martedì 3 febbraio 2015

Alejandro De Luna, un artista determinato


Il sole di marzo...

Il bello di parlare con gli stranieri è che si può restare nell'area dell'incomprensione per un bel po' durante la conversazione, ma questo con Alejandro non è possibile. Capisce tutto ciò che dici e che vuoi dire e parla in maniera chiara, tale da non lasciar dubbi circa il senso di ciò che dice lui. Ricordo che parlammo poco, essenzialmente mi disse due frasi: 1) "io vivo di arte" 2) "stavo per menare Sgarbi".
Durante il dibattito si capisce subito che non è uno che la manda a dire, conosce la realtà dell'arte e sa essere critico quanto basta.
L'indomani lo chiamo e mi accorgo che anche nella conversazione telefonica non mostra incertezza.
Queste ed altre considerazioni faccio durante il tragitto in metropolitana per raggiungere il suo atelier a Gorgonzola; ci avevo parlato davvero pochissimo e mi ero fatto già troppe idee!


Appuntamento alle 20.00 alla fermata di Cascina Antonietta, telefonicamente mi anticipa che sta lavorando ai pezzi per la mostra "Sotto il segno dell'amore" che inaugurerà il giorno 9 febbraio presso la galleria Galleria Emmaus in via dell'Unione n. 1 (visitabile per una settimana).
All'uscita della metro lui è lì che mi aspetta, ci salutiamo cordialmente e ci avviamo verso il suo atelier/abitazione. Giunti a destinazione iniziamo l'intervista ed il suo modo di porsi rafforza immediatamente le impressioni che mi ero fatto durante il primo incontro.
Mi parla molto di coraggio: "ci vuole coraggio per fare una scelta drastica e pagarne le conseguenze", sicuramente Alejandro è una persona coraggiosa al punto tale da poter mettere a disagio per la sua trasparenza e per la sua forza. "Nella vita contano le scelte" mi dice.
Alejandro è nato a Madrid, ma per 14 anni ha vissuto a Granada. E' figlio d'arte, il padre era un poeta spagnolo che è scomparso da poco tempo, una figura alla quale è legato e che rispetta, ma dalla quale si sente totalmente autonomo. Ha studiato arte conseguendo il dottorato (con lavoro finale inerente la street art) ed è stato anche insegnante di materie artistiche. E' arrivato in Italia nel 2007 ed ha viaggiato molto nel nostro paese: Napoli, Roma, Firenze, Venezia. Ha avuto anche una fase da contestatore e non è certo il tipo di persona da vivere dietro alibi o in maniera passiva la nostra società.
Alejandro non è solo un pittore ma anche un poeta e performer, mi mostra le sue pubblicazioni e mi elenca le gallerie presso le quali ha esposto. Mi dice: "io vivo d'arte, sono un pittore al 100%". Insomma, a lui le teorie e le disquisizioni filosofiche sull'arte interessano poco, è una persona che oramai ha fatto la sua scelta: dopo la morte del padre ha abbandonato il lavoro da insegnante e adesso per lui l'arte è una realtà quotidiana che lo assorbe in maniera totale.
In un'epoca il cui il mercato dell'arte è depresso più che mai e il disinteresse per la pittura dilaga, la sua scelta diventa un proclama.
Non gli piace essere definito bohémien, pur avendone lo stile di vita. A dire il vero, non gli piacciono le definizioni, cerca di andare a fondo nelle cose e di descriverle per quelle che sono.

Alejandro De Luna nel suo appartamento/laboratorio

Mi dice: "La mia arte ha una funzione sociale", i suoi dipinti spesso contengono dei versi e le sue poesie parlano effettivamente di problematiche sociali.
Gli altri contano molto nella sua arte, sono al centro del suo operato.
Pittoricamente è un ritrattista, lavora molto su commissione e non ha paura di parlare di mercato o di sistema dell'arte.
E' pragmatico e i luoghi comuni gli piacciono poco: "io sono un artista che ha fatto dell'arte il proprio lavoro, al mattino mi sveglio e lavoro, certo, può anche capitare che non ne abbia voglia, ma generalmente se non dipingo scrivo poesie, non resto mai inattivo".
In definitiva Alejandro De Luna è un artista pragmatico e di carattere. 
Testo e immagini di Sante Egadi

Durante la piacevole conversazione ho avuto il privilegio di assistere all'interpretazione di una sua poesia che riporto per esteso:

mi serve la tua battaglia senza medaglia…
mi serve il tuo sentiero compagno. ”
(M. Benedetti, Estratto di “ Mi serve e non mi serve ”)

POLITICA D' AMORE

Vivere, fare un gesto che implica piangere con umorismo.
Certo, ho assunto una posizione politico-sociale.
L'ho assunta perché vi amo, rallento il volo, rifletto:
fame, sete, senza casa, autentico dolore. Chi siamo?
Macchine del sistema, istruite, ammaestrate nelle nostre piccole vite
o siamo l’espansione mentre tendi la mano, mentre passeggi verso
la distruzione.
E continui, sollevi l’umiltà come bandiera ma non puoi fare altro che scrivere,
devi scrivere, denunciare, denunciarti nel momento in cui non sappiamo chi siamo.
Di questo violino che balla nel sangue, di questa canzone che ci trascina nell’immemorabile, solo dire, solo pensare che combattere mi piace,
andiamo avanti.
Gitani, zingari del malessere, loro che sanno vivere come nessuno,
sopravvivere all’uragano, io vi dico, animo! La vostra lotta non è perduta.
Conflitti, razze, etnie, tribù, sangue sparso, inutile pianto, vendetta, sogni proibiti;
oro, euro, vitalità, brutalità.
Decorano i loro denti con sorda ironia, mentre, meno male, la voce del balcanico
risuona nel timbro dei giovani, gonne che si sollevano, uomini che le adorano…
Una stele dionisiaca nella notte stellata. Capelli che navigano in prati di dolore
mentre respiriamo angustiati e indifferenti davanti alle grida delle famiglie
che si separano, mentre apriamo le porte ascoltando il canto della terra,
la storia di una immigrazione.
Mani, gente, incroci di cammini, viaggi con un solo oggetto,uscire, uscire, uscire…
Popoli di tutto il mondo in lotta. Quotidiani che ci parlano di crimini e atrocità
ai quali, estranei, pare che ci siamo abituati, sono le notizie del giorno e ora
non è che una parte del dramma quotidiano.
Siamo animali, benvenuti nel XXI secolo; la civilizzazione.
Welcome to the Globalization.
Termini contemporanei, problematiche, crisi e stato di benessere,
i ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.
Ci capiamo o dobbiamo combattere.
Dobbiamo combattere per capire, troppo facile il nostro atteggiamento europeo.
Si, certo, siamo un popolo, popolo di egoisti, quanta ingiustizia in nome
dell’interesse, quanti morti in parole soavi, delicate come la seta,
camaleontiche come una sfera di cristallo.
Si, è più facile così, rompendoci a pezzi mentre cerchiamo di dissimulare.
Siamo una razza crudele, siamo l'umanità perduta in mezzo al mare.
Un raggio di sole, un raggio di amore…
Alejandro De Luna


Le due fotografie sottostanti sono state scattate da Tony Graffio successivamente al mio incontro con Alejandro.
Dopo l'intervista ho voluto visitare la mostra allestita presso la Galleria Emmaus durante la quale si è svolto un reading di poesia che ha visto la partecipazione di numerosi poeti.
Alejandro è un artista ben integrato a MiIano, con molte conoscenze che lo sostengono e con le quali si confronta quotidianamente.
L'organizzazione di questi eventi "partecipativi" caratterizza il suo modo di vivere l'arte.

Tomaso Kemeny posa insieme ad Alejandro De Luna, dietro di loro il ritratto del poeta milanese eseguito dal poeta spagnolo.

Donna che legge l'Internazionale


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