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martedì 22 agosto 2017

Recensione di: "Storia di Artisti e di Bastardi" di Flavio Caroli

"Chi sappia cosa, e perché, è un mistero fittissimo, che va indagato caso per caso, con cautela e molti sospetti." Flavio Caroli, dal capitolo 23: Fisiognomica e Cultura Popolare

Artisti e motocicli, Guzzi V7 Norton Commando
La strana Moto Guzzi V7 guidata da Pino Pascali e la misteriosa Norton Commando Fastback del 1969 di Sandro Chia*

Normalmente, la lettura di un libro mi richiede parecchio tempo, perché amo saltare da un argomento all'altro e interrompere la lettura per occuparmi di cose che mi permettano di riflettere meglio su quello che viene raccontato nella storia che ho tra le mani. Oppure, a volte, mi capita di perdere interesse in quello che leggo e decidere d'iniziare contemporaneamente altre letture.
Nel caso dell'ultimo libro di Flavio Caroli invece, mi sono lasciato trascinare in una lettura continua che ho portato avanti fino all'ultimo capitolo dedicato al congedo (capitolo 50).
Soltanto ieri, ho incontrato l'autore che molto gentilmente mi ha ha fatto dono di una copia di: "Storia di artisti e di bastardi" e già questa mattina, prima dell'alba, ero compiaciuto di aver avuto modo di conoscere una grande quantità di episodi che l'autore ha vissuto in prima persona che contengono fatti dimenticati o poco noti, curiosità, aneddoti, considerazioni e segreti. Testimonianze e dialoghi tenuti con i protagonisti dell'arte contemporanea: artisti, galleristi, mecenati, curatori, critici, storici, studiosi, fotografi, giornalisti, collezionisti, menti geniali ed un contorno di mascalzoni, millantatori, attrici, belle donne, assistenti, accompagnatori e cortigiani sempre a contatto con la crème del pensiero creativo e dello spirito imprenditoriale del nostro inafferrabile e mutevole tempo.
Eh sì, il mondo dell'arte è molto affascinate, forse anche perché permette a gente, apparentemente qualunque di occupare un posto di rilievo nella scala sociale, di ottenere rispetto e perfino di guadagnare soldi in modo molto rapido, un po' come quello che è accaduto a Tony Cragg (capitolo 28), a Jean-Michel Basquiat (capitolo 32), oppure agli artisti di “Nuova Immagine” (capitolo 25) e nello specifico a Julian Schnabel (capitolo 27) che vide una sua opera passare da un valore di 1,500 dollari a 700,000 in soli sei mesi.
"Storia di artisti e di bastardi" prende spunto da un ipotetico dialogo epistolare con la giovane nipote ventenne che vorrebbe dedicarsi ad un'attività simile a quella del famoso nonno che si lascia così andare a considerazioni personali molto interessanti, come a voler tramandare idealmente non soltanto le proprie memorie, ma uno stile ben preciso; perché in ogni ambiente rapporti, relazioni, amicizie, simpatie e contatti sono fondamentali per poter praticare un'attività basata sulla parola e sulla capacità d'essere presente nel momento giusto, nel posto giusto, tra le persone giuste. Caroli nella sua lunga vita professionale ha incontrato praticamente tutti i grandi personaggi della scena artistica internazionale del suo tempo e perfino quelli meno noti, come ho potuto constatare personalmente mettendolo alla prova su alcuni nomi della scena italiana che ho avuto modo di incontrare anch'io, come: Fabrizio Garghetti, Enrico Cattaneo o Mario Benedetti, di cui scriverò prossimamente.
Il libro è scritto molto bene, a tratti è piuttosto divertente ed esprime sempre una verve intellettuale capace di stimolare la curiosità, sia dell'appassionato di lungo corso, che del giovane che s'avvicina a questo mondo per la prima volta. Ne consiglio la lettura a tutti e, da parte mia, credo che andrò presto in libreria a cercare anche altri titoli dello stesso autore.
Per farvi capire meglio di che cosa parla "Storia di artisti e di bastardi"vi dirò soltanto che ieri, casualmente, ho incontrato Carlo Cecaro che stava bevendo un'aranciata seduto ad un tavolino in un bar nei pressi della Casa della Memoria ed abbiamo intavolato alcuni discorsi su possibili nuovi soggetti dei suoi prossimi lavori. Mi piacciono molto le miniature dell'artista cartellomane di zona Ticinese, così, anche altre volte gli ho suggerito quali elementi utilizzare nelle sue opere per rappresentare un contesto di mio interesse. Ieri ho ricevuto una chiamata da parte di Sonny Alabama che mi ha comunicato che al prossimo Basement Party di Jesi è stato deciso di fare riferimento alla vita ed all'ambiente dei motociclisti. Alla luce di questa comunicazione, ho chiesto a Cecaro cosa ne pensava di realizzare qualcosa che ricordasse la fine tragica di Pino Pascali, ma entrambi non sapevamo che motocicletta guidasse. Nel capitolo 11: “Una Norton e una Guzzi”, Flavio Caroli ci chiarifica anche questo dubbio raccontandoci esattamente che motociclo montasse Pascali e quale il suo amico Sandro Chia quando, le sere della tarda estate del 1968, i due scorrazzavano insieme per le vie di Roma. Pascali perse la vita l'11 settembre in un incidente in cui rimase coinvolto con la Moto Guzzi V7 dagli scarichi customizzati e dal serbatoio cromato di proprietà del collezionista Giorgio Franchetti. TG

Flavio Caroli - Storia di Artisti e di Bastardi

*Nota di TG
La Moto Guzzi mostrata sul libro proviene da una fotografia fornita dai Musei Civici di Reggio Emilia. La Norton Commando Fastback mostrata nel libro di Caroli pubblicato da Utet è fornita da Sandro Chia, ma è risaputo che questa versione più sportiva del modello Commando è stata commercializzata in Italia solo dal 1969; perciò sono portato a pensare che quando Chia accompagnava Pascali per le strade di Roma nel 1968 avesse un altro motociclo, oppure può essere che Chia fosse riuscito a procurarsi una pre-serie d'importazione della Fastback: questo è un particolare da verificare. Nel caso Chia disponesse davvero di un modello di Norton prima della sua commercializzazione ufficiale, possiamo comprendere perché Caroli abbia voluto aggiungere un affettuoso epiteto ai protagonisti del suo libro stampato nel marzo del 2017.

A Tony Graffio con l'amicizia di Flavio Caroli


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martedì 1 novembre 2016

Le distruzioni portate dal sisma in Umbria, Lazio e nelle Marche rischiano di far perdere all'Italia la sua identità culturale? Risponde Flavio Caroli

Con l'ennesimo terremoto in Umbria, l'Italia rischia di perdere parte della sua identità culturale?

Questo è quello che ho voluto sapere dal Professor Flavio Caroli che è apparso abbastanza preoccupato per come potrebbe essere condotta non solo la ricostruzione delle chiese e dei monumenti crollati, ma di tutto il contesto urbanistico che accoglierà le nuove case e i nuovi monumenti.

Flavio Caroli
Flavio Caroli, 71 anni, storico dell'arte.

Campanili, chiese, quadri, statue, affreschi distrutti hanno commosso gli inglesi che dalle pagine de: "The Guardian", un quotidiano indipendente inglese a diffusione nazionale che, come altri giornali internazionali, ha pianto la scomparsa di un patrimonio culturale unico al mondo recitando già un de profundis nei confronti di ciò che è stato e che forse non tornerà più ad essere.

L'Italia centrale è la vera espressione della storia e della vita di un paese antichissimo che nelle grandi città e nelle zone più popolate ha già perso il sapore di autenticità, il ricordo delle tradizioni e lo stile di un tempo.

Attraversare certi paesi e città dalle mura e le case di pietra dell'Umbria, delle Marche, della Toscana e del Lazio significava fare un viaggio indietro nel tempo di parecchie decine di anni; tornare a vedere come poteva essere la vita e le giornate dei nostri nonni e dei nostri antenati per capire meglio chi siamo noi stessi e da dove veniamo.

Dove la globalizzazione non era riuscita a imporre i suoi ritmi ed i suoi computer (inclusi i bancomat), ci ha pensato il sisma a distruggere tutto, compresa un'atmosfera magica ed incantata che forse non tornerà più ad essere quella di prima, qualora effettivamente si dovrà ricostruire seguendo normative rigide che impongano di proteggere gli abitanti di queste zone dalla violenza che scaturisce dalla terra.

Della Basilica di San Benedetto, a Norcia resta solo la facciata trecentesca, la chiesa di Santa Maria Argentea è rimasta senza tetto ed allo stesso modo altri 5000 beni culturali hanno subito una analoga terribile sorte. La morfologia del territorio è cambiata ed è in continua trasformazione perché le scosse di terremoto non si arrestano e continuano a portare via pietre secolari che componevano i muri delle case che tutti abbiamo ancora negli occhi. Sarà possibile ricostruire in modo coerente conservando la stratificazione delle varie epoche e la testimonianza dell'opera dell'uomo nel corso dei secoli? TG

Tony Graffio: Professore che cosa è successo con il terremoto del 26 ottobre scorso?

Flavio Caroli: Sabato scorso, non è stato colpito soltanto un monumento eccezionale come era capitato nel settembre del 1997 con il crollo del tetto della Basilica di San Francesco ad Assisi, ma è stata toccata su ampia scala una civiltà umana fatta di tante sapienze, il vero cuore della cultura e dell'arte italiana. E' qui che è nata la civiltà moderna. Queste zone sono state colpite da sempre dai terremoti, ma questo non aveva mai intaccato la bellezza ed il fascino di questi luoghi che adesso sono davvero in pericolo di perdere la loro identità.

TG: Teme che la ricostruzione possa avvenire un po' a macchia di leopardo ed in diversi periodi?

FC: Certamente, questo rischio è molto forte.

TG: Ricostruendo sarà anche necessario intervenire con il cemento armato per dare agli edifici delle garanzie di solidità e sicurezza, questo significa stravolgere e perdere definitivamente ogni collegamento con la nostra storia e la nostra identità?

FC: Questo sì, ma almeno spero che ci sia un'unità perché se uno ricostruisce col cemento armato e quello di fianco usa un cemento diverso, quello diventa il posto più brutto del mondo. L'ha mai visto lei il Vajont?

TG: Sì, l'ho visto.

FC: Lì hanno fatto degli affaroni che fanno schifo.

TG: Ma secondo lei non si potrebbe rivestire il cemento armato di pietra? Per esempio, io ho visto Porto Piccolo a Sistiana, un porticciolo turistico costruito ex novo in una ex cava per gente molto danarosa e tutto sommato questo resort residenziale non sarà un capolavoro, ma non si presenta tanto male. Lei lo ha visto?

FC: No, non l'ho mai visto e poi io non son mica un architetto. Certo che a naso, in una zona da migliaia di chilometri quadrati, ci vuole un certo equilibrio nel ricostruire. Lì ci saranno appetiti enormi, tutti vorranno guadagnare: dai costruttori locali, ai geometri che vorranno fare le casette. E' meglio non pensarci perché c'è da spaventarsi.

TG: C'è il rischio che si perda un'identità culturale?

FC: Certo, si perderà tutto. E' una zona enorme e bellissima: quella è la vera Italia. Ogni paese è una meraviglia, sono cose in sé bellissime.

TG: E' terribile. Poi, c'è anche il rischio dell'abbandono di questi posti.

FC: Se le persone vanno da un'altra parte è un'altra cosa, ma io temo che venga fuori una schifezza spaventosa. Pensi a tutti gli avvoltoi pronti a fare qualsiasi porcata per denaro.

TG: Terrificante! Meglio cambiar discorso, so che sta per pubblicare un nuovo libro, di cosa parlerà?

FC: Lo presenterò venerdì. Si chiama: "Il museo dei capricci", 200 quadri da rubare, ovvero un museo ideale pensato non in ordine cronologico, ma per grandi temi.

TG: Chi ci mettiamo in questo museo?

FC: Ci sono ben 30 stanze, la prima che si chiama: "Tipi psicologici" sarà piuttosto divertente perché ci saranno personaggi dipinti che assomigliano a Luciana Littizzetto, a Jovanotti o a Valentino Rossi, per citare volti che tutti conosciamo. 

TG: Interessante, e chi ha dipinto un volto simile a Valentino Rossi?

FC: Tintoretto.

TG: E Jovanotti?

FC: George de La Tour, un pittore del seicento francese.

TG: (Rido) Sa che anche a me capita che quando vado al cinema, alla fine del film, quando in sala si accendono le luci, mi guardo intorno e mi accorgo di trovare sempre qualcuno che assomiglia ai protagonisti del film?

FC: (Ride) Allora deve proprio venire alla presentazione che faremo venerdì; questo libro è fatto proprio per lei!


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