una spiaggia dell'Est. Loro volevano che io filmassi tutto quello che volevo ed io ho tratto da questa esperienza un film di 30 minuti che poi ho mostrato su schermo all'Università all'interno di un programma d'arte e poi ho fatto un'altra proiezione in New York nel dicembre dello stesso anno, intitolata Travellers with cameras con la filmaker americana Ann Levy. Abbiamo guardato i nostri film per vedere come si parlavano l'un l'altro. Lei ha filmato in certe parti ed io in altre; si trattava di fimakers che guardavano alle cose più piccole alla luce del giorno. Il Super 8 è molto utile per osservare le cose quotidiane che ci circondano. Come il caffè, i libri, gli alberi, tutte quelle cose che sono sotto i tuoi occhi, ma che a volte tu non osservando non noti.


TG: In che modo riesci a fare a meno di una colonna sonora nelle tue riprese?

CHL: No, per il Super8 non mi serve, preferisco il silenzio, ma per i paesaggi ho sempre un sottofondo sonoro.

TG: Ti piace lavorare con il tempo ed i ricordi perduti?

CHL: Sì, spesso i miei temi sono quelli, anche se cerco di non pensare troppo a questi contenuti.

TG: Che cosa vorresti comunicare con i tuoi lavori?

CHL: Mi piace che le persone scoprano quello che osservano, quello che vorrei è che gli spettatori non si concentrino in una narrazione, ma che guardino le immagini ed ascoltino i suoni per vedere quello che accade nelle loro menti. Si tratta di entrare in uno spazio per vedere con che cosa ne puoi venire fuori.


Prima della proiezione dei video di Chris H. Lynn a Unzalab.

TG: Dove sviluppi i tuoi Super8?

CHL: In California da Yale Film and Video. Non conosco nessun laboratorio che sviluppi il Super 8 a New York, anche se ci sono molti nuovi laboratori che stanno aprendo, forse cercherò qualcosa più vicino. Ogni anno spedisco i miei film in California.

TG: C'è interesse per il Super8 in USA?

CHL: Qualcosa come la folla che è venuta qui ad Unza questa sera, ma sempre più persone si stanno interessando al Super8. Le persone più giovani amano davvero il Super 8, forse perché è un mezzo d'espressione autentico perché analogico.

TG: Sei socio di un cineclub?

CHL: Conosco diversi filmaker, ma non sono in un club o in un collettivo.

TG: Proseguirai il tuo viaggio in Europa adesso?

CHL: Sì, dopo dell'Italia, visiterò la Francia per altre due settimane, poi andrò a casa, negli USA.

TG: Incontrerai qualche altro Filmaker o cineclub nel corso del tuo viaggio?

CHL: No, mi ero messo d'accordo per proiettare i miei film solo qui, adesso proseguirò le mie ferie.


15 anni di Unzalab: Serigrafia, Ciclofficina, Camera Oscura e Super8.

Tutti i diritti riservati


martedì 14 febbraio 2017

Richard Tuohy e Dianna Barrie, due cineasti sperimentali a Unzalab

Unzalab
Lo scorso 30 giugno 2016, mi sono recato presso l'Associazione Unza, a Nigurda, per vedere alcune proiezioni di film sperimentali in 16 mm realizzati da Richard Tuohy e Diana Berrie.
Come spesso mi succede, non sapevo esattamente a che cosa sarei andato incontro; ho visto casualmente alcuni volantini appesi in zona Isola che hanno attirato la mia attenzione, da lì ho voluto approfondire per capire meglio se poteva trattarsi di un'occasione interessante per assistere a qualcosa che valesse la pena di vedere. Ho subito inviato una email al contatto che veniva indicato su quei fogli e dopo qualche ora sono riuscito ad avere il numero di telefono di chi stava organizzando l'evento.
Francesco Tartaglia, all'interno di Unzalab, da tempo porta avanti un progetto culturale molto importante per proporre attività cinematografiche underground, workshop, conferenze, proiezioni e un laboratorio di sviluppo e di camera oscura per il Super 8, il 16mm e la fotografia chimica (ovviamente). Questo laboratorio e questo gruppo di persone non hanno una finalità commerciale, ma si basano sullo scambio del sapere, sul DIY e sul fare tutti insieme.


Richard Tuohy e Dianna Barrie, due cineasti sperimentali a Unzalab Richard Tuohy e Dianna Barrie
Dianna Barrie e Richard Tuohy preparano i proiettori 16mm per la proiezione del 30 giugno 2016 a Unzalab.

Richard Tuohy è un personaggio eccezionale del panorama della cinematografia sperimentale internazionale; se non fosse stato per Francesco che l'ha portato intelligentemente a Niguarda, facendogli fare una piccola deviazione da un percorso che dall'Australia lo stava portando in Francia, approfittando di pochissimo tempo per la sosta a Milano, probabilmente non avremmo avuto modo di vedere e di conoscere un grande creativo che ci ha dato la possibilità di riflettere e di capire che anche con mezzi modesti si possono fare cose strepitose.
Francesco e Richard si sono conosciuti a Zagabria nel 2011, in occasione di uno degli incontri tra appassionati e sperimentatori di film a passo ridotto (i formati più piccoli del 35mm) che periodicamente vengono organizzati in varie parti del mondo e costituiscono momenti fondamentali di scambio e di confronto tra questi "Artist-run film lab" presenti anche nei posti più sperduti del pianeta.
Nel luglio del 2016 c'è stato un meeting a Nantes e proprio in un momento apparentemente solo di transito verso la città bretone che Tuohy è stato intercettato e convinto a presentare in anteprima i suoi lavori al pubblico accorso a Unzalab. Sabato 2 luglio 2016, Richard Tuohy ha poi tenuto un workshop per spiegare ai partecipanti i suoi metodi di intervento manuali sulla pellicola.
Sorprendentemente, il Super 8 ed il 16 mm esprimono un linguaggio cinematografico che ha ancora qualcosa da dire e da mostrare. Al workshop hanno partecipato artisti e fotografi che cercavano nuove vie per sperimentare con le immagini in movimento, a riprova che c'è un interesse sempre vivo verso un mondo che forse qualcuno pensava di aver archiviato da tempo. Probabilmente, per qualcuno l'utilizzo della pellicola può essere vista come un approccio nostalgico verso qualcosa di cui si ha sentito parlare senza aver avuto occasione di usare, ma è anche vero che la pellicola è forse l'unica alternativa per poter lavorare con uno strumento che permette di esprimersi con un linguaggio diverso da quello digitale e diventa in questo modo una scelta creativa importante.


Richard Tuohy Richard Tuohy
Fotogramma tratto da Etienne's hand un film sperimentale di Richard Tuohy

Fotogramma tratto da Etienne's hand un film sperimentale di Richard Tuohy
Fotogramma tratto da Etienne's hand un film sperimentale di Richard Tuohy

Richard Tuohy ci ha raccontato di passare molto tempo con la macchina per lo sviluppo, con la macchina che stampa la pellicola a contatto e con la stampatrice ottica. Per lui, lavorare con la pellicola è molto interessante di questi tempi perché chi decide di lavorare con tutto il processo produttivo del cinema ha modo di capire come avvengono certi passaggi e come può intervenire sull'immagine, al di fuori della cinepresa o del proiettore, sull'altra metà della lavorazione che per l'appunto avviene in laboratorio. 
Già da qualche tempo, gran parte del materiale che viene utilizzato nei laboratori di sviluppo e stampa è stato gettato via. Se si è abbastanza fortunati da catturare queste attrezzature prima che raggiungano la discarica le si può sistemare a casa per farle nuovamente lavorare (Io purtroppo una decina di anni fa avevo sentito dire che lo Studio Lorenzetti stava per chiudere; ero riuscito a parlare con il figlio di Enrico Lorenzetti, ma avevo saputo che tutto era già stato irrimediabilmente buttato via). Richard è riuscito invece a recuperare qualcosa ed in due anni è stato in grado di far ripartire quelle apparecchiature installando le nel suo Nanolab, un laboratorio per lo sviluppo e la stampa di pellicole Super 8 e 16mm a Daylesford nello stato di Victoria, in Australia.
E' molto importante passare molto tempo con i propri materiali e attrezzature per imparare a capirli e ad usarli nel modo migliore. Solo così le persone possono riuscire ad ottenere ciò che vogliono dai loro strumenti. Questa è anche l'idea che esprimono i film che Tuohy ci ha mostrato quella calda sera d'estate in uno spazio di periferia, a Milano. 


16mm sperimentale Cinematografia sperimentale Unzalab
L'Unzalab è in via Passerini, 18 a Milano

Trascorrere tempo con le proprie attrezzature è anche un buon investimento, perché imparare ad usarle bene significa risparmiare denaro quando si vuole realizzare qualcosa che non si sa in che altro modo poterlo fare. Se un pittore può lavorare in modo riflessivo usando in modo automatico i propri colori ed i propri pennelli sicuramente potrà lavorare ad un livello più elevato di chi non sa disegnare. Un bravo pittore dipinge senza nemmeno accorgersi di quello che fanno le sue mani, ma per arrivare ad un risultato di quel livello bisogna esercitarsi per molto tempo con pennelli, spatole e colori.
Per lo stesso motivo, chi fa film dovrà passare molto tempo con le macchine, perché la tecnica è fondamentale per realizzare
l'impresa che si desidera compiere.
Tuohy ha scelto proprio le mani per rappresentare simbolicamente il suo lavoro.


Un fotogramma di Dot Matrix di Richard Tuohy Interferenza
Un fotogramma di Dot Matrix di Richard Tuohy.

Dot Matrix, un esempio dei filmati di R.Tuohy
In Dots Matrix di Richard Tuhoy, due proiettori da 16mm vengono caricati con due film che contengono sequenze di punti di varie dimensioni che si muovono tremolanti sullo schermo. I punti sono stati stampati direttamente sulla pellicola con un pattern. La musica che si sente di sottofondo è prodotta dagli stessi puntini che sbordano nella zona dove viene letto otticamente il suono. 
Se i proiettori vengono fatti andare a velocità diverse si inseriranno nella proiezione anche delle immagini totalmente nere; se invece i due proiettori sono pressapoco sincronizzati alla stessa velocità si creano dei fenomeni di interferenza e l'immagine gradualmente cambia.

La sera del 30 giugno 2016 sono stati proiettati i seguenti film di Richard Tuohy e Dianna Barrie:

Crossing del 2016, 21 minuti di durata, formato 16mm.
Attraverso il mare. Attraverso la strada. Super 8 cross processing a grana grossa gonfiato in 16mm di riprese effettuate in Korea e Giappone.

Blu Line Chicago del 2014, 10 minuti di durata, formato 16mm.
Distorsioni architettoniche della terza città degli USA.

Last Train del 2016, 12 minuti di durata, formato 16mm.
Trovato negli archivi perduti del Laba Laba Lab. Metraggio da un trailer del film indonesiano "Kereta Api Terakhir" mischiato in elaborazioni chimiche girato in 7 diverse città e nessuna.

Etienne's Hand del 2011, 13 minuti di durata, formato 16mm.
Uno studio del movimento di una mano instancabile. Fatto da una ripresa di cinque secondi. Sonoro costruito da una vecchia melodia popolare suonata da un organetto a mano.

Ginza Strip del 2014, 9 minuti di durata, formato 16mm.
Una Ginza da ricordi  e da favola. Questo è il primo film finito usando il "Chromaflex", una tecnica sviluppata dal duo australiano. Si ricorre a molta manualità per selezionare aree della pellicola che vengono rese a colori, negative o in bianco e nero.

Dot Matrix del 2013, 16 minuti di durata, doppia proiezione di 2 rulli 16mm.
Proiezione di due film che si sovrappongono. I "punti" sono prodotti a contatto grazie a fogli traslucidi utilizzati per le illustrazione dei Manga. Questi punti sono stati stampati introducendo un effetto flicker alternando fotogrammi neri creando interruzioni stroboscopiche ai punti. I punti debordano anche ai limiti della pellicola producendo un suono particolare passando sotto la testina della lettura ottica del proiettore 16mm.

Prossimamente, pubblicherò per intero su ORPHO l'intervista in lingua originale che l'artista mi ha rilasciato dopo quelle proiezioni a Unzalab ed altre fotografie di quell'incontro. TG


Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab Crossing
Un momento della proiezione di Richard Tuohy e Dianna Barrie a Unzalab. (Crossing)

L'intervista completa in lingua originale la trovate sul sito di fotografia, immagini, tecniche antiche, pensieri, estetica, critica  e cultura cinematografica ORPHO, Ortodoxia Photografica.

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mercoledì 2 novembre 2016

The Real Tony Graffio, la pellicola 16mm e l'usurpatore misterioso

 Unza: Sala di Proiezione 

Lunedì sera sono stato all'Unzalab di Niguarda per assistere alla proiezione di filmati in 16mm realizzati da 3 diversi gruppi di filmaker francofoni transitati da Milano, prima di recarsi a Timisoara per il Festival Analog Mania.
Conoscevo già alcuni membri di questa associazione di scatenati amanti delle tecniche argentiche per aver assistito, lo scorso luglio, ad alcune proiezioni dei filmati artistici del filmaker australiano Richard Tuhoy. La realtà del cinema analogico per motivi di costi si concentra sull'utilizzo dei formati a passo ridotto, ma si esprime anche attraverso l'uso della pellicola 16mm. Molti giovani filmaker non sanno bene spiegare per quale motivo si appassionino alla pellicola ed a questa forma d'arte foto-meccanica, ma sentono la necessità di prendere contatto con questo supporto e di utilizzarlo, a costo di mille difficoltà e qualche contrattempo.
Sui lavori presentati da Richard Tuhoy e Dianna Barrie traspare la necessità di avere un supporto fisico da poter elaborare con le mani per esplorare un mezzo meccanico e lavorarlo con mezzi tradizionali, talvolta abbastanza arcaici e semplici, senza ricorrere ad espedienti elettronici o virtuali. 
Les Scotcheuses, L-Abominable e L'Etna, invece, utilizzano il mezzo di comunicazione filmico in modo ibrido, ricorrendo a strumenti elettronici come il computer ed il videoproiettore per integrare l'immagine fotografica con un audio digitale e sottotitoli (sulla parte superiore dello schermo) in lingua inglese la cui sincronizzazione sonora denota molta creatività, ma qualche imprecisione. Ciò avviene fondamentalmente per documentare e raccontare in modo molto personale gli eventi sociali, o più  intimi che caratterizzano il nostro tempo.
S'è trattato di una piacevole esperienza che mi ha fatto riflettere ancora una volta su come il mezzo, la tecnica, o i limiti d'utilizzo e di diffusione di strumenti considerati "obsoleti" contribuiscano a fare "arte" o a dare l'impressione, a se stessi e agli altri, d'occuparsi di qualcosa di speciale. TG

16mm Unzalab
Emma de: Les Scotcheuse e Victor de: L-Abominable

Strane leggende metropolitane girano per gli ambienti Underground, specialmente quando non si è particolarmente esibizionisti e si preferisce non apparire troppo nei propri servizi. Riporto un dialogo un po' surreale avuto durante quella stessa serata con Stefano Nervetti, appassionato di cineprese e di film semi-clandestini.

TG: Noi ci siamo già visti una volta, qualche mese fa, ti ricordi?

Stefano N. Sì.

TG: Quindi tu mi conosci?

SN: Sì, però mi ricordo di un'altra persona che si fece chiamare Tony Graffio in un'occasione diversa da quella in cui ci siamo conosciuto tu ed io.

TG: Prima di conoscere me?

SN: Sì.

TG: Quindi c'è qualcuno che si spaccia per Tony Graffio?

SN: Sì.

TG: E va in giro con i biglietti da visita di Tony Graffio?

SN: No, forse questo biglietto me l'avevi dato tu (tiene in mano il biglietto da visita di TG e lo osserva).

TG: Allora sei tu che ti confondi?

SN: Forse mi confondo per quello che riguarda il biglietto da visita, ma su Tony Graffio no.

TG: Spiegati meglio.

SN: Praticamente, eravamo al Centro Sociale Il Cantiere, in zona piazzale Lotto. Camillo, un mio amico regista aveva organizzato una serata di proiezioni e mi aveva invitato in quello spazio. Ricordo che era la primavera dell'anno scorso. In quell'occasione ho conosciuto un ragazzo che ha detto di chiamarsi Tony Graffio.

TG: Mi fa piacere, perché quando qualcuno inizia a voler essere al tuo posto significa che hai colpito la fantasia delle persone e sei sulla strada giusta. Mi piacerebbe fare un elenco di tutti quelli che hanno dei nomi un po' a doppio senso, tipo Rocco Tanica, Steve Rottame, Raf Valvola, Johnny Cobalto e via dicendo, potrebbe essere una guida divertente sullo stile: "Who is who?"

SN: Quel ragazzo diceva che veniva da qualche parte del Sud Italia ed era qua a Milano per studiare all'Accademia di Belle Arti, dopo di che s'è messo a fare l'artista di strada.

TG: Faceva il madonnaro?

SN: No, no, abitava con un noto pittore che viveva dalle parti di viale Zara e si portava a casa le prostitute della zona.

TG: Era Tony Graffio che recuperava le prostitute?

SN: No, il pittore. Ed era un tipo un po' matto.

TG (Rido) Il pittore forse era un po' strano, ma anche quel Tony Graffio era un pazzoide?

SN: No, era sanissimo di mente.

TG: Strano, non conosco gente con la testa a posto... Quel ragazzo che si spacciava per me non so chi fosse allora. Comunque se tu vuoi fare la prova, basta che chiami il mio numero di telefono e ti accorgerai subito chi è il vero Tony Graffio.

SN: Ti assicuro che ho conosciuto un ragazzo che si spacciava per Tony Graffio.

TG: Incredibile! Ma sei sicuro che non era Graffio il graffitaro?

SN: Graffio e basta? Fa ritratti?

TG: Fino a qualche tempo fa faceva lo street-artist, ma adesso credo abbia smesso.

SN: Tu lo conosci?

TG: Credo d'averlo incontrato una volta, ma non è un ragazzo di vent'anni.

SN: Il ragazzo che ho conosciuto io avrà intorno ai 25 anni.

TG: No, allora non è lui. Questa storia resta un mistero. Sarà un mio lettore, speriamo che si faccia vivo, così l'intervisto e mi faccio raccontare qualcosa, visto che anche lui è un artista...

most beautyful girl in the world
Carline è una vera fotomodella brasiliana che indossa un'autentica maglietta a tiratura limitata con il logo del vero Tony Graffio.