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martedì 14 marzo 2017

Cosa distingue un fotografo da un artista. Il parere di Fabio Castelli

"L'arte è ricerca, chi non ricerca non è artista." Anonimo

Lo scorso giovedì 10 settembre, nonostante avessi in programma la partenza per Jesi, sono riuscito a partecipare alla giornata inaugurale per la stampa della MIA Photo Fair. Ho subito voluto ascoltare il parere del Direttore della Fiera, Fabio Castelli, su un argomento che credo sia di interesse per tutti i lettori di "Frammenti di Cultura".
Prossimamente, tornerò a parlare degli autori che hanno partecipato alla più importante fiera fotografica italiana tenutasi a Milano dal 10 al 13 marzo 2017.

Fabio Castelli, Fabio Castelli, Fabio Castelli
Fabio Castelli, Ideatore e Direttore Artistico della MIA Photo Fair.

Tony Graffio: Direttore, vorrei farti una sola domanda ma molto difficile: da che cosa si distingue una fotografia da una fotografia d'arte?

Fabio Castelli: Beh, questo è uno dei temi fondamentali di questa dicotomia tra il mondo dell'arte e il mondo della fotografia, tanto che moltissimi artisti si sentono offesi se vengono chiamati fotografi e molti fotografi si sentono offesi se vengono chiamati artisti.

TG: Addirittura?

FC: Assolutamente. Ti faccio un esempio, se a un fotografo di guerra dai dell'artista è come mettere in discussione la sua capacità di raccontare la realtà. Realtà che magari è riuscito a mostrare a rischio della propria vita, per cui è comprensibile questa sua avversione all'idea di poter essere chiamato artista. Sempre di più i fotografi classici, forse un po' datati, li riconosci perché sono personaggi che non vogliono accettare la fotografia come un linguaggio d'arte contemporanea, sono coloro che sono molto legati al mezzo con cui hanno vissuto fin da quando erano ragazzi. Per loro è molto difficile cambiare questo approccio, ma è chiaro che negli anni si vada incontro ad un riconoscimento della fotografia anche come linguaggio dell'arte contemporanea.

TG: Il problema per un fotografo è sempre quello di farsi riconoscere come artista...

FC: Questo è un problema che riguarda tutta l'arte: anche il pittore, lo scultore, chi fa performance o chi disegna si scontra contro questa difficoltà. A prescindere da come ci si esprime, è difficile essere riconosciuti artisti. Probabilmente, soltanto il tempo è l'unico grande spartiacque capace di far comprendere se un autore è un artista, con qualunque mezzo egli si esprima.

TG: Grazie.

martedì 19 aprile 2016

Presentata MIA Photo Fair 2016

Questa mattina a mezzogiorno, presso la sala congressi di Palazzo Reale a Milano, ho assistito alla conferenza stampa di presentazione della 6a edizione della Milan Image Art (quest'anno è comparsa anche la parola Photo) Fair. Presiedevano il convegno Fabio Castelli, direttore e ideatore della manifestazione; Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano e padrone di casa della sede che ci ha ospitato; Roberto Mutti e Giliola Foschi, in qualità di selezionatori delle opere ammesse alla fiera; Lorenza Castelli, direttrice organizzativa dell'evento. Assente giustificata: Enrica Viganò, responsabile dei progetti speciali e del codice MIA.

Lorenza Castelli, Fabio Castelli, Filippo Del Corno, Roberto Mutti alla presentazione di MIA Photo Fair 2016 a Palazzo Reale, Milano

L'intervento di Fabio Castelli e di Filippo Del Corno
Expo 2015 sembra non finire mai ed ancora si parla dello spostamento delle date di apertura al pubblico della scorsa edizione e del fatto che nonostante questo evento abbia preceduto l'Esposizione Universale, MIA 2015 ha riscosso un buon successo (oltre 22'000 visitatori) che si spera di replicare quest'anno. Dopo aver valutato i pro ed i contro del ritorno alle date originarie del MIA, maggio 2016 promette una quantità di eventi espositivi fotografici che sicuramente soddisferà la sete di immagini di questo tipo che ogni appassionato auspica di poter vedere e, forse in qualche modo, lascerà il segno nel cuore dei milanesi e dei turisti che sull'onda delle folle transitate da Milano nel 2015 hanno segnato la nostra città come meta culturale nel loro immaginario escursionistico. Dopo aver riconosciuto che un evento come il MIA abbia fatto da traino ad Expo 2015, Fabio Castelli prima e l'Assessore Del Corno dopo, dialogano a distanza su questioni che evidentemente conoscono solo loro, augurandosi che la Mall di piazza Bo Bardi (Porta Nuova Ex Varesine) possa diventare un luogo di riferimento fisso del MIA anche perché l'atmosfera di modernità del posto si sposa bene con le opere che vengono esposte. Senza contare che questo luogo è facilmente raggiungibile da tutti i visitatori, grazie alle infrastrutture ferroviarie, metropolitane ed alle innumerevoli possibilità di collegamento. In più gli spazi interni offrono ad ogni espositore una buona visibilità. MIA, oltre ad essere un'occasione espositiva, si propone anche come uno strumento formativo per i collezionisti che vogliono conoscere meglio questo settore. MIA infatti ha collaborato per quello che riguarda la fotografia ad Artefiera Bologna e con un altro soggetto autorevole: Mercante in Fiera, a Parma, una delle più vivaci manifestazioni dedicate all'antiquariato portando una ventata di contemporaneità, curando una mostra fotografica considerata tra gli eventi clou di quest'anno.

Fabio Castelli

Gli sponsor hanno rinnovato il loro impegno con MIA e Castelli li ringrazia per questo, e ringrazia anche i galleristi che, mediamente, quest'anno hanno richiesto d'occupare spazi espositivi più grandi. Sono presenti 80 gallerie, 13 da paesi esteri, per un totale di 230 artisti. Molte sono state le richieste che non sono potute essere soddisfatte, nonostante le proposte qualitativamente interessanti. A questi galleristi e artisti, si aggiungono 16 editori specializzati e 16 artisti indipendenti della sezione: proposta MIA. In fiera vedremo opere di giovani artisti emergenti e di autori storicizzati che si rivolgono ad un pubblico internazionale di collezionisti. La fotografia ha il pregio di portare sempre più pubblico verso l'arte contemporanea ed infatti anche le più importanti collezioni di opere contemporanee non possono fare a meno d'includere le fotografie, anche per il fatto d'essere le opere più contemporanee nell'ambito delle tecniche che vengono collezionate.
Del Corno conferma che i numeri della manifestazione sono in crescita e che The Mall possa essere considerato il luogo più idoneo allo svolgimento di questa manifestazione e conferma altre riflessioni già esposte da Fabio Castelli. Parla di Milano come una nuova capitale europea della cultura e di un tessuto autoctono in costante produzione creativa, insomma, tante belle parole come solo i politici sanno trovare ed esprimere, a dispetto di tutti i più grandi attori e poeti di ogni epoca. Qualche stralcio di frase ad effetto a caso: "grande gioia", "grande lungimiranza", "serena e tranquilla consapevolezza" e via così. Cambiano i tempi, ma sicuramente Milano dagli esponenti esponenti della classe politica è sempre vista e proposta come una "città da bere".

 L'Assessore alla Cultura di Milano

Ad ogni modo, rispetto a ieri, quando dopo aver parlato alla conferenza di presentazione del Photofestival si era allontanato in fretta, oggi l'Assessore alla Cultura è sembrato più entusiasta di poter diffondere le proprie parole cariche di certezze e buoni propositi.

Il comitato scientifico
Il comitato di selezione della fiera s'è impegnato fin dall'inizio ad invitare galleristi italiani e stranieri già conosciuti, s'è pertanto trattato di inviti mirati a gallerie d'arte di buon livello. Ci sono stati inviti anche ad autori privi di gallerie di riferimento, ma adatti ad essere accolti nel circuito della fotografia d'autore. Questi fotografi sono stati inseriti nella sezione chiamata: proposte MIA. Per offrire garanzie sulle opere esposte il comitato ha svolto con attenzione il proprio ruolo, escludendo i progetti non validi o non maturi a sufficienza per essere presenti ed esposti ed ha svolto anche una funzione di consulenza nei confronti delle gallerie e degli artisti che la richiedevano.

Giliola Foschi

Codice MIA
Codice MIA, seguito da Enrica Viganò, si presenta come la classica lettura di portfolio che consiste nel mettere faccia a faccia un autore, un critico, o un collezionista al fine di giudicare i lavori e creare un dialogo. 45 autori pre-selezionati dal comitato scientifico verranno esaminati da esperti internazionali. Sono state coinvolte istituzioni come la Deutche Börse o il Metropolitan Museum, la Collezione JP Morgan e fondazioni e collezioni di tutto rispetto.
Il programma culturale si concentra su alcune problematiche significative che lo qualificano rispetto ai programmi culturali di altre situazioni, come i festival fotografici che vengono organizzati in Italia. Un tema è quello del collezionismo consapevole, che normalmente è un argomento che viene affrontato tutti gli anni. Ci sarà anche un tema legale sul diritto d'autore tenuto da Cristina Manasse. Inoltre verrà ospitata la presentazione della rivista "Studi di fotografia", un periodico semestrale che pubblica articoli di ricerche e studi originali sulla fotografia storica e contemporanea; articoli sulle fonti e sulla patrimonializzazione; recensioni di libri, eventi e mostre particolarmente significative nell'avanzamento degli studi. Una rivista scientifica che esamina i testi inviati da un comitato d'esperti che valuta se ci sono i presupposti scientifici per pubblicare o no i testi. Ci sarà l'iniziativa: rete fotografia "archivi aperti", in sintonia con il premio archivio "Tempo ritrovato - fotografie da non perdere". 

Nuove tematiche e nuove tecniche
Un altro punto fondamentale sarà quello inerente alle nuove tendenze della fotografia d'autore, come cambia la fotografia contemporanea. Si segnala la conferenza: "I colori del dolore e del sogno", riflessioni sulla sempre maggiore capacità della fotografia contemporanea nell'affrontare tematiche etiche e politiche contemporanee, non necessariamente attraverso il foto-reportage. In questo caso si parlerà del dramma dell'emigrazione dei profughi. Un altro tema sarà come cambia la fotografia e le nuove tecniche: linguaggi e sperimentazioni. In questo caso si parlerà di ologrammi e radiografie. Fotografie contemporanee che a partire da radiografie rappresentano ricerche artistiche.

Una rosa radiografata dal dottor Dain L.Tasker nel 1930


Niente è davvero nuovo
Le immagini quasi oniriche create da Tasker raffiguranti gigli, iris, calle, glicini, fiori di loto e di aquilegia, costituiscono il lavoro di un amatore ispirato. Nato nel 1872 a Beloit nel Wisconsin, Tasker svolge la professione di medico a Los Angeles, come capo radiologo al Wilshire Hospital quando la radiologia era ancora agli inizi. Dal 1920 Tasker si dedica alla fotografia pittorica realizzando paesaggi e ritratti artistici convenzionali. Nel 1930, all'età di 58 anni, ispirato da una fotografia a raggi x di un amarilli scattata da un amico fisico di Los Angeles, inizia ad usare la tecnica dei raggi X per fotografare i fiori. In “X-ray Goes Pictorial” (“I raggi X diventano pittorici”, Popular Photography, Marzo 1942) Tasker spiega che: “Non c’è nulla di particolarmente difficile nel fare radiografie di fiori” se un fotografo può avere accesso ad un laboratorio di radiologia, è richiesta “una pazienza instancabile” e la conoscenza “dei fiori e delle loro abitudini” (testo e fotografia tratti dal sito della Galleria Sozzani di Milano che dedicò una mostra al Dr. Tasker nel 2001. Come si può ben comprendere è sempre difficile inventare qualcosa di nuovo nel mondo dell'arte; alla presentazione di oggi ho visto radiografie proiettate che avevano un fascino simile a quelle di Tasker)

Libri
Il MIA dedicherà anche molta attenzione ai libri con la presentazione di libri nuovi, book signing e di uno spazio dedicato alla produzione di libri d'autore.
In questi ultimi anni c'è sempre un maggior interesse per i libri per i libri-catalogo, ma anche per i libri-opera-d'autore. Il fatto che un libro diventi un progetto autoriale merita una maggiore attenzione, per questo il prodotto culturale ed artistico editoriale o artigianale viene analizzato in questa sede.

Roberto Mutti

Proposta MIA
Gli autori che non vengono rappresentati da una galleria compongono la sezione più delicata della fiera, non è facile per un autore dialogare con una galleria e non è facile per una galleria dialogare con un autore; c'è un problema di compatibilità che non si riesce a raggiungere per tante ragioni. Per questo motivo, fin dall'inizio s'è voluto dare uno spazio ad autori che sono convinti del loro valore e che si presentano in quanto tali. Questa operazione poi è andata spesso a buon fine perché l'anno successivo a questa presentazione, ha visto lo stesso autore presentarsi con una galleria alle spalle, o magari due anni dopo s'è presentato con due gallerie perché si è trovato ad essere conteso da più parti. Casi che poi si sono verificati abbastanza spesso attraverso le situazioni più disparate. Molti autori si sono rimessi in gioco attraverso l'arte ritrovando così possibilità per poter tornare in auge, o per incamminarsi verso una nuova strada.
L'attività di scouting per una galleria è molto difficile e non sempre viene praticata, questo metodo selettivo praticato da MIA Photo Fair s'è dimostrato un buon metodo. Ovviamente, non tutti coloro che rivendicano uno spazio hanno diritto ad uno spazio, poiché devono passare attraverso il severo giudizio dei critici che hanno il compito di selezionare gli autori. Gli autori che vengono scartati sono contattati dagli stessi critici che si fanno carico del compito di dare delle spiegazioni a questi artisti, in modo che essi possano comprendere il motivo per il quale sono stati scartati. A volte, è successo che autori che sembravano da scartare forse potevano essere recuperati con una più attenta scelta delle immagini da presentare in fiera, semplicemente per il fatto che molti fotografi non sono in grado d'effettuare una propria valutazione e scelta riferita ai propri scatti migliori, ed è qui che entra in scena il ruolo del critico. Perché come afferma scherzosamente, ma non troppo, Roberto Mutti, se un autore oltre a fare delle opere sapesse scrivere e scegliersi le fotografie, non si capisce che cosa ci starebbero a fare i critici. Quest'anno grazie alla galleria di Glauco Cavaciuti, per le proposte MIA ci sarà un doppio premio, dedicato alla memoria di Massimo Gatti, composto da una parte in denaro e dalla possibilità di poter allestire una mostra fotografica nella bella galleria di via Vincenzo Monti, 28.

Gli altri premi
Il premio BNL BNP Parisbas è stato riconfermato anche nell'edizione del 2016 e verrà destinato al miglior artista tra quelli che esporranno i propri lavori tramite le gallerie di riferimento, a differenza del premio dedicato a Massimo Gatti, da una giuria d'esperti. 
Tra i finalisti troviamo: Davide Bramante, Liu Bolin, Edoardo Romagnoli, Schilte & Portielje, Chiara Dynys, Gao Brother, Thierry Radelet, Silvia Camporesi, Ruben Brulat, Miki Nitadori, Jalal Sepehr, Béatrice Helg, Marco Maria Zanin, Massimo Siragusa, Iwajla Klinke.
Già si conosce invece il vincitore del premio "Tempo ritrovato - fotografie da non perdere" che è stato destinato all'archivio di Paola Agosti.

Apertura e orari
Il MIA Photo Fair aprirà in anteprima per la stampa la tarda mattina di giovedì 28 aprile; per l'inaugurazione e gli inviti aprirà giovedì 28 aprile dalle 18 alle 22; mentre l'apertura al pubblico sarà prevista da venerdì 29 aprile a lunedì 2 maggio con orario 11,00 - 21,00 (domenica 1° maggio ore 10,00 - 20,00).

Indirizzo
The Mall - piazza Bo Bardi, 1

Biglietti
Intero 15 euro / Ridotto 12 euro /Convenzionati TCI, FAI, AFIP, T Friends Card 10 euro / pass 2 giorni 20 euro / Pass 3 giorni 30 euro / Under 12 gratuito.

Per tutte le altre informazioni potete consultare il sito di MIA Photo Fair





martedì 21 aprile 2015

Fabio Castelli ideatore e direttore della MIA Fair confida a Tony Graffio le sue passioni artistiche

L'ideatore della Milan Image Art Fair, Fabio Castelli, è un uomo che, andando contro ogni aspettativa, in un momento economicamente poco propizio, sta riscuotendo con la sua manifestazione fieristica un buon risultato. Sia a livello di partecipazione degli addetti ai lavori che di pubblico. In molti non sono riusciti a spiegarsi il successo della sua formula espositiva e le motivazioni che l'hanno spinto a spostare gli interessi delle sue attività imprenditoriali verso il mondo del collezionismo fotografico. Ho ritenuto importante scambiare quattro chiacchiere con lui e porre al dottor Fabio Castelli delle domande mirate a comprendere meglio la sua storia.

Tony Graffio intervista Fabio Castelli

TG: Dottor Castelli, mi vuol raccontare come inizia la sua storia di collezionista?

Fabio Castelli: La mia storia di collezionista inizia da molto lontano e con delle evoluzioni molto precise che fanno parte della storia della mia vita.
La mia passione per l'arte, in generale, nasce quando io avevo 20 anni ed è stata sempre parallela ad ogni attività in cui io sono stato imprenditore. L'arte per me è stata sempre molto importante e mi ha supportato dandomi l'energia anche per tutte le altre attività lavorative.
Ho avuto la fortuna, se vogliamo, dal 2000 in poi di fare una seconda vita, perché prima, come dicevo, facevo altre cose.

TG: Di cosa s'occupava esattamente?

Fabio Castelli: Avevo un'attività nel campo della siderurgia speciale e nel campo dell'informatica. Avevo delle aziende e svolgevo un'attività imprenditoriale. Con questa esperienza, insieme alla mia passione per la fotografia, oltre che a una certa conoscenza dell'argomento trattato, per il quale mi tenevo sempre aggiornato, sono riuscito a mettere in piedi questa cosa che ha visitato anche lei in questi giorni. 
La Fiera MIA è nata 5 anni fa, in un momento di crisi in cui, se avessi dovuto scegliere a tavolino, sarebbe stata un'impresa molto improbabile. Penso che tutte le leggi della logica mi avrebbero impedito d'affrontare un'iniziativa così, come quella alla quale poi ho dato vita che poi è andata molto bene. Cosa che capita di solito quando ci si butta di slancio, di cuore con passione, senza pensarci ed alla fine sono andato molto bene.

TG: Io vorrei capire meglio come s'è conclusa la sua precedente attività industriale, ci sono stati dei problemi?

Fabio Castelli: No, è andato tutto benissimo, alla fine ho venduto ad un grosso gruppo imprenditoriale francese ed ho fatto il consigliere delegato per quell'azienda. Ho messo insieme il mio gruppo di aziende italiane con questo gruppo francese, in Italia.

TG: Quindi poi si è stancato di quell'ambiente?

Fabio Castelli: No, no, non mi sono stancato, sono accadute delle serie di cose e dopo quel tipo d'attività, anche perché ho avuto un problema con un'azienda che ho dismesso, ho deciso di cambiare completamente atteggiamento nei confronti della vita che mi aveva dato già molte cose. Ho deciso di seguire la mia passione che è stata questa, pur se era partita con una serie di cose diverse. Avevo aperto anche una galleria d'arte che si chiamava: " Fotografia italiana" che avevo impostato con una persona che si chiama Nicoletta Rusconi. Lei si occupava delle questioni commerciali, mentre io curavo la direzione artistica. Quando Nicoletta ha voluto ampliare i suoi interessi andando oltre la fotografia ed occupandosi anche di arte contemporanea, i nostri percorsi si sono divisi, com'era giusto che fosse. Con il massimo accordo. Dopo circa 5-6 anni, ho intrapreso l'attività di MIA che è iniziata, nella sua prima edizione, nel 2011.

TG: Lei era collezionista anche di altre forme d'arte?

Fabio Castelli: Sì, il mio interesse per l'arte s'intreccia in diverse collezioni, a vent'anni ho iniziato con l'arte contemporanea d'allora, di artisti giovanissimi che costavano molto poco, poi ho continuato con l'arte contemporanea.

TG: Può farmi qualche nome di artisti da lei collezionati?

Fabio Castelli: Sì, sì, ho un ricordo preciso di Pino Tamburello perché una notte tornavo a casa e lui si trovava con la sua macchina piena di quadri parcheggiata davanti al mio portone. Erano circa le due di notte gli chiesi se voleva una mano a scaricare la macchina, poi abbiamo parlato, mi ha offerto un bicchiere di vino, ho visto i suoi lavori e mi sono piaciuti. Il giorno dopo avevo preso lo stipendio, sono tornato da lui ed ho comprato la mia prima opera. Da lì è nata la passione ed ho iniziato a collezionare altre cose. 
Poi studiando, andando nei musei, seguendo le aste, ho affinato il mio gusto.
In quel periodo c'era Crippa, Dovera, Matta, poi volevo delle opere ancora più importanti, ma non avevo finanze per entrare in quel mondo lì, pur restando alla ricerca della grande qualità.
Allora ho cambiato supporto, son passato alla grafica e mi son permesso il massimo assoluto delle opere di questo tipo. Purtroppo la grafica non è mai stata capita in Italia, ma è un ottimo mezzo espressivo, anche se devo dire che qui la grafica è sempre stata vista come l'ancella delle altre forme d'arte.

TG: Non la si apprezzava perché era disegnata su carta?

Fabio Castelli: In parte sì, ma forse perché era considerata un sotto-prodotto e gli artisti stessi la consideravano così. A parte qualche illuminato, tipo Morandi, di cui avevo acquistato ovviamente delle cose bellissime, perché costavano le cinquantamila lire o le centomila lire d'allora ed erano il massimo della qualità della grafica d'allora.
Viviani era un altro grande grafico; Guttuso, Cascella, facevano della grafica un sotto-prodotto artistico. Ciò nonostante io ho fatto una collezione importante di grafica, dagli incunaboli in poi, perché per me l'arte è sempre stato un modo per conoscere e per accrescere la mia esperienza di vita.

TG: Perché gli incunaboli?

Fabio Castelli: Perché ho sentito il bisogno d'andare agli inizi della storia dell'arte ed agli inizi della storia della stampa. E quindi dei grandi: Dürer, Rembrandt, Schongauer, fino ai contemporanei.
Questo tipo di percorso è stato per me importante perché è stato fortemente formativo, dal punto di vista culturale. 
Nel campo della grafica, cercavo il meglio di come l'autore s'era cimentato nei vari tipi di tecniche e di supporto.
Per esempio, l'espressionista tedesco ha comunicato la sua arte in modo straordinario attraverso la xilografia. Quel segno grosso sul legno era molto coerente al suo linguaggio.
La xilografia m'ha attratto e ho voluto indagare anche nel campo della xilografia giapponese scoprendo un altro mondo meraviglioso, quello dell'Ukiyo e, un periodo storico straordinario che ha dato modo di creare i capolavori di Hokusai, Utamara, Sharaku e altri. Da lì, mi sono collegato al mondo del Liberty perché il Déco prendeva dal gusto giapponese. Mi sono interessato ai vetri francesi come i Gallé ed alle altre produzioni di quel periodo. Contemporaneamente, rimanendo nel mondo giapponese m'interessavo alle lacche, poi, facendo arti marziali, mi piacevano le katane, le else delle katane e tutto quello che aveva a che fare con quel modo d'esprimersi attraverso l'arte applicata.
Arrivato alla scuola di Barbizon, Corot eccetera, una delle tecniche da loro più utilizzate era il cliché verre, una lastra di vetro annerita con il nero fumo, su cui l'artista disegnando, toglieva il nero fumo, o l'inchiostro, per mettere questa lastra di vetro su carta fotosensibile e ottenere una stampa di linee nere su carta fotografica.
L'uso del segno grafico con la carta sensibile era per me il primo approccio alla fotografia.
Da lì sono ripartito, come dagli incunaboli ed ho iniziato a raccogliere daguerrotipi, talbotipi eccetera, fino al contemporaneo.

Intervista a Fabio Castelli
Un ritratto di Fabio Castelli estrapolato da un frame della JVC Picsio GM FN1 durante la registrazione dell'intervista. Elaborazione dell'immagine in post produzione con PS

TG: Chi è veramente un collezionista? Un appassionato, o uno speculatore? E nel suo caso?

Fabio Castelli: Il ruolo del collezionista dovrebbe essere salvifico perché dovrebbe mantenere unita una collezione e anche manutenere le opere per passarle poi ai posteri.
Dalla mia passione per l'arte è nata la MIA Fair, certamente, tenendo di conto un discorso economico; ma lei sa spiegarmi come si potrebbe tenere in piedi una manifestazione di questo genere, se non fossi appunto attento all'economia? Non da speculatore, ma per farla vivere. Non sono un mecenate che può permettersi di regalare, mi interessa dare vita a qualcosa che sia culturalmente valido ed importante. Per la città e per la gente. Devo trovare delle risorse per permettere al pubblico d'imparare delle cose, di divertirsi.
Questo fatto d'essere sempre aggredito su questi argomenti, con questa forma ti dà motivo d'essere sfuggente perché soffri, perché ti trovi di fronte a dei pareri che sono talmente lontani dai tuoi sentimenti che ti dispiace molto. Ha capito?

TG: Ho capito.

Fabio Castelli: Questa è la logica, perché quando si riesce a parlare, normalmente si riesce a far capire come si è. Ma è talmente raro ed il rischio che si corre è talmente elevato che ci si sottrae.

TG: Infatti, è per quello che ho preferito chiedere al diretto interessato ciò che pensa di certe cose e qual'è la sua vera storia. Mi rendo conto che non è il caso di parlare per sentito dire...

Fabio Castelli: Purtroppo, può esistere anche della gelosia da parte di altri collezionisti che riportano cose non vere, magari inventandosi che qualcuno per fare certe operazioni abbia dovuto vendere tutto, quando in realtà non è così.
Se io ho venduto delle cose, perché effettivamente avevo un'azienda che non andava bene è stato per pagare tutti, fino all'ultimo centesimo e non lasciare debiti. Prendendo anche delle cose che avevo da tempo e sacrificandole con grande fatica.
Mi dispiace per i detrattori, io oggi il discorso del possesso l'ho superato totalmente, se vuole ne possiamo parlare, anche dal punto di vista filosofico, è un argomento interessante, cosa vuol dire possedere?
E' un po' come una donna, uno crede di poterla possedere?

TG: Sì, vero, vorrei capire anche un'altra cosa. Per lei, la tecnica che importanza ha nell'arte?

Fabio Castelli: (Pausa) Molto poca, nel senso che la cosa più importante è il risultato, per cui, se parliamo di fotografia, dove c'è la gente che inizia a chiederti che obiettivo hai usato e cose così, io so che anche col telefonino si possono fare delle opere d'arte straordinarie, quindi il problema sta nella testa.
La ragione per cui qui c'è anche Nikon che è il mio sponsor è che io m'invento per ogni azienda il motivo per il quale deve venire qui a darmi dei quattrini.
Io devo organizzare qualcosa che serva per la loro comunicazione. A Nikon ho detto:" piantatela di fare workshop sulla tecnica, fate qualcosa che spieghi come bisogna pensare. Sulla progettualità, non tanto da una macchina da 16 milioni di pixel a una di 20, non cambia nulla, non è quello il punto. Il punto è come tu t'approcci. E piantala di fare la fotografia dell'ombra, del riflesso, della mamma, o del tramonto. La macchina fotografica serve per portare avanti dei contenuti importanti sul profilo esistenziale che servono a te e servono agli altri."

TG: Andando un po' più nello specifico della fiera invece, so che parecchi galleristi si sono lamentati del fatto di poter portare qui un solo autore per stand. Potrebbe spiegarmi questa scelta?

Fabio Castelli: Lei si riferisce al one man show. Perché ho fatto questo? 
Adesso è molto difficile trovare espositori perché i galleristi che vengono qua con un solo autore sono pochi, io però volevo alzare qualitativamente il livello dell'esposizione e dare al pubblico la possibilità di capire un autore. E un autore lo capisci se vedi 10 o 12 sue opere, non una sola. Se vedi una sola immagine per autore, la fiera diventa un "mercatone".
Tutti gli anni è stato così e per ogni stand ho fatto un catalogo; adesso invece ci sono cose diverse (mi mostra le cartoline multimediali). Non stampiamo più un catalogo cartaceo, ma proponiamo un certo numero di cartoline che si collegano ad un sito e si scaricano 8 pagine di catalogo, portando con sé a casa soltanto una cartolina come pro-memoria di ciò che s'è visto in fiera e di quello che interessa.
Quest'anno, per Expo, abbiamo dato la possibilità, a chi voleva farlo, ai galleristi, di portare più autori su un tema affrontato proprio da Expo, in modo così da alleggerire l'impegno economico e facilitare a loro le cose. Molti hanno proposto temi legati al cibo, ma c'era anche il tema del nutrimento e la cultura femminile, l'energia per la vita e altre questioni. Ci sono degli stand progetto Expo, ma non ne vede tanti, questa era una scusa per permettere ai galleristi di presentare più autori.


Katsushita Hokusai 1760-1849 Papaveri 
(Xilogravure a colori)

Considerazioni personali
Da quanto ha detto Castelli emerge che avere delle competenze culturali in campo artistico possa avere delle ripercussioni positive anche in altri settori. Conoscere la storia dell'arte, saper analizzare un'immagine ed i suoi significati, seguire i propri interessi e le proprie passioni può portare a ragionare in modo da anticipare certe tendenze e sviluppare certi mercati.
La cultura e l'arte possono diventare un'attività redditizia, ma bisogna effettuare investimenti importanti.
Sicuramente, è fondamentale anche creare una rete di relazioni capace di promuovere degli scambi economici e di marketing con coloro che contano ed hanno voce in capitolo in città ed altrove, per diffondere le campagne pubblicitarie più importanti.
E' fuor di dubbio che per Milano il 2015 debba essere a tutti i costi l'anno di Expo.
Aver voluto inserire nelle fotografie della MIA gli argomenti che verranno trattati durante i sei mesi dell'esposizione universale, significa strizzare l'occhio in modo un po' sfacciato nei confronti di una manifestazione che, per ora, ha fatto parlare di sé soltanto per gli scandali legati alla corruzione, alla mala-gestione dell'evento ed ai gravi ritardi per la costruzione del sito che accoglierà la grande Fiera di Rho. 
Il cibo non è propriamente un soggetto fotogenico, averlo voluto inserire forzosamente nelle gallerie d'arte può essere una manovra discutibile ed anche le immagini di questo tipo che ho visto nel padiglione espositivo della nuova Mall milanese, devo dire che non mi hanno molto esaltato.
Il livello della manifestazione è comunque stato superiore agli appuntamenti degli anni precedenti, probabilmente Castelli ha ragione quando dice che approfondire la conoscenza di un autore eleva la qualità delle opere esposte.
Essere sotto le luci della ribalta può essere faticoso perché, inevitabilmente, attira qualche critica, però la MIA, pur essendo una manifestazione ancora giovane, sta contribuendo non poco a far aumentare la considerazione di Milano come capitale italiana della fotografia, dell'arte e, speriamo, anche della cultura.
Tanti auguri a Castelli ed alla MIA ed arrivederci all'anno prossimo. T.G.



sabato 11 aprile 2015

Apertura MIA

MIA Milan Image Art Fair
Fiera d'arte dedicata alla fotografia ed all'immagine in movimento (non al cinema però) 
Quinta edizione: dall'11 al 13 aprile 2015, dalle ore 11 alle 21 (domenica chiude alle 20)
Dove? Porta Nuova Ex-Varesine, Piazza Lina Bo Bardi, 1


L'ingresso della nuova sede della MIA

145 stand nei quali i maggiori galleristi internazionali, la maggior parte sono italiani, incontrano appassionati e collezionisti di fotografia con la speranza di vendere opere di vario genere, in grado d'accontentare un po' tutti i gusti. 

Eric Guo - Facing each other IV, V, II and III
digital photography

Ieri, fin dalle prime ore di pre-apertura, il vostro Tony Graffio si aggirava già tra i corridoi della fiera nostrana più interessante per gli autori dell'immagine fotografica, qui l'imperativo è vendere perché i costi di gestione degli stand sono abbastanza consistenti ed i galleristi, oltre ad amare il loro lavoro sono pur sempre degli uomini d'affari che vogliono guadagnare. 
Nonostante questo quadretto economico, ieri il clima era abbastanza rilassato e sono riuscito a trovare anche chi ha deciso di partecipare alla MIA al solo scopo di farsi conoscere e per cercare di costruire qualche nuovo rapporto con le istituzioni ed il mondo dei critici.

Istvan Mizerak

Ho già intervistato un artista giapponese molto particolare ed ho individuato alcuni personaggi che potranno raccontarmi qualche bella storia, poiché più che il nome prestigioso, che comunque è sempre bello poter ascoltare, mi piace riportare la visione di chi ha sviluppato un'idea autonoma del mondo che rispecchi la propria personalità e che sappia descrivere quello che è arte, o un modo di vivere non proprio allineato ai soliti schemi che impongono il prodotto di successo. 
Nel campo artistico, la regola che permette di costruire un autore di successo è quella d'investire grosse somme su di lui, per fare aumentare le sue quotazioni, la circolazione e la diffusione del suo nome, sia tra gli addetti ai lavori che tra il vasto pubblico che ama circondarsi di cose belle e che ha il denaro necessario per potersi permettere degli acquisti importanti.

Di questi argomenti parlerò più diffusamente in altre future occasioni, quello che mi preme dire, in questo momento, è che il rapporto tra il mondo dell'arte ed il mondo dell'economia è molto stretto e che certe abitudini che si vedono applicate nel mercato della Borsa valori sono spesso  identiche ed è per questo motivo che quando le opere di un artista raggiungono il valore massimo, si sceglie di vendere per realizzare il massimo guadagno per poi investire nuovamente in qualcosa più nuovo che possa avere una tendenza al rialzo.

Un po' per passione, un po', forse, per aver capito che era il momento d'andare contro tendenza, 5 anni fa, il direttore, nonché ideatore del MIA, Fabio Castelli, ha dato vita a questa importante fiera d'arte fotografica che oggi possiamo dire ha avuto anche il pregio di convertire i suoi investimenti economici per sviluppare la cultura e l'amore per l'arte contemporanea in un paese come l'Italia che arriva sempre un po' in ritardo su tutto, ma che questa volta sa catalizzare l'attenzione di vari operatori europei ed asiatici.  
Cercare di lanciare un nuovo mercato di pregio nel settore della fotografia artistica è un'operazione che è ampiamente riuscita, tenendo in considerazione il ruolo sempre più di spicco acquisito dalla MIA e dalle altre fiere dell'arte milanesi. 
Tenetevi pronti, nei prossimi giorni cercherò di farvi visitare, nei suoi vari risvolti le cose che più mi avranno colpito. Tony Graffio

Una veduta della Milano all'epoca di Expo 2015

MIA Fair sbarca nel rinnovato quartiere di Porta Nuova/Ex-Varesine, simbolo della MIlano che guarda al futuro. The Mall, è il nuovo centro polifunzionale tra i grattacieli che hanno cambiato la skyline della città.