venerdì 19 settembre 2014

Educazione sessuale

Corso di Porta Romana:
The Holy Vagina
(Santa Vagina)

Consigli femministi

Meno obiettori  più vibratori

Meno sermoni più precauzioni

Meno eroismo più erotismo




giovedì 18 settembre 2014

Due satiri giganti in via della Guastalla

Totale prospettiva centrale

Figura intera sinistra

Figura intera destra

Primissimo piano del satiro di destra

Primissimo piano del satiro di sinistra


Gesù ti amo

Nel giardinetto dei "Cervelli" ci sono anche testimonianze dell'amore per Cristo che ho raccolto ieri notte, approfittandone anche per fare un mini test con la Pentax Q a tutta apertura, appoggiata ad uno steccato di legno.

Gesùtiamo su centralina AEM

6400 EI 1/25 sec. f 1,9

3200 EI 1/25 sec. f 1,9

1600 EI 1725 sec. f 1,9

Mini-Gesù

Aggiornamento dell'8 ottobre 2014
Questa figurina adesiva è fantastica, non ho idea di chi l'abbia prodotta, ma è un capolavoro, qui vediamo un moderno Cristo messo in croce tra chemtrails e piantine Monsanto geneticamente modificate.

33 Cristo crocifisso, sullo sfondo un'umanità morente
Autore: Dario Arcidiacono

Luogo: via Paolo Sarpi su una cabina elettrica.
Nota: introvabile, mai visto prima.


giovedì 11 settembre 2014

Gesù al diurno di piazza Oberdan

Le fotografie di questa pagina sono collegate all'argomento trattato in Await in Porta Venezia.
Sopra quello che resta esternamente della struttura Liberty in ferro e cemento dell'Albergo Diurno di Porta Venezia, da tempo sono stati disegnati due volti che tradizionalmente rappresentano il volto di Gesù Cristo.
Nei bagni pubblici, i visitatori di passaggio in città, e chiunque lo desiderasse, dal 1926 fino a circa il 1985, dalle 7 alle 23, poteva usufruire dei servizi utili a rendersi presentabile dopo un lungo viaggio, o dopo una giornata di lavoro, oppure a completare la propria attività professionale.
Oltre a bagni, docce, gabinetti, manicure, lustrascarpe e barbieri, erano presenti anche uno sportello bancario, un casellario postale, scrittoi, cabine telefoniche, deposito bagagli e tutto quello che oggi è quasi impossibile trovare in una moderna città europea quale Milano dovrebbe essere.
Dietro questo spazio transennato, perennemente in attesa di lavori, due graffiti in bianco e nero sono posizionati al centro di un muro che ricorda vagamente un'edicola religiosa.
Nella piazzetta antistante si possono incontrare gli immigrati sudamericani che giocano a pallone e qualche profugo eritreo che non sa dove lasciare le sue cose.
Sicuramente, il Cristo è tra loro e silenziosamente li guarda con comprensione.

Lavori in corso?

Il volto del figlio di Dio

Cristo ed i bagagli dei profughi

Croci di Sant'Andrea come corona di spine

Luogo: piazza Guglielmo Oberdan

Await in Porta Venezia

La cronaca della città la si può leggere direttamente sui muri.
Milano un tempo era una città ricca ed operosa, ora che l'intero paese ha cambiato rotta scegliendo di delocalizzare le proprie attività produttive, chiudere le industrie e vivere d'altro, senza che si capisca bene che cosa sia rimasto, il capoluogo lombardo, ex-capitale morale d'Italia, rimane comunque un riferimento economico per chi si occupa della tratta dei migranti, profughi inclusi.
In città continuano ad arrivare persone che fuggono dalla miseria, dalla guerra, o dalla giustizia del loro paese, al ritmo di circa un migliaio d'individui al giorno.
Molte situazioni sono tragiche, tempo fa c'è stato il caso dei profughi siriani che bivaccavano alla Stazione Centrale, senza prospettive di veder riconosciuto il loro status, o d'essere collocate in modo leggermente più dignitoso da altre parti.
Ormai, non esistono politiche sociali nemmeno nel ricco Nord, non oso pensare cosa accada da altre parti della nazione, anche se leggo e sento storie atroci di sfruttamento e riduzione in schiavitù. 
Tutto è allo sfacelo, ma nessuno vuole ammetterlo, oggi ho sentito dire che i politici italiani con la loro interminabile spending review, dopo aver distrutto l'economia, l'istruzione, l'industria, l'agricoltura, il lavoro, la cultura, il turismo, le speranze dei giovani e la pazienza degli anziani, stanno pensando di metter mano all'unica cosa che ancora funziona abbastanza bene, almeno qui dalle nostre parti: la sanità.
In un mondo quasi totalmente globalizzato, ogni cosa accade nel deserto, o in altri angoli del mondo, magicamente, ingigantito dall'effetto farfalla, si ripercuote anche da noi.
In Eritrea succedono cose gravissime, la dittatura di Isais Afwerki ha calpestato i diritti umani del proprio popolo, chi può cerca di fuggire, a rischio d'essere ucciso in maniera brutale, se scoperto. 
Ovviamente i fuoriusciti dall'Eritrea non potranno più rientrare: molti di loro sono arrivati da noi e si sono accampati tra via Tadino e le vie perpendicolari ad essa, in zona Porta Venezia, un quartiere che è stato scelto per vivere ed aprire le loro attività, già da diversi decenni da molti loro connazionali.
Ho scambiato qualche parola con questi uomini che stanno tutto il giorno in piedi appoggiati ai muri, aspettando in Porta Venezia che accada qualcosa, che qualcuno si ricordi di loro, è una situazione molto triste che non sembra avere soluzioni.

Aspettando in Porta Venezia

Un po' tutti aspettiamo, con la speranza che cambi qualcosa, in questo mondo. Ricordo che fino a qualche anno fa si parlava del fatto che entro una certa data, forse entro il 2020, si sarebbe riusciti a debellare la fame nel mondo e forse perfino le guerre.
Ma un po' come la promessa di vedere utilizzare le macchine volanti per andare a fare la spesa, anche questa illusione è scomparsa e ci ritroviamo tutti più poveri, con meno diritti e  perfino privi dei sogni o della volontà per reagire.
Oggi, se vogliamo ben guardare come siamo messi, scopriamo che praticamente tutto il mondo è in guerra, i popoli, le religioni, le culture e le lingue si sono mischiati, questo, sinceramente non mi sembra un progresso, ma solo un modo per diffondere confusione, rancori e disperazione.
E' comunque utile ribadire, anche se in molti preferiscono continuare a negare l'evidenza, che il nostro paese non ha nemmeno più un'autonomia decisionale, quando arrivano gli ordini bisogna solo eseguirli: <Bombardate l'Iraq!> <Ok.> <Andate a bombardare la Serbia!> <Fatto.> <Tornate in Iraq!> < E non dimenticate l'Afghanistan> <Subito!> 
E via così.

Whatever happened to Eri ? Trea

La maggior parte della forza lavoro dell'Eritrea, un paese che comunque ha delle risorse minerarie importanti, resta impegnata nell'occuparsi di attività belliche e nello svolgere un servizio militare, imposto perfino ai bambini.
Il futuro, ma anche il presente di una società, sono i giovani, perché sono loro che hanno una visione moderna della vita, sono loro che hanno motivazioni, idee voglia per realizzare qualcosa di nuovo e duraturo, oltre ad avere le energie per farlo.
A parte la situazione tragica, non vedo grosse differenze d'approccio ad una pianificazione sociale con un paese come l'Italia che spreca le proprie generazioni  giovani offrendo loro, come unica possibilità di far qualcosa nella vita, l'espatrio, ma non per molto ancora.
Sicuramente, se le cose continueranno così (e perché dubitarne?), tra poco nelle piazze potremmo esserci noi ed i nostri figli, infatti, in paesi come la Germania, vista l'incapacità del governo italiano di gestire ogni genere di problema, stanno già pensando di ripristinare le frontiere ed escluderci dal trattato di Schengen per il libero transito delle persone nei paesi aderenti all'Unione Europea.
Finiremo così in un ghetto, un po' come uscire dall'Euro...

Esci fuori dal ghetto

C'è chi vuole uscirne e chi, come noi, fa di tutto per costruirselo attorno il ghetto, affidando il "potere" delegando uomini fantoccio. 
Molti addetti ai lavori hanno capito bene l'antifona, vedendo l'unico statista che abbiamo avuto dal dopoguerra, degno di questo ruolo, opporsi al padrone americano, poi finire in esilio in terra d'Africa, hanno ben pensato di riempirsi le tasche, tapparsi occhi, orecchie e naso e svendere il proprio popolo (ma potremmo anche dire gente, cambia poco).
La posizione strategica di una nazione come l'Italia non può concedere ai suoi abitanti libertà di scelta su argomenti di politica estera che coinvolgono mezzo mondo.
Volevano dei servi e li hanno avuti chiedendo a chi li doveva gestire di distruggere il paese dalle fondamenta. Prima, lo hanno fatto a livello politico con le bombe tra la gente (generalmente tra i lavoratori).
Stragi di stato.
Poi, con un nuovo ordine sociale, culturale ed economico.
Immigrazione, ignoranza, disoccupazione.


We didn't cross the desert to live in a square

Torniamo ai nostri profughi.
Non abbiamo attraversato il deserto per vivere in una piazza.
Questa frase potrebbe perfino sembrare poetica, ma esprime un sentimento di profonda sofferenza e dignità, anche il colore che è stato scelto per scriverla ed i caratteri non lasciano trapelare rabbia, ma sconforto, gentilezza e quell'ingenuità di chi non ha idea di dove si trova e si sente spaesato, deluso, sfinito per ciò che gli sta accadendo.
Forse, queste sono tra le scritte più semplici e potenti che ho fin'ora incontrato.
Cerchiamo di ricordarcele perché un giorno potrebbe farci comodo saper scrivere qualcosa del genere. Tony Graffio


Altre poesie sui muri

All'inizio di corso di Porta Ticinese, tempo fa trovai alcuni fogli firmati dal Movimento per l'Emancipazione della Poesia, che pratica la poesia e la diffonde come forma di street art.
Si tratta di un'iniziativa, secondo me, simpatica che non dà fastidio a nessuno, anzi può far riflettere e sensibilizzare la gente verso una forma espressiva ultimamente molto trascurata.
A questo proposito vorrei anch'io lasciare qui una mia massima che potrebbe rivelarsi utile ai giovani che s'apprestano ad iniziare la loro carriera:
Se vuoi vivere dignitosamente in questo paese, meglio fare il ladro o il politicante (leggi truffatore), piuttosto che essere fotografo o poeta e fare la fame.

Nota: se poi dovessi fare il ladro che ruba ai politicanti, oltre a svolgere un servizio sociale, vivresti nel lusso.

Parole soffocate ancor prima d'essere pensate

Ogni giorno ci fottono il cervello...

La ballata delle urla

Tes yeux verts

Agape

Ho ancora diverse cose, non ancora pubblicate, da farvi vedere, tutte ritrovate in corso di Porta Ticinese, intanto se volete andare a rivedere quello che ho già mostrato, potete fare click qui.

mercoledì 10 settembre 2014

Poesia contemporanea

Un collettivo inglese di passaggio ci ha lasciato uno sticker  terrificante su una cassetta della posta; mi piaceva la fotografia e poi potremmo considerarlo come un altro esempio di punto d'incontro tra il mondo dei graffiti e quello fotografico.

All Type No Face

Ritrovamento effettuato dalle parti di via Vittorio Veneto.
Vorrei anche aggiungere una frase poetica di questi ragazzi che è molto condivisibile:


Our youth seems to be leaving us, but we don't seem to leave it.