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martedì 3 maggio 2016

Monica Silva come David LaChapelle reinterpreta nel presente le opere dei grandi artisti classici

Appena ho visto la bella gigantografia di Monica Silva ho subito pensato a due cose: 
1 - La definizione di questa immagine è impressionante.
2 - Questo autore mi ricorda in qualche modo David Lachapelle.
Mentre mi aggiravo intorno alla superficie della fotografia in contemplazione di ogni singolo capello della "Papessa cattolica" al centro della composizione fotografica, sono stato avvicinato da una donna alta, affascinante e sorridente che mi ha chiesto a bruciapelo che cosa io pensassi di questa immagine. Ho subito intuito di trovarmi di fronte all'autrice dello scatto ed ho risposto alla sua domanda con un'altra domanda, anche se le buone maniere non consiglierebbero di ricorrere ad un'uscita del genere, nemmeno per districarsi diplomaticamente da situazioni di questo tipo. La MIA era ancora semi-deserta ed ho potuto così approfittare della disponibilità della brava fotografa brasiliana per sottoporla ad una delle mie interviste con l'autore.
Ad ogni modo la fotografia mi piace, sia per la pulizia generale dei soggetti e degli elementi messi in scena che per la rappresentazione simbolica di una società attuale che reinterpreta liberamente, con parecchie importanti varianti la "Cena in Emmaus" di Caravaggio, un dipinto a olio su tela di cm 139 X 195 conservato alla National Gallery di Londra.
Certo, l'atmosfera drammatica del XVII secolo è stata trasformata in qualcosa di completamente diverso, sia per il clima più disteso dei commensali, anche se ognuno di essi appartiene ad una religione diversa, sia per l'adozione di un'illuminazione diffusa molto chiara che non lascia vuoti che possano essere riempiti da ombre, o da tagli di luce che induriscano i volti degli attori coinvolti in questa cena. Il risultato finale richiama alla mia mente l'idea di un futuro molto tranquillo, un po' alla Star Trek, in cui convivono elementi diversi che appartengono a culture totalmente diverse e lontane, pur mantenendo gli usi e la simbologia tradizionale. 

Emmaus Religioni e simbologia
Cena in Emmaus, 2014 - Regia, allestimento e fotografia di Monica Silva


Tony Graffio Intervista Monica Silva

Tony Graffio: Monica, per favore, descrivimi questa tua opera fotografica.

Monica Silva: Il lavoro ha preso l'ispirazione dalle grandi opere di Caravaggio. Io amo molto questo artista ed ho sempre fatto ricerche su di lui, anche per il suo modo di vedere la società del suo tempo. Guardando i suoi quadri è quasi possibile rivivere i momenti da lui immortalati, tutto è così reale che puoi quasi toccare i suoi personaggi e sentirli ancora vivi. Io ho deciso di prendere alcuni di quei quadri per ricollocarli e rivederli nella nostra società attuale, dando una reinterpretazione della nostra realtà con un forte impatto psicologico partendo da un'approfondita ricerca storica per arrivare a collocare le 4 più grandi religioni in uno spaccato di vita contemporanea. Purtroppo, oggi c'è chi uccide in nome di dio anche se dovrebbe accadere il contrario.
Ho trasformato Gesù in una specie di Papessa per dare un'autorità alla donna, anche perché per me la chiesa è donna in quanto entrambe sono generatrici e benevole, in grado di dare armonia a tutti i popoli in qualunque nazione. Avendo viaggiato molto per il mondo, avendo fatto reportage e servizi fotografici per le riviste e l'editoria, ho notato che non esiste colore o razza, connotazione sociale o lingua che davanti ad un piatto caldo si comporti in modo aggressivo. Se persone d'estrazione e cultura diversa condividono una cena, durante il tempo che impiegano per mangiare esse si pongono ad uno stesso livello e risultano essere tutte uguali. A tavola, tutti vanno d'accordo e sorridono e depongono tutte le loro maschere.
Ritengo che soltanto in questo momento conviviale tra le persone esista amore e fratellanza ed è per questo che ho fatto incontrare diverse religioni intorno ad una tavola imbandita. Se qualcosa del genere accadesse davvero, ci sarebbero meno odio e meno guerre nel nostro mondo. Una cosa incredibile è che il 24 maggio del 2014, il giorno seguente a quello in cui ho preparato questa fotografia,  tutti i giornali hanno parlato del Papa che era in Israele ed aveva invitato il Rabbino Capo e il massimo Imam rappresentante dei musulmani a venire a mangiare da lui a Roma, per parlare di pace. Credo che in qualche maniera io ho previsto questo incontro, mancava solo il Dalai Lama ed il quadro era fatto. Eppure, ti giuro che io non conosco l'agenda con i programmi e gli impegni del Papa. Questa cosa è stata anche per me molto significativa. Ogni immagine del mio progetto ha una connotazione molto autobiografica, puoi andare a vedere il significato di Narciso o di Bacco, perché ognuno dei quadri che ho scelto, non solo rispecchia la mia personalità, ma assume anche un determinato riflesso della nostra società.

TG: Perché hai scelto di rappresentare in questo modo le tre religioni monoteiste e il buddismo che forse è più una filosofia che una religione?

MS: Sì, bravo. Io ho voluto soltanto metterle insieme come le 4 religioni più conosciute. Ho voluto dare un'atmosfera Pop a tutto quanto perché questo lavoro s'ispira molto alla Pop-Art. Con queste immagini ho voluto invitare i giovani a riflettere su ciò che hanno fatto certi artisti del passato perché noi oggi siamo bombardati d'immagini e molto spesso non sappiamo nemmeno che cosa stiamo guardando. In questo modo ho voluto toccare con mano questa realtà. I giovani vengono molto attratti da questo lavoro e spesso poi vanno ad approfondire che cosa ha fatto Caravaggio e chi era veramente, oltre che a perché io ho scelto di rappresentare un quadro piuttosto che un altro. Come artista, io sento d'avere una certa responsabilità verso le persone che guardano le mie opere, perché non dobbiamo limitarci a dire: guarda come sono bravo, ma dobbiamo anche dare motivo di riflessione al pubblico per far crescere l'anima e la cultura.

TG: Proviamo a fare una lettura più approfondita di quello che hai rappresentato, vedo che ogni personaggio è seduto su una sedia diversa, il rabbino, per esempio è seduto su una sedia stile Savonarola, gli altri personaggi sono seduti su sedie molto più semplici, mentre il buddista è addirittura in piedi con una ciotola di riso in mano che sembra voler offrire alla Papessa. L'uomo in piedi sta osservando la donna con un'espressione che ha della dolcezza mista a compassione. Che cosa significa questa situazione? E' voluta?

MS: Allora, la sedia che tu vedi nella mia fotografia compare anche nel quadro originale, non è una mia invenzione, ogni sedia è effettivamente servita a dare un'idea della posizione sociale dei personaggi. In questa situazione, Gesù era appena resuscitato e stava rientrando a piedi a casa sua. La storia dice che egli si fermò in una taverna lungo la strada perché aveva fame. Si sedette e umilmente chiese da mangiare: i presenti riconobbero in lui Gesù ed ebbero una reazione che sembra li porti a temere di trovarsi fianco a fianco del figlio di Dio. Forse, qualcuno si sentiva in colpa per qualche motivo?

TG: Nella tua raffigurazione, è proprio l'ebreo che si sorprende...

MS: L'altro commensale invece accoglie Gesù con un gesto di benvenuto, come a voler esprimere la sua gioia nel vederlo accanto a lui. L'oste infine, il padrone della taverna, nel nostro caso è il buddista, offre il cibo a Gesù.

TG: La lattina di Coca Cola invece? Serve a dare un senso più Pop alla scena?

MS: La lattina di Coca Cola è vera e riporta delle iscrizioni in arabo, io la comprai in Tunisia parecchi anni fa e l'avevo inserita nella mia collezione d'oggetti inutili, perché pensavo fosse inutile. Quando ho deciso di rappresentare fotograficamente questa scena, mi sono ricordato di questa lattina che poteva effettivamente dare un senso più attuale alla situazione richiamando anche un'immagine di Pop-Art. Ci sono altri elementi sulla scena come il riso, il Corano, la challah che è un tipico pane ebraico. La cosa divertente è che se io avessi deciso di realizzare questa fotografia di mercoledì o di giovedì non avrei potuto disporre di questo pane poiché gli ebrei, per riguardo alla loro religione, lo panificano al venerdì per consumarlo al sabato. Quando ho provato a chiedere questo pane al giovedì, mi risposero che lo avrei avuto alle 5 del mattino del venerdì, e così è stato, altrimenti non lo avrei potuto usare per mostrare un pranzo semplice, ma tradizionale. La donna che rappresenta Gesù ha davanti a sé del pesce perché il primo gruppo di cristiani furono dei pescatori ed il pesce ritorna spesso tra gli alimenti di questa religione. Il pesce è dorato, come la frutta sul tavolo, l'uva e la pera. Tutti gli oggetti che vedi in questa fotografia sono originali e molti compaiono anche nel quadro di Caravaggio. La campana buddista l'ho comprata personalmente in Tibet, anche quello era un oggetto che avevo preso per me e che non avevo immaginato di usare in questo modo.

TG: C'è molta simbologia in questa immagine.

MS: Sì, è come ti ho detto, mi piace dare qualcosa al pubblico su cui riflettere, chi guarda questa immagine è portato a chiedersi perché l'autrice ha usato proprio quelle cose piuttosto che altre.

TG: Bello anche lo sfondo, semplice e caldo. 

MS: Lo sfondo è neutro per mettere in evidenza i soggetti principali, è così che l'ho voluto.

TG: Monica, questa fotografia ha una definizione spaventosa, hai usato Phase One?

MS: Sì, ho avuto il supporto di Phase One e di Broncolor per fare questo progetto perché volevo ottenere delle stampe molto grandi, quindi avevo bisogno di utilizzare un mezzo speciale.

TG: Quante copie sono state tirate?

MS: Solo 5.

TG: A quanto è in vendita?

MS: Questa, a 12'000 euro.

TG: Che cos'altro possiamo raccontare di te, oltre al fatto che sei brasiliana?

MS: Può sembrare assurdo, ma io fin da piccolina facevo fotografia, ma senza sapere d'essere una fotografa. Ho avuto una formazione pubblicitaria, sono stata assistente alla regia e poi aiuto regista  per i più importanti registi mondiali perché io parlo cinque lingue. Ho lavorato con Renzo Martinelli, Bob Richardson, Zac Snyder... Ad un certo punto, a seguito dell'attentato alle Torri Gemelle di New York, c'è stata una crisi del settore e nessuno veniva più a lavorare qua da noi in Italia. Io non avendo più un lavoro mi sono chiesta che cosa fare e mi sono ricordata che tutti mi dicevano che io ero brava nei ritratti e così ho deciso di provarci. Ho preparato un book composto da 10 fotografie e sono andata a cercare lavoro. Dalla mia curiosità e dalla ricerca è nato questo mestiere. Bisogna documentarsi molto per poter entrare in questo mondo, non ci si può limitare a copiare qualcun altro, ma se copi, devi avere ugualmente la tua personalità. Io, ovviamente, ho ripreso il lavoro di Caravaggio, ma il mio lavoro non è uguale a quello che faceva lui, non è nemmeno pensabile d'accostare il mio lavoro al suo, si tratta di una reinterpretazione di ciò che ha fatto, con la mia personalità.

TG: Grazie Monica.

MS: Grazie a te.

Tutti i diritti riservati

Monica Silva alla MIA Photo Fair

Note di TG
Nel Vangelo di Luca si fa riferimento ad un villaggio a circa km 11 da Gerusalemme che non si sa se possa essere effettivamente identificato nell'antica città di Emmaus. 
In questo luogo Gesù incontrò due suoi discepoli come ci riporta l'evangelista Luca.
Esiste un altro dipinto di Michelangelo Merisi realizzato intorno nel 1606 che s'intitola Cena in Emmaus ed è conservato a Milano, presso la Pinacoteca di Brera. I due quadri hanno stili, luci e colori molto diversi. Nel quadro del 1601 sono presenti 4 personaggi, in quello del 1606, 5.
L'immagine di Monica Silva è sicuramente molto forte se si pensa che l'ebreo ed il musulmano prendendo il posto di Cleofa e di un altro non meglio identificato cristiano, diventando per l'occasione discepoli di Cristo. Il ruolo del buddista è un po' più neutro, anche se in questo caso assume il ruolo di qualcuno che accoglie il Cristo per servirlo. Sicuramente questa è un'opera che farà molto discutere.
L'ebreo è a capo coperto, il musulmano no, la "Papessa" ha una strana capigliatura ed una croce in fronte. Tutti compaiono a piedi nudi, ma né nel quadro di Caravaggio conservato a Londra, né in quello di Milano compaiono le gambe dei personaggi. Questa scelta iconografica può avere diverse interpretazioni.

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

domenica 15 giugno 2014

Un piccolo suggerimento a Henrik Hakonsson di Phase One

Henrik Hakonsson
Henrik Hakonsson Amministratore Delegato di Phase One
Henrik Håkonsson CEO of Phase One

Phaese One è un'azienda danese che si occupa di fotografia digitale di medio formato da ormai diversi anni, nel 2009 acquisì una buona porzione del mercato di questo settore incorporando l'azienda giapponese Mamiya che era uno dei maggiori produttori mondiali di fotocamere professionali e ottica di precisione. Da quel momento Phase One, in collaborazione con Mamiya ha iniziato a sviluppare una fotocamera digitale che si integrava in un sistema modulare aperto a varie ottiche ed a dorsi digitali di grande qualità. 
Leaf che nel 1991 fu il primo produttore di dorsi dotati di sensori di medio formato, è anch'essa una divisione di Phase One.
Phase One, fino allo scorso 18 febbraio era un azienda posseduta dagli stessi uomini che lavoravano per questo marchio, situazione finanziaria che si era conservata in questo assetto negli ultimi 8 anni, ma che adesso è in mano ad una società britannica, la Silverfleet Capital, che ha comprato il 60% del pacchetto azionario di Phase One, mantenendo alla guida della società Henrik Hakonsson. 


Phase One 645 DF plus 


In occasione dell'evento collegato alla presentazione di Land Scape di David LaChapelle, a Milano, ho avuto la possibilità d'incontrare anche l'Amministratore Delegato del gruppo Phase One e fargli qualche domanda.
Innanzitutto posso dire che Henrik non è il tipico presidente un po' triste in completo blu e cravatta cui siamo abituati a vedere dalle nostre parti, ma un uomo simpatico ed alla mano che terminato l'evento, ho visto personalmente aiutare i suoi collaboratori a smontare il materiale di scena nel Central Point del Superstudio. 
Naturalmente, Hakonsson è anche una persona molto competente che ha stabilito la filosofia della società e l'ha portata ad avere circa la metà del mercato di questo settore con vendite di circa 3000-5000 pezzi, a seconda di come risponde annualmente il mercato.
L'anno migliore per Phase One è stato il 2012, ma con i nuovi prodotti che adottano sensori molto attesi come i CMOS forniti da Sony, c'è da credere che le vendite potrebbero incrementarsi nuovamente.
Lo stesso sensore Sony è stato montato anche da un nuovo modello di fotocamera di medio formato della concorrenza che ha aggiunto al suo prodotto la possibilità di effettuare registrazioni in video in HD e timelapse in 4K.
Io sono molto interessato a poter registrare il segnale video da un sensore di medio formato, così ho chiesto a Henrik Hakonsson se anche Phase One stia valutando d'aggiungere questa modalità ai suoi futuri prodotti e, se nel caso dovesse prendere questa decisione, si potrebbe pensare anche ad un'uscita dove poter attingere ad un segnale video non compresso. 
Aggiungere una soluzione del genere ai dorsi del Gruppo Phase One farebbe aumentare le vendite in maniera esponenziale, inglobando anche gli utenti del mercato video, ma Mister Phase One ha detto che la sua azienda non è interessata ad accrescere troppo le vendite, perciò non ci sono da aspettarsi grosse sorprese in questo campo.
Probabilmente, il metodo di lavoro di Phase One che prevede la costruzione manuale di ogni pezzo prodotto, siano fotocamere, dorsi o ottiche, non permetterebbe d'incrementare significativamente la produzione e poi c'è sempre da considerare il fatto che utilizzando parti molto importanti comprate da fornitori esterni, può essere che Phase One debba sottostare ad accordi particolari che ne limitano le scelte.
E' anche vero però che un'azienda relativamente piccola può modificare abbastanza velocemente le proprie scelte tecniche e commerciali, soprattutto quando interagisce con altri partner che si muovono in collaborazione con Phase One per trovare le soluzioni migliori ai problemi che si propongono quotidianamente ai fotografi. Ultimamente da Schneider sono arrivati 4 nuovi obiettivi ad otturatore centrale che allargano la gamma delle ottiche utilizzabili dal sistema Phase One/Mamiya Leaf ed altre collaborazioni sono studiate per i sistemi d'illuminazione a flash, insieme a Profoto. Non bisogna poi dimenticare il software di elaborazione di file Raw marchiato Capure One Pro che ultimamente inizia a farsi valere come valida alternativa ad altri software molto utilizzati.
Personalmente, trovo i prodotti Phase One/Mamiya Leaf molto ben fatti, e pensati; una caratteristica del management di questo gruppo all'apice della fotografia di alta qualità è quella d'avere un ottimo dialogo con il cliente le cui esigenze vengono ascoltate e valutate per bene, pertanto spero d'aver in qualche modo stimolato una risposta nell'aggiornamento tecnico di quello che è effettivamente possibile ottenere con i nuovi sensori CMOS. Il live view, il touch screen e la connessione wireless sono già state adottate dai nuovi dorsi IQ2, perché non rendere possibile anche la registrazione video in HD? O aggiungere un'uscita video non compressa? O poter registrare video in 4K? 
Sarebbe anche utile poter registrare timelapse in 4K. 
Io vorrei insistere nel chiedere a Henrik Hakonsson (e magari anche agli azionisti di Silverfleet Capital), di introdurre nuove modalità d'impiego per i nuovi sensori che potrebbero essere utilizzati anche per registrare video in 4K, magari dotando i dorsi con almeno un'uscita HD SDI non compressa. Capisco che ogni prodotto di questo intraprendente Gruppo britannico/danese è fatto a mano in Danimarca ed ha un costo adeguato a queste scelte, ma sicuramente aggiungere importanti modalità d'utilizzo a questi prodotti, conferirebbe un grosso valore a ciò che si acquista e invoglierebbe tantissimi professionisti a staccare più volentieri un assegno piuttosto considerevole. Tony Graffio


A quando la registrazione di filmati e l'uscita HD non compressa?
When could we buy a digital back recording 4K video and having a HD SDI uncompressed port?

English text:
A little tip to Henrik Håkonsson CEO of Phase One

Phaese One is a Danish company that deals with digital medium format photography for several years, in 2009 they acquired a good portion of the market by incorporating Mamiya a Japanese company that was one of the world's leading manufacturers of professional cameras and optics. Since it started the collaboration with Mamiya, Phase One begun to develop a digital camera that was integrated into a modular system open to various lens and digital backs.
Leaf, that in 1991 was the first manufacturer of digital backs with a medium format sensors, is also a division of Phase One.
Phase One, until last February 18 was a company owned by the same men who worked for this brand, this was the financial situation that was stored in this structure over the past 8 years, but now the Phase One Group is in the hands of a British company, the Silverfleet Capital, who has bought 60% of the stake, keeping at the head of the company Henrik Håkonsson.
At the event related to the presentation of Land Scape by David LaChapelle, in Milan, I had the chance to meet the CEO of the Phase One Group, so I asked him some questions.
First of all, I can say that Henrik is not the typical president, a bit sad, wearing blue suit and tie which we usually see here in Italy, but a very friendly nice man.
At the end of the event, I have seen him personally helping the employees to disassemble the prop in the Central Point of Superstudio.
Of course, Håkonsson is also a very competent person who established the philosophy of the company and has led it to be about half of the market in this sector with sales of about 3000-5000 pieces, depending on how the market responds annually.
The best year for Phase One was 2012, but with new products that use highly anticipated as the CMOS sensors are supplied by Sony, it is to believe that sales could increasing again.
The same Sony sensor was also mounted by a new Pentax of medium-format that has added to its product the ability to record video in HD and 4K timelapse.
I am very interested in being able to record the video signal from a medium format sensor camera, so I asked Henrik Håkonsson if Phase One is considering adding this mode in its future products and, if the case were to make this decision, you may also think about an exit where you can tap into an uncompressed video signal.
Adding such solution to the Phase One backs the Group's sales would increase exponentially, also incorporating users in the video market, but Mister Phase One said that his company is not interested in increasing sales too much, so there will be not to expect big surprises in this field.
Probably, the method of work of Phase One that involves the manual construction for each piece, camera, back or lense, would not significantly increase the production of, and then there is always to consider the fact that by using very important parts you buy from external suppliers, it may be that Phase One should be subject to special agreements which limit the choices.
It 'also true that a relatively small company can change quite rapidly their technical and commercial choices, particularly when it interacts with other partners that move in conjunction with Phase One to find the best solutions to the problems that are proposed for photographers on a daily basis. Lately Schneider designed 4 new lens with a central shutter that widen the range of the optical system used by the Phase One / Mamiya Leaf. Other collaborations are designed for flash lighting systems, along with Profoto.
Not forgetting the software processing Raw files marked capure One Pro 7 that recently began to assert itself as a viable alternative to other widely used software.
Personally, I find the products Phase One/Mamiya Leaf very well made, and thought; a feature of the management of this group at the peak of high-quality photography it is to have a good dialogue with the customer whose needs are heard and valued for good, so I hope to have somehow stimulated a response in technical updating than it is actually possible to achieve with the new CMOS sensors. The live view, the touch screen and wireless connection have already been adopted by the new IQ2 backs, why not make it possible to record video in HD? Or add uncompressed video output? Or record video directly in 4K?
It would also be useful to record timelapse 4K.
I would like to insist in asking Henrik Håkonsson (and perhaps also to the shareholders of Silverfleet Capital), to introduce new methods of use for the new sensors that could be used to record video in 4K, perhaps also by providing the backs with at least one output HD SDI uncompressed. I understand that every product of this enterprising British/Danish group is handmade in Denmark and has an appropriate cost due to these choices, but definitely adding important ways to use these products, would give a big value in what you buy and would make many new professinals much happier to spend their money. Tony Graffio

domenica 9 febbraio 2014

Presentazione dorso digitale Mamiya Leaf Credo, un'occasione per conoscere Bardo Fabiani ed il suo metodo di lavoro


Olena Romaniuk sul primo set di Bardo Fabiani
Olena Romaniuk sul primo set di Bardo Fabiani

Il 7 febbraio, negli Erreci Studios di Milano, la Grange s.r.l. ha presentato i nuovi dorsi digitali Credo 40, 60 e 80 (megapixel) di Mamiya Leaf e gli ultimi i prodotti di Profoto, l'azienda svedese leader nel campo degli illuminatori a luce lampo. L'evento è andato in qualche modo al di là di una mera presentazione commerciale perché la presenza di due affermati professionisti della fotografia di moda: Bardo Fabiani e Andrea Belluso, ha dato l'occasione al pubblico in sala (di posa) di assistere ad una dimostrazione di come le parabole e gli accessori di Profoto siano in grado di modificare la qualità della luce flash. Poi, la progettazione di un set fotografico, la sessione di shooting e l'acquisizione delle immagini con il software Capture One Pro 7, hanno permesso di seguire ogni passaggio delle varie fasi produttive dell'immagine, proiettando le schermate del computer collegato via cavo alla fotocamera, su un grande schermo.
La fotografia digitale di medio formato utilizza dorsi intercambiabili in modo che distaccando lo chassis dal corpo macchina, con opportuni adattatori, lo si può collocare sulla standarta posteriore di un banco ottico ed effettuare così riprese fotografiche digitali che correggano la prospettiva e la profondità di campo del soggetto. Si tratta di un campo molto tecnico della fotografia che un tempo non molto lontano veniva effettuato utilizzando pellicole di grande formato dai 4x5 ai 8x10 pollici. L'utilizzo di questi materiali si è molto ridotto, così ai nostri giorni, potremmo quasi dire che i sensori di medio formato in realtà svolgono una doppia funzione, quella d'interpretare la fotografia d'altissima qualità per le riprese in studio ed all'aperto di soggetti statici ed in movimento e quella d'occupare quel campo super professionale che richiede conoscenze teoriche e pratiche molto approfondite per ottenere immagini perfette, corrette otticamente, quali la fotografia d'architettura e lo still life pubblicitario.
Esistono sensori fotografici ancora più grandi del medio formato, quali i Betterlight, anche se questi non coprono esattamente il formato 4x5, ma "soltanto" un'area un poco inferiore ai 3x4 pollici. La qualità delle immagini prodotte da questi dorsi è straordinaria, ma il loro utilizzo non è molto pratico, non soltanto per le dimensioni dell'apparecchio, il peso e la necessità d'alimentare sensore e computer. Il vero limite dei Betterlight è dato dal metodo di cattura dell'immagine che avviene con una scansione continua, come capita per i normali scanner di casa, scansione che può richiedere un tempo di posa molto lungo, anche di alcuni minuti.
Il sensore utilizzato da Mamiya Leaf, marchio che da qualche tempo è stato acquisito da Phase One, è un CCD Dalsa di mm 53,7x40,3 (Aspect ratio 1,33:1 o rapporto d'immagine 4:3) per i Leaf Credo più definiti, mentre per il dorso da 40 MP il sensore utilizzato è più piccolo ed ha una dimensione di mm 43,9x32,9, sempre con un aspect ratio di 1,33.
Questa differenza di dimensioni significa che utilizzando il dorso da 40 MP, le ottiche si comporteranno in modo diverso e la loro lunghezza focale sarà equivalente a quella di obiettivi mediamente più lunghi di 1,33 volte rispetto all'ingrandimento prodotto su un dorso da 80 o 60 MP.
Le dimensioni dei pixel dei sensori Leaf sono più grandi dei pixel delle fotocamere da 35mm, questo fatto consente di catturare più fotoni e sopperire in qualche modo alla sensibilità minore dei CCD nei confronti dei CMOS, anche se presto, come è già accaduto per Phase One, potrebbe essere disponibile un nuovo sensore CMOS per Leaf.
Phase One e Leaf utilizzano molte parti comuni, pur offrendo prodotti leggermente diversi, in questo articolo parleremo soltanto di Leaf, ma in futuro ci piacerebbe fare un confronto diretto tra i due sistemi fotografici.
Nel caso del sensore Leaf da 80 MP le dimensioni dei pixel sono di 5,2 micron, mentre per i dorsi da 60 e 40 MP i pixel hanno una dimensione di 6 micron, questo ci fa pensare che il sensore da 80 MP potrebbe rivelarsi leggermente meno sensibile, ma anche in questo caso aspetterei ad esprimere un giudizio prima d'aver potuto fare un raffronto sul campo tra i due sensori.
Mamiya ha riprogettato i vecchi obiettivi autofocus per il medio formato in pellicola per adattarli alle diverse esigenze del digitale che richiedono un'ingresso della luce sulla parte fotosensibile più perpendicolare, inoltre, a detta di Mamiya, le nuove ottiche digitali sono in grado di risolvere un maggior numero di linee per millimetro rispetto alle ottiche per pellicola.
Rispetto ai vecchi Aptus, i nuovi dorsi Credo hanno lo schermo tattile molto più luminoso (angolo di visione 170°) che rivoluziona il modo d'operare su questi strumenti e permette al fotografo d'intervenire in modo più intuitivo nel menu dell'apparecchio. L'introduzione del live-view sullo schermo ad alta definizione (1,15MP) da 3,2 pollici è un'altra caratteristica innovativa che risulta essere molto comoda, soprattutto nell'uso del dorso su banco ottico. La latitudine di posa del sensore è aumentata di mezzo stop, passando da 12 stop a 12,5 stop, mentre la profondità di colore a 16 bit consente una maggior ricchezza di sfumature cromatiche rispetto ai piccoli formati che dispongono di una gamma colore a 14 bit. Il dorso Credo ha al suo interno un veloce microprocessore dual-core che rende più immediate l'elaborazione dell'immagini e l'acquisizione sulle schede di memoria CF di ultima generazione. I collegamenti via cavo si effettuano con porte Firewire 800 e USB3.
Un'altra utile novità è l'introduzione della bolla elettronica su due assi che aggiunge nei metadati scritti sul file RAW l'angolazione di ripresa, in modo da poterla eventualmente correggere automaticamente con l'utilizzo di Capture One Pro 7, il software professionale di elaborazione RAW, studiato appositamente per i prodotti Leaf che è facilmente utilizzabile anche con prodotti di altre marche. Tutte le immagini scattate con fotocamere compatibili con Capture One sono date da profili ICC studiati da Capture One. Questo aspetto è per Capture One-Mamiya Leaf molto importante, generare un profilo ICC significa poter essere compatibile con ogni tipo di software d'elaborazione d'immagine. Capture One è stato uno dei primi software ad introdurre l'uso del plug and play in modo da collegare velocemente il dorso al computer ed ordinare con certezza il flusso di lavoro; è un software aperto che può gestire circa il 95% di modelli di fotocamere 35mm in tehering (collegamento via cavo).
L'attenzione per la resa del colore è molto elevata; nella produzione di sensori CCD, come nel caso delle pellicole, capita che ci siano delle piccole variazione di resa cromatica, a seconda del lotto di produzione. Queste differenze vengono analizzate e valutate dagli ingegneri di Capture One che poi predispongono il software per le correzioni del caso.
Uno degli aspetti negativi della fotografia digitale è che se non si posizionano le luci nel modo più adatto, bisogna passare poi più tempo davanti al computer per sistemare i difetti trascurati in ripresa.
Andrea Belluso, iniziò la sua carriera proprio a Milano come assistente fotografo di Bardo Fabiani, ha utilizzato i flash Profoto, con diversi tipi di parabole per illuminare Olena Romaniuk, la bellissima ragazza che ha posato per gli scatti dimostrativi di Mamiya Leaf, mostrando come riflettori di forma, colori e trattamenti diversi danno luogo a ombre più o meno dure che mettono in risalto in modo diverso la superficie della pelle ed i tessuti degli indumenti utilizzati dai soggetti. Dopo di che è stato Bardo Fabiani a scattare alcuni ritratti di Olena in due set diversi.

L'illuminazione della fotomodella nel primo esempio prevedeva l'utilizzo di una parabola Softlight bianca con una griglia da 515mm come diffusore, un Softbox per il controluce ed un pannello di polistirolo rivestito di pellicola riflettente, tipo la Roscoflex Silver codice 3804 che corrisponde ad una Lee 273 Soft Silver Reflector.

Bardo Fabiani fotografo
Il secondo set di ripresa è stato allestito in una gabbia di luce costruita con pannelli di polistirolo come pareti e soffitto. Anche in questo caso l'illuminazione riprendeva lo schema precedente, mentre l'assistente muovendo il pannello di polistirolo produceva un effetto di vento che scompigliava l'acconciatura di Olena.


Questo è il risultato dello scatto di Bardo Fabiani ripreso nella "Gabbia di luce". L'espressione della modella è molto spontanea, la fotografia è dinamica grazie ai capelli in movimento, l'illuminazione è ovviamente molto morbida, ma riesce anche a conferire una buona tridimensionalità al soggetto, grazie all'effetto accentuato di controluce ad alla doppia luce sottomodulante presente su entrambe le guance della ragazza. Un vero scatto d'autore.
Bardo ha dato la possibilità ai presenti di effettuare degli scatti nella gabbia di luce con la stessa Mamiya 645 DF, lo stesso obiettivo Mamiya Leaf D 75-150mm f 4,5 AF, lo stesso dorso Credo 60, la stessa modella e la stessa illuminazione usate da lui, ma i risultati estetici sono stati ben diversi dai suoi; questo dimostra come lo sguardo di ogni persona è diverso e come non sia facile cogliere l'essenza delle cose e delle persone in una frazione di secondo.

 Bardo Fabiani spiega l'effetto che vuole ottenere con la sua luce

Conosciamo meglio Bardo Fabiani
Alberto Fabiani (1910-1987), oltre ad essere il padre di Bardo, fu uno dei padri storici dell'alta moda italiana, negli anni 1950/60 il suo nome era conosciutissimo e ci si riferiva a lui come lo scultore del taglio; a quei tempi possedere una sua creazione significava conquistare uno status-symbol importantissimo. Il fermento economico degli anni 1950 fa scoprire l'alta moda al mondo ed i sarti italiani (non si parlava ancora di stilisti) erano apprezzatissimi, la linea elegante di Fabiani rivaleggiava con quella di Balenciaga e Dior.
Alberto era un personaggio molto particolare, amava la mondanità di notte, mentre di giorno si dedicava con impegno al suo lavoro, era molto conosciuto, ma al tempo stesso era riservato e cercava d'evitare la pubblicità eccessiva, non appariva spesso in interviste ed era tanto schivo da sottrarre la sua immagine anche ai fotografi. Era però un uomo molto galante che amava le belle donne, restò legato per parecchio tempo all'attrice Giovanna Ralli e si sposò ben tre volte. In seconde nozze Alberto sposò donna Simonetta Colonna, contessa di Cesarò, anch'ella appassionata di moda, aveva una sua griffe che si chiamava per l'appunto: Simonetta. Alberto Fabiani e Simonetta Colonna fusero le loro attività commerciali e, in via Frattini prima, nell'elegante via Condotti dopo, diedero vita all'atelier di moda: Casa Fabiani.
Nel 1962, insieme all'amico Roberto Capucci, si trasferirono tutti a Parigi dove vennero ben accolti dal mondo della haute couture francese.
Bardo, figlio di Alberto e Simonetta nasce e cresce nell'ambiente della moda, impara a conoscere i tessuti, gli stili, l'esigenze dei sarti, del pubblico e dei clienti, decide di diventare fotografo e dal 1974 opera in un mondo in grande fermento artistico e culturale.
Si trasferisce a Milano e insieme a altri fotografi, tra cui l'amico Giovanni Gastel, inizia a sperimentare nuove tecniche di illuminazione. In quegli anni, come ricorda Bardo, non esistevano strumenti tecnici raffinati, come per esempio le parabole Profoto. Non esistevano nemmeno i bank aerei a luce diffusa che saranno introdotti per la prima volta dalla milanese Fatif intorno al 1979; era ancora tutto o quasi da scoprire.
Per le prime fotografie di beauty, Bardo utilizzava un paio di quarzetti portatili del tipo usato in cinematografia amatoriale e ne rivestiva i diffusori con lo spanglass, mentre altri fotografi armeggiavano con apparecchiature più ingombranti, lui aveva compreso che era importante utilizzare un'illuminazione frontale, vicino all'asse ottico dell'apparecchio fotografico.
Dei suoi inizi, Bardo ricorda come abbia legato con il grande David Bailey, che durante le sue trasferte per i servizi di moda a Milano, trasmise molte delle sue conoscenze tecniche a lui ed ai suoi amici, lasciando loro anche parecchi clienti.
Nella sua quarantennale carriera ha lavorato per varie testate di moda, tra cui anche Amica ed ha avuto una lunga collaborazione di oltre 20 anni con Vogue Italiaha vissuto a Parigi, Londra e Milano.
Tra le sue modelle preferite annovera Linda Evangelista perché lei contribuiva in maniera determinante alla riuscita di una fotografia, talvolta bastavano soltanto 4 scatti per ottenere il risultato che si cercava e nel momento stesso in cui ci si rendeva conto d'averlo ottenuto Linda sapeva che non era più necessario proseguire la sessione fotografica e se ne andava.
Bardo non ama usare il computer, è ancora molto legato al fascino della pellicola che permetteva d'avere l'ultima parola per quello che riguardava le riprese e dava al fotografo la certezza d'essere la sola persona che aveva veramente capito cosa fosse successo dentro la macchina fotografica. Oggi che anche lui lavora in digitale, consiglia, nonostante generalmente in molti preferiscano dare la giusta esposizione, di sovraesporre leggermente l'incarnato delle modelle, cosa che si usava fare con la pellicola per cancellare i difetti della pelle.
Il suo stile è sempre stato un po' coraggioso, la scelta di scattare con tempi di posa relativamente lenti e diaframmi un po' più aperti del solito dava un look imperfetto alle sue immagini che le rendeva forse più desiderabili dai clienti che cercavano di dare col proprio prodotto di qualcosa di nuovo, di giovane, semplice da vivere, ma allo stesso tempo ricercato.
A detta di Bardo, un altro vantaggio delle pellicole era quello che spesso si finiva un rullo sul più bello, cioè quando si stava per ottenere il risultato migliore e questo fatto ti obbligava ad avere una pausa che ti faceva riflettere su ciò che stavi facendo; anche se altre volte poteva accadere, se scattavi troppo, di restare proprio senza pellicole e di terminare il lavoro definitivamente.
All'epoca della pellicola si progettava un lavoro con i tempi giusti, in quanto era normale aver più giorni di tempo per portare a termine un progetto, mentre oggi che la tecnologia permette di effettuare la post-produzione con lo stesso computer che acquisisce i file, nello stesso luogo dove si effettuano le riprese, non è raro adottare ritmi di produzione ben più frenetici per consegnare al cliente un lavoro.
In genere, chi arriva da un'esperienza professionale con la pellicola ha un modo di procedere diverso da chi ha iniziato direttamente col digitale. Molti fotografi d'esperienza, si riconoscono per il fatto che pur avendo un mezzo che consente d'andare avanti a lavorare con una grandissima autonomia, scelgono ugualmente di limitare gli scatti e di risparmiare tempo, energie e denaro dopo, per la visione e la scelta delle immagini.
Bardo Fabiani dice di non sapere gran che di tecnica e di lasciarsi guidare più dalle sensazioni che dalla razionalità, forse questo è vero, utilizzando i prodotti moderni non è difficile ottenere ottimi risultati tecnici, ma come abbiamo avuto modo di vedere in studio, è fondamentale creare un rapporto di fiducia e stima con la modella, seguire una propria intuizione ed il proprio gusto, ma i risultati migliori è possibile ottenerli solo se si ha una profonda cultura dell'ambiente in cui ci si muove, una grande esperienza professionale e dei partner all'altezza della situazione. Tony Graffio

Il fotografo insieme a Andrea Cederle, esperto di post produzione con Capture One Pro

 Una schermata di Capture One Pro 7 durante l'acquisizione dei file

Un momento di pausa per Olena Romaniuk ripresa davanti allo specchio della postazione make-up illuminata da luce fluorescente

Per concludere, chi fosse interessato ad affittare uno dei 6 studi di Carlo Ronchi, in via Sant'Eusebio 26, a Milano può contattare la Erreci Communication srl allo 02.4381101, oppure inviare una email a info@errecistudios.com
Per i prodotti distribuiti da Grange srl tel 02.66306795 si può contattare il Signor Mauro Bertola che fino al 31 marzo 2014 propone un'offerta promozionale veramente molto allettante. Per un kit che comprende la fotocamera Mamiya Leaf 645 DF completa di ottica Mamiya D 80mm f 2,8 e un dorso Credo 40 il costo è di 9.900 euro+iva.
Fino al 31 maggio invece si può acquistare un kit Profoto che include 2 monotorce con relative batterie, 2 batterie extra, 1 Air-TTL-C, 2 caricabatterie e zaino M con una speciale formala di pagamento a tasso zero che ripartisce la spesa su 12 o 24mesi.

Nota sui contenuti di graffitiamilano.blogspot.com
Ho pubblicato il mio primo post circa 11 mesi fa non sapendo bene che riscontri avrei trovato nei miei lettori, essendo io estraneo all'ambiente dei graffiti, volevo proporre degli argomenti che potessero coinvolgere altre persone incuriosite da questa realtà e, al tempo stesso inventarmi un appuntamento sul web che fosse come uno stimolo per capire meglio certe dinamiche, approfittandone per studiare certe simbologie ricorrenti ed uno stile di vita alternativo, come può essere quello di chi si muove in un territorio urbano, in modo spesso nascosto.
Le linee conduttrici di questa ricerca personale dovevano essere quella di fare riferimento a ciò che accade a Milano indicando precisamente i luoghi della street art, sia citando il nome delle vie, ove presente, sia gli autori e le tecniche utilizzate per ottenere le immagini. Per una maggior precisione e facilità di identificazione dei luoghi, ho scelto di riportare anche le coordinate gps. 
Ultimamente, mi sono accorto che il mio blog è seguito da alcuni appassionati di street-art molto competenti in materia, pertanto avrei pensato in futuro d'approfondire maggiormente certi argomenti, magari proponendo anche delle interviste agli autori più conosciuti e di arricchire le pagine che parlano di fotografia, un'attività molto importante anche per chi vuole conservare delle buone immagini di opere che potrebbero sparire da un momento all'altro. Probabilmente, se avessi dovuto scegliere oggi il nome di questo blog, non l'avrei chiamato con il nome che ho utilizzato in passato, anche perché non ero a conoscenza di certe omonimie sia nel titolo che nel mio nome, sia perché questo titolo mi sembra un po' riduttivo rispetto agli argomenti che ho intenzione di trattare e di approfondire.
Per ora, non mi sembra il caso di fare dei cambiamenti che possano confondere i lettori che ho così difficilmente convinto a seguire i miei discorsi, pertanto sappiate che i nomi resteranno gli stessi, ma i contenuti potrebbero variare un pochino, oppure essere approfonditi notevolmente. Non so cosa accadrà, forse perderò qualche lettore per strada o potrebbe essere che ne acquisirò di nuovi; sappiate che il mio fine è quello d'esprimere i miei pareri personali illustrandoli con le mie immagini, o a volte il contrario: partire da delle immagini per vedere cosa si può raccontare. 
Un altro aspetto importante per me è quello d'aver modo di conoscere persone nuove e argomenti diversi attraverso un mezzo (il web) che conosco ancora troppo poco.
Per ora sto facendo degli esperimenti, sperò però di migliorare e di poter essere utile a chi continuerà a seguirmi.
Tutti i testi e le fotografie, tranne dove esplicitamente segnalato, sono frutto della mia opera intellettuale, pertanto nel caso voleste farne uso o riprodurli in qualche modo, siete pregati di contattarmi e citarne sempre la fonte.
Un ringraziamento a tutti coloro che apprezzano questa mia attività pubblica.

English Text


Presentation Mamiya Leaf digital back Credo, an opportunity to know Bardo Fabiani and his method of work

On February 7th, at the Erreci Studios in Milan, La Grange presented the new digital backs Credo 40, 60 and 80 (megapixels) Mamiya Leaf and the latest products from Profoto, the Swedish company leader in the field of flash light illuminators. The event has gone some way beyond a mere commercial presentation because of the presence of two well-known professionals of fashion photography: Bardo Fabiani and Andrea Belluso. They gave the opportunity to the audience to attend a demonstration of how the parables and accessories Profoto are able to change the quality of the flash light. The design of a photo shoot, the session of shooting and capturing images with Capture One Pro 7 software, have allowed us to follow each step of the production stages of the image, projecting computer screens connected by cable to the camera, on a big screen.
Digital photography uses medium format interchangeable backs so that detaching the chassis from the camera body, with appropriate adapters, it can be placed on the back standard of an optical bench and make it shoot digital cameras that will correct the perspective and depth of field of the subject. It is a very technical field of photography that was a time not so far carried out using large format film from 4x5 to 8x10 inches. The use of these materials is very low, so in our day, we might almost say that the medium format sensor actually plays a dual role. At first it is used to photograph at a very high quality in studio shots or outdoor, then this kind of back is also used in the branches of photography that require a lot of depth of field and perspective corrections, such as architectural photography and still-life advertising.
There are photographic sensors even larger than medium format, such as Betterlight. Even if they do not cover exactly the format 4x5, but " only " an area a little less than 3x4 inches the quality of the images produced by these backs is awesome. Their use is not very practical, not only for the size of the instrument, the weight and the need to feed the sensor and the computer. The real limit of Betterlight is given by the method of image capture that occurs with a continuous scan, as it happens for normal home scanner, scan, which can take a very long exposure time, even for a few minutes.
The sensor used by Mamiya Leaf brand, which for some time has been acquired by Phase One, is a Dalsa CCD of 53.7 x 40 mm, 3 (aspect Ratio 1.33:1 or 4:3) for the Leaf Credo more defined, while for the back 40 MP sensor used is smaller and has a size of 43.9 mm x32,9, always with an aspect ratio of 1.33.
This difference in size means that using the back 40 MP there will be a 1.33x crop factor using the same lenses used on a back 80 or 60 MP .
The size of the Leaf sensor pixels are bigger than the pixels of the sensor used on a 35mm (full frame) camera, this fact allows you to capture more photons and compensate in some way to lower sensitivity of the CCD towards the CMOS, although early, as has already happened for Phase One, there might be a new CMOS sensor also for Leaf.
Phase One and Leaf use many common parts, while offering slightly different products, in this article we will talk only of Leaf, but in the future we would like to make a direct comparison between the two camera systems.
In the case of the Leaf 80 MP sensor, pixel size is 5.2 microns, while the backs of 60 and 40 MP pixels have a size of 6 microns. This makes us think that the 80 MP sensor could be slightly less sensitive, but in this case I would expect to make a judgment before I could make a comparison on the field between the two sensors.
Mamiya has redesigned the old autofocus lenses for the medium format film to suit the different needs of the digital requiring entrance of light on the photosensitive element more perpendicular. Mamiya says also the new digital lenses are able to solve a greater number of lines per millimeter compared to the lens used for film cameras.
Compared to the old Aptus, new backs Credo have introduced touch screen much brighter (viewing angle of 170 °) that revolutionizes the way of work on these tools and allows the photographer to intervene in a more intuitive menu of the device. The introduction of the live-view screen High Definition (1.15 MP) 3.2 inch is another innovative feature that turns out to be very convenient, especially in the use of the back on the optical bench. The exposure latitude of the sensor is increased by half a stop from 12 to 12.5 stop, while the 16-bit color depth allows for greater richness of color shades compared to smaller sizes that have a range of 14-bit color. The back Credo has inside a fast dual-core microprocessor that makes it more immediate processing and capuring the images on the CF memory cards of last generation. Cable connections are made with Firewire 800 ports and USB3 .
Another useful new feature is the introduction of the electronic bubble on two axes that adds metadata written to the RAW files the camera angle, so that it can automatically correct it if necessary with the use of Capture One Pro 7, a RAW processing software specifically designed for the Leaf products that is easy to use even with other manufacturers products. All images taken with cameras compatible with Capture One are given by ICC profiles studied by Capture One. This is for Mamiya Leaf-Capture One very important to generate an ICC profile to be compatible with all types of software for image processing. Capture One software was one of the first to introduce the use of plug and play to connect quickly the back to your computer and order with certainty the workflow. Capture One is an open source software that can handle about 95% of camera models 35mm tehering.
The attention for the color rendering is very high in the production of CCD sensors, as in the case of films, but it happens that there are some small variation of chromatic yield, depending on the production lot. These differences are analyzed and evaluated by engineers who prepare the Capture One software for the necessary corrections.
One of the negative aspects of digital photography is that if you do not place the lights in the most suitable way, then you need to spend more time at the computer to fix the flaws overlooked in recovery.

Andrea Belluso, who began his own career as an assistant photographer in Milan of Bardo Fabiani, has used the Profoto flash, with different types of reflectors to illuminate Olena Romaniuk, the beautiful girl who posed for the shots Mamiya Leaf demonstration, showing how shaped reflectors, colors and different treatments give rise to more or less harsh shadows that bring out differently the surface of the skin and tissues of the clothing used by the subjects. After that has been Bardo Fabiani to take a few pictures of Olena in two different sets.
The illumination of the model in the first example included the use of a parabola Softlight white with a grid by 515mm as a diffuser, a softbox for backlighting and a panel of polystyrene coated reflective film, the type Roscoflex Silver code 3804 which corresponds to a Lee 273 Soft Silver Reflector.
The second set of recovery has been set up in a cage of light constructed with polystyrene panels as walls and ceiling. Also in this case the lighting resumed the previous scheme, while the assistant moving the polystyrene panel produced an effect of wind that ruffled Olena's hairstyle.
This is the result of the shot Bardo Fabiani taken up in the "cage of light." The expression of the model is very spontaneous, the photograph is dynamic due to the movement in the hair, the lighting is obviously very soft, but also manages to give a good three-dimensionality to the subject, due to the  accentuated effect by backlight to light the double in modulating effect present on both the cheeks of the girl. A very good shot.
Bardo gave the opportunity to the present to perform the shots in the cage of light with the same Mamiya 645 DF, the same lens Mamiya Leaf D 75 -150mm f 4.5 AF, the same Credo back 60, the same model and the same lighting used by him, but the aesthetic results were very different from his, and this shows that the eyes of each person is different and that it is not easy to grasp the essence of things and people in a fraction of a second.

Knowing better Bardo Fabiani
Alberto Fabiani (1910-1987), as well as being the father of Bardo, was one of the fathers of the Italian high fashion, in the years 1950/60 his name was known and it was referred to him as the sculptor of the cut. To those times to have his creation meant to conquer an important status symbol. The economic turmoil of the 1950s reveals the high fashion to the world and the Italian tailors (there was no talk of stylists) were much appreciated, the elegant line of Fabiani rivaled that of Balenciaga and Dior.
Alberto was a very special character, loved the social life at night, while during the day he devoted himself diligently to his work, he was well known, but at the same time he was reserved and he was trying to avoid excessive advertising. He did not appear often in interviews and he was so averse to steal his image even to the photographers. But he was a very gallant man who loved beautiful women, he remained tied for a long time to the italian actress Giovanna Ralli and he married three times. Alberto married his second wife, Donna Simonetta Colonna countess Cesarò, also a lover of fashion. She had his own label named: Simonetta. Alberto Fabiani and Simonetta Colonna merged their businesses and, at first in via Frattini, in the refined via Condotti later, they gave birth to the atelier of fashion: Casa Fabiani (House Fabiani).
In 1962, Alberto, Simonetta and their friend Roberto Capucci moved all together to Paris, where they were welcomed by the world of French haute couture.
Bardo, the son of Alberto and Simonetta was born and raised in the fashion environment, here he start to know everything about fabrics, styles, the needs of the tailors, the public and the customers. He decided to become a photographer and since 1974 he operates in a world of great artistic and cultural ferment.
He moved to Milan and together with other photographers, including his friend Giovanni Gastel, began experimenting with new lighting techniques. In those years, as noted by Bardo, there were no sophisticated technical tools, such as the parables Profoto. There were not even the bank diffused light that will be introduced for the first time since FATIF a photographic brand of Milan around 1979, it was still almost everything to discover.
For the first photographs of beauty, Bardo used a couple of portable light of the type used in amateur cinematography and clothed it with spanglass, while other photographers fumbling with bulky equipment, he had understood that it was important to use front lighting, close to the optical axis of the camera.
In its beginnings, Bardo recalls how he linked with the great David Bailey, who during his trips to the services of fashion in Milan, sent many of his technical knowledge of him and his friends, leaving them many customers too.
In his forty-year career he has worked for 20 years for Vogue Italia and has had collaborated for many other fashion magazines. He has lived in Paris and London, now he came back to live in Milan.
Among his favorite models includes Linda Evangelista because she contributed greatly to the success of a photograph, sometimes sufficed only 4 shots to get the results you were looking for, and at the very moment when you realized you have received it in Linda knew that he was no longer necessary to continue the photo session and went.
Bardo does not like to use the computer, he is still closely tied to the charm of the film, which allowed to have the last word for what concerned the shooting and gave the photographer the certainty of being the only person who really understood what was going on inside the camera. Today he works in digital and he recommendes of slightly overexpose the complexion of the models, which is what they used to do with film to erase skin blemishes.
His style has always been a bit brave, choosing to shoot with shutter speeds relatively slow and diaphragms a little more open than usual to give a look imperfect to his images that made them perhaps the most desirable to the customers who were trying to take over own product of something new, young , simple, but at the same time refined .
According to Bardo, another advantage of the films was that they often ended at the climax, that is, when it was about to get the best result and this forced you to have a break that made you think about what you were doing. Although other times it could happen, if you were taking too many photos, to remain without films at all and to finish the job permanently .
At the time of the film, a job was planned with the right timing, as it was normal to have more days to complete a project, but now that the technology allows to make the post-production with the same computer acquires files in the same place where you are shooting, it is not uncommon to take a much more frenetic pace of production to deliver to the customer a job.
Typically, those who come from professional experience with film have a different way of proceeding from those who started with digital. Many photographers of experience recognize the fact that despite having a medium that allows you to go forward to working with a great autonomy, they choose to limit the shots and save time and money later for the vision and the choice of images.
Bardo Fabiani says he does not know much about technique and to be guided more by feelings than by rationality, perhaps this is true, using modern products it is not difficult to get good technical results, but as we have seen in the studio, it is crucial create a relationship of trust and confidence with the model, follow your own intuition and your own taste, but the best results you can get them only if you have a thorough knowledge of the environment in which you move, a great experience and professional partners rise to the occasion. Tony Graffio