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domenica 15 giugno 2014

Un piccolo suggerimento a Henrik Hakonsson di Phase One

Henrik Hakonsson
Henrik Hakonsson Amministratore Delegato di Phase One
Henrik Håkonsson CEO of Phase One

Phaese One è un'azienda danese che si occupa di fotografia digitale di medio formato da ormai diversi anni, nel 2009 acquisì una buona porzione del mercato di questo settore incorporando l'azienda giapponese Mamiya che era uno dei maggiori produttori mondiali di fotocamere professionali e ottica di precisione. Da quel momento Phase One, in collaborazione con Mamiya ha iniziato a sviluppare una fotocamera digitale che si integrava in un sistema modulare aperto a varie ottiche ed a dorsi digitali di grande qualità. 
Leaf che nel 1991 fu il primo produttore di dorsi dotati di sensori di medio formato, è anch'essa una divisione di Phase One.
Phase One, fino allo scorso 18 febbraio era un azienda posseduta dagli stessi uomini che lavoravano per questo marchio, situazione finanziaria che si era conservata in questo assetto negli ultimi 8 anni, ma che adesso è in mano ad una società britannica, la Silverfleet Capital, che ha comprato il 60% del pacchetto azionario di Phase One, mantenendo alla guida della società Henrik Hakonsson. 


Phase One 645 DF plus 


In occasione dell'evento collegato alla presentazione di Land Scape di David LaChapelle, a Milano, ho avuto la possibilità d'incontrare anche l'Amministratore Delegato del gruppo Phase One e fargli qualche domanda.
Innanzitutto posso dire che Henrik non è il tipico presidente un po' triste in completo blu e cravatta cui siamo abituati a vedere dalle nostre parti, ma un uomo simpatico ed alla mano che terminato l'evento, ho visto personalmente aiutare i suoi collaboratori a smontare il materiale di scena nel Central Point del Superstudio. 
Naturalmente, Hakonsson è anche una persona molto competente che ha stabilito la filosofia della società e l'ha portata ad avere circa la metà del mercato di questo settore con vendite di circa 3000-5000 pezzi, a seconda di come risponde annualmente il mercato.
L'anno migliore per Phase One è stato il 2012, ma con i nuovi prodotti che adottano sensori molto attesi come i CMOS forniti da Sony, c'è da credere che le vendite potrebbero incrementarsi nuovamente.
Lo stesso sensore Sony è stato montato anche da un nuovo modello di fotocamera di medio formato della concorrenza che ha aggiunto al suo prodotto la possibilità di effettuare registrazioni in video in HD e timelapse in 4K.
Io sono molto interessato a poter registrare il segnale video da un sensore di medio formato, così ho chiesto a Henrik Hakonsson se anche Phase One stia valutando d'aggiungere questa modalità ai suoi futuri prodotti e, se nel caso dovesse prendere questa decisione, si potrebbe pensare anche ad un'uscita dove poter attingere ad un segnale video non compresso. 
Aggiungere una soluzione del genere ai dorsi del Gruppo Phase One farebbe aumentare le vendite in maniera esponenziale, inglobando anche gli utenti del mercato video, ma Mister Phase One ha detto che la sua azienda non è interessata ad accrescere troppo le vendite, perciò non ci sono da aspettarsi grosse sorprese in questo campo.
Probabilmente, il metodo di lavoro di Phase One che prevede la costruzione manuale di ogni pezzo prodotto, siano fotocamere, dorsi o ottiche, non permetterebbe d'incrementare significativamente la produzione e poi c'è sempre da considerare il fatto che utilizzando parti molto importanti comprate da fornitori esterni, può essere che Phase One debba sottostare ad accordi particolari che ne limitano le scelte.
E' anche vero però che un'azienda relativamente piccola può modificare abbastanza velocemente le proprie scelte tecniche e commerciali, soprattutto quando interagisce con altri partner che si muovono in collaborazione con Phase One per trovare le soluzioni migliori ai problemi che si propongono quotidianamente ai fotografi. Ultimamente da Schneider sono arrivati 4 nuovi obiettivi ad otturatore centrale che allargano la gamma delle ottiche utilizzabili dal sistema Phase One/Mamiya Leaf ed altre collaborazioni sono studiate per i sistemi d'illuminazione a flash, insieme a Profoto. Non bisogna poi dimenticare il software di elaborazione di file Raw marchiato Capure One Pro che ultimamente inizia a farsi valere come valida alternativa ad altri software molto utilizzati.
Personalmente, trovo i prodotti Phase One/Mamiya Leaf molto ben fatti, e pensati; una caratteristica del management di questo gruppo all'apice della fotografia di alta qualità è quella d'avere un ottimo dialogo con il cliente le cui esigenze vengono ascoltate e valutate per bene, pertanto spero d'aver in qualche modo stimolato una risposta nell'aggiornamento tecnico di quello che è effettivamente possibile ottenere con i nuovi sensori CMOS. Il live view, il touch screen e la connessione wireless sono già state adottate dai nuovi dorsi IQ2, perché non rendere possibile anche la registrazione video in HD? O aggiungere un'uscita video non compressa? O poter registrare video in 4K? 
Sarebbe anche utile poter registrare timelapse in 4K. 
Io vorrei insistere nel chiedere a Henrik Hakonsson (e magari anche agli azionisti di Silverfleet Capital), di introdurre nuove modalità d'impiego per i nuovi sensori che potrebbero essere utilizzati anche per registrare video in 4K, magari dotando i dorsi con almeno un'uscita HD SDI non compressa. Capisco che ogni prodotto di questo intraprendente Gruppo britannico/danese è fatto a mano in Danimarca ed ha un costo adeguato a queste scelte, ma sicuramente aggiungere importanti modalità d'utilizzo a questi prodotti, conferirebbe un grosso valore a ciò che si acquista e invoglierebbe tantissimi professionisti a staccare più volentieri un assegno piuttosto considerevole. Tony Graffio


A quando la registrazione di filmati e l'uscita HD non compressa?
When could we buy a digital back recording 4K video and having a HD SDI uncompressed port?

English text:
A little tip to Henrik Håkonsson CEO of Phase One

Phaese One is a Danish company that deals with digital medium format photography for several years, in 2009 they acquired a good portion of the market by incorporating Mamiya a Japanese company that was one of the world's leading manufacturers of professional cameras and optics. Since it started the collaboration with Mamiya, Phase One begun to develop a digital camera that was integrated into a modular system open to various lens and digital backs.
Leaf, that in 1991 was the first manufacturer of digital backs with a medium format sensors, is also a division of Phase One.
Phase One, until last February 18 was a company owned by the same men who worked for this brand, this was the financial situation that was stored in this structure over the past 8 years, but now the Phase One Group is in the hands of a British company, the Silverfleet Capital, who has bought 60% of the stake, keeping at the head of the company Henrik Håkonsson.
At the event related to the presentation of Land Scape by David LaChapelle, in Milan, I had the chance to meet the CEO of the Phase One Group, so I asked him some questions.
First of all, I can say that Henrik is not the typical president, a bit sad, wearing blue suit and tie which we usually see here in Italy, but a very friendly nice man.
At the end of the event, I have seen him personally helping the employees to disassemble the prop in the Central Point of Superstudio.
Of course, Håkonsson is also a very competent person who established the philosophy of the company and has led it to be about half of the market in this sector with sales of about 3000-5000 pieces, depending on how the market responds annually.
The best year for Phase One was 2012, but with new products that use highly anticipated as the CMOS sensors are supplied by Sony, it is to believe that sales could increasing again.
The same Sony sensor was also mounted by a new Pentax of medium-format that has added to its product the ability to record video in HD and 4K timelapse.
I am very interested in being able to record the video signal from a medium format sensor camera, so I asked Henrik Håkonsson if Phase One is considering adding this mode in its future products and, if the case were to make this decision, you may also think about an exit where you can tap into an uncompressed video signal.
Adding such solution to the Phase One backs the Group's sales would increase exponentially, also incorporating users in the video market, but Mister Phase One said that his company is not interested in increasing sales too much, so there will be not to expect big surprises in this field.
Probably, the method of work of Phase One that involves the manual construction for each piece, camera, back or lense, would not significantly increase the production of, and then there is always to consider the fact that by using very important parts you buy from external suppliers, it may be that Phase One should be subject to special agreements which limit the choices.
It 'also true that a relatively small company can change quite rapidly their technical and commercial choices, particularly when it interacts with other partners that move in conjunction with Phase One to find the best solutions to the problems that are proposed for photographers on a daily basis. Lately Schneider designed 4 new lens with a central shutter that widen the range of the optical system used by the Phase One / Mamiya Leaf. Other collaborations are designed for flash lighting systems, along with Profoto.
Not forgetting the software processing Raw files marked capure One Pro 7 that recently began to assert itself as a viable alternative to other widely used software.
Personally, I find the products Phase One/Mamiya Leaf very well made, and thought; a feature of the management of this group at the peak of high-quality photography it is to have a good dialogue with the customer whose needs are heard and valued for good, so I hope to have somehow stimulated a response in technical updating than it is actually possible to achieve with the new CMOS sensors. The live view, the touch screen and wireless connection have already been adopted by the new IQ2 backs, why not make it possible to record video in HD? Or add uncompressed video output? Or record video directly in 4K?
It would also be useful to record timelapse 4K.
I would like to insist in asking Henrik Håkonsson (and perhaps also to the shareholders of Silverfleet Capital), to introduce new methods of use for the new sensors that could be used to record video in 4K, perhaps also by providing the backs with at least one output HD SDI uncompressed. I understand that every product of this enterprising British/Danish group is handmade in Denmark and has an appropriate cost due to these choices, but definitely adding important ways to use these products, would give a big value in what you buy and would make many new professinals much happier to spend their money. Tony Graffio

mercoledì 11 giugno 2014

David LaChapelle tra arte e fotografia

David La Chapelle al Superstudio Milano
David LaChapelle al Superstudio fotografato da Tony Graffio

La sera del 6 giugno, al Superstudio di via Forcella, a Milano, Phase One ha organizzato un incontro con David LaChapelle, un artista che sarebbe riduttivo definire fotografo.
All'evento erano presenti più di 200 invitati che hanno avuto la possibilità di sentire l'artista parlare della sua storia, della sua visione del mondo ed illustrare alcune sue fotografie recenti che egli ritiene particolarmente significative nel suo percorso espressivo.
David LaChapelle è nato a Hartford, una cittadina del Connecticut a oltre 100 miglia da New York, l'11 marzo 1963. Durante la sua adolescenza ha frequentato scuole pubbliche dove è stato preso di mira dai bulletti locali che lo infastidivano per il suo orientamento personale; probabilmente, anche a causa di questi fatti, poco più che quindicenne David scappa di casa per recarsi a New York, sentirsi più libero d'essere se stesso, frequentare lo Studio 54, dove lavorava come cameriere.
In seguito, studia arte in North Carolina e poi si sposta ancora a New York per proseguire i suoi studi artistici presso la School of Visual Arts, dove apprende il linguaggio e le tecniche della fotografia.
Proprio grazie ad alcune fotografie in bianco e nero che ritraevano i suoi compagni di scuola, David, appena 17 enne, viene notato da una galleria d'arte dove inizierà ad esporre i suoi lavori. Una serie di situazioni particolarmente favorevoli, gli fanno conoscere Andy Warhol che apprezzando lo stile del giovane LaChapelle gli permette d'iniziare a pubblicare i suoi scatti per "Interview Magazine"rivista fondata nel 1969 da Andy Warhol che si occupa di far conoscere artisti, musicisti, creativi e nuovi pensatori.David LaChapelle viene poi contattato per realizzare fotografie commerciali e di moda per le più importanti riviste americane ed internazionali. Queste attività contribuiscono a conferirgli una fama mondiale che lo pone tra i più grandi fotografi di sempre.
Lo stile di David LaChapelle è profondamente influenzato dalla Pop Art, ma al tempo stesso, viene considerato un po' barocco, sia per la stravaganza delle sue opere, sia per la quantità di elementi e dettagli presenti nei suoi soggetti.
E' stato forse il primo autore che ha mostrato esplicitamente un amore omosessuale in una campagna pubblicitaria; era il 1995, si trattava di una fotografia in cui due marinai che sembrano appena sbarcati da una nave finita la guerra, si baciavano reclamizzando una nota marca vicentina di Jeans.

Kissing Sailors - David LaChapelle 1995
Kissing Sailors - David LaChapelle 1995

Ritorno a casa dal Golfo Persico, dicembre 2018
I media hanno accostato questo scatto di una coppia omosessuale ad una famosa fotografia del 1945 di Alfred Eisenstaedt, ma sarebbe stato molto più efficace parlare dello scatto di LaChapelle del 1995 che anticipava i costumi della società americana di ben 23 anni.

LaChapelle, oltre che fotografo commerciale e ritrattista di personaggi famosi, è un regista di videoclip musicali, film documentari e di spot pubblicitari, ha ottenuto ottimi risultati in ogni settore in cui s'è cimentato.
Nel 2005 l'ambiente della moda inizia a lasciarlo un po' perplesso e per esprimere questa suo disagio scatta delle fotografie nelle quali delle modelle riccamente vestite posano davanti ad ambienti che sembrano essere stati distrutti da qualche catastrofe naturale.
Tre mesi dopo, l'Uragano Katrina colpirà le coste della Louisiana e del Mississipi inondando molte città, tra le quali New Orleans. In quel momento LaChapelle ed i suoi editori si pongono la domanda se quelle fotografie debbano essere pubblicate, o meno.

Hurricane - David LaChapelle 2005

Dopo 26 anni di una carriera  molto intensa e di successo, l'ambiente consumistico della fotografia commerciale porta David LaChapelle ad una fuga dalla civiltà. David si rifugia a Maui, alle Hawaii, in una casa in mezzo alla foresta, dove poter vivere a contatto con la natura in maniera autosufficiente e sostenibile, con i pannelli fotovoltaici sul tetto, le capre e le galline in giardino, coltivando personalmente il proprio orto. 
David sente d'aver dato tutto quello che poteva dare alla fotografia pubblicitaria e di moda, in più, si trova di fronte al paradosso che con il proprio apporto artistico e comunicativo egli contribuisce a far vendere maggiormente i prodotti di un mondo che continua a proporre stili di vita non più sostenibili.
La tranquillità nel paradiso terrestre di Maui non dura molto.
David viene contattato telefonicamente da un amico che lo porta a conoscenza del fatto che un gallerista d'arte lo sta cercando per proporgli di produrre opere in libertà, da poter vendere poi attraverso il circuito del mercati dell'arte.
David sente d'avere una nuova possibilità importante per tornare ad occuparsi di progetti personali che gli permettano di veicolare un nuovo messaggio; ripensa alle parole d'incoraggiamento che tanti anni prima Andy Warhol gli aveva detto e capisce che può incamminarsi verso una nuova strada.
"Non ci sono limiti a ciò che si può fare e bisogna non far caso alle critiche che si possono ricevere durante il proprio percorso artistico"
Lo stesso Warhol subì feroci attacchi durante la sua vita, ma poi, col tempo, nessuno ebbe più dubbi sul valore delle sue opere.


Deluge - David LaChapelle 2007

La prima immagine che David LaChapelle produsse per il suo ritorno alla fotografia artistica fu un'opera molto ricercata che s'ispirava alla Cappella Sistina di Michelangelo, non limitandosi a darne una nuova visione iconografica, ma proponendo anche un nuovo contenuto. Mentre Michelangelo ci narra della creazione del mondo, LaChapelle ce ne illustra la distruzione.
Conoscendo bene l'ambiente di Las Vegas, pieno di negozi e di merce pregiata di cui fanno incetta gli amanti di griffe e abiti di pregio, David volle raccontare di un mondo in grave crisi che si preparava ad essere spazzato via da un ennesimo diluvio universale.
Sullo sfondo di personaggi neoclassici, scelti accuratamente in un casting molto selettivo, David ci mostra la decadenza di un mondo che ha provocato grandi danni ambientali, come il cambiamento climatico che ha prodotto l'onda che sommergerà l'umanità intera. In questo ultimo disperato momento in cui tutti sanno che dovranno soccombere, gli esseri umani ritrovano la loro umanità cercando di aiutarsi gli uni con gli altri. In questo terribile momento non ci sono conflitti, ma amore ed empatia; pur avendo fatto una critica molto dura alla società attuale LaChapelle la assolve dai suoi mali, convinto che messo di fronte al dramma finale l'uomo sia in grado di riscattare se stesso.
Questa immagine ha richiesto sei mesi di preparazione, intesa soprattutto come studio degli elementi scenici, progettazione formale, scelta dei modelli e ricerche effettuate con viaggi a Roma per osservare dal vero il capolavoro Michelangiolesco. Altri sei mesi sono stati necessari per lavorare in studio ed in post-produzione al perfezionamento dell'opera. Lo scatto in sé non ha richiesto molto tempo, ma la meticolosità dell'autore richiedeva una grande attenzione ad ogni aspetto della fase produttiva che portasse ad un risultato magistrale.

Rape of Africa - David LaChapelle 2009

Ancora nel voler citare gli artisti del Rinascimento italiano, David LaChapelle guarda alla Venere e a Marte di Sandro Botticelli per comporre un'immagine classica rivista in chiave moderna.
Lo sfruttamento dei paesi ricchi ai danni del continente africano ha provocato danni che non sono solo d'origine economica. Le guerre, gli abusi sessuali, la situazione sanitaria, il disfacimento del tessuto familiare e sociale hanno impoverito i popoli africani che si ritrovano a combattere con dei soldati-bambini che, nel quadro moderno, hanno soppiantato i piccoli satiri dipinti da Botticelli.
Naomi Campbell interpreta in tutto il suo splendore una Venere nera discinta e disponibile ai voleri di un uomo bianco che non può essere risvegliato e riportato ad uno stato di coscienza, neppure attraverso le grida di chi soffre.


Self portrait as House - David LaChapelle 2013

Negli anni successivi, David LaChapelle prosegue con la sue rappresentazioni simbolica della realtà; nel caso di "Autoritratto come una casa" l'artista presenta lo spaccato di una casa monofamiliare le cui stanze sono da interpretare come le stanze della sua mente, delle sue abitudini, dei suoi difetti e delle proprie azioni. 



Gas Stations - David LaChapelle 2013

La serie di fotografie intitolata: "Gas Stations" è una celebrazione alla civiltà industriale ed all'energia che ha permesso all'umanità di svilupparsi, viaggiare e proliferare in maniera esponenziale.

"Non c'è individuo sul pianeta, di qualsiasi ceto sociale o di qualunque credo religioso che non si rechi al tempio della pompa di benzina per celebrare il culto del petrolio". Questo è il parere di David LaChapelle; anch'egli sceglie di rendere omaggio a questi sacrari del combustibile con il suo lavoro fotografico.
Solo 50 anni fa, la popolazione mondiale ammontava a 3,5 miliardi di abitanti, mentre adesso è raddoppiata, passando a circa 7 miliardi di individui.
E' probabile che verso la fine di questo secolo la popolazione possa aumentare a 10 o 14 miliardi di esseri umani, un numero impressionante di persone che dovranno disporre in modo più razionale delle materie prime e delle risorse del pianeta, in modo che ognuna di queste persone possa condurre un'esistenza dignitosa, altrimenti  gli equilibri sul pianeta potrebbero portare a guerre diffuse o situazioni tali da non garantire un futuro al pianeta.
Le fotografie sono state scattate di notte, in esterni, collocando modellini costruiti appositamente a questo scopo in ambienti naturali che contrastassero con l'elemento raffinato che viene erogato in queste stazioni.
I tempi d'esposizione di questi scatti erano intorno ai 10 secondi, ma nonostante questo, le immagini sono prive di disturbi, crazy pixel o altri inconvenienti che possano danneggiare la qualità dell'immagine, in quanto sono state usate le migliori fotocamere disponibili sul mercato dell'attuale tecnologia elettronica.


Land Scape - David LaChapelle 2014

Questa fotografie che fanno parte della serie 
Land Scape, proseguono idealmente la celebrazione della civiltà petrolifera illustrando le strutture industriali attraverso le quali viene prodotta la benzina. LaChapelle s'è affidato agli esperti modellisti di Hollywood per realizzare delle maquette di raffinerie composte da elementi plastici di uso comune come bicchieri, cannucce piegate, imbuti, bottiglie, tubi, lattine di bevande, contenitori d'alluminio per la cottura di tacchini natalizi, elementi di cartone e via di seguito. Il tutto è stato dipinto, rivestito di carta colorata e addobbato con luci a led e trasportato nel Joshua Tree National Park, nel Sud Est della California dove le piattaforme sono state fotografate sia di notte, alla luce del crepuscolo e di torce a led, sia di giorno con un bel cielo blu intenso ed il vapore che fuoriusciva da tubicini infilati nelle ciminiere in miniatura. Luce naturale di taglio e qualche colpo di flash per rischiarare la scena e scurire un poco il cielo. Per la serie delle "Gas Stations" le inquadrature davano molto spazio alla giungla, mentre le raffinerie riempiono quasi completamente il fotogramma lasciando un po' di spazio solo per il cielo che, nonostante possa sembrare disegnato su un blue-mattè stato veramente fotografato sul posto.

"Il mio scopo è catturare l'attenzione della gente con un immagine per il tempo necessario a farne capire il significato." David LaChapelle


Phase One 645 DF

I perché di una scelta tecnica
Intervistato sulle ragioni che lo hanno portato alla scelta di una fotocamera come Phase One, David LaChapelle è stato molto chiaro, affermando che questo sistema modulare di medio formato è il migliore strumento di cui possa disporre attualmente un fotografo molto esigente.
David ha sofferto il passaggio dalla fotografia chimica alla fotografia digitale, lui era riuscito a padroneggiare le varie fasi produttive, ha passato 6 anni in camera oscura per la stampa del bianco e nero ed altri 6 anni per la stampa del colore, parlando scherzosamente di questi 12 anni come del suo periodo oscuro. 
Come tantissimi altri fotografi, David ha visto cambiare profondamente la tecnica con l'avvento del digitale che, inizialmente, non lo soddisfaceva a causa di una certa lentezza operativa e di risultati non confacenti alle proprie aspettative.
Per motivi legati alla maggior economicità di gestione e al minor inquinamento prodotto dalla tecnica digitale, nel giro di poco tempo la fotografia digitale si afferma come il sistema che impone a tutti un nuovo mercato fotografico.
David LaChapelle s'affida ai propri assistenti per avere un consiglio su come migliorare i risultati che vuole ottenere e la risposta che riceve è quella che se vuole ottenere risultati migliori deve scegliere di passare al miglior prodotto disponibile, ovvero: Phase One.
Phase One, grazie anche ad un software come Capture One Pro 7, può collegare il dorso digitale della fotocamera, tramite dei cavi, ad un computer e a degli schermi di grande formato che permettono di valutare con la massima precisione la composizione dell'inquadratura ed il risultato ottenuto dopo lo scatto. Phase One/Mamiya Leaf, a differenza di tutte le fotocamere non di medio formato e della maggior parte di fotocamere che lavorano a 14 bit, registra una grande ricchezza di sfumature di colore a 16 bit che già contribuiscono a fare la differenza con qualsiasi altro tipo di immagine.
L'assenza di grana, o disturbi, in esposizioni lunghe, la possibilità d'intervenire in maniera ottimale nella riduzione del rumore, nella correzione del colore, nelle regolazioni locali, un sistema di ripristino delle zone di luce difficile che può introdurre un high dynamic range anche in immagini esposte normalmente, sono altri fattori che contribuiscono a migliorare l'immagine finale. Senza parlare del fatto che un dorso come il Phase One IQ280 produce un'immagine da 80 Megapixel che rende ogni altra immagine realizzata con una definizione inferiore completamente incomparabile alla qualità di Phase One.
Per una più completa presentazione dei prodotti offerti da Phase One e per conoscere meglio la filosofia di questo marchio, ho deciso di parlare direttamente con il CEO dell'azienda, Henrik Hakonsson. Tony Graffio